In Anti & Politica, Economia

DI STEFANO MAGNI

Di analisi raffinate su questa manovra di Mario Monti ce n’è fin troppe. Non sto qui ad aggiungerne un’altra. Mi limiterò ad analizzare il contorto “bispensiero”, in base al quale ci viene spacciata per “giusta” o “inevitabile” o “necessaria”. Dicesi bispensiero: “un termine in neolingua coniato da George Orwell per il suo libro di fantascienza distopica 1984, utilizzato dal Partito del Grande Fratello per indicare il meccanismo psicologico che consente di credere che tutto possa farsi e disfarsi: la volontà e la capacità di sostenere un’idea ed il suo opposto, in modo da non trovarsi mai al di fuori dell’ortodossia, dimenticando nel medesimo istante, aspetto questo fondamentale, il cambio di opinione e perfino l’atto stesso del dimenticare”.

Premetto che sono contro questa manovra. Perché è ingiusta, ma soprattutto è sbagliata. Procede nella direzione opposta rispetto a quel che il Paese necessita per uscire dalla crisi. La crisi italiana (così come quella greca, spagnola e portoghese) è causata da uno Stato troppo soffocante. Lo Stato ci costa troppo senza nulla restituire. Lo Stato, per sua natura, non produce ricchezza, ma la sottrae ai suoi cittadini. Questi ultimi hanno più difficoltà a produrne di loro, perché devono pagare lo Stato e perché subiscono regole e vessazioni di vario genere che ostacolano il lavoro. Questo rapporto di parassitismo, presente in tutti i Paesi, in Italia è particolarmente grave: la nostra società rischia di andare in cancrena per eccesso di peso del suo parassita statale. Lo Stato si è espanso a tal punto che non riesce più a pagare i servizi non richiesti che fornisce. Una manovra giusta e indispensabile avrebbe dovuto ridurre il peso del parassita, per lasciare ai cittadini più risorse e più libertà di produrre ricchezza. Invece cosa prevede la manovra Monti? Salvare il parassita. Dandogli più risorse ed escogitando nuovi metodi per impedire ai cittadini di sfuggirgli. I 2/3 della manovra sono nuove tasse, o aumenti di quelle esistenti. Un terzo sono riforme, che servono soprattutto allo Stato, per consentirgli di sopravvivere. La riforma delle pensioni ne è un esempio. Invece di privatizzare, in tutto o in parte, il sistema previdenziale, lo si rende più esoso: i cittadini saranno costretti a lavorare di più, per dar più contributi allo Stato, che poi li restituirà sotto forma di pensioni ancor più misere di quelle della passata generazione. E’ la stessa logica sovietica in base alla quale i cittadini dovevano lavorare gratis per il bene dello Stato, delle giornate di lavoro “volontario” obbligatorio per celebrare i compleanni di Stalin. In questo consiste tutto il “risparmio” annunciato da una ministra che si è messa pure a piangere mentre lo spiegava.

Perché e fino a che punto molti, troppi, ritengono giusto far più sacrifici per salvare il parassita statale? Per motivi culturali, per distorsione del linguaggio. In una parola, per il “bispensiero” insegnato a tutti dalla culla alla tomba, che ci fa credere, per dirla con George Orwell, che “la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”.

Il motto “la libertà è schiavitù”, da noi viene espresso poeticamente con la canzone di Gaber: “libertà è partecipazione”. E grossolanamente con lo slogan politico: “Lo Stato siamo noi”. Se la analizziamo da vicino capiamo che è una frase priva di senso, totalmente contraddittoria. Lo Stato è un’agenzia, fornisce servizi, viene pagato in quanto fornitore di servizi. Nemmeno in una democrazia diretta, lo Stato coincide con la società. In una democrazia abbiamo la libertà di voto, cioè la possibilità di sostituire pacificamente chi ci sta fornendo dei cattivi servizi con chi (si spera) faccia meglio il suo lavoro. In una dittatura non abbiamo nemmeno questa libertà. In ogni caso: lo Stato non siamo noi. Identificare lo Stato con la società, spinge i cittadini ad essere acritici. O, peggio, critici in senso masochista: è infatti pieno di gente che, per ideologia, vorrebbe che tutti facessero più sacrifici, non per il loro stesso benessere, ma per il bene dello Stato. Nessuno subirebbe soprusi o tirerebbe la cinghia pur di salvare un’azienda privata che ci offre pessimi servizi. Smetteremmo semplicemente di pagarla. Nel momento in cui l’azienda in questione si attribuisce il monopolio e si fa chiamare Stato, allora siamo disposti a svenarci pur di continuare a comprare i servizi da lei. Un esempio chiaro? Nel momento in cui Monti ha annunciato la reintroduzione dell’Ici sulla prima casa, ho sentito anche dei sedicenti liberali dire che “in effetti, non potevamo più permetterci di non pagare l’Ici sulla prima casa”. Noi? Noi non potevamo più permetterci? Di non pagare? Allora, ristabiliamo i giusti ruoli: è lo Stato che fornisce servizi. E’ chi lo guida, semmai, che non può più permettersi di affrontare sempre nuove spese coi nostri soldi. Noi abbiamo tutto il diritto di tenerci una casa che ci siamo pagati coi nostri risparmi e di non dare un euro in più a chi ce li estorce. E che, di sicuro, non verrà mai a ridipingerci la facciata quando ne avremo bisogno. Però continuiamo a pensare che non pagare l’Ici sia un privilegio. E’ bispensiero, allo stato puro.

Il motto “la guerra è pace”, in Italia si traduce con una serie di guerre civili fredde, tutte teoricamente volte a raggiungere la “pace sociale”. Di conflitti, con questa manovra, ne vedo arrivare almeno due: contribuenti contro evasori, risparmiatori contro produttori. Contribuenti contro evasori: i primi credono, erroneamente, che solo recuperando i soldi dell’evasione e dell’elusione si possa raggiungere il pareggio di bilancio. E che se tutti gli evasori pagassero, le tasse sarebbero più basse e i servizi migliori. E’ una convinzione due volte falsa: i soldi dell’evasione non bastano a colmare il buco. Se lo Stato continua a spendere, il buco si ricrea. Il problema è a monte (troppa spesa pubblica) e non a valle (troppo pochi contributi per pagarla). Secondo: i servizi diventano migliori solo se entra in gioco quel meccanismo di incentivi/sfide che esiste solo in una competizione fra privati. Dove c’è un monopolio, la qualità dei servizi diventa secondaria: non si può comprare da un concorrente. Anche se pagassimo tutti, continueremmo, verosimilmente, ad avere in cambio servizi scadenti, perché forniti da un monopolista. In base a questa falsa, due volte falsa, convinzione che stiamo pagando più tasse e ricevendo servizi scadenti a causa degli evasori, gli italiani sono pronti a scannarsi. Sfoderando anche vecchi pregiudizi e rancori. Chi è anti-clericale ne approfitta per dire che la Chiesa non paga l’Ici (almeno sui luoghi di culto). E vorrebbe che i preti venissero impiccati dalla guardia di finanza. Chi è di destra e difende la Chiesa, rimpalla l’accusa affermando che anche i sindacati dovrebbero pagare l’Ici sulle loro sedi. Gli evasori, in un ribaltamento colossale della realtà, sono accusati di “parassitismo”… perché rifiutano, con metodi illegali, di nutrire il parassita statale. Torna legittima persino la più ingenua delle invidie sociali: alcuni beni di lusso, come il Suv o lo yacht, sono demonizzati perché sospettati di essere comprati con i soldi elusi o evasi al fisco. La gente è pronta a menar le mani (e temo anche a imbracciare il fucile, se questo odio sociale dovesse continuare a crescere) per queste cose. Nessuno è disposto a vedere l’origine del problema: uno Stato predatore. Gli uomini di Stato godono nel mettere i cittadini gli uni contro gli altri, per preservare il loro potere. E così Monti ha creato un nuovo conflitto: quello fra produttori e risparmiatori, togliendo un po’ di tasse ai primi per aggravarle sui secondi. In natura non ci sarebbe alcuna differenza, né alcun conflitto, fra produttori e risparmiatori. Si produce per guadagnare, una parte del guadagno lo si deve risparmiare per acquistare beni di prima necessità (come il cibo e la prima casa), servizi finanziari (Bot, obbligazioni, azioni) e, quando possibile, beni di lusso (cene al ristorante, viaggi, auto, barche, ecc…) che rendono più facile e godibile la nostra vita. Produrre e risparmiare sono due facce della stessa medaglia. Oggi, invece, si tende a far credere che il bravo cittadino è quello che produce (per il bene degli altri, ovviamente), mentre chi risparmia è un cattivo cittadino. Tassando i risparmiatori, purtroppo, si riducono i consumi. Di conseguenza i produttori avranno meno compratori. Le nuove tasse puniscono tutti. Ma si preferisce, ancora, credere che solo chi produce sarà risparmiato e solo il cattivo cittadino che “mette i soldi sotto un materasso” verrà “giustamente” punito. E’, anche qui, bispensiero allo stato puro.

C’è poco da aggiungere sul motto “l’ignoranza è forza”: in Italia si traduce con “governo tecnico”. Gli italiani e i loro rappresentanti, democraticamente eletti, hanno pacificamente rinunciato a capire l’economia e a cercare di agire per rivitalizzarla. Abbiamo assegnato a un governo non eletto la facoltà di fare di noi quello che vuole. Pur di non sforzarci a capire quali sono le cause del nostro male, preferiamo l’ignoranza, arrivando addirittura a sospendere la nostra democrazia e il nostro diritto di voto. E se il nuovo esecutivo ci aumenta le accise sulla benzina, preferiamo reagire come l’Italiano Medio, ritratto in modo geniale da Maccio Capatonda: “E a me che cazzo me ne frega a me?! Io c’ho il diesel!”.

 

Tratto dal blog de l’Oggettivista

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  • Roberto Porcù
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    Ci sono dei fatti che non escono mai dalle cronache locali. Ci sono Cittadini che, presi nella morsa del fisco, arrivano a suicidarsi. Capisco la loro solitudine e la loro disperazione e ne soffro. Morire per morire, mi piacerebbe che qualcuno scegliesse di suicidarsi portando con se i suoi agguzzini. Forse la notizia uscirebbe dalla cronaca locale e darebbe da pensare a qualcuno.

    • FM
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      Se i giornali sono finanziati dallo stato, ci sarà un motivo.. ?
      Se pubblichi notizie non gradite e sopratutto pericolose,
      addio al finanziamento…

      FM

  • Carlo
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    Bellissimo articolo…………totalmente condivisibile.

    Grazie di cuore

    Carlo Maggi

  • leonardofaccoeditore
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    E’ tempo di rivolta! Il resto son chiacchiere!

    • Anthem
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      E’ uscito quest’anno negli Stati Uniti il film Atlas Shrugged, ispirato al romanzo di Ayn Rand (in Italia ancora non è uscito, ma qualche anno fa venne pubblicatoì in tre tomi il romanzo, La rivolta di Atlante).
      Pian piano tutti i produttivi spariscono, aderendo al progetto di John Galt, che vuole impedire lo sfruttamento delle menti produttive riunendole in una località inaccessibile….e il sistema rimasto in mano dei collettivisti e parassiti comincia a crollare….hihihiihi, lo conosci di sicuro. Non è un caso che sia uscito il film proprio durante la crisi, ciò mi fa sperare che qualcosa cominci a muoversi: La Rivolta di Atlante! Ma chi fa John Galt? Lo fai tu, Leonardo?

    • rodolfo
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      ,,,,,,finalmente sento parlare di RIVOLTA! di RIBELLIONE! Le parole oramai non servono PIU!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
      bravo !

    • Marcello Floris
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      Concordo pienamente,
      ma in quattro gatti ci scatenano addosso l’esercito, ci mettono in galera e si dimenticano di noi, ti ricordo che quì in Sardegna per sfrattare dalla loro casa pignorata per pochi soldi una famiglia di pensionati di cui uno in sedia a rotelle, hanno mandato anche due elicotteri.
      CAZZO HANNO MANDATO PURE DUE ELICOTTERI!!!!!! Ti rendi conto?

      • Borderline Keroro
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        E’ l’arroganza di uno Stato forte con i deboli e debole con i forti.
        Che merda, che vigliacco.
        Viva i Sardi!

      • Roberto Porcù
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        In Sardegna hanno mandato anche due elicotteri, in Veneto sarebbe bastato un usciere comunale. In Sardegna cacciano Equitalia, qui in Veneto facciamo manifestazioni, tante bandiere, giornate di lavoro perse e non cambia nulla. Ho già spiegato che la cosa più bella della Sardegna sono i cartelli stradali forati dalle pallottole. I fucili bergamaschi virtuali di Bossi, non servono nel mondo reale. Dove i cartelli si correggono cambiando il nome in italiano con quello storico del posto, non cambia e non può cambiare un cazzo. La libertà non viene mai data, ma bisogna prendersela. In caso contrario si rimane sudditi e non si rompono i coglioni a chi decide di aumentare le imposte. Tertio non datur.

      • Leonardo Facco
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        Caro Marcello, hai ragione. Non ci si può buttare allo sbaraglio. Ma la rivolta è inveitabile se non si vorrà vivere da sudditi. O, in alternativa, l’espatrio.

    • Borderline Keroro
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      Rivoltiamoci a questo Stato rivoltante

  • Carlo
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    Sono d’accordo…………Leo…………la misura è colma…………basta parole……….passiamo ai fatti.

    Ciao e grazie

    Carlo

  • Carlo
    Rispondi

    Che bello essere in un luogo virtuale che apprezza la mia amata Ayn………..

    Già mi sento un pochino più a casa…….e un pochino meno solo.

    Grazie di cuore

    Carlo

    • leonardofaccoeditore
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      Virtuale fino a un certo punto, noi siamo carne ed ossa, ed anche passione e libertà. E lo dimostreremo a quei farabutti aguzzini.

  • Roberto
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    Tutto vero! Tutto vero!
    Ma adesso, nel concreto, cosa si può fare?

  • Marco Paolemili
    Rispondi

    Stefano, un’ottima analisi della situazione, una delle pochissimi di pensiero liberale

  • paolo cintolesi
    Rispondi

    Leonardo, dobbiamo cercare mille pensionati disposti a creare problemi in una determinata area, perché i pensionati?, perché siamo più liberi e meno condizionati dal presente e dal futuro. Quale può essere la proposta affinché noi “vecchi” ci si possa incontrare e iniziare una “rivoluzione” culturale (non cinese per carità!!) contro tutti questi soprusi della “casta”? e incominciare ad impaurirli? io sarei disposto, basta con le chiacchiere forconi, forconi, forconi e ancora FORCONI!!!! saluti Paolo

    • Leonardo Facco
      Rispondi

      Paolo io ho sempre pensato una cosa (ma ammetto che potrei sbagliarmi): I PENSIONATI NON FANNO LE RIVOLUZIONI. Per via del fatto che il loro futuro è limitato nel tempo, la loro vita l’han già fatta. Però, il tuo stimolo è interessante. Dobbiamo ragionarci sopra.

  • Giorgio
    Rispondi

    io avrei un ‘idea, utilizzare la catena di s.antonio. Leo ci prepara un bel manifesto carico di incazzatura, noi poi lo spediamo via mail a tutti i nostri indirizzi della rubrica che e così via. Un amico o conoscente che sia leggerà sempre la tua posta,e sono sicuro che non spezzerà la catena questa volta. Adesso in giro son tutti belli caldi, il calcio passa in seconda fila si parla solo di sta cazz.. di manovra, di sti cazz…i di parassiti farabutti vessatori

  • Giorgio
    Rispondi

    io avrei un ‘idea, utilizzare la catena di s.antonio. Leo ci prepara un bel manifesto carico di incazzatura, noi poi, lo spediamo via mail a tutti i nostri indirizzi della rubrica che e così via. Un amico o conoscente che sia leggerà sempre la tua posta,e sono sicuro che non spezzerà la catena, questa volta. Adesso in giro son tutti belli caldi, il calcio passa in seconda terza fila si parla solo di sta cazz.. di manovra, di sti cazz…i di parassiti, farabutti, vessatori, truffatori, estortori e ancora schiavisti sfruttatori ecc..ecc…! bisogna battere il ferro finche è caldo, un’ occasione come questa bisogna sfruttarla al più presto. E allora dico Forza Leonardo e forza Movimento Libertario, 1,2,3,4,5,manifesti e tiraiamo insieme una bella folla di incazzati.

    Un saluto a tutti, Giorgio

  • Pedante
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    Il neologismo doublethink va lasciato com’è e non tradotto. È già perfetto. ☺

  • Brillat-Savarin
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    Articolo veramente perfetto: ORMAI è DOUBLE THINK ALLO STATO quasi perfetto. Ma per le leggi che reggono la possibilità della manifestazione, il double think è una impossibilità logica: oh yes, Mr. Monti!

  • rik
    Rispondi

    parlare di stato di polizia sovietica e’ un eufemismo,questa e’ una dittatura coercitiva,oscurantista dove poco manca che ci occorra un permesso della questura per uscire di casa.Per ora il primo passo e’quello della rapina totale,lasciando alla gente normale il minimo livello di sussistenza e poi il controllo fisico ambientale.Se e’attendibile la dichiarazione di Rokfeller,sul sito del Bilderberg group,l’obbiettivo finale e’ quello di applicare un cip elettronico sottocutaneo ad ogni persona per monitorare ogni singolo spostamentoe tenere sotto controllo il popolo:C’e’ da rabbrividire di fronte ad una simile prospettiva percio’ cerchiamo di attivare qualche iniziativa di resistenza per questo tragico paese.

  • Anthem
    Rispondi

    Provare a collegarsi in qualche modo con il partito radicale, che si diceva “liberale, liberista, libertario”? potrebbe fare da cassa di risonanza, specie attraverso Radio radicale?

    • Rorschach
      Rispondi

      Sí secondo me potrebbe funzionare, calcolando che il segretario Staderini oggi rilascia questo comunicato: http://www.radicali.it/comunicati/20111209/manovra-staderini-ridurre-spesa-pubblica-interessi-su-debito-insieme-allapertura

      É chiaro che i radicali sono troppo focalizzati sui temi etici e che spesso nel gioco politico aprono a delle ambiguitá terrificanti (ma insomma pure Rothbard si alleó con la New Left in un certo momento storico)… Peró se vanno da soli e non si accompagnano con partiti sinistri, come purtroppo accade dal 2006 a questa parte, a me sembrano l´unico interlocutore possibile. Cioé, se il Movimento Libertario cominciasse a prendere parte attivamente ai loro congressi, prendendo la parola e parlando dei propri temi sono convinto riscuoterebbe successo e forse aiuterebbe a risolvere le ambiguitá di questo gruppo politico.

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    Sono contrario ad un’alleanza con i radicali. Sono molto più vecchio della maggior parte di voi ed ho già fatto il portatore d’acqua per altri partiti senza chiedere mai nulla per me (solo perché penso che un Cittadino debba interessarsi della politica del suo Paese ed attivarsi in tal senso = ero e rimango un idealista). Ogni volta ho visto nel cesso quegli ideali che i candidati prima decantavano. Oggi rimango idealista, ma non mi fido di quelli che in parlamento convivono o sono convissuti “bene” sino a quando l’elettorato li ha esclusi. Che i radicali l’acqua se la facciono portare da altri. Noi abbiamo una battaglia da fare e con loro non la si vince.

  • Cristian Merlo
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    Gran bell’intervento. Illuminante e di una logica adamantina. Complimenti!!

  • IL TULIPANO NERO
    Rispondi

    Ecco il mio commento:

    http://kewlshare.com/dl/ae75dbcad8e7/messaggio_2.wmv.html

    Vi prego fatelo girare per scuotere le coscienze della gente, perchè altrimenti questi porci arroganti, megalomani e sociopatici ci faranno morire tutti di fame e di stenti…

    IL TULIPANO NERO

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    Ieri mi è capitato di vedere in TV uno spezzone di telegiornale: è troppo bello e voglio farvene parte.

    Qualcuno ha mandato un pacco bomba al presidente o direttore di Equitalia di Milano o Roma (non ho visto tutto il telegiornale). Bene ! Approvo e sono convinto che nel palazzo questo abbia infinitamente più riscontro dei tanti che vanno a manifestare e poi pagano fino all’ultima lira.
    Ancora non ne se ne conosce l’autore, ma la sigla era di un gruppo anarchico che pare non nuovo a questo genere di pacchi. Intervistavano Bonanni che ne affibbiava la provenienza ad “ambienti torbidi”. Me lo sono annotato perché secondo me gli ambienti più torbidi in assoluto sono quelli sindacali e politici.
    Altro caso dell’orbo che dà del cieco al guercio.

    Lo spettacolo televisivo si prospettava spassoso e così sono restato a vedere.
    Hanno detto che i tagli alle pensioni che tolgono il sangue ai Cittadini ed hanno fatto piangere una ministro, non comprenderanno i dipendenti del palazzi del potere, Quirinale in primis, e che per loro non cambierà nulla.
    La legge è uguale per tutti, ma per i maiali è più uguale che per gli altri.
    Montiii ……………………… PRRRRRRRRRRRRRR

  • Riccardo
    Rispondi

    Le rivoluzioni le fanno i giovani. Ma se i giovani sono troppo impegnati a comprare l’ultimo modello di Smartphone ed a discutere di calcio, le rivoluzioni non si fanno. Senza idee, niente rivoluzioni e lo stato se ne guarda bene da spingere i giovani a ragionare. Volete una rivolta? Levate il campionato di serie A.

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