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17 Responses

  1. Albert Nextein
    Albert Nextein at | | Reply

    Esemplare.

    Mi ricorda quello che succedeva in scuole ed università a partire dal 1968.

  2. Stefano Nobile
    Stefano Nobile at | | Reply

    eccellente.
    Il professore ha spiegato perfettamente la lezione ad un branco di asini presuntuosi facendo perdere l’anno.
    Purtroppo anche da noi la lezione comporterà “qualche perdita”. Praticamente ci porteranno vi a tutto.

  3. Roberto Fedeli
    Roberto Fedeli at | | Reply

    Penso che la realtà scolastica a parte questa e forse poche altre eccezioni sia differente. Comunque è un ottimo esempio per chi è stato indottrinato verso il socialismo ma ha ancora voglia di capire.

  4. FrancescoL
    FrancescoL at | | Reply

    grazie per l’articolo, è esemplare e chiarissimo!

  5. Marco
    Marco at | | Reply

    Si potrebbe sapere il nome di questo professore? Perchè questa storia andrebbe raccontata ogni singola volta che qualcuno canta le lodi del socialismo.

  6. depaoli.fabrizio@liberi.it
    depaoli.fabrizio@liberi.it at | | Reply

    Bellissimo!
    Gli ignoranti arrivano a capire che un sistema socialista non può funzionare solo quando provano sulla propria pelle, ma alla fine se non sono prorprio scemi capiscono.
    A loro è bastato un anno per capire, perché noi ci mettiamo tanto?
    Perché nella nostra realtà abbiamo un professore che non fa il professore ma promuove tutti con voti fasulli, la compiacenza della direzione (stato) e del preside (banche): quel professore si chiama moneta fiat.
    Quel professore ha solo guadagnato un po’ di tempo però alla fine è stato condannato dagli alunni stessi, quelli più giudiziosi, onesti e responsabili.

    La moneta fiat è il modo più raffinato, subdolo ed efficace per far passare il socialismo ma essendo menzogna ha comunque una scadenza.
    Un saluto .

  7. Gran Pollo
    Gran Pollo at | | Reply

    Interessante esperimento.

    Vanno tuttavia osservati alcuni fattori che in un sistema reale rendono più difficile per la popolazione “svegliarsi” (perché a scuola è bastato un anno e in Russia ce ne sono voluti settanta, per capirci):

    – assenza di propaganda: il prof non faceva propaganda al sistema del voto unico, anzi il suo scopo era far capire che non poteva funzionare. In un sistema reale la propaganda di regime è martellante se non addirittura obbligatoria (vedi le famigerate radio governative della Corea del Nord). Solo un flebile convincimento generale, all’inizio, della maggiore efficacia del sistema egualitario.
    – assenza di “economia” parallela: i voti sono decretati dal prof. Non esiste un altro insegnante (della medesima materia) che dia i voti agli stessi studenti. Né possono gli studenti assegnarsi voti tra di loro, non sarebbero comunque validi per “acquistare” la promozione e il diploma. L’unica via di uscita dal sistema del voto unico è quella di cambiare classe o scuola, ma questa, anche se libera, risulta in effetti poco pratica e presenta numerosi svantaggi (quelli tipici dell’emigrazione, anche se in scala ridotta). In un sistema reale, l’economia parallela, benché illegale, esisterebbe. E’ sempre successo.
    – assenza di retribuzioni alternative: l’unico premio o penalità è costituito dal voto scolastico. Non vi sono altre gratificazioni per i migliori (come, in un sistema socialista, la possibilità di vedersi assegnare un alloggio migliore, minor tempo per poter ottenere l’auto acquistata, code più brevi ai negozi, onoreficenze… no, nemmeno un “bravo” all’autore del tema migliore) o penalità per i peggiori (niente carcere o turni e mansioni scomode: per il peggior tema nemmeno una nota o un rimprovero verbale, figuriamoci la sospensione o l’espulsione!)

  8. Enrico Sanna
    Enrico Sanna at | | Reply

    Ottimo esperimento. Dando a tutti il voto medio, il professore ha messo in pratica una politica redistributiva del reddito, qui rappresentato dal voto prodotto dal lavoro (lo studio). È difficile notare il male della redistribuzione in una grande società complessa. Molto più facile vederlo in un mondo ristretto come una classe.
    Il paragone con il sessantotto non regge. Allora i professori davano un voto fisso, il diciotto politico, a tutti senza sentirli. Al massimo se ne interrogava uno solo e si dava il voto a tutti quanti.

    Enrico
    ——————————————
    http://pulgarias.wordpress.com

  9. Giuseppe
    Giuseppe at | | Reply

    Nulla da aggiungere all’analisi di RIECHO.
    Chi non capisce questo esempio o è proprio indottrinato oppure ha tutto l’interesse a non capire perchè gli viene garantito uno stipendio fisso dallo stato, dalla regione o dalla provincia, indipendentemente da se e quanto lavori; e se per caso viene sorpreso a rubare o ad assentarsi dal posto di lavoro (che poi è la stessa cosa) c’è sempre qualche fottuto sindacato a proteggerlo.
    La rivolta fiscale è l’unica lotta efficace contro il leviatano. Ma purtroppo i tempi non sono maturi, perchè c’è ancora troppa gente a cui la libertà fa paura.
    Dobbiamo continuare a lavorarci su, con esperimenti (come quello di Fidenato) e opera di divulgazione.

  10. irene
    irene at | | Reply

    allora facciamo questo espiremento. Prendiamo una classe di 20 alunni e diamo 10 solo a quelli più furbi, mentri agli altri diamo 2…ecco spiegato il sistema capitalista, molto bello, vero?

    1. fabio
      fabio at | | Reply

      veramente dare foti a capriccio indipendentemente dal merito è TIPICO STATALISTA.

      è lo Stato, per fare esempi quotidiani, che tra due parti ne sceglie una a priori senza giustificazione condannando sempre l’altra, come:
      tra marito e moglie (sempre a favore delle mogli)
      o tra datore di lavoro e lavoratori (sempre a favore dei lavoratori)
      o come tra proprietadi di casa ed affittuari (sempre a favore di quest’ultimi).

      il suo esempio terribile illustra davvero bene il sistema di pianificazione statale attuato dai burocrati pubblici mai eletti.

      E per quanto riguarda i politici, penso che il suo condominio non affiderebbe l’amministrazione neanche ad uno dei nostri politici, che infatti fanno un mestiere che non chiede nessunissima qualifica minima. Ammesso di trovarne uno che sia disposto a lavorare sul serio per quattro soldi di stipendio normale come tutti i mortali.

      1. fabio
        fabio at | | Reply

        err corr: …voti..

    2. FrancescoL
      FrancescoL at | | Reply

      Il giorno che capirà’ il capitalismo smetterà’ di essere una komunista. Se per grazia ricevuta dovesse anche solo lontanamente capire il libero mercato allora diventerebbe intelligente

    3. L'insegnante
      L'insegnante at | | Reply

      Complimenti Irene, la sua argomentazione non fa una piega!
      Le darei 0, ma lei pretende il 6 politico, sbaglio?

  11. Giuseppe
    Giuseppe at | | Reply

    @ irene
    Il voto alto non si da agli studenti più furbi, bensì a quelli più diligenti e capaci.
    No esistono solo il 10 e il 2 come voti, ma tutta una gamma che va da 0 a 10.
    In un sistema di libero mercato non verrebbe premiato il più furbo, bensì chi produce un prodotto o un servizio migliore degli altri e a prezzo più basso.

  12. William
    William at | | Reply

    Penso che irene confonda “capitalismo” con “capitalismo degli amici” (crony capitalism), cosa di cui sono colpevoli i politici italiani di ogni salsa.

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