In Anti & Politica, Economia, Varie

DI DIEGO MENEGON*

Come strategia non è neanche tanto sottile. La definirei grossolana. Il mea culpa è un abitudine che stenta a insinuarsi nei palazzi della politica. Il coraggio delle riforme manca del tutto. Ecco allora che l’evasione fiscale costituisce un alibi perfetto per legittimare politiche di spesa folli e addossare la colpa della crisi su chi evade il fisco.

Negli stessi giorni in cui il Governo varava una doppia manovra basata per il 70% su aumenti della pressione fiscale, la televisione di stato trasmetteva a ripetizione gli spot dell’agenzia delle entrate e del Ministero dell’economia e delle finanze contro gli evasori. Una messinscena offensiva anche per i contribuenti rispettosi delle norme in materia tributaria e messi in difficoltà da un’oppressione fiscale destinata a volare sopra quota 46% nel 2014, secondo la CGIA di Mestre.

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Per questo, come Confcontribuenti, abbiamo denunciato l’Agenzia delle entrate per pubblicità ingannevole. Nel messaggio propagandistico si tessono le lodi dell’apparato pubblico, affermando che se tutti pagassero le tasse, i servizi sarebbero più efficienti. L’esperienza insegna, invece, che se tutti pagassero le tasse e se le maggiori entrate fossero impiegate per conservare il livello attuale di spesa pubblica o addirittura per aumentarlo, fallirebbe qualche impresa in più, l’inflazione salirebbe e aumenterebbero gli sprechi nella pubblica amministrazione.

La lotta all’evasione servirebbe a qualcosa se le maggiori entrate fossero impiegate per ridurre la pressione fiscale. Ciò renderebbe possibile fare impresa in Italia e aiuterebbe lo sviluppo. Nelle manovre estive, invece, le misure di contrasto all’evasione sono pensate a copertura della spesa pubblica, su cui la maggioranza non riesce a puntare le forbici.

L’evasore è dipinto come un parassita, ma se oggi l’economia è ferma lo si deve innanzi tutto ad una pressione fiscale che deprime l’economia e che foraggia il vero ceto parassitario, coloro che davvero sono “ripagati dalle tasse”, come recita la pubblicità, ossia una burocrazia che giganteggia e i vari beneficiari di sussidi e rendite di posizione (dai giornali di partito agli stessi partiti politici, ai destinatari del fondo unico dello spettacolo e così via).

Un vero ciclo di riforme passa per la drastica riduzione della spesa pubblica e un nuovo processo di privatizzazione del patrimonio immobiliare e delle partecipazioni. Il patrimonio pubblico è valutato 1800 miliardi, una cifra prossima al debito pubblico. Gli immobili sono valutati circa 420 miliardi di euro e le partecipazioni pubbliche attorno ai 132 miliardi di euro.

Anziché puntare le armi contro il settore privato, con un aumento delle imposte e la colpevolizzazione di chi tenta di sfuggire al fisco, servirebbe alleggerire il settore pubblico. Quest’ultimo è il vero responsabile della crisi del debito, che appunto è crisi del debito pubblico. Di fondo c’è una generale perdita di fiducia nella capacità dello stato di sostenere a lungo politiche di spesa pubblica fuori misura e a pagare i debiti che contrae, dinanzi ad un’economia privata che non riesce più a rifocillare l’apparato pubblico.

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L’unica via di scampo, invece, è consentire ai privati di mettere a frutto il patrimonio ora mal gestito dallo stato, dalle regioni e dagli enti locali, ridurre la tassazione sulle imprese e ridurre la spesa pubblica. Presupposto ineludibile, un’ammissione di colpa della classe di governo: “i parassiti siamo noi”.

* TRATTO DA LIBERAMENTE, BIMESTRALE DELLA FONDAZIONE SCOPPA

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Showing 2 comments
  • Fabrizio Dalla Villa
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    I cani latrano per paura…. basterebbe dare la possibilità ad ogni contribuente, di detrarre dal proprio reddito, ogni spesa documentata sostenuta. In questo modo si pagherebbero le tasse (ammesso che si sia a debito) solamente sul reddito netto. Nessuno potrebbe barare perché sarebbe scoperto inesorabilmente. Però in questo modo come farebbero a campare i tanti mangiapane a tradimento? Se proprio può sembrare eccessivo, detrarre tutte le spese, iniziamo a farlo con un valore pari all’aliquota massima dell’IVA… Infatti, se da una parte, tartassare tutti i contribuenti, può significare prendere nel mucchio onesti e disonesti, altrettanto lo sarebbe non facendo pagare nulla ad alcun contribuente, senza il sistema da me proposto… (e non credo di essere il primo né l’unico a proporlo).

  • _Salvatore
    Rispondi

    E dagli co sto detrarre ogni spesa.
    Se fosse così – il detrarre ogni spesa – vi sarebbe l’incentivo a spendere il più possibile, a risparmiare il meno possibile.
    L’economia sana si fa con il risparmio, che questo – il risparmio – serve a chi vuole investire.
    Il problema delle tasse non è la detrazione ma l’entità della tassa.
    Se vuoi avere più introiti non alzare le tasse, che più le alzi più colui che le deve pagare si inventerà qualche “difesa”.
    Abbassandole al minimo – che so 5, 6% (massimo 10%) semplice e secco – nessuno avrebbe interesse ad evaderle: vi sarebbe troppo rischio rispetto al beneficio e nascerebbe più facilmente senso civico.

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