In Anti & Politica, Primo Piano, Varie

DI LUIGI CORTINOVIS

Ieri, nei pressi della Borsa di Milano c’erano i maiali a razzolare davanti a Piazza Affari portati da un migliaio circa di allevatori della Coldiretti. Motivo della sceneggiata? “Denunciare le speculazioni internazionali sulle materie prime, dall’oro al petrolio fino ai mangimi, che hanno fatto impennare i costi per l’alimentazione degli animali e messo in ginocchio migliaia di allevamenti e la vera salumeria Made in Italy”.

Secondo la Coldiretti “le speculazioni su materie prime ed energia sono costate in un anno almeno 300 milioni agli allevatori di maiali italiani, con migliaia di aziende che hanno chiuso o stanno per farlo”.

Patetici! Semplicemente ridicoli! Intanto per la loro straordinaria ignoranza in materia economica (peraltro la Coldiretti è un’idrovora di denari altrui). Inoltre, per via del fatto che, senza spudoratezza e limite della vergogna, si mettono a recriminare su un aumento di costi pari a 300 milioni, quando l’agricoltura italiana costa miliardi di euro ai contribuenti, essendo essa completamente sussidiata.

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Al solito, all’insegna di quella demagogia che piace sempre ai giornali, gli allevatori se la sono presa con la concorrenza, sbandierando quel becero protezionismo che è la morte di ogni benessere e il cavallo di battaglia delle idee politiche più retrive!

Prendersela con la Finanza – soprattutto se creativa – avrebbe anche un senso se anziché sempre più prebende, finanziamenti a pioggia e soldi pubblici, gli agricoltori si scagliassero contro chi ha trasformato il loro settore in un pantano statalista, dove non si muove foglia senza una carta bollata, una richiesta di contributi o una spintarella politica. L’agricoltore non è un imprenditore, ma una sottospecie di “kulako di Stato”.

Basterebbe guardare ai palazzi di Roma e fare quattro conti su quanto costa la politica alla classe produttrice di questo paese per rendersi conto che quei 300 milioni non sono altro che una goccia nel mare magnum dello sperperificio Italia. Anziché davanti alla Borsa, i contadini avrebbero dovuto piantare le tende davanti a Montecitorio, Palazzo Madama e Quirinale, dove peraltro si sarebbero potuti presentare senza portare alcun animale con coccarda tricolore. I maiali hanno residenza fissa in quei palazzi! Ce lo ha spiegato Orwell tanti anni fa.

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  • Francesco
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    L’imbecillità e l’ignoranza di questa gente è senza confini!!! Probabilmente credono alle panzane sugli speculatori che racconta trecconti in televisione! oltre che di fronte al parlamento, dovrebbero andare a protestare davanti banca d’itaglia e BCE… (e la FED) queste sono le vere macchine inflazionistiche che oramai stanno trascinando il pianeta nella più grande crisi monetaria di tutti i tempi…

    • Leonardo Facco
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      Hai ragione Francesco, ma sai una cosa? Io ne conosco un po’ di agricoltori, ma sono per la maggior parte ottenebrati dal sussidio di Stato e quando gli si parla di queste cose e li si invita a leggere qualcosa… tutto finisce lì. Non c’è nulla da fare: laddove l’ignoranza regna sovrana, soltanto la miseria aguzzera l’ingegno!

  • Leonardo Facco
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    NUBI SEMPRE PIU’ CUPE ALL’ORIZZONTE

    Si fa sempre più preoccupante la situazione in cui versa il mercato dei titoli di stato italiani. Il Financial Times ha reso nota infatti la decisione di Deutsche Bank che, nei primi sei mesi dell’anno, ha tagliato l’esposizione netta sui bond italiani di ben l’88%.

    La notizia non fa altro che confermare la fuga degli investitori internazionali dall’Italia

    fonte http://www.wallstreetitalia.it

  • Leonardo Facco
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    QUALCHE “MANCIA DI STATO” AI SOLITI AMICI (LEGGASI CLIENTELE)
    “Spenderemo 50mila euro per acquistare una tensostruttura per i convegni della “Fides Vita onlus”, 30mila euro per l’acquisto di “attrezzature per organizzare la festa dei ceri” a Gubbio, 45mila per ampliare la collezione di conchiglie e quella di reperti archeologici dell’Istituzione culturale Federico II a Menfi (Ag). La stessa cifra i nostri parlamentari, l’hanno destinata alla società di mutuo soccorso di Cavoretto, in provincia di Torino, che gestisce la locale bocciofila.

  • Fabrizio Dalla Villa
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    Francamente non so in quali tasche vada a finire questo fantomatico sussidio statale. Un mio zio, agricoltore, ritiene controproducente la raccolta della frutta, considerati i costi per la manodopera, in rapporto ai ricavi. Inoltre, gli agricoltori percepiscono il 10% in media, rispetto al prezzo che paga il consumatore in un qualsiasi supermercato, per l’acquisto di frutta e verdura. Il 90% in quali tasche va a finire? Sono d’accordo sul fatto che i sussidi statali siano controproducenti. Però, forse, anziché scagliarsi contro chi vuole far valere i propri diritti, con accuse insensate, chiediamoci se sia giusto che chi non lavora (non mi direte che quello degli intermediari è un lavoro, per caso?) si mangia la fetta più grossa della torta, lasciando le briciole a chi invece lavora duramente. Occorre accorciare la filiera tra produttore e consumatore, per il bene di tutti.

    • leonardofaccoeditore
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      Spero ti risponda Fidenato.

    • _Salvatore
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      Caro Fabrizio, io produco miele.
      Se lo vendessi all’ingrosso potrei ricavarne 3 € il kg (parlo di quello di buona qualità).
      Io non lo vendo all’ingrosso.
      lo vendo in vasetti e mi permette di ricavarne almeno 5 € ,fino a 12 per quello pregiato e su su per quelli rari e rarissimi (che la grande distribuzione manco si ferma a guardarli).
      Chi compera il miele da me risparmia rispetto anche alla grande distribuzione (a parità di merce), sa quel che compera, e tutti son felici e contenti nessuno escluso.

      Questo però mi è costato un investimento in attrezzatura e locali e mi costa lavoro extra per il confezionarlo e il venderlo. Mi costa anche un po’ di rischio (immagina se, che so, un acquazzone sommergesse il magazzino)
      He, he… ma se parli con un calzolaio, un idraulico, un falegname ti direbbe “e allora? Dove sta il problema? Tutti noi abbiamo investito, ci costa lavoro e abbiamo dei rischi! Vuoi meno rischi, meno investimenti? vai a lavorare in catena di montaggio”. (che tradotto in agricoltura significa produrre cereali per i grandi canali: aratura-semina-trattamenti-raccolta-conferimento-incasso-pagamentofatture… il tutto quasi in pantofole lasciando al terzista la maggior parte delle opere)
      Naturalmente non si capisce perché costui, agricolo-in-pantofole, dovrebbe ricavare gli stessi denari di colui che investe, lavora, rischia. :-)

      I sussidi? Sono il veleno di ogni attività nessuna esclusa!

    • Giorgio fFidenato
      Rispondi

      Caro Fabrizio, il tuo commento, se non ti offendi, sa molto di populismo. E’ chiaro che tutti noi siamo stupefatti che chi produce un bene guadagni solo il 10% rispetto al valore che viene ricavato dal venditore finale. E allora? Perchè gli agricoltori, invece di arabbiarsi contro gli speculatori, non si mettono a vendere direttamente al dettaglio e così guadagnano loro il 90%. Perchè si sentono in ditritto di pretendere per loro una grande fetta di questo valore aggiunto?. Loro ti diranno che non è giusto, che il loro lavoro è pagato niente, ecc… E allora? Anche chi produce le vecchie macchine da scrivere lavoravano tantissimo, molte ore di lavoro impegnati…. Solo che le macchine da scrivere non le vuole nessuno e quindi tutte le fabbriche che producevano le vecchie macchine da scrivere sono tutte chiuse. Ora, se il loro prodotto vale poco, mentre chi lo vende al dettaglio ne ricava molti soldi, ci sarà un motivo. Innanzitutto perchè l’agricoltore non comincia a rifiutarsi di vendere se non ritiene giusto il prezzo. Dirai: se non lo vendi tu, ci sarà qualcun’altro che lo farà. Ma allora io mi chiedo: se questi prezzi non coprono nemmeno i costi, com’è che molti agricoltori non falliscono? A proposito di maiali, il mercato è pessimo da almeno 3 anni. Eppure se vai a vedere le statistiche ti dicono che la produzione all’ingrosso di maiali è ancora aumentao ogni anno rispetto all’anno precedente. Ma come è possibile? Questi agricoltori dicono di perdere e continuano ad aumentare la produzione. Come mai non funzionano i meccanismi di mercato? E come mai la maggioranza degli agricoltori stanno facendo questi erroi di calcolo? Possibile che la stragrande maggioranza degli agricoltori non sanno fare gli imprenditori? Come vedi c’è qualcosa che non funziona nel sistema e questo è dovuto al sistema del fiat money e degli incentivi che gli agricoltori ricevano, che gli permettono di sopravvivere ma di continuare a produrre senza che questi recepiscono i segnali del mercato. Tio consiglio di leggere poi il libro che io e Facco abbiamo recentemente pubblica: Agricoltura e sussidi: sfatare un mito. Ti accorgerai che la stessa cosa che ora stanno vivendo ora gli agricoltori europei è la stessa che hanno vissuto gli agricoltori nezelandesi: Anche a loro è capitato ad un certo punto che il loro prodotto valeva dieci e al dettaglio valeva cento. Al contrario dei nostri agricoltori però loro reclamarono più libertà e la fine degli incentivi alla produzione perchè si resero conto che erano questi che falcidiavano i loro guadagni e non la speculazioone finanziaria.

  • Fabrizio Dalla Villa
    Rispondi

    no, scusate…populismo il mio? per favore! Ho posto solamente alcune domande e (forse questo vi è sfuggito) ho anche fatto presente che un mio zio preferisce lasciare la frutta sugli alberi, piuttosto che venderla in perdita (dal momento che la manodopera per raccoglierla gli costerebbe di più del guadagno stesso). Perché gli agricoltori non vendono al dettaglio? Chiedetelo a loro e non a me. Anche a me piacerebbe fare acquisti direttamente dai produttori, ma dove abito io è già tanto se abbiamo il latte alla macchinetta ad un euro. Qui sono tutte case, è tutto cemento, e la campagna è poca. Nonostante ciò, dal momento che mio padre, in pensione, ha uno straccio di terra che chiama orto, da aprile ad ottobre non compro insalata e pomodori, fagiolini, ecc… Se io abitassi dove ci sono i miei parenti, nel Polesine rodigino, non avrei la necessità di comprare frutta e verdura. Il vero problema in tutte le professioni, è dato da quella banda di ladri che, dopo una serie di passaggi, rivende ancor prima di aver acquistato, merci e titoli. Gli intermediari non lavorano e guadagnano. Quello è il vero problema. Lasciamo perdere gli articoli che non vuole più nessuno. Se un imprenditore è scaltro adatta le vendite ai tempi che corrono, modificando gli articoli. Quindi, al posto delle macchine per scrivere, potrebbe vendere pc. Al mio paese c’è un negozio che è di proprietà della stessa famiglia da 3 generazioni. Ha iniziato vendendo elettrodomestici ed oggi vende pc… non so se mi spiego.

    In quanto al miele: a che prezzo lo vendi al kg? perché se mi parli di 5 o 6 euro e non mi fornisci il peso relativo dei vasetti, come faccio a sapere che conviene?

    • _Salvatore
      Rispondi

      La correlazione c’è: 1kg = 1Kg :-)

  • Caber
    Rispondi

    “Gli intermediari non lavorano e guadagnano.”

    Se fosse vero basterebbe saltarli (tanto non comporta nessuno sforzo visto che non lavorano) parlando direttamente con la fase successiva della filiera per appropriarsi del suo margine.
    no?

  • Giorgio Fidenato
    Rispondi

    Continuo a ripetere che il tuo è populismo, che continui a non capire qual’è il vero problema di tutto questo sistema. E’ populismo perchè continui a ritenere gli intermediari delle persone che non lavorano e guadagnano; nessuno ha ordinato di andare a vendere a loro, ma se qualcuno va è perchè qualche servizio lo offrono. Non hai capito il senso di quello che ho scritto. Se il prezzo al produttore è basso, ciò è principalmente dovuto al fatto che i produttori si interessano di produrre, produrre, produrre senza chiedersi se quello che producono è effettivamente richiesto dal mercato. In Nuova Zelanda (leggi il libro che ti ho suggerito) quando finirono gli incentivi gli allevatori portarono la produzione di lombi di agnelli da 80 mil. a 60 e solo così, lavorando meno, guadagnavano di più, anche perchè, essendoci meno pressione dei produttori per vendere i loro prodotti, avevano stranamente più forza contrattuale. Loro non si lamentarono contro gli intermediari sfruttatori o la Gdo, ma chiesero allo Stato di mettere fine agli incentivi alla produzione. Quando finirono questi, l’agricoltore non aveva più il paracadute dell’incentivo e calò subito la produzione fino al livello che incontrava in maniera costante la domanda. Se non faceva così, il giorno dopo sarebbe immediatamente fallito, perchè avrebbe speso tanto e guadagnato niente.
    In questo senso la tua proposta è populista e bisogna finire di dire che quello guadagna senza lavorare; se è così che non diano più i loro prodotti agli intermediari!!!!

  • Fabrizio Dalla Villa
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    Infatti, se fosse per me gli intermediari potrebbero crepare tutti di fame, o, in alternativa andare a zappare la terra. Purtroppo, il fatto di non abitare in campagna mi impedisce di acquistare i prodotti agricoli, direttamente dai produttori. Per quel che mi riguarda, sono telelavoratore, cerco di acquistare il più vicino possibile a casa mia, non speculo in borsa, e via di questo passo. Caro Giorgio, prima di affermare che io non comprenda ciò che intendi, assicurati di aver espresso bene i tuoi pensieri. Se ti va, considerami pure un populista, uno che non capisce niente. Non me ne può fregar di meno! Io non faccio di ogni erba un fascio! Esprimo solamente ciò che penso, in relazione a ciò che vedo, ascolto e leggo. Poi, prenditela pure con gli agricoltori, ma in quanto ad insultarli…. io al tuo posto sarei più cauto.

  • paolo cintolesi
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    Io sono dell’idea che chi “droga” il mercato, sono gli incentivi, i produttori, potrebbero consorziassi ed avere direttamente i loro interlocutori della distribuzione (piccola o grande che sia) così da “saltare” gli intermediari. Ma finché ci saranno gli incentivi, mi sembra che questa manifestazioni, siano, più che altro, per rivendicare ancora più contributi statali e non per affrontare i problemi che il mercato pone. Mi domando: perché un produttore agricolo, deve avere un qualsiasi incentivo? (salvo che possa esserci un cataclisma dove vada distrutta la sua produzione) ma questo è un’altro discorso. Concludendo, lo stato dovrebbe chiudere la borsa!! a tutti!!!!!!!industria manifatturiera compresa. Non parliamo poi della classe politica, questa dovrebbe essere ignudata, partendo dalle cariche più alte!!!, fino a quelle più basse.

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