In Economia, Esteri, Libertarismo, Saggi

DELLA LIBERTA ECONOMICA NON SI PARLA MAI ABBASTANZA, ECCO UN VIDEO CHE CI RACCONTA CON PRECISIONE COME STANNO LE COSE NEL MONDO, LADDOVE LA MISERIA COLLETTIVA FA RIMA CON STATALISMO.

clicca sotto per il video

cLICCA SULL'IMMAGINE E SCEGLI LA MAGLIETTA DEL MOVIMENTO LIBERTARIO PERFETTA PER TE

[http://youtu.be/v1U1Jzdghjk]

Post suggeriti
Mostrati 31 commenti
  • andrea
    Rispondi

    Faccio notare, che anche Singapore, la Svizzera, Hong Kong, Canada, Australia, UK ecc…ecc..insomma i Paesi in cui c’è un elevato Pil pro-capite, e in cui è garantito un buon livello di libertà economica, sono STATI!

    Anche la libertà economica è un prodotto dello stato, al di fuori degli stati purtroppo non esiste economia, e non esiste libertà economica

  • andrea
    Rispondi

    Faccio notare, che anche Singapore, la Svizzera, Hong Kong, Canada, Australia, UK ecc…ecc..insomma i Paesi in cui c’è un elevato Pil pro-capite, e in cui è garantito un buon livello di libertà economica, sono STATI!

    Anche la libertà economica è un prodotto dello stato, al di fuori degli stati purtroppo non esiste economia, e non esiste libertà economica

  • Koso
    Rispondi

    Hai ragione Andrea, lo stato è un male necessario che purtroppo serve a questo. Purtroppo gli estremismi non pagano, come uno stato collettivista e socialista (che identifico in una spesa pari o superiore del 50% del pil, vedasi l’Italia, la Francia, Islanda; Zimbawe, Cuba, ecc.) in cui è tutto pianificato non può funzionare perché va contro la natura umana, ma non possono neanche funzionare le teorie anarchiche. Quelle anarco-comuniste sono ridicole perché non spiegano come risolvere i problemi derivanti dall’abbattimento dello stato, mentre quelle anarco-capitaliste sono più sensate perché tentano di spiegare come il tutto potrebbe funzionare senza stato, ma anche queste sono utopiche. Possono funzionare se fossimo al livello (non lo dico con disprezzo) delle tribù africani, amazzoni, ecc.. Nella domanda che si poneva Nozick: se lo stato non esistesse, bisognerebbe inventarlo? La risposta è no, perché nascerebbe spontaneamente. Il punto è, avere uno stato socialdemocratico, minimale, o ultraminimo?. Lo stato socialdemocratico può funzionare in realtà dalla bassa densità abitativa e in cui i livelli politico-amministrativi sono ridotti al minimo e in cui chi li “governa” non sono politici ma degli amministratori, in Italia non funzionerebbe mai e comunque questa forma di stato non la digerisco. Io sono un minarchista, e la mia proposta di spesa inferiore al 10% del pil e di governo centrale senza bilancio e senza il potere di imporre tasse, con un unico livello sottostante (una sorta di mini-stati) con dei poteri limitati ecc. ecc. non l’appoggerebbe nessuno. In un paese normale, con una destra liberale e una sinistra socialdemocratica il punto di incontro sarebbe uno stato minimo, che per l’Italia sarebbe il dimezzamento delle spesa, e alla fine non si farebbero troppe seghe mentali sui tagli orizzontali, verticali, diagonali, tangenziali. Ovviamente in Italia non c’è nulla di simile e l’unica cosa da fare è rassegnarsi.

  • Koso
    Rispondi

    Hai ragione Andrea, lo stato è un male necessario che purtroppo serve a questo. Purtroppo gli estremismi non pagano, come uno stato collettivista e socialista (che identifico in una spesa pari o superiore del 50% del pil, vedasi l’Italia, la Francia, Islanda; Zimbawe, Cuba, ecc.) in cui è tutto pianificato non può funzionare perché va contro la natura umana, ma non possono neanche funzionare le teorie anarchiche. Quelle anarco-comuniste sono ridicole perché non spiegano come risolvere i problemi derivanti dall’abbattimento dello stato, mentre quelle anarco-capitaliste sono più sensate perché tentano di spiegare come il tutto potrebbe funzionare senza stato, ma anche queste sono utopiche. Possono funzionare se fossimo al livello (non lo dico con disprezzo) delle tribù africani, amazzoni, ecc.. Nella domanda che si poneva Nozick: se lo stato non esistesse, bisognerebbe inventarlo? La risposta è no, perché nascerebbe spontaneamente. Il punto è, avere uno stato socialdemocratico, minimale, o ultraminimo?. Lo stato socialdemocratico può funzionare in realtà dalla bassa densità abitativa e in cui i livelli politico-amministrativi sono ridotti al minimo e in cui chi li “governa” non sono politici ma degli amministratori, in Italia non funzionerebbe mai e comunque questa forma di stato non la digerisco. Io sono un minarchista, e la mia proposta di spesa inferiore al 10% del pil e di governo centrale senza bilancio e senza il potere di imporre tasse, con un unico livello sottostante (una sorta di mini-stati) con dei poteri limitati ecc. ecc. non l’appoggerebbe nessuno. In un paese normale, con una destra liberale e una sinistra socialdemocratica il punto di incontro sarebbe uno stato minimo, che per l’Italia sarebbe il dimezzamento delle spesa, e alla fine non si farebbero troppe seghe mentali sui tagli orizzontali, verticali, diagonali, tangenziali. Ovviamente in Italia non c’è nulla di simile e l’unica cosa da fare è rassegnarsi.

  • Nereo Villa
    Rispondi

    La libertà economica non è un prodotto dello Stato, così come nell’organismo umano un assone del sistema nervoso non è un prodotto del cuore (sistema ritmico cardiocircolatorio). La libertà economica è prodotta dalla NON rassegnazione dell’individuo a lasciarla manomettere dallo Stato (statalismo). L’unica produzione di fattispecie statale è quella giuridica, così come l’unica produzione del cuore umano è la sua ritmica. Quando il ritmo non segue il tempo ed il cuore batte troppo o troppo poco, il cuore batte in testa e si genera cefalea fino alla morte. Così questo stato di cose è in putrefazione perché lo Stato è giuridicamente fermo all’impero romano dei tempi di Verre… Il vero Stato è quello del diritto, ed il vero diritto poggia sull’uguaglianza. Il vero socialismo è quello NON della perfezione ma della fraternità, mentre la vera libertà è quella della cultura…

    • andrea
      Rispondi

      Col mio intervento, volevo solamente dire che mi pare un po’ utopico sognare una società, con un sistema economico capitalista, al di fuori dello stato(anarco-capitalismo)
      Se uno vuole vivere al di fuori dello stato, deve accontentarsi di un’economia di sussistenza (agricoltura, allevamento e pesca), ma non si può avere la botte piena(capitalismo), e la moglie ubriaca(società libera da sovrastrutture statali), bisogna fare una scelta!

      L’anarco-capitalismo, purtroppo, può esistere solo nella fantasia, tutte le società senza stato che esistono al mondo, sono composte da clan e tribù che vivono in aree geografiche impervie e isolate (e quindi non colonizzabili dagli stati), e con un’economia di sussistenza, in cui al massimo si pratica il baratto (per esempio i contadini scambiano risorse con cacciatori, pescatori, allevatori ecc..), senza moneta, senza commercio. Insomma si tratta di società molto semplici, senza capitalismo!

  • Nereo Villa
    Rispondi

    La libertà economica non è un prodotto dello Stato, così come nell’organismo umano un assone del sistema nervoso non è un prodotto del cuore (sistema ritmico cardiocircolatorio). La libertà economica è prodotta dalla NON rassegnazione dell’individuo a lasciarla manomettere dallo Stato (statalismo). L’unica produzione di fattispecie statale è quella giuridica, così come l’unica produzione del cuore umano è la sua ritmica. Quando il ritmo non segue il tempo ed il cuore batte troppo o troppo poco, il cuore batte in testa e si genera cefalea fino alla morte. Così questo stato di cose è in putrefazione perché lo Stato è giuridicamente fermo all’impero romano dei tempi di Verre… Il vero Stato è quello del diritto, ed il vero diritto poggia sull’uguaglianza. Il vero socialismo è quello NON della perfezione ma della fraternità, mentre la vera libertà è quella della cultura…

    • andrea
      Rispondi

      Col mio intervento, volevo solamente dire che mi pare un po’ utopico sognare una società, con un sistema economico capitalista, al di fuori dello stato(anarco-capitalismo)
      Se uno vuole vivere al di fuori dello stato, deve accontentarsi di un’economia di sussistenza (agricoltura, allevamento e pesca), ma non si può avere la botte piena(capitalismo), e la moglie ubriaca(società libera da sovrastrutture statali), bisogna fare una scelta!

      L’anarco-capitalismo, purtroppo, può esistere solo nella fantasia, tutte le società senza stato che esistono al mondo, sono composte da clan e tribù che vivono in aree geografiche impervie e isolate (e quindi non colonizzabili dagli stati), e con un’economia di sussistenza, in cui al massimo si pratica il baratto (per esempio i contadini scambiano risorse con cacciatori, pescatori, allevatori ecc..), senza moneta, senza commercio. Insomma si tratta di società molto semplici, senza capitalismo!

  • Koso
    Rispondi

    Certo che la libertà ecomomica non è un prodotto dello stato, lo è invece la sua difesa, la difesa della proprietà, e punire chi vìola queste princìpi, ho letto Per una nuova libertà di Rothbard, ma non credo che una società anarco-capitalista si realizzerà e che nonstante quello che spiega Rothbard non credo che sia in grando di difendere queste libertà e questi diritti naturali.

  • Koso
    Rispondi

    Certo che la libertà ecomomica non è un prodotto dello stato, lo è invece la sua difesa, la difesa della proprietà, e punire chi vìola queste princìpi, ho letto Per una nuova libertà di Rothbard, ma non credo che una società anarco-capitalista si realizzerà e che nonstante quello che spiega Rothbard non credo che sia in grando di difendere queste libertà e questi diritti naturali.

  • NV
    Rispondi

    Forse hai ragione (dipende da ciò che si intende come contenuto del concetto di difendere). Il mio punto di vista è il seguente. Come il cuore umano non difende i nervi ma permette la loro ossigenazione, così lo Stato non ha il compito di difendere le transazioni economiche bensì permettere (laisséz faire) la loro comunicazione (scambi, economia) secondo lo swing (del mercato) che caratterizza quest’ultima. Allora l’economia è giustamente “ossigenata”. Ma qui la libertà non c’entra. La libertà riguarda solo ed esclusivamente la cultura. L’economia (sistema nervoso dell’organismo sociale) riguarda la fraternità, non in senso buonistico ma scientifico, vale a dire nel senso applicativo del principio della divisione del lavoro a tutto il campo della produzione dei beni. Leggerò il libro che hai indicato. Comunque credo che la società anarco-capitalista si realizzerà. Però sarà solo un terzo della realizzazione dell’organismo sociale SANO. Le altre due parti sono, appunto, la libera cultura e lo Stato di diritto, che per ora NON esistono (lo Stato praticamente dovrebbe essere un terzo di quello che è oggi). La società anarco-capitalista si realizzerà in quanto non può non realizzarsi. Ma occorre partire (secondo me dalla cultura). Per questo motivo è importantissimo il movimento creato da Facco, soprattutto se in futuro si discuterà sempre più, o meglio si studierà sempre più, non solo la questione economica ma anche la questione culturale e quella giuridica.

    • andrea
      Rispondi

      “così lo Stato non ha il compito di difendere le transazioni economiche bensì permettere (laisséz faire) la loro comunicazione (scambi, economia) secondo lo swing (del mercato) che caratterizza quest’ultima.”

      Se fosse come dici tu, non potrebbe esistere nessun mercato, visto che se lo stato abdicasse dalla sua funzione di difendere le transazioni, e tu fossi un imprenditore, o un grossista, non avresti nessun mezzo per costringere il cliente a pagarti(a parte il baratto diretto, per esempio in monete d’oro, cosa decisamente poco pratica e con molti limiti). Se lo stato non difendesse tramite i suoi mezzi militari(polizia) e giuridici(tribunali e galera) i contratti, le transazioni economiche, e il diritto alla proprietà privata non esisterebbero.
      Insomma l’economia capitalista che conosciamo oggi, basata sulla specializzazione e su un’enorme divisione del lavoro, e sullo scambio di beni e servizi estremamente variegati, non potrebbe esistere senza una struttura statale(poi potresti anche chiamarla diversamente, potresti anche inventarti un nuovo tipo di governo, un nuovo ente legislativo, diverso da tutte le monarchie, dittature, e democrazie attuali e del passato, ma il sistema esecutivo e giudiziario, è indispensabile per l’esistenza di un’economia di mercato!)

  • NV
    Rispondi

    Forse hai ragione (dipende da ciò che si intende come contenuto del concetto di difendere). Il mio punto di vista è il seguente. Come il cuore umano non difende i nervi ma permette la loro ossigenazione, così lo Stato non ha il compito di difendere le transazioni economiche bensì permettere (laisséz faire) la loro comunicazione (scambi, economia) secondo lo swing (del mercato) che caratterizza quest’ultima. Allora l’economia è giustamente “ossigenata”. Ma qui la libertà non c’entra. La libertà riguarda solo ed esclusivamente la cultura. L’economia (sistema nervoso dell’organismo sociale) riguarda la fraternità, non in senso buonistico ma scientifico, vale a dire nel senso applicativo del principio della divisione del lavoro a tutto il campo della produzione dei beni. Leggerò il libro che hai indicato. Comunque credo che la società anarco-capitalista si realizzerà. Però sarà solo un terzo della realizzazione dell’organismo sociale SANO. Le altre due parti sono, appunto, la libera cultura e lo Stato di diritto, che per ora NON esistono (lo Stato praticamente dovrebbe essere un terzo di quello che è oggi). La società anarco-capitalista si realizzerà in quanto non può non realizzarsi. Ma occorre partire (secondo me dalla cultura). Per questo motivo è importantissimo il movimento creato da Facco, soprattutto se in futuro si discuterà sempre più, o meglio si studierà sempre più, non solo la questione economica ma anche la questione culturale e quella giuridica.

    • andrea
      Rispondi

      “così lo Stato non ha il compito di difendere le transazioni economiche bensì permettere (laisséz faire) la loro comunicazione (scambi, economia) secondo lo swing (del mercato) che caratterizza quest’ultima.”

      Se fosse come dici tu, non potrebbe esistere nessun mercato, visto che se lo stato abdicasse dalla sua funzione di difendere le transazioni, e tu fossi un imprenditore, o un grossista, non avresti nessun mezzo per costringere il cliente a pagarti(a parte il baratto diretto, per esempio in monete d’oro, cosa decisamente poco pratica e con molti limiti). Se lo stato non difendesse tramite i suoi mezzi militari(polizia) e giuridici(tribunali e galera) i contratti, le transazioni economiche, e il diritto alla proprietà privata non esisterebbero.
      Insomma l’economia capitalista che conosciamo oggi, basata sulla specializzazione e su un’enorme divisione del lavoro, e sullo scambio di beni e servizi estremamente variegati, non potrebbe esistere senza una struttura statale(poi potresti anche chiamarla diversamente, potresti anche inventarti un nuovo tipo di governo, un nuovo ente legislativo, diverso da tutte le monarchie, dittature, e democrazie attuali e del passato, ma il sistema esecutivo e giudiziario, è indispensabile per l’esistenza di un’economia di mercato!)

  • Koso
    Rispondi

    Il libro lo trovi qui http://mises.org/books/newliberty.pdf . Comunque siamo tutti d’accordo che lo stato debba essere ridotto ai minimi termini (per me 1/10 dell’attuale spesa), per me è un obiettivo, mentre per te è un primo passo, e certamente per arrivare ad uno stato ultra-minimo e (secondo te) di conseguenza in una società anarco-capitalista c’è bisogno di una rivoluzione culturale. Però non bisogna sottovalutare le questioni economiche e anche giuridiche, a parole è tutto facile, corti di giustizia private, polizia privata, diritto privato, strade, terre, laghi, fiumi, mari, oceani privati. La società moderna è molto complessa e qui io vedo un muro, ecco perché il mio obiettivo è soltanto la realizzazione di Stati ultra-minimi.

    • andrea
      Rispondi

      Secondo me anche lo stato ridotto ai minimi termini, potrebbe avere i suoi pro, ma anche tanti contro.
      Per esempio se avessi una malattia cronica rara, in uno stato ultra-mini, ti attacchi al cazzo, visto che la sanità privata investe solo dove c’è profitto, e anche le assicurazioni sanitarie ti assicurano solo sulla base di un calcolo del rischio, se sono sicure di dover spendere più di quello che incasseranno, se ne fregano della tua salute!
      Solo lo stato, nel campo sanitario, e della ricerca scientifica, ha la capacità di imporre una tassazione, e investire anche dove non c’è nessun profitto. Chi ha la sfiga di avere malattie rare, croniche, o di nascere con un difetto genetico raro, in uno stato minimo che non investe in ricerca scientifica, e nemmeno in un sistema sanitario pubblico, sarebbe abbandonato al proprio triste destino…

      Io sono per uno stato con meno sprechi, senza inutili carrozzoni pubblici(che servono solo a sistemare familiari e amici), ma credo che lo stato abbia il dovere di intervenire, laddove il libero mercato non può arrivare, e cioè in tutte quelle funzioni socialmente utili in cui non c’è profitto

  • Koso
    Rispondi

    Il libro lo trovi qui http://mises.org/books/newliberty.pdf . Comunque siamo tutti d’accordo che lo stato debba essere ridotto ai minimi termini (per me 1/10 dell’attuale spesa), per me è un obiettivo, mentre per te è un primo passo, e certamente per arrivare ad uno stato ultra-minimo e (secondo te) di conseguenza in una società anarco-capitalista c’è bisogno di una rivoluzione culturale. Però non bisogna sottovalutare le questioni economiche e anche giuridiche, a parole è tutto facile, corti di giustizia private, polizia privata, diritto privato, strade, terre, laghi, fiumi, mari, oceani privati. La società moderna è molto complessa e qui io vedo un muro, ecco perché il mio obiettivo è soltanto la realizzazione di Stati ultra-minimi.

    • andrea
      Rispondi

      Secondo me anche lo stato ridotto ai minimi termini, potrebbe avere i suoi pro, ma anche tanti contro.
      Per esempio se avessi una malattia cronica rara, in uno stato ultra-mini, ti attacchi al cazzo, visto che la sanità privata investe solo dove c’è profitto, e anche le assicurazioni sanitarie ti assicurano solo sulla base di un calcolo del rischio, se sono sicure di dover spendere più di quello che incasseranno, se ne fregano della tua salute!
      Solo lo stato, nel campo sanitario, e della ricerca scientifica, ha la capacità di imporre una tassazione, e investire anche dove non c’è nessun profitto. Chi ha la sfiga di avere malattie rare, croniche, o di nascere con un difetto genetico raro, in uno stato minimo che non investe in ricerca scientifica, e nemmeno in un sistema sanitario pubblico, sarebbe abbandonato al proprio triste destino…

      Io sono per uno stato con meno sprechi, senza inutili carrozzoni pubblici(che servono solo a sistemare familiari e amici), ma credo che lo stato abbia il dovere di intervenire, laddove il libero mercato non può arrivare, e cioè in tutte quelle funzioni socialmente utili in cui non c’è profitto

  • NV
    Rispondi

    Ho copiaincollato il tuo post. Ti risponderò appena posso. Grazie.

  • NV
    Rispondi

    Ho copiaincollato il tuo post. Ti risponderò appena posso. Grazie.

  • Koso
    Rispondi

    Andrea, come ho detto io sono per un governo senza bilancio e tasse, con un unico livello sottostante fatto di comuni molto più grandi di adesso non dei compiti limitati. Oltre alla polizia, alla giustizia/carceri, avrebbero anche altri compiti. Sarebbero responsabili di offrire assegni di invalidità a chi ha gravi disabilità che gli impedirebbero di trovare un lavoro (e ci mancherebbe), ci sarebbe anche un fondo “comunale” per offrire dei livelli di assistenza medica minimi che per gli altri offrirebbero le assicurazioni private per le persone che gravano in gravi condizioni di indigenza (con copertura parziale o totale per le spese per malattie come il cancro). Altri compiti sarebbero appaltare ad aziende esterne la manutenzine ordinaria e straordinaria delle strade. Mentre tutti i servizi locali potrebbero essere serviti da cooperative. Per semplificare il discorso sarò incorretto, le coperative hanno l’obbligo di riutilizzare il 100% dei loro utili per la ragione sociale dell’azienda, e quindi utilizzerebbero questi profitti per migliorare il servizio. Per servizi locali mi riferisco alla raccolta rifiuti, all’acqua, e ai trasporti. Forse non hai ben chiaro di cosa sia il profitto. Tutti i medici e gli infermieri ti aiutano non per beneficenza ma per avere un profitto (anche tu e io lavoriamo per avere un profitto). Ma nella sanità privata ci sarebbero delle super mega- multinazionali che utilizzerebbero il loro utili per metterseli tutti in tasca!!! A parte che non sarebbero gestite da multinazionali, comunque anche nell’attuale sistema pubblico ci sono gli amministratori delle asl papponi che si rubano più di 15 mila euro. Con l’attuale stato paternale lo stato ti dice non fumare, non ti drogare, non ubiacarti, non mangiare come un maiale (tutte queste cose sono cause di malattie) però nel caso in cui tu lo facessi ci sarebbero altre persone che hanno deciso di fare una vita sana che pagheranno per te!!! Considera che ci sono ipocondriaci che vanno all’ospedale per qualsiasi cosa e perché tu dovresti pagare per loro? In sistema sanitario privato non ci sarebbero gli attuali sprechi e spingerebbe le persono a condurre un vita salutare, per chi versa in gravi stati di povertà e per chi ha delle disabilità ci sarebbero delle coperture, e sì i medici e gli infermieri e gli amministratori cattivi lavorerebbero per profitto, e allora?

    • andrea
      Rispondi

      Infatti io non ho detto che chi opera nella sanità pubblica-statale, lo faccia per beneficenza….ho solamente detto che lo stato può decidere di tassare e destinare fondi, per risolvere problemi, o andare incontro ad esigenze, che i privati nel libero mercato non potrebbero coprire!

      Per esempio nessuna azienda farmaceutica privata può avere interesse a fare ricerca scientifica su una malattia rara, che magari in italia ha colpito solo 10mila persone. Perché anche se trovassero una cura, dovrebbero metterla sul mercato a prezzi esorbitanti, talmente alti che quasi nessuno dei 10mila malati potrebbe permettersi di pagare. E quindi le industrie farmaceutiche fanno ricerca solo in quei campi in cui hanno buone probabilità di fare profitto, dove ci sono grandi numeri di potenziali clienti. Mentre lo stato può decidere di imporre a tutti una tassa relativamente piccola, e sopportabile dalle finanze individuali, per coprire anche quei settori della ricerca scientifica, in cui il privato non ha interesse ad operare!
      Ovviamente non sto dicendo che la sanità pubblica, o la ricerca scientifica finanziata dallo stato, sia la perfezione, ma solo che un sistema totalmente privatistico ha i suoi grossi limiti. La scelta è tra i difetti dello stato, e i difetti del libero mercato, non è che da una parte(lo stato) c’è un’inferno, e dall’altra parte (il mercato) un paradiso perfetto.
      Secondo me la cosa migliore è trovare un equilibrio, tra libero mercato, e settori controllati dallo stato. Lasciare al libero mercato il controllo di quei settori economici in cui il mercato riesce a fare meglio dello stato, e lasciare al controllo statale, la soluzione di quei problemi, e la soddisfazione di quei bisogni ed esigenze, in che il libero mercato da solo non riesce a risolvere(perché come ho già scritto, il mercato funziona solo dove ci sono alte probabilità di profitto, e quindi riesce a soddisfare i bisogni delle masse, lavora bene sui grandi numeri, ma è del tutto indifferente a problemi ed esigenze minoritarie, che riguardano minoranze assolute della popolazione)

  • Koso
    Rispondi

    Andrea, come ho detto io sono per un governo senza bilancio e tasse, con un unico livello sottostante fatto di comuni molto più grandi di adesso non dei compiti limitati. Oltre alla polizia, alla giustizia/carceri, avrebbero anche altri compiti. Sarebbero responsabili di offrire assegni di invalidità a chi ha gravi disabilità che gli impedirebbero di trovare un lavoro (e ci mancherebbe), ci sarebbe anche un fondo “comunale” per offrire dei livelli di assistenza medica minimi che per gli altri offrirebbero le assicurazioni private per le persone che gravano in gravi condizioni di indigenza (con copertura parziale o totale per le spese per malattie come il cancro). Altri compiti sarebbero appaltare ad aziende esterne la manutenzine ordinaria e straordinaria delle strade. Mentre tutti i servizi locali potrebbero essere serviti da cooperative. Per semplificare il discorso sarò incorretto, le coperative hanno l’obbligo di riutilizzare il 100% dei loro utili per la ragione sociale dell’azienda, e quindi utilizzerebbero questi profitti per migliorare il servizio. Per servizi locali mi riferisco alla raccolta rifiuti, all’acqua, e ai trasporti. Forse non hai ben chiaro di cosa sia il profitto. Tutti i medici e gli infermieri ti aiutano non per beneficenza ma per avere un profitto (anche tu e io lavoriamo per avere un profitto). Ma nella sanità privata ci sarebbero delle super mega- multinazionali che utilizzerebbero il loro utili per metterseli tutti in tasca!!! A parte che non sarebbero gestite da multinazionali, comunque anche nell’attuale sistema pubblico ci sono gli amministratori delle asl papponi che si rubano più di 15 mila euro. Con l’attuale stato paternale lo stato ti dice non fumare, non ti drogare, non ubiacarti, non mangiare come un maiale (tutte queste cose sono cause di malattie) però nel caso in cui tu lo facessi ci sarebbero altre persone che hanno deciso di fare una vita sana che pagheranno per te!!! Considera che ci sono ipocondriaci che vanno all’ospedale per qualsiasi cosa e perché tu dovresti pagare per loro? In sistema sanitario privato non ci sarebbero gli attuali sprechi e spingerebbe le persono a condurre un vita salutare, per chi versa in gravi stati di povertà e per chi ha delle disabilità ci sarebbero delle coperture, e sì i medici e gli infermieri e gli amministratori cattivi lavorerebbero per profitto, e allora?

    • andrea
      Rispondi

      Infatti io non ho detto che chi opera nella sanità pubblica-statale, lo faccia per beneficenza….ho solamente detto che lo stato può decidere di tassare e destinare fondi, per risolvere problemi, o andare incontro ad esigenze, che i privati nel libero mercato non potrebbero coprire!

      Per esempio nessuna azienda farmaceutica privata può avere interesse a fare ricerca scientifica su una malattia rara, che magari in italia ha colpito solo 10mila persone. Perché anche se trovassero una cura, dovrebbero metterla sul mercato a prezzi esorbitanti, talmente alti che quasi nessuno dei 10mila malati potrebbe permettersi di pagare. E quindi le industrie farmaceutiche fanno ricerca solo in quei campi in cui hanno buone probabilità di fare profitto, dove ci sono grandi numeri di potenziali clienti. Mentre lo stato può decidere di imporre a tutti una tassa relativamente piccola, e sopportabile dalle finanze individuali, per coprire anche quei settori della ricerca scientifica, in cui il privato non ha interesse ad operare!
      Ovviamente non sto dicendo che la sanità pubblica, o la ricerca scientifica finanziata dallo stato, sia la perfezione, ma solo che un sistema totalmente privatistico ha i suoi grossi limiti. La scelta è tra i difetti dello stato, e i difetti del libero mercato, non è che da una parte(lo stato) c’è un’inferno, e dall’altra parte (il mercato) un paradiso perfetto.
      Secondo me la cosa migliore è trovare un equilibrio, tra libero mercato, e settori controllati dallo stato. Lasciare al libero mercato il controllo di quei settori economici in cui il mercato riesce a fare meglio dello stato, e lasciare al controllo statale, la soluzione di quei problemi, e la soddisfazione di quei bisogni ed esigenze, in che il libero mercato da solo non riesce a risolvere(perché come ho già scritto, il mercato funziona solo dove ci sono alte probabilità di profitto, e quindi riesce a soddisfare i bisogni delle masse, lavora bene sui grandi numeri, ma è del tutto indifferente a problemi ed esigenze minoritarie, che riguardano minoranze assolute della popolazione)

  • Koso
    Rispondi

    Se è solo per la ricerca scientifica che dobbiamo tenerci l’attuale sistema sanitario, con tutti gli ospedali, i medici, infermierei, specialisti, chirurghi, medici di famiglia, ecc., francamente non lo capisco. Come sostengo io, la sanità sarebbe privata ma il comune garantirebbe comunque un minimo di copertura per le fasce più deboli, in più avrebbe il vantaggio di ridurre gli sprechi e di aumentare la prevenzione. Tutti dicono che non servono solo i posti letto e il personale, ma che serva la prevenzione e che debba pensarci lo stato, ma la soluzione è privatizzare la sanità. Per quanto riguarda la ricerca scientifica avverrebbe privatamente, primo attraverso la scelta volontaria di donare una parte del proprio reddito a onlus, associazione, ecc. di ricerca con il 5×1000, in più si spenderà un miliardo per finanziare la chiesa con l’8×1000, quei soldi potrebbero essergli tolti e venire utilizzati meglio proprio nel campo medico scientifico di ricerca, in più nulla vieta donazione ulteriori.

    Riprendo una parte che ho scritto nel primo commento e ripeto, che sono consapevole che la proposta di stato ultraminimo piacerebbe a pochi (basta vedere le tue legittime obiezioni), come a te ed ad altri non piace questa proposta, a me non piacerebbe uno stato socialdemocratico, il punto di incontro tra liberali e socialdemocratici dovrebbe essere uno stato minimo, che nel caso dell’Italia sarebbe dimezzare l’attuale spesa pubblica. Quindi più meno fra il 20 e massimo il 30% del pil, e bada bene che anche cosi si potrebbe continuare a spendere come nell’attuale SSN (a cui sono contrario) e aggiungerci la spesa scolastica/uiversitaria (anche qui propongo la privatizzazione) ed escludendo il sistema pensionistico che va assolutamente privatizzato, alla fine si può notare come si possa rimanere in certi limiti di spesa che si possano definire minimi. Purtroppo parlare di certe cose in Italia è un tabù, ed è per questo che ci sarebbe da festeggiare e da potersi ritenere soddisfatti se solo si decidesse di dimezzare l’attuale spesa.

    • andrea
      Rispondi

      Quello sulla ricerca scientifica era solo un esempio, per dire che anche il libero mercato (che può esistere solo come prodotto dello stato, non dimentichiamolo. Se non ci fosse lo stato, non ci sarebbe nemmeno l’economia di mercato!) ha i suoi limiti, cioè funziona solo ed esclusivamente dove si può far profitto, e dove c’è una domanda relativamente elevata, grandi numeri in ballo. Ma tutte quelle esigenze, quei settori, quei problemi, quelle grandi opere, in cui non c’è profitto(o che necessitano di enormi investimenti, e in cui il profitto si concretizza solo su tempi estremamente lunghi), necessitano dell’intervento dello stato.
      Insomma io sostengo che anche il mito del libero mercato perfetto, e della mano invisibile, è appunto solo UN MITO(una fantasia), nella realtà anche l’economia di mercato ha i suoi difetti, e non è sufficiente a risolvere tutti i problemi e tutte le esigenze di una società complessa come la nostra!
      Quindi i libertari non hanno tutti i torti, tantissimi sprechi indecenti e inutili andrebbero senz’altro tagliati, la spesa pubblica italiana, e la pressione fiscale è esagerata. Però la spesa pubblica non si può nemmeno totalmente annullare, e anche una società totalmente basata sul libero mercato, senza quasi alcun intervento statale, avrebbe dei lati negativi

  • Koso
    Rispondi

    Se è solo per la ricerca scientifica che dobbiamo tenerci l’attuale sistema sanitario, con tutti gli ospedali, i medici, infermierei, specialisti, chirurghi, medici di famiglia, ecc., francamente non lo capisco. Come sostengo io, la sanità sarebbe privata ma il comune garantirebbe comunque un minimo di copertura per le fasce più deboli, in più avrebbe il vantaggio di ridurre gli sprechi e di aumentare la prevenzione. Tutti dicono che non servono solo i posti letto e il personale, ma che serva la prevenzione e che debba pensarci lo stato, ma la soluzione è privatizzare la sanità. Per quanto riguarda la ricerca scientifica avverrebbe privatamente, primo attraverso la scelta volontaria di donare una parte del proprio reddito a onlus, associazione, ecc. di ricerca con il 5×1000, in più si spenderà un miliardo per finanziare la chiesa con l’8×1000, quei soldi potrebbero essergli tolti e venire utilizzati meglio proprio nel campo medico scientifico di ricerca, in più nulla vieta donazione ulteriori.

    Riprendo una parte che ho scritto nel primo commento e ripeto, che sono consapevole che la proposta di stato ultraminimo piacerebbe a pochi (basta vedere le tue legittime obiezioni), come a te ed ad altri non piace questa proposta, a me non piacerebbe uno stato socialdemocratico, il punto di incontro tra liberali e socialdemocratici dovrebbe essere uno stato minimo, che nel caso dell’Italia sarebbe dimezzare l’attuale spesa pubblica. Quindi più meno fra il 20 e massimo il 30% del pil, e bada bene che anche cosi si potrebbe continuare a spendere come nell’attuale SSN (a cui sono contrario) e aggiungerci la spesa scolastica/uiversitaria (anche qui propongo la privatizzazione) ed escludendo il sistema pensionistico che va assolutamente privatizzato, alla fine si può notare come si possa rimanere in certi limiti di spesa che si possano definire minimi. Purtroppo parlare di certe cose in Italia è un tabù, ed è per questo che ci sarebbe da festeggiare e da potersi ritenere soddisfatti se solo si decidesse di dimezzare l’attuale spesa.

    • andrea
      Rispondi

      Quello sulla ricerca scientifica era solo un esempio, per dire che anche il libero mercato (che può esistere solo come prodotto dello stato, non dimentichiamolo. Se non ci fosse lo stato, non ci sarebbe nemmeno l’economia di mercato!) ha i suoi limiti, cioè funziona solo ed esclusivamente dove si può far profitto, e dove c’è una domanda relativamente elevata, grandi numeri in ballo. Ma tutte quelle esigenze, quei settori, quei problemi, quelle grandi opere, in cui non c’è profitto(o che necessitano di enormi investimenti, e in cui il profitto si concretizza solo su tempi estremamente lunghi), necessitano dell’intervento dello stato.
      Insomma io sostengo che anche il mito del libero mercato perfetto, e della mano invisibile, è appunto solo UN MITO(una fantasia), nella realtà anche l’economia di mercato ha i suoi difetti, e non è sufficiente a risolvere tutti i problemi e tutte le esigenze di una società complessa come la nostra!
      Quindi i libertari non hanno tutti i torti, tantissimi sprechi indecenti e inutili andrebbero senz’altro tagliati, la spesa pubblica italiana, e la pressione fiscale è esagerata. Però la spesa pubblica non si può nemmeno totalmente annullare, e anche una società totalmente basata sul libero mercato, senza quasi alcun intervento statale, avrebbe dei lati negativi

  • Nereo Villa
    Rispondi

    Ridurre lo Stato ad un terzo di quello che è oggi NON è un primo passo per me, anzi, per l’antroposofia (che non è ideologia eterodiretta bensì autonomia conoscitiva o sophia – fondata su se stessa – dell’essere umano o antropos). Il primo passo sta piuttosto nel riconoscere la possibilità di questa autonomia che tende per natura ad attuarsi, così come un seme che feconda la terra a far crescere la pianta. Tutto il resto non è che presa d’atto che TUTTO procede – nonostante lo statalismo imperante (chiesa roana compresa) – verso tale armonia (il movimento libertario non è che un atto del TUTTO, e là dove esso diventa ideologico si conforma ancora alla divisione fra teoria e prassi, e quindi esula dalla sua natura; quest’ultimo pensiero è comunque la mia visione del movimento, come di ogni altro movimento politico o partitocratico). Quindi la cosiddetta rivoluzione culturale da questo punto di vista è ancora qualcosa di vecchio o di ingenuo (filosoficamente parlando), cioè di erroneo, in quanto poggiante sulla divisione fra teoria e prassi (errore gnoseologico). Mi rendo conto che se ti rispondo in modo compiuto devo scrivere troppo. Quindi vengo al punto.
    Se lo Stato fosse quello che dovrebbe essere (cioè 1/3 di ciò che è oggi) e si occupasse solo di ciò che gli compete (diritto) costerebbe molto ma molto meno di 1/10 dell’attuale spesa (forse 1/100 o ancora meno; si potrebbe studiare la cosa con dati attuali alla mano ma personalmente preferisco occuparmi di musica e del prossimo video per il movimento).
    L’idea di “giustizia privata”, così come la esponi (“corti di giustizia private, polizia privata, diritto privato”) è antroposoficamente giustificabile solo come giustizia amministrativa, governo (Stato), servizio di pubblica sicurezza. Ma le corti non c’entrano, dato che tutta giurisprudenza (libera ricerca nel campo giuridico del diritto civile e penale) è ambito culturale e poggia sulla libertà di studio dell’uguaglianza; non poggia sull’uguaglianza delle libertà. Qui occorre chiarezza: come il sistema cardiocircolatorio c’entra poco o nulla col sistema metabolico e col sistema nervoso, allo stesso modo l’uguaglianza c’entra poco o nulla con la libertà e con la fratellanza. Se uguaglianza e fraternità fossero una sola cosa si avrebbero due concetti antitetici a unire (“giusto” e “privato”) in quanto ciò che è privato esula da ciò che è universale, mentre la giustizia privata di universalità non può essere giustizia universalmente valida.
    Nel campo giurisprudenziale (che è il campo della libertà della ricerca) il diritto si può solo SCOPRIRE. Quando invece lo inventa si cade nello stesso tranello in cui sono caduti coloro che hanno voluto sostenere che anche la matematica è un’opinione. Insomma, il diritto inventato, o privato che dir si voglia, non è vero diritto. È un vero diritto solo se riguarda la proprietà privata. Ma anche in questo caso non si tratta di qualcosa di eternamente incontrovertibile. Occorre ragionarci sopra. Poniamo che io ragioni secondo la logica per cui possano esservi terre, laghi, fiumi, mari, oceani, ecc., privati. Se si ragiona in modo spregiudicato, cioè senza pregiudizi, secondo questa stessa logica bisognerebbe allora pagare ancora il copyright allo scopritore del fuoco, ecc., o ai suoi discendenti. Ma i suoi discendenti siamo noi tutti. Quindi è naturale pensare che se non vogliamo più nascere con 30 mila euro di debito (cosa che invece succede oggi a causa di errori di pensiero cosiddetto giuridico riguardante il monetaggio ed il conseguente debito pubblico) dovremmo studiare di più il concetto di proprietà, visto che perfino la proprietà del nostro corpo fisico non ci è data in modo eternamente incontrovertibile, in quanto prima o poi dobbiamo lasciare il corpo.
    Insomma vi sono tre logiche essenzialmente differenti nei concetti di diritto (uguaglianza), di fraternità (economia), e di cultura (libertà). Dobbiamo farle nostre tutte e tre per potere argomentarne. Se per esempio io distruggo agrumi per aumentarne il prezzo, dal punto di vista della logica dell’interesse economico io sono giustificato, però non lo sono più dal punto di vista del diritto. Perché? Perché non è giusto che vi sia diseguaglianza fra chi muore di fame e chi distrugge gli agrumi per mangiare aragoste e caviale (perché qui siamo nell’iniquità altro che diritto). Infatti poi se in nome della libertà mi invento il diritto di distruggere gli agrumi in nome della mia proprietà non sono proprio un uomo libero, ma piuttosto dozzinale, cioè un animale sociale più animale che sociale. Quindi legato più alla specie animale che alla specie umana (fatta di individualità, e l’individualità è tale proprio nella misura in cui è in grado di liberarsi dai condizionamenti dela specie e degli esemplari della specie).

  • Koso
    Rispondi

    @Andrea
    Per quanto riguarda la ricerca scientifica ho risposto al tuo esempio. Forse alcuni miei commenti precedenti ti sono sfuggiti, ho detto che gli estremismi sono inaccettabili, sia le teorie super-collettiviste e socialiste (identifico l’Italia come un paese socialista e questo è inaccettabile) e sia quelle anarchiche (che propongono l’abolizione dello stato), perché come ho già scritto la società moderna è molto complessa (vedo che qui convieni anche tu). Il punto è che mentre io non sono fossilizzato sulla mia idea di stato ultraminimo, tu lo sei con la tua visione socialdemocratica. Difatti io sostengo che il punto di incontro fra queste due visioni dovrebbe portare aalmeno a dimezzare la spesa italiana. E ti ho dimostrato che per quanto possa sembrare drastica riuscirebbe ad includere la spesa per la sanità, la scuola e molte altre cose, per la felicità di chi ha simpatie sinistroidi. Quel 25-30% di spesa che andrebbe tagliata è fatto di voci di spesa parassitarie. Se non si può discutere di questo l’Italia è morta economicamente e culturalmente.
    @Nereo Villa
    Discutere di quanto si possa risparmiare togliendo funzioni allo stato, serve solo a far capire quanto sia invadente nelle nostre vite (una persona perbene non dovrebbe neanche accorgersi della sua presenza, almeno è quello che penso io). Nel campo giurisprudenziale, sì, è assolutamente vero, che esso si scopre e che si evolve. E qui sta la differenza fra una Legge e una Norma, la prima è frutto delle consuetudini (banalmente, non uccidere, non rubare, rispetta la proprietà e la vita altrui), che possono anche essere messe per iscritto, che in maniera molto semplificata e forse incorretta, fa la differenza tra la Common law e la Civil Law. La Norma invece è un sottoprodotto frutto dei burocrati che la inventano e tendenzialmente va, in maniera paternale ad imbrigliare le libertà individuali (i gay non possono sposarsi, adottare figli, non ti puoi drogare, andare a puttane, ecc.). Il tutto perché in maniera matematica fanno l’equazione “immorale”= illegale = Legge da non violare. Quello che non capiscono è che non sempre l’immorale è illegale, alcune volte è soggettivo (come alcuni esempi che ho riportato), quest’ultime non sono illegali per il solo fatto che non violano la vita e la proprietà altrui. Leggere For a New Liberty (che dovrebbe essere un testo “sacro” dell’anarco-capitalismo) , non ha fatto altro che rafforzare in me la convinzione che un minimo di stato ci debba pure essere (non solo nel campo della giustizia e polizia), questo, soprattutto nella prima parte storica che spiega il vero significato del libertarismo, che agli albori della nascita degli USA non è mai stato anarco-capitalismo (e questo perché è inapplicabile) ma invece era molto più vicino alla mia concezione di stato. Probabilmente, io, te, ed Andrea, potremmo continuare all’infinito (spero di no) a controbatterci ognuno portando avanti le sue convinzioni, ed io non ho la cultura scolastica per poter argomentare in maniera filosofica. Quello che gli italiani e quei parassiti che ci governano non capiscono, è che non si può campare di rendita, certamente l’Italia nel corso della storia è diventata, ed è ancora una potenza economica, però le cose e il mondo cambia, mentre gli altri corrono veloci, l’Italia è un ciccione obeso cardiopatico che a stento riesce a camminare. Se non si da un taglio deciso alla spesa, almeno dimezzandola, l’Italia piano piano tramonterà.

  • NV
    Rispondi

    Condivido. Un minimo di organizzazione ci vuole. Comunque questo per me è l’ovvio. Per il resto, essere economicamente favorevole all’anarcocapitalismo non significa secondo me essere anarchici ma agire affinché l’organismo sociale si attui in modo armonico come fraternità nell’economia, vero incontro dell’altro nella giustizia, e spiritualizzazione della cultura.

Lascia un commento

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca