In Anti & Politica, Varie

DI MATTEO CORSINI

“L’Italia dei Valori nasce qui, fra i liberaldemocratici europei. Ho iniziato il mio percorso politico fra i liberaldemocratici e lo finirò tra i liberaldemocratici. L’IdV nasce per riportare in Italia il pensiero liberaldemocratico offeso da quei partiti che facevano riferimento alla liberaldemocrazia e che erano stati travolti e coinvolti nelle vicende di Mani pulite. In Italia si pensa che tutto quel che non è berlusconiano deve essere di sinistra. Secondo me tutto quel che non è berlusconiano deve essere alternativo al modello dell’attuale governo che è piduista, un po’ criminale, profittatore e truffatore. Noi vogliamo creare un’alternativa di governo seria e costruttiva, basata su programmi condivisi. Io credo che il pensiero alternativo al nefasto modello berlusconiano non debba essere solo di sinistra, ma la debba includere. Per questo l’Italia dei Valori oggi si presenta come una forza moderna, che ha al proprio interno anche la sinistra, con i suoi valori, e questo lo ribadisco per evitare equivoci. Credo che in un sistema bipolare ci voglia la solidarietà e l’umiltà di mettere insieme esperienze diverse politiche diverse in coalizioni di governo. Noi vogliamo far parte di un programma di governo condiviso in cui si mettono insieme la socialdemocrazia ma anche la liberaldemocrazia: Pd, Sel, Idv. L’Idv è la forza politica che vuole portare una presenza significativa nel governo che verrà. Io sono molto orgoglioso di poter dire qui, al Parlamento europeo, dove lo abbiamo costruito, che questo piccolo partito è diventato la bandiera dell’esperienza liberaldemocratica europea in Italia.” (A. Di Pietro)

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Antonio Di Pietro parlava a Bruxelles, e le sue parole mi sembrano ancora più surreali di quelle che solitamente gli sento pronunciare in Italia.

E’ vero che di liberaldemocrazia si riempiono la bocca un po’ tutti; è vero che il concetto stesso di liberaldemocrazia ha assunto da tempo un’accezione sinistrorsa; è vero che non “tutto quel che non è berlusconiano deve essere di sinistra”.

Ma che Di Pietro e i suoi sodali siano liberaldemocratici, ancorché nella accezione di uso corrente, mi pare proprio assurdo. Io ho l’impressione che costui sia in concorrenza diretta con Vendola o Grillo, entrambi portatori di idee, soprattutto in campo economico, degne del peggior statalismo.

Nel passato recente abbiamo avuto due esempi lampanti, come il doppio referendum sui servizi idrici e sull’energia nucleare; durante la campagna referendaria Di Pietro ha usato espressioni al livello del prete no global Alex Zanotelli, dichiarando cose non vere ma di grande impatto su una larga fetta dell’opinione pubblica italiana.

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Paradossalmente, in un’alleanza con Pd e Sel, la formazione meno statalista sarebbe il Pd. Il che è tutto dire. E dove stia la modernità da lui invocata, nella politica di Antonio di Pietro, francamente mi sfugge.

La (triste) realtà attuale dell’Italia è che la politica, dentro e fuori il parlamento, è dominata da partiti che, ancorché definendosi diversamente, sono solo versioni diverse del socialismo. E più leggo dichiarazioni come queste di Antonio Di Pietro, più mi convinco che avesse ragione Ludwig von Mises, secondo il quale ogni politica della terza via o della via di mezzo avrebbe condotto inevitabilmente al socialismo. Altro che liberaldemocrazia alla molisana.

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Showing 15 comments
  • Koso
    Rispondi

    Matteo, un’altra cosa piuttosto triste è vedere la diatriba interna ai libertari, fra anarco-capitalisti (lo ripeto è un utopia) e minarchisti. Un’altra ancora è che il movimento libertario non si decide ad entrare in politica, perché l’unico modo per cambiare l’Italia è quello. Grillo, Vendola, Di Pietro, loro difendono lo stato-mamma-papà e ne vogliono ancora di più, e chi difende chi vuole uno stato (lo sottolineo) moooolto più piccolo?

  • Caber
    Rispondi

    @ koso

    “se non li puoi battere unisciti a loro”?

    • Koso
      Rispondi

      Ma chi ha mai parlato di unirsi a loro? Casomai NOI UNITI CONTRO DI LORO, oppure scriviamo la lettera a babbo natale?

  • paolo cintolesi
    Rispondi

    Lancio una provocazione, ma non troppo: iniziare uno sciopero della fame in piazza Montecitorio, contro TUTTA LA CASTA A TUTTI I LIVELLI. Basterebbero 10 persone serie e convinte per imprimere una svolta a questo continue esternazioni contro i LORSIGNORI DELLA POLITICA, che è bene ripetere che con le buone maniere non cambieranno mai!! attendo risposte!! saluti Paolo

    • Leonardo Facco
      Rispondi

      Caro Paolo, non è un’idea sbagliata la tua, sai bene che però servono persone determinate, molto determinate.

  • Koso
    Rispondi

    Paolo, credi davvero che fare degli scioperi della fame in stile Pannella, possa spingere questi parassiti a cambiare qualcosa? Io non molto, purtroppo l’unica cosa da fare è utilizzare i loro stessi mezzi, non mi fate citare Macchiavelli. Il fine giustifica i mezzi.

  • Caber
    Rispondi

    (Machiavelli ha una c sola)
    comunque a parte la venialità non mi sembra il migliore tra i liberali…

    Detto questo anch’io non sono contrario alla cosa.
    Ma il movimento avrebbe ora la forza di sbarcare in politica?

    • Koso
      Rispondi

      Beh ogni tanto il dialetto mi fa raddoppiare alcune consonati… Comunque, la risposta è, hai presente il movimento 5 stelle. Certamente sono stati aiutati a farsi conoscere da Santoro, ma si sono dati un programma e con delle manifestazioni si fanno conoscere. Se come ha detto Paolo organizzassimo una manifestazione o un comizio a Montecitorio, con varie associazioni, di liberi professionisti, agricoltori, sui diritti civili (gay, droghe, ecc.), magari anche con qualche esponente dell’istituto Bruno Leoni, ad esempio Giannino. E con un discorso di Giorgio e Leonardo, riusciremmo a farci conoscere. Però dobbiamo darci anche noi un programma, che sia pragmatico e progressivo.

    • Leonardo Facco
      Rispondi

      Direi di no.

      • Koso
        Rispondi

        Motivazioni? Ti vergoni di parlare in pubblico, oppure hai paura che il progetto possa funzionare?

        • Leonardo Facco
          Rispondi

          Io non voglio entrare in politica, ma che la politica esca dalla mia vita!

          • Koso

            Sì vabbè, anche io fra qualche anno vorrei sposarmi e crearmi una famiglia, ma per farlo non bisogna chiudere gli occhi e desiderarlo immensamente oppure pregare il bambinello, ma bisogna che esca e mi trovi una ragazza, che il rapporto evolva, ecc. Se credi in dio* puoi andare in chiesa e pregare.
            *(n.d.r. Ah già dio non esiste)

  • maschile individuale
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    quel manettaro di DiPietro che si problama liberaldemocratico bestemmia

  • Caber
    Rispondi

    Il fatto è che se (per assurdo) tutti si astenessero alla politica le cose non migliorerebbero di certo. lo stato ha creato una cosa chiamata burocrazia che è peggio del cancro: uccide, continua a crescere, crea metastasi, degenera in continuazione e non può essere eliminata se non con un pesante intervento drastico (che solo i politici o una rivoluzione coi fucili possono fare).

  • paolo cintolesi
    Rispondi

    Leonardo, credo che tu ci sia già in politica! e permettimi anche con qualità, insieme a Giorgio, credo che potremo fare cose egregie. Questi LORSIGNORI DELLA POLITICA stanno vivendo un momento di grande precarietà, io credo che una iniziativa del genere possa incrinare, nel profondo, il potere dei partiti. La CASTA è in sofferenza!!! Ci possiamo vedere? velocemente però, avrei delle proposte da mettere alla vostra attenzione. Dobbiamo credere ed avere fiducia. un caro saluto Paolo

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