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DI SALVATORE ANTONACI

Che la California fosse un mito oramai al tramonto non  era più mistero per molti. La velocità di questo processo lascia, tuttavia, colpiti per la sua repentinità.

Una manciata di anni è stata, infatti, sufficiente a trasformare il paradiso della controcultura libertaria degli anni ’60-’70 e la regione traino della nuova economia a cavallo delle due decadi successive in una sorta di inferno burocratico-fiscale non troppo lontano dallo scenario fiction dipinto nelle avventure dell’intrepido ribelle Zorro.

Un ribelle alla cupidigia dei potenti locali e dei loro assistenti sempre pronti ad eseguirne le più abominevoli volontà vessatorie. Lo Zorro del 2000 si chiama Jeff Stone ed è il Supervisore di una contea californiana, quella di Riverside, vittima di una soperchieria manifesta da parte del governatorato del Sun State: 14 milioni di dollari derivati dalla tassa sulle patenti di guida raccolti da 4 municipalità della contea sono stati brutalmente e maldestramente “stornati” dal governo centrale per le proprie impellenti necessità di cassa.

La California, come molti altri omologhi dell’Unione, versa in un grave, quasi irreversibile, deficit di bilancio che ha costretto le autorità a scegliere la via classica dell’ipertassazione unita a consistenti tagli alla spesa. A questo punto si è giunti dopo vent’anni di malgoverno bipartisan democratico-repubblicano.

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Arnold Schwarzenegger, l’uscente governatore del GOP, ha inflitto il colpo finale terminando il secondo mandato con al passivo un debito quasi astronomico. Ironia della sorte , visto che proprio da qui, negli anni ’70 partì la cosiddetta rivoluzione reaganiana con il famoso referendum anti-tasse noto col nome di Proposition 13. Di fronte allo spettro di un super-poliziotto fiscale, dunque, Mister Stone non è stato a pensarci su due volte e da buon amministratore ligio ai principi costituzionali caduti un po’ in desuetudine negli ultimi tempi ha deciso di organizzare la protesta in maniera pacifica ,ma determinata.

Si tratta, nientemeno, che di una sfida aperta al potere costituito, statale ed anche federale. Stone ha iniziato da subito a concertarsi con le autorità di altre 12 contee interrogandole su una possibile secessione dalla casa madre. Il nuovo Stato si dovrebbe chiamare, senza eccessivo sforzo di fantasia bisogna ammettere, Socal (South California). Previsti chiari limiti riguardo alla tassazione della proprietà, vero nodo del contendere, e sulla durata della legislatura.

La proposta verrà formalizzata al board dei Supervisori il prossimo 12 luglio e tra uno scetticismo diffuso sull’iniziativa e l’appoggio di tanti altri  farà di sicuro parlare di sé. Contribuendo ad arroventare più del consueto la già calda estate californiana.

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Mostrati 3 commenti
  • Koso
    Rispondi

    E cosa pensano di cambiare? Anche se secedessero dalla California dovrebbero dividersi comunque il debito, e poi avrebbero ancora il governo federale sulle spalle, che ricordo, su una spesa totale che sfiora il 40% del pil, la metà è nelle mani del governo federale. Se la proposta di secessione fosse totale, cioè un nuovo stato indipendente dalla tasche bucate del governo federale sarebbe una provocazione che farebbe cambiare le cose a livello centrale, a tutto vantaggio dei cittadini statunitensi/californiani.

  • Alfredo
    Rispondi

    Dovunque sono arrivati i figli dei fiori, è subentrato dirigismo,interventismo,socialismo. Come mai? E’ semplice, si trattava di bambini ribelli e dunque bisognosi soltanto di una grossa mamma, provvida e tutelante.

  • LucaF.
    Rispondi

    Segnalo il seguente link a riguardo http://www.lewrockwell.com/blog/lewrw/archives/90790.html

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