In Economia, Esteri

DI MATTEO CORSINI

“Eppure i suoi titoli decennali sono all’1.2%. Perché? Perché il Giappone emette in una valuta di cui ha il controllo, mentre noi facciamo parte di un’unione monetaria che lascia i suoi membri sul bagnasciuga e che dovrebbe decidersi una buona volta a coprirli, e a coprire l’euro, con gli eurobond.” (G. Amato)

Giuliano Amato, come tanti altri, invoca l’istituzione di titoli di debito comune europei come soluzione per i problemi di debito pubblico che hanno taluni Paesi dell’Area euro, tra cui l’Italia. Ma non è questo quello che ha attirato la mia attenzione, quanto, piuttosto, il suo riferimento al Giappone.

Secondo Amato, il costo del debito pubblico giapponese è basso perché il Giappone “emette in una valuta di cui ha il controllo”, per cui non importa se il debito pubblico abbia superato il 200 per cento del Pil. Francamente trovo del tutto ridicola la spiegazione di Amato, che pure dovrebbe avere un qualche ricordo di come andavano le cose in Italia prima che fosse introdotto l’euro, essendo stato ministro del Tesoro e presidente del Consiglio. All’epoca il debito pubblico era denominato il lire e la politica monetaria era affidata alla Banca d’Italia, ma i tassi nominali, lungi dall’essere all’1.2 per cento giapponese, erano oltre 10 volte tanto.

Ciò che mantiene da lungo tempo i rendimenti nominali sui titoli decennali giapponesi così bassi (peraltro più alti di quelli tedeschi e statunitensi in termini reali) sono alcuni fattori non presenti in Italia. E’ vero che entrambi i Paesi hanno da molti anni un andamento del Pil poco più che stagnante, sia a causa dell’alto stock di debito accumulato, sia per via del progressivo invecchiamento della popolazione. Ma, diversamente dall’Italia, in Giappone il debito pubblico è quasi totalmente detenuto da investitori domestici e il Paese mantiene un saldo commerciale positivo. In sostanza, il Giappone si mantiene creditore nei confronti del resto del mondo. L’Italia no.

Ciò non significa che le cose in Giappone vadano bene e che quell’enorme debito pubblico non sarà mai un problema. Il Paese sembra condannato a vivere in questo stato di anestesia ormai ultraventennale, e non può permettersi né di andare in disavanzo commerciale, né un dirottamento degli investitori interni verso altri impieghi, pena un forte pericolo di innalzamento del costo del debito, che lo renderebbe in un breve periodo di tempo del tutto insostenibile.

Forse a quel punto Amato suggerirebbe anche per loro gli eurobond.

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Mostrati 2 commenti
  • Caber
    Rispondi

    e intanto il giappone è stato declassato…

  • Stefano
    Rispondi

    Ma Giuliano Amato non era in pensione (d’oro e cumulabile)?
    Questo tizio, che ai suoi tempi poteva non sapere ed è stato graziato, non potrebbe togliersi dalle balle che di problemi ne abbiamo già abbastanza anche senza le sue minchiate?
    Bell’esempio di frocio con il culo degli altri, mi sa che questo sta semplicemente battendosi perché i suoi privilegi non vengano cancellati.

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