In Economia

DI MATTEO CORSINI

“Se era giusto intervenire, per gli Stati, e allargare i cordoni della borsa per soccorrere un’economia malata, perché questo soccorso viene ora punito? Ma diamo la parola all’economista marziano (EM), che ne discorre con un economista terrestre (ET).

EM Non mi sembra giusto che chi si è indebitato per salvare l’economia da una spirale depressiva venga punito dai mercati solo per il fatto che si è indebitato.

ET Ma i debiti bisogna pur pagarli.

EM Anche se sono stati fatti a fin di bene?

ET Anche. E’ una questione di principio.

EM Quindi, come avete organizzato la politica di sostegno del ciclo, lo Stato non solo deve procurarsi i soldi per il pronto soccorso all’economia, ma deve anche pagare gli interessi sul debito in cui è incorso.

ET E’ proprio così.

EM Ma ho letto un libro che voi venerate, la “Teoria generale” di Keynes.

Quell’economista dice che quando bisogna salvare l’economia dalla recessione c’è un rimedio semplice: seppellite sacchetti di banconote, poi dite ai cittadini di scavare. Quelli dissotterrano le banconote, ricominciano a spendere e l’economia riparte.

ET Ma quelle banconote da dove vengono?

EM Mi sembra che Keynes implicasse che vengono dal nulla. Le stampa lo Stato. Il grande vantaggio è che così non si indebita e non dovrà pagare interessi.

ET Ma così si crea inflazione. Gli stessi beni di prima e più moneta.

Basta dividere la seconda per i primi e si vede che i prezzi aumentano.

EM Non necessariamente. Se la moneta non viene spesa non crea inflazione e quella che il settore privato non spende è sterilizzata.

ET Sì, ma prima o poi viene spesa, e allora…

EM A ogni giorno la sua pena. Quando verrà quel momento vuol dire che l’economia va meglio, lo Stato incassa di più e così sterilizza la moneta che aveva creato. Credo che quando avete deciso che la creazione di moneta non deve mai essere usata per finanziare un deficit pubblico, vi siete tolti un’arma potente.

ET E’ un’arma che in passato è stata usata in modo irresponsabile, per appropriarsi di risorse attraverso un’inflazione incontrollata.

EM E io invece vi consiglio di usarla in modo responsabile e controllato, in circostanze eccezionali.

ET Grazie del consiglio. Ne terremo conto nella prossima crisi.” (F. Galimberti)

Ho riportato questo lungo dialogo scritto da Fabrizio Galimberti in una delle puntate del suo “manuale anticrisi” pubblicato sul Sole 24 Ore.

Dialogo tra un ipotetico economista marziano abbeveratosi alla fonte keynesiana, e un economista terrestre, il quale finisce sostanzialmente per arrendersi di fronte alle argomentazioni del collega extraterrestre (e non poteva essere altrimenti, essendo keynesiano l’estensore del dialogo).

Cercherò di ripercorrere il dialogo ed esprimere alcune considerazioni (senza pretesa di esaustività) su ciò che l’economista terrestre avrebbe potuto ribattere al collega marziano.

In primo luogo, si parte dando per scontato che gli interventi keynesiani “per soccorrere un’economia malata” fossero la cosa giusta da fare, e si sottintende che i problemi di debito pubblico abbiano solo quell’origine.

Ebbene, che gli interventi keynesiani fossero la cosa giusta da fare lo sostengono i keynesiani, che non cambiano idea neppure dopo ottant’anni di fallimenti del loro modello.

L’aumento dei debiti pubblici, poi, è stato sicuramente causato in parte dalle politiche fiscali espansive conseguenti alla crisi, ma dubito che i problemi di debito di Grecia e Italia, tanto per fare un paio di esempi, siano da attribuire al soccorso fornito a un’economia malata. In altre parole, far passare lo Stato per un’organizzazione benevola che si indebita per soccorrere l’economia malata è fuorviante.

Ciò detto, se l’economista terrestre fossi stato io, avrei fatto notare al collega marziano che tirava in ballo Keynes e la sua “Teoria generale”, che è proprio perché sulla Terra quel libro viene venerato (molto più venerato che letto, a dire il vero) che le supposte soluzioni finiscono per aggravare i problemi. A maggior ragione se l’attenzione cade proprio nel punto in cui Lord Keynes suggerisce di sotterrare del denaro e invitare i cittadini a scavare, come se si trattasse di ricchezza vera. Volendo essere più diretti, tanto varrebbe, in questa fase di eccesso di debito da smaltire, consegnare i sacchetti pieni di denaro direttamente a chi è indebitato, con buona pace di chi non lo è, magari perché non ha mai voluto vivere al di sopra delle proprie possibilità.

L’economista terrestre cerca timidamente di far notare che creare denaro dal nulla comporta una perdita di potere d’acquisto del denaro stesso.

Avrebbe potuto sostenere anche che la creazione di denaro comporta non una creazione di ricchezza, bensì, inevitabilmente, una redistribuzione della ricchezza a beneficio di qualcuno e a danno di altri, senza che ciò sia dovuto al processo di mercato, ossia a transazioni volontarie.

Ma il discepolo di Keynes venuto da Marte ribatte che lo Stato può sempre sterilizzare la liquidità in eccesso non appena ci siano segnali di riscaldamento dei prezzi. Ciò ignora in primo luogo i cambiamenti dei prezzi relativi, perché non tutti i prezzi variano nella stessa misura quando si stampa denaro e, in secondo luogo, che nessuna sterilizzazione può riportare la situazione come era prima dell’immissione di denaro fresco di stampa nel sistema economico.

L’economista terrestre cerca di far notare al collega marziano che lo Stato ha storicamente usato in modo “irresponsabile” la stampante monetaria, ma il suo interlocutore gli fornisce questo consiglio: “di usarla in modo responsabile e controllato, in circostanze eccezionali”.

E l’economista terrestre incassa il consiglio e ringrazia, invece di mettersi a ridere, e ribattere che dal nulla non si può creare ricchezza e, per di più, che sono davvero poco credibili i buoni propositi di chi ha il potere monopolistico e discrezionale di stabilire quando le circostanze sono eccezionali ed è anche tra i principali beneficiari dell’uso della stampante monetaria.

Tutto questo nel “manuale anticrisi”. A mio parere è roba da pazzi, così come sarebbe pazzesco se anche i marziani fossero keynesiani.

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Mostrati 4 commenti
  • Stefano
    Rispondi

    Mi pare la stessa storia di quel tizio, chiamato dal direttore della sua banca per alcuni scoperti.
    Entrato nell’ufficio del direttore si sente dire:
    “caro signore, lei ha emesso degli assegni senza avere la copertura necessaria sul conto, come la mettiamo?”
    E il tizio serafico “non c’è problema, se mi dice di quanto sono fuori le faccio un assegno”

    • _Salvatore
      Rispondi

      Stefano! Mi hai preceduto (o letto nel pensiero)!
      :-)
      Questa storiella girava già una ventina di anni fa…

  • _Salvatore
    Rispondi

    Eccellente, egregio Matteo.
    … e con quanta spudoratezza questi “economisti” continuano a pontificare queste pratiche!!

    L’effetto (o tecnica?) di diluizione del potere d’acquisto delle banconote attraverso l’immissione di nuove banconote è accuratamente nascosto, sottaciuto, mascherato.
    Coloro che ben conoscono questo meccanismo – gli iniettatori – ben si guardano dal preoccuparsi che tutti ne siano al corrente; anzi, se tutti ne fossero ben al corrente… non sortirebbe nessun effetto triplicare o dimezzare la massa cartamonetaria.
    Il punto è proprio questo: quancuno sa molto bene cosa significhi introdurre nuove banconote nel mercato; la maggior parte, invece, non sa, non conosce le conseguenze di questa pratica – che in ogni caso la subisce – ed è quì la valenza morale di questo agire.

    Se ad una persona vengono sottratti dei valori alla luce del sole si diche che ha subito un?… Furto. Risposta esatta, siora Maria!
    Se ad una persono vengono sottratti dei valori tramite tecniche che non conosce si dice che ha subito?… Rispondano i sigg. economisti! (se ne hanno il coraggio)

  • Caber
    Rispondi

    tra l’altro non capisco come keynesianamente possa portare vantaggio stampare moneta per sterilizzarla…
    allora tanto vale non crearla… (così si fa pure qualche danno in meno)

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