In Libertarismo

PROTEZIONISMOCOMUNISMOBASTIATDI RIECHO

Chiedo a tutti di leggere e di commentare grazie : Un professore di economia dell’Università Tech-Texas ha raccontato di non aver mai bocciato nessuno dei suoi studenti, ma che una volta si è trovato invece a dover rimandare una classe intera.Pare che gli alunni di quella classe insistessero sulla presunta efficienza del socialismo, che ritenevano essere un sistema equo. Un sistema in cui non ci sarebbero stati né ricchi né poveri.

Il professore propose allora agli studenti: “Ok, faremo un esperimento sul socialismo proprio in questa classe..” Così il voto assegnato ad ogni studente sarebbe stato calcolato come una media dei voti reali di tutti gli studenti. Ci sarebbe stato un unico voto, nessuno sarebbe stato bocciato e nessuno avrebbe preso una A (negli Stati Uniti una A corrisponde al nostro 10).

Dopo il primo esame, venne fatta la media dei voti ed a ciascuno studente venne assegnata una B. Quelli che avevano studiato tanto e si erano impegnati erano arrabbiati, e quelli che avevano studiato poco erano invece felici e soddisfatti. Quando fu il tempo del secondo esame, chi aveva studiato poco al primo studiò ancor meno, e gli studenti che avevano invece studiato tanto per il primo pensarono di voler anche loro un “pasto gratis” e studiarono solo un po’.

Il voto medio del secondo esame fu una D! Nessuno era contento. Quando arrivò il terzo esame, il voto complessivo fu una F. Con il susseguirsi degli esami, il risultato non migliorò mai perché i litigi, le accuse e gli insulti crearono un atmosfera di malumore e rancore, e nessuno voleva studiare per il bene altrui.

Con loro grande sorpresa, tutti persero l’anno e il professore disse loro che il socialismo alla fine fallisce sempre perché quando la ricompensa è alta, lo sforzo per ottenerla è grande, ma quando il governo prende per sé la ricompensa, nessuno proverà o vorrà sforzarsi ed eccellere. Più semplice di così non potrebbe essere.

Ecco cinque lezioni di questo esperimento:

Non si può imporre per legge che un povero sia ricco, imponendo per legge che il ricco non lo sia più;
Ogni volta che una persona riceve qualcosa senza aver lavorato per essa, c’è da qualche parte un’altra persona che deve lavorare senza ricevere niente in cambio;
Il governo non può dare niente a nessuno se non ha prima preso qualcosa a qualcun altro;
Non si può moltiplicare la ricchezza dividendola;
Quando metà delle persone si accorge che non è proprio necessario lavorare perché l’altra metà si prenderà cura di tutto, e quando l’altra metà che non ha senso lavorare perché qualcun altro se ne prenderebbe i frutti, quello è l’inizio della fine di ogni nazione.
Penso sia utile per chi ancora abbia problemi a capire le ragioni del disastro economico italiano e di quali siano le prospettive da attendersi visti gli ultimi ed ulteriori aumenti di tasse e regolamentazioni. Storiella ottimista (..) di inizio anno, buon 2014!

E si salvi chi può.

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Mostrati 17 commenti
  • Albert Nextein
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    Esemplare.

    Mi ricorda quello che succedeva in scuole ed università a partire dal 1968.

  • Stefano Nobile
    Rispondi

    eccellente.
    Il professore ha spiegato perfettamente la lezione ad un branco di asini presuntuosi facendo perdere l’anno.
    Purtroppo anche da noi la lezione comporterà “qualche perdita”. Praticamente ci porteranno vi a tutto.

  • Roberto Fedeli
    Rispondi

    Penso che la realtà scolastica a parte questa e forse poche altre eccezioni sia differente. Comunque è un ottimo esempio per chi è stato indottrinato verso il socialismo ma ha ancora voglia di capire.

  • FrancescoL
    Rispondi

    grazie per l’articolo, è esemplare e chiarissimo!

  • Marco
    Rispondi

    Si potrebbe sapere il nome di questo professore? Perchè questa storia andrebbe raccontata ogni singola volta che qualcuno canta le lodi del socialismo.

  • depaoli.fabrizio@liberi.it
    Rispondi

    Bellissimo!
    Gli ignoranti arrivano a capire che un sistema socialista non può funzionare solo quando provano sulla propria pelle, ma alla fine se non sono prorprio scemi capiscono.
    A loro è bastato un anno per capire, perché noi ci mettiamo tanto?
    Perché nella nostra realtà abbiamo un professore che non fa il professore ma promuove tutti con voti fasulli, la compiacenza della direzione (stato) e del preside (banche): quel professore si chiama moneta fiat.
    Quel professore ha solo guadagnato un po’ di tempo però alla fine è stato condannato dagli alunni stessi, quelli più giudiziosi, onesti e responsabili.

    La moneta fiat è il modo più raffinato, subdolo ed efficace per far passare il socialismo ma essendo menzogna ha comunque una scadenza.
    Un saluto .

  • Gran Pollo
    Rispondi

    Interessante esperimento.

    Vanno tuttavia osservati alcuni fattori che in un sistema reale rendono più difficile per la popolazione “svegliarsi” (perché a scuola è bastato un anno e in Russia ce ne sono voluti settanta, per capirci):

    – assenza di propaganda: il prof non faceva propaganda al sistema del voto unico, anzi il suo scopo era far capire che non poteva funzionare. In un sistema reale la propaganda di regime è martellante se non addirittura obbligatoria (vedi le famigerate radio governative della Corea del Nord). Solo un flebile convincimento generale, all’inizio, della maggiore efficacia del sistema egualitario.
    – assenza di “economia” parallela: i voti sono decretati dal prof. Non esiste un altro insegnante (della medesima materia) che dia i voti agli stessi studenti. Né possono gli studenti assegnarsi voti tra di loro, non sarebbero comunque validi per “acquistare” la promozione e il diploma. L’unica via di uscita dal sistema del voto unico è quella di cambiare classe o scuola, ma questa, anche se libera, risulta in effetti poco pratica e presenta numerosi svantaggi (quelli tipici dell’emigrazione, anche se in scala ridotta). In un sistema reale, l’economia parallela, benché illegale, esisterebbe. E’ sempre successo.
    – assenza di retribuzioni alternative: l’unico premio o penalità è costituito dal voto scolastico. Non vi sono altre gratificazioni per i migliori (come, in un sistema socialista, la possibilità di vedersi assegnare un alloggio migliore, minor tempo per poter ottenere l’auto acquistata, code più brevi ai negozi, onoreficenze… no, nemmeno un “bravo” all’autore del tema migliore) o penalità per i peggiori (niente carcere o turni e mansioni scomode: per il peggior tema nemmeno una nota o un rimprovero verbale, figuriamoci la sospensione o l’espulsione!)

  • Enrico Sanna
    Rispondi

    Ottimo esperimento. Dando a tutti il voto medio, il professore ha messo in pratica una politica redistributiva del reddito, qui rappresentato dal voto prodotto dal lavoro (lo studio). È difficile notare il male della redistribuzione in una grande società complessa. Molto più facile vederlo in un mondo ristretto come una classe.
    Il paragone con il sessantotto non regge. Allora i professori davano un voto fisso, il diciotto politico, a tutti senza sentirli. Al massimo se ne interrogava uno solo e si dava il voto a tutti quanti.

    Enrico
    ——————————————
    http://pulgarias.wordpress.com

  • Giuseppe
    Rispondi

    Nulla da aggiungere all’analisi di RIECHO.
    Chi non capisce questo esempio o è proprio indottrinato oppure ha tutto l’interesse a non capire perchè gli viene garantito uno stipendio fisso dallo stato, dalla regione o dalla provincia, indipendentemente da se e quanto lavori; e se per caso viene sorpreso a rubare o ad assentarsi dal posto di lavoro (che poi è la stessa cosa) c’è sempre qualche fottuto sindacato a proteggerlo.
    La rivolta fiscale è l’unica lotta efficace contro il leviatano. Ma purtroppo i tempi non sono maturi, perchè c’è ancora troppa gente a cui la libertà fa paura.
    Dobbiamo continuare a lavorarci su, con esperimenti (come quello di Fidenato) e opera di divulgazione.

  • irene
    Rispondi

    allora facciamo questo espiremento. Prendiamo una classe di 20 alunni e diamo 10 solo a quelli più furbi, mentri agli altri diamo 2…ecco spiegato il sistema capitalista, molto bello, vero?

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Lei è un invidioso demente, almeno se ne accorge delle stronzate che dice?

    • fabio
      Rispondi

      veramente dare foti a capriccio indipendentemente dal merito è TIPICO STATALISTA.

      è lo Stato, per fare esempi quotidiani, che tra due parti ne sceglie una a priori senza giustificazione condannando sempre l’altra, come:
      tra marito e moglie (sempre a favore delle mogli)
      o tra datore di lavoro e lavoratori (sempre a favore dei lavoratori)
      o come tra proprietadi di casa ed affittuari (sempre a favore di quest’ultimi).

      il suo esempio terribile illustra davvero bene il sistema di pianificazione statale attuato dai burocrati pubblici mai eletti.

      E per quanto riguarda i politici, penso che il suo condominio non affiderebbe l’amministrazione neanche ad uno dei nostri politici, che infatti fanno un mestiere che non chiede nessunissima qualifica minima. Ammesso di trovarne uno che sia disposto a lavorare sul serio per quattro soldi di stipendio normale come tutti i mortali.

      • fabio
        Rispondi

        err corr: …voti..

    • FrancescoL
      Rispondi

      Il giorno che capirà’ il capitalismo smetterà’ di essere una komunista. Se per grazia ricevuta dovesse anche solo lontanamente capire il libero mercato allora diventerebbe intelligente

    • L'insegnante
      Rispondi

      Complimenti Irene, la sua argomentazione non fa una piega!
      Le darei 0, ma lei pretende il 6 politico, sbaglio?

  • Giuseppe
    Rispondi

    @ irene
    Il voto alto non si da agli studenti più furbi, bensì a quelli più diligenti e capaci.
    No esistono solo il 10 e il 2 come voti, ma tutta una gamma che va da 0 a 10.
    In un sistema di libero mercato non verrebbe premiato il più furbo, bensì chi produce un prodotto o un servizio migliore degli altri e a prezzo più basso.

  • William
    Rispondi

    Penso che irene confonda “capitalismo” con “capitalismo degli amici” (crony capitalism), cosa di cui sono colpevoli i politici italiani di ogni salsa.

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