In Anti & Politica

DI SALVATORE ANTONACI

La fine di un regime è quasi sempre accompagnata dal ridicolo e da certi particolari grotteschi che finiscono con l’alleviare la drammaticità del momento.

Ai nostri tempi, cessato ormai da decenni il richiamo minaccioso delle insurrezioni e delle esplosioni rivoluzionarie, il trapasso avverrà in maniera assai meno traumatica e siamo quindi pienamente legittimati nel ridurre a caricatura un soggetto altrimenti degno dell’odio più furibondo ed irreducibile. Una risata, l’urna elettorale o magari il suo abbandono ci sgraverà da quel potere corrotto ed infingardo senza costringere alcuno ad imbracciare il moschetto o manovrare il cannone.

Prendiamo il tramonto da opera buffa, altre immagini più pregnanti non mi balenano in mente, del più risibile sistema politico occidentale del dopo-Yalta. L’Italia di questi giorni più che un crepuscolo nibelungico rammenta il piroettare leggero sulla scena di manichini e cicisbei intenti a tronfie declamazioni dei propri meriti, qualità e virtù di probi mariti e paterfamilias, retti amministratori e quant’altro.

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Di oggi la notizia che a margine dell’ennesima manovra finanziaria à la Necker uno stuolo di parlamentari avvocati, notai e medici, il fior fiore delle cosiddette professioni liberali (per così dire), hanno minacciato di affondare il provvedimento (la legge finanziaria) terrorizzati dall’evocazione della parola “liberalizzazione”. Così il governo ha subito fatto marcia indietro sulla norma che apriva il mercato a tutti i professionisti. E figurarsi cosa sarebbe accaduto se la cosa si fosse tramutata in realtà, evenienza assai improbabile vista la refrattarietà delle nostre caste a qualsiasi novità.

Prigionieri compiacenti di mille camarille, camorre e corporazioni, i tenutari di una casa dedita ai propri piaceri a spese altrui continuano, dunque, a dimenarsi con frenesia al ritmo orgiastico del privilegio istituzionalizzato esattamente come l’aristocrazia del mondo d’antan. Come allora nessuna resipiscenza, nessuno scrupolo di coscienza assilla le menti dei cortigiani.

Tutto cambia, tutto rimane uguale.

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