In Economia, Libertarismo

DI ARTURO DOILO

Qualcuno la chiama “anarchia stradale”. Altri la definiscono “autoregolamentazione del traffico”. Fatto sta che a Drachten, in Olanda, hanno eliminato gli incidenti, abolendo i segnali stradali, parchimetri e divieti di sosta e di accesso vari: “Tutte queste regole del traffico ci privano della cosa più importante, del riguardo e della gentilezza. Dimentichiamo di comportarci socialmente”. Parole di Hans Monderman, responsabile per il traffico a Groningen e uno dei padri del progetto. Ancora: “Tanto più sono le regole, meno si sente la responsabilità”. Monderman, un ingegnere, non è l’ultimo degli invasati dell’antistatalismo, ma è un serio professionista tedesco che ha passato decenni di attività professionale nello studio della mobilità e soprattutto della sua sicurezza nei centri urbani.

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Oggi, secondo alcuni studi affidabili, il 70% della segnaletica non è nemmeno percepita dall’automobilista, anzi favorisce il suo imbarbarimento. Ogni semaforo è una sfida per riuscire a passare ancora con il giallo. Il risultato: nella morsa del corsetto delle regole, l’automobilista diventa egoista e cerca solo il proprio tornaconto, a scapito delle buone maniere!

Secondo i fautori del nuovo concetto di circolazione, solo più libertà e più responsabilità individuale possono aiutare ad uscire dal circolo vizioso. Pertanto chiedono strade e vie come ai tempi del Medioevo, quando le strade delle città erano intasate da carri, cavalli e persone. Nei loro scenari, automobilisti e pedoni si intrecciano in un pacifico flusso. D’altro canto non si vede dove stia il problema, dato che anche nelle iper regolamentate strade urbane italiche, studi seri hanno dimostrato che la velocità media è nell’ordine dei 30 km/h.

La libertà è meravigliosa nei suoi effetti inintenzionali: ciò che a molti potrebbe apparire come un caos totale si trasforma in ordine spontaneo. Solo laddove è tutto regolato – spiega la psicologia – l’automobilista può premere il pedale dell’acceleratore senza farsi troppi scrupoli. Un ambiente poco chiaro impone invece cautela e circospezione. “Meno sicuro è più sicuro” è il motto dei fautori della nuova corrente, che hanno deciso di esportare il loro progetto, che a Drachten, cittadina di 45.000 abitanti, mostra la sua bontà. Lì, le automobili circolano sullo stesso piano di pedoni e biciclette. I ciclisti segnalano con il braccio ogni cambiamento di direzione, mentre gli automobilisti si fanno capire con i gesti della mano e della testa: “Più della metà dei nostri cartelli stradali sono già stati rottamati”, spiega l’assessore del traffico Koop Kerkstra. “Dei 18 incroci muniti di semafori ne sono rimasti solo due, gli altri sono stati convertiti in piazzole a senso rotatorio”. A Drachten, ora valgono solo due regole 1) precedenza a coloro che arrivano da destra; e 2) ciò che ostacola gli altri, sarà rimosso.

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Da mezzo mondo si viaggia per visitare Drachten e persino Londra si è detta interessata al modello libertario stradale, che a Kensington è in fase di sperimentazione. In un anno il numero di incidenti, con feriti, si è dimezzato. Oltre alla rivoluzione ideologica che comporta quest’idea, un gran vantaggio lo si certifica in campo economico: in Germania, ad esempio, l’installazione di un cartello stradale costa 350 Euro.

Lo scrittore Paulo Coelho racconta così la sua esperienza a Drachten, dove ha girellato per la città in compagnia di un gruppo di giovani. Solo su indicazione dei suoi accompagnatori s’è reso conto dell’assenza totale di segnali stradali. “Tutt’a un tratto, mi resi conto che avevano assolutamente ragione: non c’era il famoso “Stop”, non c’erano le strisce pedonali, i segnali di incrocio e di precedenza. Non c’era un solo semaforo, con le sue luci rosse, gialle e verdi! E, con mia sorpresa, non c’era neppure la divisione tra il marciapiede e la strada. Il movimento era ben lungi dall’essere ridotto: camion, auto, biciclette (onnipresenti in Olanda), pedoni, tutti sembravano perfettamente organizzati in un posto dove non c’era niente a mettere ordine nel traffico. In nessun momento udii un improperio, sentii frenate improvvise, o clacson assordanti”.

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Showing 7 comments
  • Carlo
    Rispondi

    Qualche giorno orsono avevo inviato questo commento ad un articolo sull’anarchia………approfitto del tema per mandarlo di nuovo.

    Saluti
    Carlo Maggi

    “Miei carissimi amici libertari ,

    vorrei raccontarVi di un piccolo esempio di anarchia reale e funzionante.

    Ad Orvieto , città in cui vivo da sempre , c’è un stradina che permette di salire e scendere dalla parte alta ( rupe ) alla parte bassa ( stazione ) molto più rapidamente delle vie ordinarie.

    In questa stradina non c’è segnaletica verticale o orizzontale………magicamente coloro che la usano ( io sono tra questi ) hanno trovato uno spontaneo equilibrio che permette a tutti di utilizzarla con vantaggio e direi quasi serenità.
    Nei punti dove non passano insieme due macchine chi è più vicino ad uno slargo fa retromarcia o aspetta che passi l’altro………..il tutto tra sorrisi , cenni d’intesa e ringraziamenti reciproci.

    Mai in diverbio , mai uno scazzo , mai un’incidente………a me questo da molto da pensare e forse anche da sperare.

    Vi saluto con affetto

    Carlo Maggi”

  • Fabrizio Dalla Villa
    Rispondi

    Intanto nel comune di Finale Ligure ci sono parcheggi utilizzabili per il carico e lo scarico, nei giorni feriali, dalle 9 alle 20, che “per magia”, in tutti gli altri orari e nei giorni festivi, si trasformano in parcheggi a pagamento. E i vigili ti multano anche se sull’auto è esposto in bella vista il contrassegno invalidi! Non so nemmeno se questo modus agendi sia regolare.

  • Carlo
    Rispondi

    Caro Fabrizio ,

    purtroppo sull’argomento contrassegno invalidi ho una lunga e consolidata esperienza.

    Mia moglie ha da più di 30 anni un grosso problema articolare ed ha di conseguenza una mobilità molto ridotta e difficoltosa.

    Riguardo alle multe ai portatori di handicap nei parcheggi a pagamento………..non credo esista una norma specifica……….ci sono delle città dove non Ti multano………altre si………questa purtroppo è l’Italia.

    Un cordiale saluto

    Carlo

  • Riki
    Rispondi

    Fabrizio, nel 2009 la corte di cassazione ha stabilito che gli invalidi che parcheggiano su piazzole a pagamento devono pagare come gli altri, nel 2010 però a pisa è stato accolto un ricorso dopo che un multato aveva dimostrato che non c’erano parcheggi destinati ai disabili disponibili.

  • dduck
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    sogni !!!

  • Fabrizio Dalla Villa
    Rispondi

    Sono consapevole del fatto che esista la normativa in questione, ma è anche vero che alcuni comuni concedono la possibilità di parcheggiare gratuitamente negli stalli a pagamento, esponendo il relativo contrassegno arancione. Il problema è se lo spazio è adibito a carico e scarico. Poi, comunque, ci dovrebbero essere dei parcheggi gratuiti, oltre a quelli a pagamento. Cosa che a Finale Ligure non esiste e, considerato che si tratta di una località turistica, ciò equivale a dire ai turisti: “state a casa”. Per qualsiasi altro tipo di discorso, non dimentichiamoci che siamo in Italia, dove esiste l’anarchia per chi comanda e per gli altri esiste solamente la possibilità di dire signorsì, sissignore!

  • Pedante
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    Scena di ordinaria anarchia, San Francisco, 1906.
    https://www.youtube.com/watch?v=Uz4AmeSApBE

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