In Anti & Politica, Libertarismo, Varie

DI GIAN PIERO DE BELLIS*

Premessa

L’aspirazione alla libertà si traduce concretamente nella realizzazione di libere scelte. La prima scelta libera di cui dovrebbe godere una persona giunta a maturità è a quale comunità vuole appartenere e diventare membro attivo (partecipazione, contribuzione). Questa libera scelta, su cui non dovrebbero esservi obiezioni di alcun genere (come è per la libera scelta della persona con cui costruire una micro-comunità chiamata famiglia), è invece totalmente cancellata nella realtà storica attuale dalla presenza di una realtà monopolistica, lo stato territoriale, che impone a tutti gli abitanti di un certo territorio l’appartenenza forzata ad esso.

In passato questo non era il caso. Si apparteneva ad una comunità in quanto si condividevano gli usi e costumi del gruppo e il capo (ad es. il re) comandava i membri della sua comunità e non tutti coloro che vivevano su un dato territorio. Come indicato da Henry Sumner Maine, anche quando occupavano le terre note al giorno d’oggi con il nome di Francia “i capi Merovingi, discendenti di Clovis, non erano re di Francia, essi erano re dei Franchi.” (Ancient Law, capitolo IV).

Il tardo feudalesimo e la nascita dello stato moderno territoriale hanno cancellato questa libera scelta e l’hanno limitata alla semplice possibilità di emigrare in altre terre, per porsi sotto un altro padrone statale territoriale.

La possibilità invece di costruire comunità volontarie richiede necessariamente, come premessa di base, la fine del territorialismo, cioè del monopolio territoriale dello stato, o, in altre parole, la fine dello stato territoriale. Le comunità volontarie possono esistere solo in quanto non esiste nessun tipo di monopolio. Questo perché :

– Monopolio = Imposizione

– Volontario = Scelta Libera (cioè assenza di imposizione).

Gli stati si devono quindi trasformare in agenzie di servizi a cui le persone aderiscono per libera scelta (partecipando e contribuendo) e da cui ricevono prestazioni. Qualsiasi monopolio va superato, anche quello previsto nella concezione di coloro che si battono per lo stato minimo al quale si vorrebbe affidare l’esclusiva della protezione di tutte le persone che vivono su un certo territorio. Questo perché qualsiasi monopolio, oltre a ostacolare-limitare le scelte volontarie, porta con sé il rischio di una trasformazione, col tempo, dello stato (centrale) minimo in uno stato (centrale) massimo.

Problema

La proposta di sviluppare comunità volontarie aterritoriali per rispondere alle aspirazioni di libera scelta e per risolvere, al tempo stesso, tutta una serie di problemi di disorganizzazione sociale legati all’esistenza degli stati territoriali, non cancella comunque l’esistenza anche di questioni territoriali. La maggior parte delle questioni territoriali (ad es. dove far passare una strada) comportano l’accordo necessario di varie persone e quindi possono apparire di più difficile risoluzione in una situazione di comunità volontarie aterritoriali in cui un potere non può più imporre a tutti il suo volere. E infatti una delle domande ricorrenti quando si prospetta tale scenario è appunto questa: come si risolvono i problemi territoriali, che continuano ad esistere come parte della realtà di tutti, nel momento in cui si dà vita a comunità volontarie aterritoriali i cui membri convivono l’uno accanto all’altro sullo stesso territorio.

Infatti, le comunità volontarie del futuro avranno a che fare anche con questioni territoriali quali, ad esempio:

– strade (costruzione, gestione)

– edifici (diritti di edificazione)

– ambiente (salvaguardia e cura dell’ambiente naturale)

– confini territoriali (tra proprietà).

Esaminiamo allora quali sono state e quali possono essere alcune soluzioni a temi e problemi di tipo territoriale da parte di membri di comunità aterritoriali.

Soluzioni

Le soluzioni qui prospettate sono di duplice natura:

a) soluzioni generali che poggiano su meccanismi di ordine generale;

b) soluzioni particolari che si applicano a un settore o a casi specifici,

A) Soluzioni Generali

Premessa: Qualsiasi problema territoriale richiede il rispetto delle regole di civiltà (ad es. non sporcare le strade e i luoghi comuni) e del principio di non aggressione (ad es. non ammorbare l’aria che tutti respirano e che quindi appartiene a tutti) che valgono in ogni caso, con o senza comunità volontarie aterritoriali. In linea generale si è visto che, maggiore è il potere dello stato territoriale (ad es ex Unione Sovietica), maggiore è la tendenza a sfruttare il territorio al massimo, senza alcuna considerazione per il principio di non aggressione (tanto tutto appartiene allo stato e nel lungo periodo siamo tutti morti).

Strumenti: Gli strumenti per risolvere problemi (di tipo territoriale e non) possono essere classificati sotto i titoli seguenti:

– Accordi diretti: tra individui di differenti comunità o tra rappresentanti di comunità differenti toccate dal problema. In sostanza, contrattazione invece di imposizione. La contrattazione richiede talvolta più tempo per arrivare a prendere una decisione, ma sfocia poi in decisioni che durano nel tempo; l’imposizione può apparire uno strumento più rapido ma spesso genera conflitti e ostruzionismi che durano nel tempo e creano situazioni di stallo.

– Arbitrati: Uno degli strumenti più efficaci per sormontare difficoltà nel raggiungimento di un accordo consiste nell’arbitrato che è un procedimento che è già utilizzato, attualmente, in moltissimi casi. L’Associazione Americana di Arbitrato, ad esempio, opera in 35 paesi con più di 8000 rappresentanti operativi nel settore.

– Ostracismi: Qualora una persona si rifiuti di sottostare alle decisioni di un arbitro imparziale scelto dalle parti, allora l’ostracismo si rivela uno strumento molto potente che, se non risolve il caso specifico, almeno evita il riproporsi di dispute in quanto la persona in oggetto viene evitata da coloro che sono al corrente dei fatti. Questo era il caso ad esempio di commercianti disonesti che non rispettavano i contratti al tempo della lex mercatoria.

B) Soluzioni Specifiche

Strade (costruzione, gestione)

In passato la costruzione e la gestione delle strade (anche le strade ferrate) era una attività economica per imprenditori o sociale per comunità. In Italia le Ferrovie Nord e l’autostrada Milano-Torino sono state opere di imprenditori e non dello stato È solo successivamente che strade e ferrovie sono state statalizzate. Il tunnel sotto la Manica anch’esso è stato opera di una società creata appositamente e non degli stati. Quindi, non vi è nulla di straordinario al riguardo. Si possono quindi delineare i seguenti scenari:

– Un imprenditore acquisisce i diritti di far passare la strada dai proprietari dei terreni;

– I proprietari dei terreni costruiscono una strada e fanno pagare un pedaggio agli utenti;

– Un imprenditore, una cooperativa, una associazione si offrono di gestire la manutenzione di una strada (o varie strade) e sono pagati dagli utenti (ad es. un chip sull’auto che riscuote un micropagamento in base all’uso);

– I membri di varie comunità volontarie si mettono d’accordo per la costruzione di talune strade nel territorio in cui vivono e trovano i mezzi per finanziarle;

– In alcuni paesi (ad es. nei cantoni svizzeri) se si vuole costruire qualcosa si avvia un processo di consultazione con le persone-comunità interessate-toccate dai lavori. Parimenti si possono prevedere processi di consultazione-decisione che coinvolgono i membri interessati di varie comunità.

– Nota: nell’antica Grecia, molti dei più splendidi edifici e strade di uso collettivo furono costruite da persone ricche, in competizione tra di loro per l’onore di abbellire la città. Queste allocazioni volontarie di ricchezze personali erano chiamate “liturgie” ed erano di solito molto più elevate di quanto ci si aspettasse. In quanto a coloro che non disponevano di ricchezze da offrire alla città, essi contribuivano con il loro lavoro.

Edifici (diritti di edificazione)

Per quanto riguarda gli edifici, l’esistenza di poteri territoriali monopolistici non ha minimamente evitato tutta una serie di esperienze disastrose: scempi ambientali, crolli e incuria del patrimonio edilizio, ecc. Quindi, il monopolio territoriale è solo un alibi per foraggiare obbligatoriamente molte amministrazioni di malfattori. Per quanto riguarda le comunità aterritoriali occorre tener presente solo alcuni punti fermi di valore generale:

– Esistenza di norme edilizie (staticità) come esistono norme contro la sofisticazione alimentare (principio di non aggressione);

– Dove costruire dipende dai diritti di proprietà, dalle tradizioni edificatorie e dai costumi delle persone (distanza delle case, altezza degli edifici, ecc.);

– Come costruire (modello di casa) dipende dal gusto estetico dei membri delle comunità, dalle tradizioni edificatorie e dai costumi delle persone;

– Se il mio vicino di casa fa dei lavori all’esterno, già ora in molti paesi una persona riceve una comunicazione nel caso avesse obiezioni al riguardo. Si può quindi pensare a un ufficio (anche un sito Internet) dove i membri di tutte le comunità registrano cambiamenti che vorrebbero effettuare sullo spazio esterno. Se dopo trenta giorni non vi sono obiezioni, i lavori sono effettuati, altrimenti si ricorre ad un arbitrato.

– Nota: la qualità dell’ambiente costruito dipende dal livello di civiltà e di gusto estetico delle persone. Quindi l’idea di un potere centrale che disciplina lo sviluppo della città attraverso leggi urbanistiche è una pura illusione se solo ripensiamo a quella che è stata la crescita edilizia di molte città italiane.

Ambiente (salvaguardia e cura dell’ambiente naturale)

La salvaguardia dell’ambiente è soprattutto un problema di civiltà e non di leggi. In passato le terre comuni venivano protette perché tutti accampavano diritti (ad es. di legnatico, di pascolo, ecc.) e tutti erano attenti che nessuno sfruttasse il territorio in maniera eccessiva. Un padrone monopolistico come lo stato invece può vendersi le foreste per fare cassa lasciando agli abitanti del luogo un territorio desertificato. Si possono invece immaginare vari scenari quali:

– Intervento dei membri di varie comunità che raggiungono tra di loro accordi per la salvaguardia dell’ambiente, accordi che vengono fatti rispettare all’interno di ciascuna comunità. Si può pensare anche alla formulazione di regolamenti di zona o di quartiere (come esistono i regolamenti di condominio che vincolano tutti i condomini anche se sono di differente nazionalità o credo religioso).

– Interventi da parte di associazioni create ad hoc che acquistano e gestiscono terreni e proprietà immobiliari come riserve naturali o come patrimonio edilizio (ad es. il National Trust nel Regno Unito).

Confini territoriali (tra proprietà).

Questo tema coinvolge due aspetti di base delle comunità volontarie:

– il principio che la terra appartiene a chi la lavora (homestead principle) o a chi l’ha ottenuta attraverso un contratto legittimo;

– il principio di non-aggressione per cui nessuno può essere espropriato della sua legittima proprietà.

Ne consegue che:

– I macroconfini tra stati cessano di esistere perché non esiste più la sovranità territoriale degli stati (e quindi non ci dovrebbe essere alcun ostacolo politico nell’andare a vivere a Palermo o a Vancouver);

– I microconfini tra proprietà personali vanno rispettati e protetti (attraverso agenzie di protezione scelte e finanziate dalle persone) e nel caso di dispute i membri delle comunità aterritoriali ricorrono ad accordi diretti o ad arbitrati.

Lo sviluppo umano è fatto di nuove esperienze che generano nuovi problemi a cui si risponde creativamente immaginando nuove soluzioni. Le soluzioni ipotizzate vanno poi messe alla prova dei fatti. La soluzione reale sarà quella che funzionerà nel caso specifico o quella che sarà adottata con soddisfazione da un numero crescente di persone. Nel caso specifico delle comunità volontarie, questo può significare anche che i membri di varie comunità si uniscono per gestire lo stesso problema territoriale e formano una nuova comunità ad hoc solo per trattare quello specifico problema. In sostanza una persona potrebbe appartenere a più comunità volontarie di servizi e a una comunità volontaria che si occupa in particolare di gestione di un territorio. Il tutto sulla base della volontarietà nell’associarsi e nel separarsi, secondo le esigenze particolari e le necessità attuali di ciascuno.

*Intervento al secondo seminario Vivien Kellems, tenutosi a Bergamasco (Al) il 5-6 novembre

 

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Showing 2 comments
  • Domenico Letizia

    bravo gian! ma le altre relazioni saranno pubblicate? saranno raccolte insieme?

    • Gian Piero de Bellis

      Domenico, il video degli interventi sarà messo a disposizione. Se qualcuno dei partecipanti produrrà qualcosa di scritto, anche quello sarà fatto circolare (ad es. con Retroshare o su Facebook o altrove).

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