In Anti & Politica, Economia

DI MATTEO CORSINI

“L’emendamento è un attacco diretto ai professionisti. Rappresenta un sistema che stravolge completamente la struttura delle categorie. Mettere nello stesso emendamento le attività professionali e il mondo delle imprese non va proprio. Noi non siamo attività commerciali. Di questo passo, andiamo verso la dequalificazione delle professioni.” (A. Bottaro)

Andrea Bottaro è presidente del Collegio nazionale dei periti agrari e dei periti agrari laureati. Già la denominazione dell’ordine è tutta un programma.

Ho riportato la sua reazione al tentativo di introduzione di un emendamento in finanziaria (ovviamente saltato) volto a togliere agli ordini professionali quell’aura di sacralità e intoccabilità che hanno fin dai tempi in cui comandava Mussolini. Una reazione praticamente identica a quella dei rappresentanti di tutti gli altri ordini.

Pare un atto di lesa maestà e “dequalificazione delle professioni” accostare le attività professionali al mondo delle imprese, perché, “noi non siamo attività commerciali”, sostiene Bottaro, quasi come se le imprese commerciali fossero soggetti appartenenti a una casta inferiore.

Personalmente trovo insopportabile l’atteggiamento di chi guarda con senso di superiorità l’attività di impresa, e che difende il corporativismo di memoria fascista sostenendo che gli ordini (e le tariffe minime) servano a tutelare i clienti garantendo la qualità delle prestazioni professionali.

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Una mentalità che nasce dal rifiuto di riconoscere nella libertà di impresa e nella concorrenza il più efficace strumento per soddisfare le esigenze dei consumatori. Come se la ricerca del profitto in un contesto concorrenziale fosse una cosa sporca, mentre operare al riparo da una vera concorrenza e con cartelli di prezzo fosse benefico per i fruitori delle prestazioni professionali.

Questi signori dovrebbero spiegare per quale motivo, se gli ordini sono davvero fondamentali per garantire la qualità del servizio e la deontologia, in molti Paesi al mondo non ve ne sia traccia. Anche senza ordini imposti per legge, nulla vieterebbe ai professionisti di avere associazioni volte a fornire qualcosa di simile certificazioni di qualità.

Ovviamente ognuno sarebbe libero di dare o meno valore a tali certificazioni. Non credo che la qualità media del servizio peggiorerebbe.

Ovviamente molti di questi difensori degli ordini corporativi si professano poi favorevoli al libero mercato su tutto ciò che non li riguarda. Non a caso, quell’emendamento è stato affossato dalla stessa maggioranza che sostiene un governo che da tre lustri promette (a vanvera) di portare una rivoluzione liberale. Finora abbiamo visto per lo più dimostrazioni di libertinismo, ma non il liberalismo.

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Commenti
  • paolo cintolesi
    Rispondi

    solo una domanda: perché questo emendamento è stato presentato nella finanziaria e non, come dovrebbe essere, con una legge ordinaria? qui gatta ci cova!!!!

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