In Economia, Libertarismo, Primo Piano

DI JEFFREY A. TUCKER

Dopo tre a più anni di dibattimenti, un consenso è stato finalmente raggiunto sul fatto che siamo tornati in recessione. Non c’è crescita. La magra crescita statistica degli ultimi anni — nessuno si è azzardato a chiamarla piena ripresa — è stata probabilmente illusoria.

C’è crescita reale e ci sono le statistiche del governo. Le statistiche hanno fuorviato ogni credulone, ma ora la verità è ovvia a tutti. Non solo quella: affrontiamo un impossibile calamità del debito, l’industria bancaria è zombificata, i mercati del lavoro sono statici, il sistema è inondato da risorse erroneamente prezzate, il settore immobiliare è ancora nei casini e non può andare altro che giù, giù, giù.

Il QE1 ed il QE2, più gli incredibili sforzi di stimolo regolatorio, più gli oceani di falso denaro creato da Ben Bernanke, più i tassi d’interesse a livello del mare non hanno fatto nient’altro che danni. Le opportunità economiche stanno per essere precluse per un’intera generazione. La libera impresa — e pertanto tutta la prosperità — sta lottando per la sua stessa vita.

Tutto ciò è causa della cosa che Bush, Obama, i Repubblicani, i Democratici ed ogni grande media esistente ritenevano fosse la cosa giusta da fare: correggere i trend di mercato, stabilizzare e poi stimolare la macroeconomia. Una parola: fallimento.

Sorpresi? Non dovreste esserlo. Gli Austriaci hanno avuto ragione per tutto il tempo. Non c’è stato alcun trucco magico. Gli Austriaci sapevano che tutti questi sforzi erano pericolosi e distruttivi. Dopo tutto, questa insensatezza Keynesiana ha avuto molte occasioni per testare la sua tesi ma ha fallito ogni singola volta. E ci sono ragioni specifiche: la spesa del governo drena riserve di capitale, le nazionalizzazioni sostengono le inefficienze e la creazione di denaro distorce la realtà ed impedisce la ripresa.

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Non ci vuole una chiromante per scorgere che queste stupidaggini non funzioneranno per ottenere i loro scopi dichiarati. Tutto ciò che fanno è sostenere lo stato ed i suoi amici a nostre spese. Voglio dire, vorrei essere comprensivo con coloro che sono stati ingannati — e concedere la buona fede per coloro che favoriscono le politiche stupide — ma è veramente difficile.

Forse era possibile essere imbrogliati nel 1932, ma, in realtà, la maggior parte degli osservatori attenti dovrebbe essere diventata più saggia dal 1936. Ma passare da uno stimolo ad un altro ed ottenere solo fallimenti, non capendoci nulla? Incredibile. Come Bob Higgs ha dimostrato, non uscimmo dalla Grande Depressione finché il governo non smise di stimolare l’economia.

Ora abbiamo ancora un’altra opportunità per dirlo. Ascoltate ed imaprate: gli Austriaci sono stati gli unici che pare abbiano anticipato non solo il bust ma anche il fallimento dello stimolo. Posso solo darvi un piccolo assaggio dai primi cinque mesi della crisi del 2008.

C’è “Lo Sdebitamento E’ un Male per L’Economia?” di Frank Shostak del 20 Agosto 2008:

E’ […] futile spingere le banche a prestare di più se i risparmi reali non sono lì. Allo stesso modo non ha molto senso suggerire che la FED possa in qualche modo sostituire risparmi reali inesistenti […] stampando più denaro (è anche un esercizio di futilità aumentare la spesa del governo per aggiustare il problema; dopo tutto se un governo spende di più vuol dire che qualcun’altro avrà meno risorse a disposizione). Tutto ciò che farà l’aggiunta di più denaro all’economia è indebolire i generatori di ricchezza e pertanto ridurre la futura offerta di risparmi reali ed indebolire la futura crescita reale dell’economia.

C’è “Henry Hazlitt sul Salvataggio” di Scott Kjar del 15 Ottobre2008:

L’argomento secondo cui il governo sta in qualche modo pompando nuovo capitale nel mercato è assurdo. Il governo sta in realtà prendendo in prestito il denaro dai mercati di capitale che a sua volta viene iniettato nei mercati di capitale. Non c’è alcuna fonte addizionale di finanziamento; c’è solo una deviazione di fondi da sbocchi più produttivi a sbocchi meno produttivi, con il governo che agisce come un intermediario.

Così quando Henry Paulson dice che è necessario pompare denaro nei mercati di credito per impedire loro di congelarsi, non gli interessa capire che il denaro che pompa nei mercati di credito sta venendo direttamente dagli stessi mercati del credito. Non sta facendo nient’altro che risistemare le sedie a sdraio sul Titanic.

Kevin Duffy aveva ragione nel suo “Saccheggiare il Responsabile” del 8 ottobre 2008:

Il governo non ha risorse proprie, nessun elfo che fa gli straordinari per produrre qualcosa di valore, solo promotori che abbracciano l’economia di Babbo Natale. Può solo trasferire ricchezza da un gruppo ad un altro (schivando una tassa sulla transazione nominale nel processo). Gli attuali […] $800 miliardi del pacchetto di salvataggio (scusate, soccorso) non sono nient’altro che un saccheggio di soggetti responsabili e produttivi da parte degli sconsiderati e dei dissoluti. Chiamatelo Darwinismo inverso: sopravvivenza del meno adatto. […] [T]rasferire nel lungo termine più sangue dall’ospite produttivo al parassita non rimette in salute assolutamente nulla. Affinché l’economia ed il paese ritornino in salute, abbiamo bisogno di capitale, credibilità ed autorità per muoverci dallo spreco alla produttività. L’elite al potere, come prevedibile, sta tentando di ottenere l’esatto opposto.

Considerate “Il Gioco della Colpa per il Salvataggio” di Christopher Westley del 7 Ottobre 2008:

Come uno studioso della Depressione so che il Congresso e l’esecutivo possono fare molti danni prima che raggiungiamo il lungo termine, e difatti, possono ritardare il suo arrivo indefinitamente. I conservatori che sostenevano questa legislazione attaccheranno il Presidente Obama due o tre anni da qui, nel caso in cui l’economia si trasformi in una ripetizione di quella degli anni settanta, grazie in larga parte al tentativo del governo di prevenire le forze di mercato nelle ultime due settimane? Probabilmente. I nostri attuali problemi sono scaturiti dall’infusione di credito nel passato. Pensare che l’infusione di oggi non avrà lo stesso effetto nel futuro è come sfidare cose fastidiose come le leggi naturali ed economiche.

Commenti commoventi da “Il Pacchetto di Soccorso Ritarderà la Ripresa” di Frank Shostak del 29 Settembre 2008:

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E’ vero che il sistema finanziario deve essere liberato; deve essere liberato dalle istituzioni che detengono cattivo debito che stanno attualmente drenando capitale mentre aspettano per un salvataggio ed aggiungono poco in ritorno. Sono loro che stanno impedendo alle attività generatrici di ricchezza nel settore finanziario e ad altre parti dell’economia di espandere la ricchezza reale. […]

Il pacchetto del governo non salverà l’economia, ma salverà le attività che l’economia non può permettersi ed i consumatori non vogliono. Sosterrà lo spreco e promuoverà l’inefficienza, drenando risorse dalla crescita e dall’efficienza.

Da “La Storia E’ Chiara” di Doug French pubblicato il 13 Novembre 2008:

Non ci si chiede come mai il piano del Segretario del Tesoro Henry Paulson si è trasformato nel governo federale che prende pacchetti azionari di banche, compagnie di mutui e come minimo una compagnia d’assicurazione? […] Ma la storia è chiara: più denaro fiat non risolverà la crisi; un ritorno ad una moneta sonante lo farà.

“I Consumatori Non Causano le Recessioni” di Robert Murphy squarcia la teoria di Krugman l’undici Novembre 2008:

Quando la recessione è il risultato di un boom artificiale indotto dalla banca centrale (come il recente boom nel settore immobiliare), la flessione è un periodo di riaggiustamento, quando le risorse allocate malamente sono incanalate verso linee appropriate e coerenti con le preferenze dei consumatori e le realtà tecnologiche. Quando il governo interviene e prova ad impedire questo riaggiustamento, mantiene semplicemente in un impiego insostenibile le risorse scarse.

Ed ancora Murphy con “I Mercati Hanno Bisogno di Tempo, Non di Più Veleno” del 6 Novembre 2008:

L’attuale crisi è spaventosa, ma solo perché nessuno sa quali nuovi e folli programmi il governo introdurrà ogni giorno. Le risorse sono state investite impropriamente durante il boom immobiliare e l’economia ha bisogno di tempo per curarsi. Non c’è alcun segno in giro di ciò.

Thorsten Polleit è stato implacabile in tutta questa crisi, come ad esempio in “La Fiducia Sta Abbandonando il Sistema Monetario Fiat” pubblicato il 10 Ottobre 2008:

Abbassando artificialmente il tasso d’interesse mediante l’espansione del credito, le banche centrali inducono cicli inflazionistici di boom & bust, che conducono a livelli insostenibili di debito. In tutti i paesi i livelli generali del debito in percentuale del PIL sono aumentati vigorosamente nei decenni recenti.

Qualora i mercati finanziari si avvieranno a terminare il processo disastroso mediante, per esempio, un declino nell’attività economica, i governi e le loro banche centrali faranno qualsiasi cosa in loro potere per far continuare a funzionare il sistema monetario fiat: abbassando i tassi d’interesse attraverso l’espansione del credito e l’aumento dell’offerta di denaro.

Nell’attuale situazione, tuttavia, la capacità delle banche di continuare ad espandere il credito e l’offerta di denaro è enormemente diminuita: perdite contabili e — a causa della fiducia nel sistema in calo — presumibilmente anche perdite nei pagamenti, eroderanno ulteriormente il capitale azionario nel tempo a venire.

“Non Salvateli” di Llewellyn H. Rockwell del 10 Settembre 2008:

Il governo dovrebbe uscire completamente dal corso d’azione e lasciare che il mercato rivaluti i valori delle risorse. Ciò vuol dire bancarotte, sì. Ciò vuol dire chiusure delle banche, sì. Ma ciò fa parte del sistema capitalista. Ciò fa parte di un’economia di libero mercato. Quello di cui spiacersi non è il processo di riaggiustamento, ma quel processo che è stato reso necessario dai precedenti interventi. […]

Dobbiamo lasciare che il mercato di occupi dell’intero processo, accada quel che accada. Vi garantisco che questa soluzione è molto migliore che creare altri biliardi per salvare le imprese che falliscono.

“La Crisi Dovrebbe Far Vacillare la Nostra Fiducia nel Mercato?” di Art Carden del 29 Dicembre 2008:

L’acclamato ministro Adrian Rogers una volta ha detto che non si può moltiplicare la ricchezza dividendola. Provare a diffondere la ricchezza attraverso lo schema tasse e redistribuzione non porterà prosperità. Porterà miseria (anche se forse più equamente). La soluzione è di perseguire riforme più orientate verso il mercato che rimuovano le ostruzioni sugli imprenditori. Come suggerisce la teoria e l’evidenza, riforme orientate verso il mercato non sono iniziative basate sulla fiducia. Sono la nostra sola speranza per il lungo termine.

Ci sono centinaia, anche migliaia, di articoli simili e dichiarazioni dal 2008 fino ad oggi. Appaiono di frequente ed il messaggio è lo stesso: questa roba non funzionerà. Le loro speranze sono un’illusione. Non ci sarà alcuno stimolo. Lasciate che il mercato liquidi. Il governo dovrebbe smettere di saccheggiare l’economia privata. La FED dovrebbe smettere di creare denaro. Niente più salvataggi. Lasciate che i tassi d’interesse aumentino. Lasciate che le banche insolventi falliscano. Soprattutto: smettete di combattere il mercato! Solo a quel punto potremmo avere una ripresa solida.

E così eccoci qua, più poveri di quanto eravamo, senza speranza per l’economia del mondo reale (per il mondo digitale sembra andare tutto alla grande).

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Perché qualcuno dovrebbe continuare a prendere sul serio Krugman & Co.? Infatti, perché qualcuno dovrebbe prendere sul serio coloro che hanno avvertito che a meno che non avessimo provato il piano Keynesiano, il mondo sarebbe finito ed avremmo mancato un’opportunità per una ripresa gloriosa? Non è solo il New York Times; è anche il Wall Street Journal e tutta la stampa finanziaria che continuano ad essere ammaliati da queste assurdità della teoria Keynesiana.

Imprimiamolo un pò meglio nella mente: gli Austriaci avevano anche ragione quando dissero che il boom prima del 2008 era insostenibile. Si veda “The Bailout Reader”. Non c’è alcuna gioia ad essere qui. Sarebbe stato veramente penoso che qualsiasi osservatore informato degli eventi non sarebbe stato nel giusto, forte dell’esperienza e del buon senso per cui il governo non può realizzare la prosperità nonostante quanti balli kabuki facciano i funzionari del Tesoro.

Nella squadra vincente ci sono coloro che comprendono l’economia sonante. Nella squadra perdente ci sono coloro che continuano a pensare che il veleno possa curare il paziente. Allora lo diciamo ancora una volta: la stagnazione e la depressione continueranno finché al sistema non sarà permesso di correggersi da solo.

Grazie a Freedonia di Johnny Cloaca

LINK ORIGINALE: http://mises.org/daily/5512/The-Austrians-Were-Right-Yet-Again

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Showing 8 comments
  • kate soncino
    Rispondi

    Il problema non e il fallimento dei mercati, sia di capitali, che reali. Il problema sono le conseguenze a cio, come la disoccupazione. L idea di fondo non e sbagliata in teoria, ma e pessima nella pratica. Comunque, Keynes sosteneva, che i governi dovevano svolgere un azione anticiclica, accumulando risorse nei periodi di sviluppo ed investendo in quelli di recessione. Durante il periodo di sviluppo i governi si sono indebitati, percio non possono svolgere questa azione anticiclica. Quindi, e inutile scrivere le solite stron…te, che escono ad ogni crisi, come i pessimi economisti della scuola classica.

  • kate soncino
    Rispondi

    A proposito, avevano gia visto nel 1929, che la “mano invisibile” di Smith non serve a niente ed il mercato non puo riprendersi da solo.

  • Valerio
    Rispondi

    Grazie per aver postato la traduzione, continuate a diffondere queste info!

  • Giorgio Fidenato
    Rispondi

    Meravigliosi articoli, come quelli apparsi sul libero Prevedibile ed inevitabile di Francesco Carbone. Peccato che non abbiamo la forza di essere conosciuti dai più. Ma non molliamo, teniamo duro e continuamo a parlare dei concetti dell’economia austriaca. Prima o dopo bucheremo questa crosta di indifferenza

  • zenzero
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    Concordo con il signor Fidenato

  • Stefano
    Rispondi

    Non concordo con Fidenato.
    Non è indifferenza, è un bavaglio bello e buono.

    E comunque non è nemmeno vero che siamo in recessione, l’economia non è mai andata meglio, altrimenti i nostri parlamentari mai avrebbero osato drenarci di tasse e subito dopo essersi aumentati lo stipendio.
    O sbaglio?
    (Qui senza ironia: sto affilando il forcone e lucidando gli scarponi con puntale in acciaio)

  • Caber
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    non mi pare che nel ’29 l’economia si sia ripresa molto con il “new deal”… (così come non mi pare si possa definire una fase di trionfo del libero mercato neanche quella che l’ha preceduta)

    • kate soncino
      Rispondi

      Le misure attuate dal “New Deal” non erano finalizzate ad una riforma strutturale del comparto economico, ma a risolvere i problemi temporanei causati dalla crisi del 1929, come la disoccupazione e la tutela delle classi con redditi non elevati. Per me, quei pochi provvedimenti hanno contribuito a creare le basi per la ripresa degli anni `50 e `60, anche se da soli, non potevano bastare. Certamente, gli intensi movimenti speculativi avvenuti prima del giovedi` nero, cosi` come nel 1876, hanno consentito a molti di arricchirsi ed hanno permesso uno sviluppo non piu` legato all`economia reale, che, comunque sarebbe dovuto terminare.
      E` vero, in entrambe le epoche, sia con il libero mercato, che con le misure successive, che hanno poi portato decenni dopo allo sviluppo dello “Stato sociale”, l`economia non ha attraversato un momento “di trionfo”, ma la questione di fondo non sono le crisi o i momenti di sviluppo, teorizzati da Schumpeter o Kondratieff e altri economisti, e` chiaro, che per definizione l`economia ha fasi di sviluppo e di recessione, il problema sono le conseguenze ad essi: deve agire lo Stato come “cuscinetto” nei momenti di crisi e come “limitatore” nelle fasi di sviluppo o il libero mercato si puo` regolare autonomamente, limitando le conseguenze (disoccupazione, inflazione, ecc….)? Il mercato non si puo` regolare da solo. La scuola austriaca non sbaglia, il mercato potrebbe fallire, se ci fosse l`azione statale anticiclica ipotizzata da Keynes. Ma con gli Stati in debito, l`azione anticiclica non ci puo` essere ed un fallimento del mercato e pertanto degli Stati ha come conseguenza soltanto l`anarchia. Comunque, sarebbe opportuno contestualizzare la scuola austriaca, premettendo, che ad oggi non esiste ancora un modello, che possa riprodurre l`intero sistema economico con tutte le sue variabili e prevederne le conseguenze. E sono proprio gli apetti negativi, che mancano nell`articolo.

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