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DI ARTURO DOILO

Obama ha tempo sino al prossimo 2 agosto per convincere i repubblicani (molti dei quail eletti grazie ai “Tea-party”) ad alzare il tetto del deficit e del debito per evitare il default degli Stati Uniti d’America.

Mentre confabula a ritmo serrato con i suoi oppositori, lo Stato del Minnesota è saltato come un tappo dello champagne, è arrivato al capolinea! Sissignori, il Minnesota è fallito. Scrive oggi sul Corriere della Sera online Fabio Savelli: “«Shut down» compare su i cartelli affissi in tutti gli uffici pubblici dello Stato. I 24mila dipendenti statali che da giorni bivaccano davanti alla sede del governo federale hanno un biglietto di sola andata per le loro case. Chiusi i parchi pubblici, bloccati i lavori di strade e altre infrastrutture. In cassa non ci sono soldi e il governatore, il democratico Mark Dayton, non ha potuto far altro che prendere atto della realtà”.

Il Minnesota è l’avanguardia di ciò che potrebbe accadere a breve gli USA. Risulta interessante notare come questa parte d’America sia stata governata per 20 anni dai “Repubblicani”, che hanno però perso le elezioni scorse, lasciando il posto di governatore al “Democratico” Dayton. Lungo quattro lustri, la spesa pubblica ha continuato a prosperare e l’abbassamento delle tasse intentato dall’ex-maggioranza prima delle elezioni che hanno perduto, è servito a nulla, dimostrando ancora una volta che non può esistere detassazione senza de statalizzazione dell’economia!

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Su mattinonline.ch si legge: “C’è un paragone assai curioso da fare fra la situazione degli Usa sul piano federale e quella proprio del Minnesota: George W. Bush ha preso in mano lo Stato con un debito di 5.700 miliardi di dollari e in 8 anni l’ha portato ad oltre 10mila miliardi, lasciando a Mister Obama una situazione economico-finanziaria disastrosa. Dopo la seconda crisi economica del 2008, il debito federale è giunto a toccare quota 14mila miliardi di dollari, pari all’intero Prodotto interno lordo”.

Concordiamo, sia esso di destra o di sinistra, una cosa sola è certa: “lo statalismo non paga”!

Una lezione sia per Obama che per gli eurocrati impegnati a salvare (coi nostri soldi) la Grecia.

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Mostrati 27 commenti
  • Domenico Letizia
    Rispondi

    Ecco questo è un esempio da dove poter cominiciare.. Ora che lo stato è fallito, tocca ala cooperazione, al volontarismo al mutualismo, insomma al mercato, prendere in mano la sorta di tutti i servizi essenziali per il paese. Mi auguro che qualcuno riesca a tramettere anche a noi italiani esempi di gestione alternativa allo stato che sono sicuro pioveranno dall’america soprattutto dopo i fallimenti a catena di molto ciò che è “”statale”. raccogliamo molte inso su quello che sarà, penso sia importante come esempio, come anarchismo pragmatico e come imitazione.
    Domenico.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Esatto, staremo a vedere e gli americani ce l’hanno nel DNA certi istinti

  • zenzero
    Rispondi

    È solo l’inizio, solo l’inizio.

  • Brillat-Savarin
    Rispondi

    il default dei debiti (pubblici e anche privati: mi riferisco soprattutto alle famiglie che hanno un mutuo per l’acquisto della casa) è tappa obbligata sulla strada della disintegrazione del sistema monetario fiat (che appunto è una creazione continua di debito). i default sono da accogliere quindi come un’evoluzione senz’altro positiva, secondo le sagge regole della Natura.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Sperò però, che le leggi di natura ci impongano anche di PRENDERE A LEGNATE SULLA SCHIENA quei delinquenti che hanno creato e sostenuto tutto ciò!!!

      • Stefano
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        va bene le legnate, ma le pedate nel sedere?
        Vogliamo dimenticarci di dare anche qualche bella scarpata nelle chiappe, rispettosa sia chiaro, a questi grassatori?

      • Carmelo Miragliotta (genteproduttiva)
        Rispondi

        Figurati, noi saremo sempre pazienti, sottomessi e pecore !!!!!!!!!

  • leonardofaccoeditore
    Rispondi

    bella questa:

    “L’Italia è una repubblica delle banane che non è mai dipesa troppo dai capitali esteri nel passato. Ma ora che ne ha bisogno i mercati non sono più disposti a perdonarla”. Così la pensa Daniel Gros, direttore del Center for European Policy Studies: le sue affermazioni sono state raccolte dal New York Times, in un articolo dedicato alla critica situazione dell’economia italiana oggetto della speculazione internazionale che scommette su un suo default finanziario.

    ahahaha

  • Dario
    Rispondi

    premetto che non sono un economista ne un esperto di borsa… ma non ho capito bene quale sia il motivo del fallimento del minnesota… forse tutto è racchiuso nella frase finale “lo statalismo non paga” ???

    Se si… cosa intendi esprimere con questa frase ??? la spesa pubblica altissima accompagnata da una riduzione delle tasse, cose che non possono convivere quindi ???

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      SI! Intendo dire che l’interventismo pubblico nella vita, nella società, nell’intrapresa (welfare state, regolamentazioni eccessive, burocrazia) portano al fallimento: NON C’E’ ALTERNATIVA!

      • Dario
        Rispondi

        si si allora su questo punto siamo d’accordo… qui da noi però mi sembra di notare una piccola differenza, la spesa pubblica viene adoperata solamente a sostegno delle cose inutili, mentre la tassazione è in costante ascesa… eppure rischiamo il default pure noi…

        • Stefano
          Rispondi

          Non è mica difficile. Anche se spremi la gente a mo’ di limoni, basta spendere molto di più di quello che incameri per fare deficit.
          E’ come se tu guadagnassi 20’000 neuri al mese e ne spendessi il doppio, capisci subito che anche se il guadagno è alto, fai una voragine di debiti.
          In più da noi i soldi sono sempre stati impiegati per le spese correnti, lasciando poche briciole alle infrastrutture.
          Questa saggezza applicata al governo della penisola ci ha portati ad avere una massa spaventosa di parassiti, impossibili da debellare, una rete stradale piuttosto indecente, vedrai fra poco gli acquedotti, la raccolta immondizie. Questo welfare di tipo congolese è fortunatamente bilanciato da una pressione fiscale bellisssima a livelli scandinavi, per cui imprese e cittadini fanno ormai fatica a pagare le tasse (conosco gente che deve chiedere in banca un “aiutino”).
          E Tremonti continua a pontificare. Dai che fra poco facciamo anche noi un bel default!

        • Leonardo Facco
          Rispondi

          sempre spesa è!

  • Caber
    Rispondi

    e intanto la brutta notizia

    la morte del governo con la sopravvivenza della burocrazia non migliorerà le cose…

    http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/411553/

    • _Salvatore
      Rispondi

      La burocrazia non può morire: è il corpo del Leviatano. Se muore il governo diventa uno zombie – che è forse peggio – senza molta congnizione ma con estrema vitalità; impossibile da debellare, determinato, distruttivo e implacabile finché trova nuova vita nel successivo governo. Ma, naturalmente, è lui che si impone e non viceversa. Non ci sarà governo capace di sconfiggerlo. “Tremate o mortali, tremate! Io burocrazia, sono più forte della morte!”

    • Stefano
      Rispondi

      Vero, la notizia è triste.
      Non ci sono i burocrati per le licenze, ma quelli che controllano che tu sia dotato di permesso ancora si permettono di andare in giro a dire quello che si deve o non si deve fare.
      Pur sapendo che il torto è dalla parte dello Stato.
      I burocrati sono burocrati ovunque, capaci solo di creare situazioni allucinanti.
      Ma per quanto ne so gli americani tendono a ribellarsi a queste cose, armi in pugno se serve.
      Sono mica ItaGliani. Loro.

      • andrea
        Rispondi

        Staremo a vedere, secondo me gli americani non sono tanto diversi dagli itagliani……la loro superiorità culturale è solo un mito!

    • Leonardo Facco
      Rispondi

      VERO, MA E’ PROPRIO IN QUESTO CASO CHE LA SOCIETA’ CIVILE DEVE PRENDERE IN MANO LE REDINI E DIRE AL BUROCRATE, SPARISCI!!!!!!

  • Caber
    Rispondi

    a dir la verità mi sembrano piuttosto imbolsiti gli americani…

    chissà… magari senza birra si ribellano sul serio… (o tornano alle speakeasy)

  • Caber
    Rispondi

    gli europei sono sempre stati malmessi come spina dorsale…

    altrimenti non si spiegherebbero i vari nazi-fascio-comunismi e il dilagante statalismo dalla scandinavia fino alla grecia passando per francia e italia…

  • Aldous
    Rispondi

    La notizia è una bufala, il Minnesota non è mai fallito, mancava l’accordo sul bilancio che è stato trovato ieri, sul Blog di Mazzetta spiega bene come stanno le cose. Qui si parla di niente e il Corriere ha toppato in maniera clamorosa

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Se il Corriere toppa su cose del genere siamo alla frutta del sistema informativo. Andrò a leggere ‘sto blog che lei cita.

    • _Salvatore
      Rispondi

      La notizia è stata rilanciata anche da Radio24 proprio oggi a mezzogiorno (si può riascoltare dal sito); inoltre anche la California è data per spacciata (sempre nel rilancio di radio24)

  • LucaF.
    Rispondi

    Per forza è rientrato il rischio default, hanno realizzato il solito accordo-porcata a livello bipartisan!.
    http://america24.com/news/minnesota-termina-la-paralisi-di-governo
    Fossi nei Tea Party del Minnesota prenderei nota dei nomi dei RINO che si sono venduti…

  • Leonardo Facco
    Rispondi

    Esatto!!! Ha ragione Luca, senza accordo truffa e soldi stampati la verità è: DEFAULT!!!!!!!!!

    • Stefano
      Rispondi

      Sappiamo benissimo che è stata un’operazione di make-up.
      Il default è reale, il resto è fumo negli occhi. Possono stampare tutto quello che vogliono, rimanderanno di una settimana, di un mese, o di un anno. Ma non potranno evitarlo tout court.
      Credo che a Bernanke stiano incominciando a tremare anche le chiappe.
      Perché trovarsi davanti gente imbestialita con le armi in mano è un attimo.

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