In Anti & Politica, Economia

DI MATTEO CORSINI

“Per dirla in parole semplici, oggi c’è bisogno di più Stato, non di meno Stato. Ma anche il ruolo dello Stato deve essere aggiornato, in linea con le sfide specifiche di un’economia mondiale interconnessa… Sono trent’anni che le nazioni vanno nella direzione sbagliata, riducendo il ruolo dello Stato nell’economia invece di promuovere gli investimenti necessari per modernizzare l’economia e la forza lavoro… Le economie di maggior successo oggi non sono quelle asiatiche, ma quelle scandinave. Usando il gettito fiscale per finanziare livelli elevati di servizi pubblici, questi Paesi mantengono un efficace equilibrio fra prosperità economica, giustizia sociale e sostenibilità ambientale. E’ questo il segreto per il benessere nell’economia globalizzata dei giorni nostri.” (J. Sachs)

Jeffrey Sachs, professore alla Columbia University, ritiene che il mondo stia andando dalla parte sbagliata, perché il ruolo dello Stato nell’economia va riducendosi, mentre a suo parere dovrebbe aumentare.

Probabilmente a Sachs non farà piacere, ma non si può certo dire che negli ultimi trent’anni l’economia non si sia modernizzata, soprattutto in quei settori dove lo Stato ha messo meno il naso (e le mani). Crede forse Sachs che tutte le innovazioni prodotte nella Silicon Valley, tanto per fare un solo esempio, siano merito dello Stato? Oppure, crede che quando lo Stato, come nel caso del servizio postale, ha mantenuto il monopolio le cose siano andate bene?

Il fatto è che (purtroppo) lo Stato non ha ridotto il proprio ruolo in molti settori, e non si può certo dire che il suo peso sia diminuito, come testimonia la crescente incidenza della spesa pubblica sul Pil in molto Paesi.

Sachs tira fuori il classico esempio delle economie scandinave a sostegno della sua posizione. Da quelle parti la spesa pubblica è elevata, la tassazione anche, e lo stato sociale fornisce molti servizi apparentemente gratuiti. Posto che in Svezia, ad esempio, un qualche ripensamento c’è già stato e nulla dimostra che con un welfare state meno pervasivo gli svedesi sarebbero stati peggio anche nei decenni scorsi, se “il segreto per il benessere nell’economia globalizzata dei giorni nostri” fosse un mix di spesa pubblica e tassazione elevate, non si spiegherebbe il benessere di nazioni in cui la tassazione non è elevata e lo Stato non fa di tutto e di più. Parimenti, non si spiegherebbe neppure perché l’Italia sia da anni in declino e in precarie condizioni finanziarie nonostante una spesa pubblica da molto tempo superiore alla metà del Pil.

Lo Stato ha fatto per lo più danni quando ha voluto pianificare l’economia in un mondo nel quale le interconnessioni erano meno sviluppate di oggi.

Ritenere che potrebbe fare meglio aumentando il proprio ruolo in un’economia mondiale interconnessa mi pare null’altro di quella che Hayek definiva una “presunzione fatale”.

 

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Comments
  • Borderline Keroro
    Rispondi

    Un coglione galattico degno compare di Krugman.
    Parole così ridicole sono state pronunciate anche da Tremonti (“ci vuole più Stato, più decisamente”).
    Stiamo messi prorio bene.

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