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20 Responses

  1. Giovanni Birindelli
    Giovanni Birindelli at | | Reply

    Bah… Mi sembra un elogio contraddittorio del second best (“proxy del regime aureo”) che non è tale. Non riesco a trovare coerenza nell’individuare lucidamente, da una lato, la radice dei problemi economici nella STRUTTURA ISTITUZIONALE (e in particolare monetaria) che consente la manipolazione monetaria e del credito (una struttura istituzionale che è resa possibile dal – ed è espressione del – positivismo giuridico); e, dall’altro, nel considerare l’euro (che si basa su quella stessa struttura istituzionale e monetaria) come un passo nella giusta direzione. Il punto non è che senza l’euro la situazione sarebbe stata molto peggio, ma che senza la manipolazione monetaria e del credito la situazione si sarebbe risolta una volta per tutte. Puntare al “second best” ed elogiarlo (anche come “proxy” del sistema ideale) secondo me è un errore gravissimo, soprattutto da parte di coloro che sanno benissimo che il problema è nella struttura istituzionale. L’euro non è una proxy del regime aureo!

    1. Andrea Pellis
      Andrea Pellis at | | Reply

      Quoto al 200%, nulla da aggiungere se non una domanda: quali “vantaggi” avrà ottenuto De Soto dalla dittatura neuropea, per dire certe fesserie? Chissà che risate si sono fatti i suoi colleghi economisti…

    2. mario
      mario at | | Reply

      Non è un second best e nemmeno un proxy, secondo me, è la semplice constatazione che: ferma la teoria e che la radice problema è la STRUTTURA ISTITUZIONALE e monetaria, è preferibile, per la minor distorsione relativa inducibile dal disegno istituzionale specifico, la distorsione dell EURO rispetto alla distorsione inducibile da un sistema istituzionale e monetario nazionale in costanza di comportamenti irresponsabili da parte degli organismi nazionali di governo sulla base della esperienza del recente passato ove l’irresponsabilità è documentata e fatto storico. Se valutiamo la distanza tra l’assetto istituzionale dell’Euro e un regime aureo e la distanza di un sistema istituzionale e monetario “old style” pre euro nei paesi dove la festa inflazionaria era lo strumento eletto, il tutto in termini di teoria, lo scostamento dalla teoria del regime aureo del sistema “oldstyle” è percepibilmente più marcata che quella dell’altrettanto inadeguato sistema dell’EURO, affetto dagli stessi vizi generali e specifici.
      Qui bisogna fare perno sulla più profonda efficacia analitica dell’individualismo metodologico nella valutazione ordinale delle preferenze, in questo caso distanze marginali di diversi oggetti d’analisi da un punto di riferimento.
      Però a me quaglia perfettamente.
      Non è una patente di bontà,
      non è l’elezione di una scelta è una semplice constatazione che gli fa dire che una situazione è meno distante dell’altra rispetto alla meta. Dal punto di vista dinamico il processo di avvicinamento al sistema a riserva intera con la ripartenza dalla moneta privata, basata sull’oro (per poi lasciare al mercato la scelta per il futuro) è un percorso lungo ed un passo nella giusta direzione è meglio di un passo indietro. Il compianto Massimo Catalano l’avrebbe saputo spiegare forse meglio, ma è così.
      Nessun endorsement, forse una imprecisione nella dialettica, per farsi capire anche da chi non spacca il capello in quattro, per farsi capire dai veri destinatari della sua divulgazione. La importanza della comunicazione però è che un ritorno a monete nazionali non sarebbe ne indolore, ne una soluzione miracolosa porta con se una fregatura per la gente.
      Di questi tempi tra Borghi, Sapelli e MMT, ma più in generale anche all’estero le molte spinte verso la riconquista della “sovranità monetaria” fanno breccia con facilità nei cuori strozzati della gente che per smettere di sofrire per un attimo firmerebbe anche la propria condanna a morte.

      1. Giovanni Birindelli
        Giovanni Birindelli at | | Reply

        Capisco e rispetto il suo punto di vista ma continuo a non essere d’accordo. Affermare che l’euro è una proxy del sistema aureo non è una “imprecisione nella dialettica”, è un errore grosso come una casa: l’euro è una moneta fiat tanto quanto la lira, può essere inflazionato (per esempio rispetto allo yen) tanto quanto la lira rispetto al marco. Ed è stato inflazionato parecchio (ricordiamoci che l’inflazione monetaria è una cosa e l’inflazione dei prezzi un’altra: la prima può esserci, e può produrre cicli economici, anche senza la seconda). L’oro non può essere inflazionato arbitrariamente, l’euro si, senza limiti. E’ vero che, all’interno dei paesi europei, l’euro non consente la svalutazione competitiva, ma questo non significa che, a differenza dell’oro, non la consenta rispetto ad altre monete e che non possa essere inflazionato arbitrariamente, cioè creato da nulla.
        Al di là delle questioni economiche relative alla posizione qui espressa da Huerta de Soto, tuttavia (per le quali chi ha letto “Money, Bank Credit and Economic Cycles” non può che sorprendersi), c’è secondo me un problema di strategia politica e comunicativa: elogiare l’euro come second best (ammesso per assurdo che lo sia) significa distogliere l’attenzione dalla radice del problema: la manipolazione monetaria e del credito. Io capisco che l’approccio comunicativo qui scelto da De Soto è quello che incontra la minore resistenza, ma se contro il socialismo si sceglie la via della minore resistenza, il socialismo continua a espandersi (ed è stato De Soto stesso ad affermare nel testo citato e in altri che una struttura istituzionale e monetaria come quella dell’euro è socialismo allo stato puro).

        1. Giovanni Birindelli
          Giovanni Birindelli at | | Reply

          errata corrige: “svalutato rispetto allo yen”

        2. mario
          mario at | | Reply

          Confesso che si, ci si sorprende un po’ nel tentar di cogliere, interpretare forse e scovare questioni da dibattere o da indagare.
          A volte si cerca quel che non c’è o non si colgono aspetti più banali senza dimenticare quelli non intenzionali.
          Rivedendone la costruzione, la trama il montaggio e la specificità del messaggio forse non è solo divulgazione, ma anche una forma di marketing piuttosto che di promozione (alla RJC hanno un corsi e Masters di Comunicación Audiovisual). La scuola di economia di Madrid ritorna sul mercato con la sua offerta formativa veicolando ottimismo responsabile verso l’unico truciolo di effetto marginalmente positivo raccontabile.
          La comunicazione diventa anche per i cattedratici uno strumento per stare sul mercato sfruttando l’effetto multitasking su più linee d’opportunità da colpire e aprire. Questo è il secondo prodotto dopo “fraudedocumental.com”
          La frequenza con cui la scuola austriaca appare sui media rispetto a mestieranti di altre scuole e correnti di pensiero probabilmente li ha indotti a fare un pezzo di strada verso il largo pubblico con mezzi da veicolare attraverso la rete ed i loro estimatori.
          Anche questo (sempre che non sia solo una mia suggestione) sarebbe un segno dei tempi che va nella giusta direzione IMHO

  2. Diego Tagliabue
    Diego Tagliabue at | | Reply

    In poche parole:

    1) chi ha sempre avuto una politica di STABILITÀ monetaria, anche prima della moneta unica, ha meno problemi

    2) chi ha sempre fatto debiti, svalutazioni e sperperi di denaro pubblico, invece, ha problemi finanziari e strutturali.

    Faccio notare che proprio i PIGS hanno taroccato i loro conti, per entrare nella moneta unica, più pregiata della loro vecchia carta da culo. Chiaramente, si son guardati bene dal riformare le loro strutture e dall’abbandonare il keynianismo, per orientarsi verso un’economia di carattere neoclassico o libertario.

  3. Liberty Defined
    Liberty Defined at | | Reply

    Il sistema è costituito per disincentivare il risparmio, indebitarsi irresponsabilmente, vivere al di sopra dei propri mezzi, creare finta crescita che darà vita alle bolle che espoloderanno e daranno modo ai sostenitori dello stato interventista nell’economia di chiedere sempre più interventi correttivi da parte dello stato per “tutelare” i deboli… Il fiat money, la riserva frazionaria, le banche centrali, gli stati che si indebitano per sostenere il warfare-wellfare state sono un’unicum nella direzione della pianificazione centrale e della soppressione delle libertà individuali

  4. luca
    luca at | | Reply

    Io sono del parere che c’è una cosa ancora più pericolosa del nazionalismo monetario. Ed è il sovranazionalismo monetario. Per questo sono contro l’euro e la Bce.
    Il second best semmai sarebbe il ritorno alla lira ed avere a capo della banca d’italia un rigido tedesco.

  5. Pedante
    Pedante at | | Reply

    Interessante il video, anche se rimango non convinto dei suoi argomenti a sostegno dell’euro. Credo che l’analisi caustica di Bagus è più azzeccata.
    http://shop.usemlab.com/it/7-la-tragedia-dell-euro.html

  6. Marco Tizzi
    Marco Tizzi at | | Reply

    Rispondo per bocca di Gary North/Phillipp Bagus/Francesco Carbone, più autorevoli di me:

    http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=825:contro-leuro&catid=21:scuola-austriaca-di-economia&Itemid=177

  7. Albert Nextein
    Albert Nextein at | | Reply

    De Soto parla bene.
    Bagus , anche.
    Suggestivi entrambi.

    Per farla semplice , come ora non si può andare avanti.
    Io , da cittadino comune, da persona che ,in attesa di crepare, vuole vivere decorosamente e con la schiena dritta, io non voglio uno stato vessatore e intrusivo.
    Voglio uno stato minimo.
    Se poi ci saranno problemi o assetti monetari da risolvere e da assettare, io non li voglio subire.
    Io sono più importante della valuta, della politica monetaria, della banche centrali e commerciali.
    Io voglio la cosa più semplice ed efficiente, che non mi pesi e mi faciliti l’esistenza.

    Non sono acculturato come De Soto o Bagus.
    Ho letto alcune cose che hanno scritto, e ho notato che pur essendo forti liberali, essi non sono proprio d’accordo su tutto.

    Io sono disposto a provare sia il ritorno alla sovranità monetaria statale, che il mantenimento dell’euro. Entrambe con la prospettiva del ritorno al gold standard nei termini spiegati da De Soto.
    Non mi interessa la valuta, e per me in europa si potrebbe adottare il dollaro, la sterlina, il dollaro australiano, lo yen.
    Io voglio vivere libero e non intendo esser vessato o derubato dall’accoppiata stato-banche.

    1. Marco Tizzi
      Marco Tizzi at | | Reply

      “Io voglio vivere libero e non intendo esser vessato o derubato dall’accoppiata stato-banche.”

      E non è forse quell’accoppiata l’unico vero pilastro fondamentale dell’eurozona?
      Solo questo dovrebbe lasciare almeno qualche sospetto.
      Da “moneta unica” e “Stato unico” il passo è breve. E stai sicuro che più lo Stato sarà grande, meno tu sarai libero di combatterlo.

  8. Pedante
    Pedante at | | Reply

    Credo positiva la concorrenza tra mali; anche in un regime monetario esclusivamente fiat, più scelta c’è tra divise/politiche monetarie diverse, meglio è.

  9. Pedante
    Pedante at | | Reply

    Ogni centralizzazione che non emerga spontanemente dalla volontà dei singoli è liberticida.

  10. gastone
    gastone at | | Reply

    lo voglio leggere con una altra chiave: i nazionalismi monetari erano allegri e indisciplinati pertanto meno efficienti rispetto ad una moneta unica che verticalizza e disciplina le competenze, ( ma al tempo stesso le dilata pericolosamente ).
    i cambi fissi mettono rigore alle sovranità (esautorate ) appartenenti, e un eventuale standard aureo sarebbe auspicabile per renderla ancora più efficiente.

    tecnicamente sembra apparentemente sensato, praticamente manca di vedere che l’unico obbiettivo raggiungibile e la definitiva abolizione delle sovranità politiche.
    un perfetto funzionamento di una moneta unica fiat imposta per decreto, ancorchè tecnicamente più efficiente è inevitabilmente inapplicabile a paesi ancora fiscalmente sovrani, perchè di gran lunga meno elastica ed efficace del basket di divise espresse dai singoli stati in competizione, in grado di sfruttare tutti gli strumenti e le tecniche di riaggiustamento delle proprie economie attraverso la flessibilità dei cambi. ( continua inflazione e deterioramento costante dell’economia ma funzionante fino al collasso)

    il finale del discorso auspica poi uno standard aureo con coefficiente 100% che dovrebbe essere una condizione funzionale ad un regime liberale il cui il servizio bancario sarebbe la risultante della competizione dell’intera industria del settore, non già la volontà univoca di un sistema dotato di una propria autonomia giuridica ed operante come monopolista assoluto, perchè l’auspicio è incompatibile con un sistema centrale fiat.

    forse voleva strizzare l’occhio a bruxelles e contemporaneamente agli austriaci ma alla fine gli si sono incrociati gli occhi??

  11. Pedante
    Pedante at | | Reply

    @ gastone: La Bundesbank era meno indisciplinata della BCE.

  12. gastone
    gastone at | | Reply

    @ pedante: il dettaglio non cambia la realtà che la situazione generale esprimeva.
    le indisciplinate sovranità monetarie erano comunque più efficienti per ragioni fiscali.
    la disciplina della buba era irrilevante in un contesto di “allegria fiscale ” collettiva.
    stessa cosa per il raffronto con la bce la quale piuttosto che indisciplinata sembra solo più volubile con un esercizio decisamente più discrezionale.
    la buba doveva mantenere i conti a posto

    la bce deve esercitare un controllo politico.

    sono due missioni differenti.

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