In Economia, Esteri

DI RODOLFO PONTI*

Queste righe nascono da un lavoro durato qualche mese, e numerosi articoli in questi ultimi giorni hanno anticipato gran parte di quanto sto per raccontarvi: il filo conduttore che lega questi articoli è che Bank of America è un grosso elefante nel salotto della finanza, e nei prossimi mesi sarà impossibile ignorarlo. La banca di Charlotte, inoltre, sembra ripresentare molte analogie con il caso Lehman Brothers e potrebbe essere la miccia di una nuova crisi di liquidità nel sistema bancario.

I PROBLEMI LEGALI DI BANK OF AMERIKA

Nel descrivere i problemi di Bank of America possiamo partire per comodità cronologica dalle azioni legali intraprese contro BofA, tra le quali si trova la recente causa intentata da American International Group. La nazionalizzata Aig il 9 Agosto 2011 ha annunciato che aprirà un procedimento legale contro la banca di Charlotte per 10 Miliardi di dollari, ovvero il valore a cui ammontano le perdite riscontrate da Aig sui $28 Miliardi di titoli comprati da BofA.

I mutui subprime comprati prima del 2008 dal colosso assicurativo da Bank of America finirono dentro particolari obbligazioni strutturate chiamate Cdo assicurate a sua volta tramite Cds ( non è uno scioglilingua è solo il vocabolario degli apprendisti stregoni… ): l’insolvenza dei mutui subprime portò Aig a dover sborsare di tasca propria la parte rappresentata da qui mutui all’interno dei Cdo.

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L’azione legale, oltre che per l’entità del risarcimento, pesa come un macigno oltre che sulle casse di BofA anche sulla sua credibilità perché dietro ad Aig c’è Washington che detiene il 79,9% del capitale a seguito del prestito di 85 Miliardi di dollari concessogli dalla FED nel non troppo lontano 2008.

L’istituto bancario deve avere un debole per querele e azioni legali, infatti ne ha raccolte una trentina in tutto il paese.

Ai problemi legali vanno sommati le problematiche che sorgono nella valutazione degli asset che la banca detiene e al valore dell’avviamento iscritto a bilancio. Nel bilancio del 2010 BofA ha dovuto ritoccare al ribasso il valore di mutui residenziali in suo possesso e polizze assicurative, registrando una svalutazione di circa 2 Miliardi di dollari come si legge dai loro bilancio , il che ha portato a chiudere il quarto semestre del 2010 con una perdita di 1,24 Miliardi di dollari. Già tutta colpa di quelle svalutazioni impreviste.

Per capire come Bank of America opera, quali sono i suoi business è necessaria una breve parentesi. Al 31 Dicembre 2010 si potevano individuare essenzialmente quattro aree di affari principali:

(1) il Global Banking Markets vera e propria locomotiva della banca in grado di garantire $6.3 miliardi di utile, i depositi ($1,4 Miliardi di utile);

(2) il Global Commercial Banking ($3,2 Miliardi di utile ) a questi settori positivi andavano aggiunti;

(3) il settore dei servizi sulle carte di credito ( $6,6 Miliardi di perdita);

(4) il settore delle assicurazioni e prestiti sulla casa vera e propria voragine finanziaria per la banca ($8,9 Miliardi di perdita).

Da questa prima istantanea è curioso notare le aree d’affari che contribuiscono a formare il 32% della fonte dei ricavi per la banca si tramutino nella principale fonte di perdita, inoltre bisogna tenere ben presente che stiamo parlando di una banca che a differenza delle realtà industriali dovrebbe avere un conto economico più leggero.

Tirando le somme riguardo ai bilanci che Bank of America presentò il 31 Dicembre 2010 possiamo affermare che le valutazione di alcuni asset risulta poco chiara e fumosa, le svalutazioni dell’avviamento sono anch’esse poco chiare soprattutto in virtù del fatto che il vecchio CEO strapagava le aziende target.

L’effettiva situazione patrimoniale della banca ci sembra molto incerta, e non mi sembra che i vertici spingano verso una trasparenza sui metodi utilizzati; la storia passata ( Lehman) ci ha insegnato a diffidare delle valutazioni troppo morbide specie se riguardano titoli legati agli immobili.

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ESPOSIZIONE AL DEBITO EUROPEO

Abbiamo visto che sui bilanci di BofA potrebbero gravare sia le cause legali che l’eccessivo ottimismo nella valutazione del valore dei propri titoli legati al mercato immobiliare; a questi andrebbe sommata l’esposizione della banca verso i titoli di stato dei paesi PIIGS. Provando a capire quanto è effettivamente esposta la banca al debito greco sono riuscito a reperire una datata ( in quanto risalente al marzo 2010) tabella che riassume l’effettiva esposizione della banca al debito europeo.

Questo ci permette di capire che 15 mesi fa il colosso americano era esposto per 2,982 Miliardi di dollari al “sovereign debt” sovrano dei paesi PIIGS ( principalmente l’Italia con 2,335 Miliardi) e per 19 Miliardi sul debito non sovereign debt. La situazione non particolarmente rosea venne menzionata nel rapporto primaverile 2010 della SEC.

Finalmente siamo giunti alla fine del nostro viaggio, e possiamo quantificare quanto sia il problema di capitalizzazione di Bank of America, procediamo per difetto: $20 Miliardi derivanti da contenziosi legali, $10 Miliardi derivanti da svalutazioni dei mutui residenziali, $6 Miliardi derivanti dall’avviamento. Questo stima per difetto porta ad un valore di $36 miliardi certi, ora sappiamo che la realtà è ben più complessa a questi bisogna sommare le svalutazioni dei mutui commerciali, l’eventuale copertura di perdite e la copertura dei derivati : facilmente arriveremmo intorno ai $50 Miliardi.

Questi $50 Miliardi mi preme ricordare che sono una stima e sono una stima per difetto che facilmente può lievitare a $100-$150. Riuscirà Bofa a trovare questa cifra? Bofa ci ha detto tutta la verità? JPM è veramente interessata a Bofa? Bofa è la prossima Lehman? Siamo prossima ad un credit crunch? Il dibattito è aperto a voi la parola… stay tuned!

Sotto, il link all’articolo originale completo di grafici:

http://www.rischiocalcolato.it/2011/08/i-guai-di-bank-of-america.html

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Mostrati 3 commenti
  • mauro
    Rispondi

    Come annunciato nel 2009: nel 2011 probabilmente vedremo un inasprimento della recessione, una crescente austerità ed una diminuzione dei valori patrimoniali. Ad una nuova fase inflattiva ed ad una rivalutazione dello Yuan è possibile che gli investitori decidano di parcheggiare i loro patrimoni in attesa di un probabile aumento dei valori delle materie prime preferendo ridestinare i loro patrimoni.

    Io ritengo che le cose non avranno un andamento graduale, bensì molto più probabilmente l’andamento sarà ad ondate. Investitori lacerati dal dubbio preferiranno affidare il loro destino a barche con solidi scafi, in quanto in simili acque anche minime falle possono portare al naufragio dell’imbarcazione.

  • Claudio G. Hütte
    Rispondi

    Molto interessante. Grazie per questo articolo.

    • simone 1
      Rispondi

      salve una domanda, ma baffet cosa ci guadagna ad infilarsi in questo casini con 5 miliardi? saluti

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