In Anti & Politica, Economia, Istruzione

DI LEW ROCKWEL*

Persino al giorno d’oggi le persone non pensano ad altro che professare la loro devozione verso l’ideologia socialista ai cocktail party, ai ristoranti che servono cibo in abbondanza, e gironzolando nei più sofisticati appartamenti e case di cui l’umanità abbia mai goduto. Si, è ancora di moda essere un socialista, e – in alcuni circoli d’arte e accademici – socialmente richiesto. Nessuno indietreggerà. Qualcuno si congratulerà apertamente con voi per il vostro idealismo. Allo stesso modo potete sempre contare di strappare consensi dichiarando i peccati di Walmart e Microsoft.

Non è straordinario? Il socialismo (la sua versione nella vita reale) è collassato quasi 20 anni fa – brutali regimi fondati sui principi del marxismo, rovesciati dalla volontà della gente. Seguendo quell’evento abbiamo visto queste società decrepite tornare alla vita e diventare una risorsa aggiunta per la prosperità del mondo. Il commercio si è espanso. La rivoluzione tecnologica sta raggiungendo miracoli di giorno in giorno sotto i nostri occhi. Milioni di persone stanno di gran lunga meglio in misura continuamente crescente. Il credito è interamente dovuto al libero mercato, che possiede un potere creativo che è stato sottovalutato persino dai suoi più appassionati sostenitori. Inoltre non sarebbe stato necessario un collasso del socialismo per dimostrare ciò. Il socialismo ha fallito sin dai tempi antichi. E dal libro di Mises, Socialismo(1922), abbiamo capito che il motivo preciso è dovuto all’impossibilità economica dell’emergere di un ordine sociale in assenza della proprietà privata dei mezzi di produzione. Nessuno lo ha mai confutato.

E ancora, persino adesso, dopo tutto, i professori in piedi davanti ai loro studenti denunciano i mali del capitalismo. Best sellers fanno dell’anticapitalismo il loro fulcro. I politici ostentano le migliorie gloriose che il governo farà quando sono in carica. E ogni male del giorno, persino quelli causati direttamente dal governo (ritardi aerei, la crisi immobiliare, l’infinita crisi del settore scolastico, la mancanza di assistenza sanitaria per tutti) vengono imputati all’economia di mercato. Ad esempio, l’amministrazione Bush ha nazionalizzato la sicurezza aerea dopo l’11 settembre e nessuno ha mai messo in discussione se fosse necessario. Il risultato è stato un divertente disastro visibile ad ogni viaggiatore, con ritardi che si accumulano su ritardi e le umiliazioni che diventano parte dell’agenda del viaggio aereo. E chi si prende la colpa? Leggete le lettere all’editore. Leggete le montagne di articoli scritti da giornalisti che parlano del problema. La colpa è addossata alle compagnie private. La soluzione di conseguenza è più regolamenti, più nazionalizzazioni. Come possiamo spiegare questa parata spaventosa? Ci sono due fattori principali. Il primo è il fallimento della gente nel comprendere l’economia e le sue spiegazioni di cause ed effetti nella società. Il secondo è l’assenza di immaginazione che tale ignoranza rinforza. Se non sapete cosa causi cosa nella società, risulta impossibile comprendere intellettualmente le soluzioni adatte o immaginare come il mondo funzionerebbe in assenza dello stato.

Il divario educativo può essere superato. Pensare in termini economici significa realizzare che la ricchezza non è un dato di fatto o un incidente della storia. Non è concessa a noi come la pioggia dall’alto. É il prodotto della creatività umana in un ambiente libero. La libertà di possedere, di fare contratti, di risparmiare, di investire, di associarsi e di commerciare: queste sono le chiavi della prosperità. Senza di loro dove saremmo? In uno stato di natura, che significa una popolazione drasticamente ridotta che si nasconde in caverne vivendo di ciò che è in grado di cacciare. Questo è il mondo in cui ci siamo trovati noi uomini fino a che non abbiamo cambiato la situazione ed è il mondo in cui possiamo tornare se qualsiasi governo riuscirà mai a portar via completamente la libertà e i diritti di proprietà privata.

Questo sembra un punto semplice ma spesso viene trascurato da vaste aree di pubblico anche colto. Il problema si riduce ad un’incapacità nel comprendere che la scarsità è una caratteristica pervasiva del mondo ed è necessario un sistema che allochi razionalmente le risorse scarse verso fini socialmente ottimi. C’è un solo sistema in grado di farlo e non è la pianificazione centrale ma il sistema dei prezzi di libero mercato. Il governo distorce questo sistema in miriadi di modi. I sussidi mandano in corto circuito i giudizi di mercato. I divieti di alcuni prodotti causano l’ascesa di beni e servizi meno richiesti rispetto ai primi. Altre regolazioni rallentano le ruote del commercio, ostacolano i sogni degli imprenditori e vanificano i piani dei consumatori e degli investitori. Poi c’è la più ingannevole forma di manipolazione dei prezzi: la gestione della moneta da parte della Federal Reserve.

Più grande è il governo più i nostri standard di vita vengono ridotti. Siamo fortunati come civiltà poiché il progresso della libera impresa generalmente sopravanza il regresso per via della crescita governativa, perché se così non fosse, saremmo più poveri ogni anno – non solo in termini relativi ma anche assoluti. Il mercato è intelligente e il governo è stupido, e a queste caratteristiche dobbiamo il nostro benessere economico. La seconda parte del nostro compito educativo – immaginare come un mondo regolato dal mercato funzionerebbe – è molto più difficile. Murray Rothbard una volta ha sottolineato che se il governo fosse l’unico produttore di scarpe molte persone non sarebbero in grado di immaginare come il mercato potrebbe produrle. Come potrebbe il mercato fornire tutte le taglie? Non sarebbe uno spreco produrre stili diversi per ogni gusto? E cosa succederebbe ai produttori di scarpe di scarsa qualità? E le scarpe sono troppo importanti per lasciare alle vicissitudini dell’anarchia del mercato.

Lo stesso avviene oggi riguardo molti argomenti, come l’assistenza sanitaria. La prima obiezione riguardo l’idea di una società di mercato è che il povero soffrirà e non avrà nessuno che si prenda cura di lui. Una risposta è che la carità privata potrebbe occuparsene, e tuttavia ci guardiamo attorno e vediamo che gli enti di beneficenza privati hanno compiti relativamente piccoli. Il settore semplicemente non è abbastanza grande per sostituire il governo dove non è presente. Qui serve l’immaginazione. Il problema è che i servizi del governo hanno escluso quelli privati e ridotti i servizi del settore privato al di sotto delle loro dimensioni nel libero mercato. Prima dell’età dell’assistenza statale, gli enti di beneficenza nel XIX secolo erano una vasta operazione paragonabile in dimensioni alle più grandi industrie. Essi si espandevano a seconda del bisogno. Venivano principalmente forniti dalle chiese attraverso le donazioni, e l’etica era la seguente: ciascuno forniva una porzione del budget familiare al settore della beneficenza. Una suora come MotherCabrinigestiva un impero della beneficenza.

Ma nell’era del progressimo, l’ideologia è cambiata. La beneficenza è diventata un bene pubblico, qualcosa che doveva essere professionalizzata. Lo stato ha cominciato ad invadere un territorio un tempo riservato a un settore privato. E come lo stato sociale è cresciuto nel corso del XX secolo, la dimensione comparativa del settore privato si è ridotta. Per quanto siamo in una brutta situazione negli Stati Uniti, non è nulla se comparato all’Europa, il continente che ha dato i natali ai servizi di beneficenza. Oggi, pochi europei donano un centesimo in beneficenza, perché tutti sono convinti si tratti di un servizio pubblico. Inoltre, dopo imposte e prezzi elevati, non rimane molto da donare.

Lo stesso avviene in ogni area monopolizzata dal governo. Fino a quando FedEx e UPS non sono arrivati a sfruttare una lacuna nella legge, le persone non erano in grado di immaginare come il settore privato potesse consegnare la posta. Ci sono molti altri angoli ciechi simili nel campo della giustizia, della sicurezza, della scuola, dell’assistenza medica, della politica monetaria e dei servizi di conio. Le persone sono sbalordite al suggerimento che il mercato debba fornire tutto ciò, ma solo perché richiede esperimenti mentali e un po’ di immaginazione per concepire come sia possibile.

Una volta che si comprende l’economia, la realtà che ciascuno vede prende un nuovo significato. Walmart non è un paria ma una gloriosa conquista della civilizzazione, un istituzione che ha finalmente messo a riposo una grande paura che ha pervaso la storia dell’umanità: la paura che il cibo finisse. Infatti, persino i più piccoli prodotti abbagliano la mente una volta che si comprende l’incredibile complessità del processo produttivo e di come il mercato possa riuscire a coordinarlo attraverso il fine del miglioramento umano. Le conquiste del mercato appaiono improvvisamente in netto rilievo attorno a tutti voi.

E in seguito si comincia a vedere l’invisibile: quanto più sicuri saremmo con una sicurezza privata, quanto più giusta sarebbe la società se la giustizia fosse privatizzata, quanto più compassionevoli saremmo se il cuore umano fosse allenato da esperienze private piuttosto che da burocrazie governative. E cosa fa la differenza? I socialisti e i difensori del libero mercato osservano gli stessi fatti. Ma la persona con una conoscenza economica comprende il loro significato e le implicazioni. É quel po’ di educazione che fa la differenza. I fatti saranno sempre con noi. La saggezza, comunque, deve essere insegnata. Raggiungere una comprensione culturalmente ampia della libertà e delle sue implicazioni non è mai stato così importante.

*Tratto da vonmises.it – Traduzione di Nicolò Signorini

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