In Anti & Politica, Esteri

DI STEFANO MAGNI*

Negli Usa l’evento che ha indubbiamente sparigliato le carte è la comparsa, sulla scena politica seria, di Ron Paul. Finora era un candidato marginale, non degno di alcuna considerazione. Adesso, almeno stando ai sondaggi, sta diventando un papabile, per lo meno nelle prime primarie. E’ un candidato libertario, come è noto. E la sua sola presenza obbliga i liberali a scontrarsi al loro interno, in alcuni casi (come nel mio caso) anche a confrontarsi con loro stessi. Contrariamente ai miei amici libertari, io non sostengo Ron Paul. E ora vi dico il perché.

Devo, prima di tutto spogliarmi di tutta la propaganda elettorale che sta circolando in questi giorni. Si dice che Ron Paul sia razzista, omofobo e antisemita. Non è vero. Se garantisci libertà di parola ai negazionisti e agli omofobi non vuol dire che sei negazionista e omofobo a tua volta. Se sei contro la discriminazione affermativa (assumere un nero, solo perché è nato nero), non sei un razzista, ma solo un uomo di buon senso. Se vuoi ritirare gli aiuti militari a Israele, non vuol dire che lo vuoi veder distrutto dai vicini, ma solo un isolazionista (o non-interventista). Se scelgo di non votare Ron Paul, è perché lo trovo un cattivo liberale, non perché lo ritenga un non-liberale.

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E con questo ho chiuso con la propaganda che scorre a fiumi sui giornali americani (e di rimbalzo anche sui nostri) per passare a discutere sui reali termini dello scontro. Anche i liberali, proprio come i socialisti, hanno i loro riformisti, i loro massimalisti e i loro rivoluzionari. I riformisti vogliono ridurre gradualmente il peso dello Stato. I massimalisti, invece, hanno sfiducia nelle riforme e vogliono ridurre o abolire del tutto lo Stato nel più breve tempo possibile. I rivoluzionari non vogliono scendere a compromessi con lo Stato, nemmeno nella loro vita quotidiana, per cui boicottano la politica. Bisogna fare molta attenzione con i termini. Perché in America i “liberal” sono socialisti e non c’entrano nulla con il liberalismo. I liberali riformisti si definiscono spesso “conservatori”: vogliono conservare, riformandolo, un sistema che è, sin dalle sue origini, fondato sulla libertà individuale. I liberali massimalisti e i rivoluzionari si definiscono “libertarian”, libertari.

Fra i candidati repubblicani, Mitt Romney non è un liberale. E’ un pragmatico, pronto a recepire alcune idee del liberalismo, se gli servono a mantenere in equilibrio la sua posizione di potere. Newt Gingrich, Michele Bachmann e Rick Perry sono, a vari gradi e titolo, dei liberali riformisti. Hanno come obiettivo la riduzione dello Stato al minimo indispensabile, ma ci vogliono arrivare per gradi, anche scendendo a compromessi. Ron Paul è invece un liberale massimalista. Il suo obiettivo è la riduzione dello Stato al minimo indispensabile e vuole realizzare questo programma immediatamente dopo la sua vittoria. I libertari più moderati appoggeranno Ron Paul, o il Partito Libertario, considerando che riforme drastiche possano ottenersi con metodi democratici. I più duri e puri, invece, non andranno a votare, perché ritengono che la democrazia sia solo un’ingannevole forma di legittimazione dello Stato. E dunque intendono boicottarla.

Perché non sostengo il candidato massimalista? Se sono liberale, perché mai non dovrei votare un uomo che sostiene le mie idee fino in fondo e senza compromessi? Non lo appoggio per questioni di metodo. Il massimalismo è un metodo sbagliato. In primo luogo, perché il massimalista tende a non concepire alcun piano di transizione e finirà per provocare effetti controproducenti.

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Il metodo giusto consiste nell’abituare la popolazione al nuovo sistema, proponendolo come alternativa percorribile, convincendo la maggioranza che è quello migliore, destinato a prevalere. Le scelte sono dettate dalla cultura. Una riforma organica dello Stato deve essere dunque preceduta da un cambiamento culturale. L’abolizione rapida dello status quo, invece, è causa di conflitto. Non abituati al cambiamento e ancora educati alle idee del sistema che si va ad abolire, i cittadini rifiuterebbero la novità. Privatizzando tutto, di colpo, coloro che dipendono dallo Stato (anche perché non potevano fare altro, in molti casi) si vedrebbero spogliati di tutti i loro interessi, in molti casi verrebbe messa a rischio la loro stessa sopravvivenza. Negli Usa si moltiplicherebbe la domanda politica di socialismo: il liberalismo verrebbe visto come un pericolo. Ritirando tutte le truppe e le basi all’estero, soprattutto, i Paesi improvvisamente privati dell’ombrello americano (a cui, finora, erano vincolati per necessità) si rivolgerebbero ad altri alleati, magari anche ostili agli Usa. I nemici degli Stati Uniti, al contrario, canterebbero vittoria e si preparerebbero a dar l’assalto a un nemico che percepiscono morente. Come sempre è avvenuto in passato, ogni volta che un impero si ritira.

Il problema del massimalismo, però, non si limita al metodo, ma anche alla legittimità. Per i liberali riformisti, il governo federale degli Stati Uniti è legittimo. Un rispetto che deriva da quello per il proprio Paese, per la sua tradizione storica e per le sue guerre contro i nemici esterni, nel presente e nel passato. Al contrario, per i massimalisti il nemico è lo Stato e dunque anche il governo federale di Washington è illegittimo. Nessun liberale riformista mette in discussione l’idea che milioni di americani siano morti per una giusta causa, dalla guerra di Lincoln contro i secessionisti del Sud, a quella di Bush contro l’Iraq di Saddam Hussein. Al contrario i massimalisti ritengono che tutte le guerre del passato, proprio a partire da quella di Lincoln, siano il frutto di una colossale menzogna dello Stato: combattere un nemico esterno per nascondere la “natura criminale” del suo potere. Tuttora vedono l’emergere di nemici esterni (come l’Iran o la Cina) solo come pretesti per rafforzare la classe politica attuale.

Se fossi americano, io sarei orgoglioso del mio Paese e del suo passato. E riterrei assolutamente legittimo il mio governo federale. Vorrei riforme, non una rivoluzione. Per questo non voterei mai Ron Paul.

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Ps: tutto il discorso che ho fatto vale per gli Stati Uniti, non per l’Italia. In Italia non è neppure possibile fare un parallelo con la realtà americana. Qui non ci sono liberali, né riformisti, né massimalisti. Berlusconi, pur sventolando lo slogan della “libertà” ha sempre praticato politiche socialiste riformiste. Nella Lega prevale la matrice socialista massimalista. Al centro-destra si è contrapposta una sinistra socialista ancor più massimalista. I liberali, in Italia, non sono nemmeno all’orizzonte. Persino coloro che si autodefiniscono tali, appena gli accenni a una privatizzazione o a una deregolamentazione, inorridiscono e ti rispondono con il surreale argomento: “ah no! Questo è liberismo! Io sono liberale, non un liberista”. E’ un ossimoro, ma nessuno di loro se ne accorge. E così il liberalismo italiano muore. Per questo non intendo affatto scontrarmi con i miei amici libertari sul “pro o contro Ron Paul”. In Italia intendo dialogare con tutti i liberali, riformisti o massimalisti. Purché siano liberali. Solo in America potrei permettermi il lusso di affrontare questo scontro.

*Tratto dal blog L’OGGETTIVISTA

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Showing 53 comments
  • Fidenato Giorgio
    Rispondi

    Se Ron paul viene eletto, significa che l società americana “apprezza” le sue idee massimaliste, le condivide e per questo le appoggia. La differenza tra i massimalisti europei e Ron Paul è che qua i massimalisti sono stati sempre a capo di rivoluzioni sanguinose. Se in america vincesse il massimalismo di RON Paul significherebbe che la popolazione è pronta per quello che dice e pratica RON. PER QUESTO BISOGNA VOTARE RON PAUL!!!!!!!!

    • Borderline Keroro
      Rispondi

      Quoto.
      E’ inutile cianciare, negli USA destra e sinistra hanno semplicemente ampliato una macchina che va messa a dieta in modo drastico.
      Non è che gli devi togliere le merendine, devi farla morire di fame e in fretta. Altrimenti è lei che si libera di te: ha una forza impressionante. Per cui bisogna darci sotto con l’accetta subito, prima che possa reagire in qualche modo.
      Poi se Magni crede che invece si possano fare le cose in modo più gradevole, libero di pensarla così. Sarà perché sono Italiano, ma secondo me Magni si illude.
      Qui da noi la burocrazia, inutile, si permette anche di scioperare per far valere i “diritti acquisiti”. E nessuno che dica “scioperano? Bene, per quello che servono almeno risparmieremo sugli stipendi”.
      Se per caso bloccano le assunzioni, vai di protesta; figurati se ne licenzi uno!
      Non credo che negli USA sia diverso, un burocrate è un burocrate ovunque.

      P.S.: io RON PAUL lo voterei subito. Magari ci fosse un Ron Paul in Italia. Giorgio?

    • Nicola
      Rispondi

      A me i liberali come il signore che ha scritto l’articolo mi ricordano quelli del PLI.

  • O.K.Corral
    Rispondi

    So poco di Ron Paul. Ma quello che posso intuire è che, nella bene augurata ipotesi che possa prevalere, difficilmente attuerebbe, o riuscirebbe ad attuare, tutte quelle riforme radicali.

    Il mio punto di vista è diverso da quello dell’autore. Tutti i cambiamenti culturali, per lo meno quelli importanti, avvengono come risultato di un processo che all’origine ha avuto, nella maggior parte dei casi, un evento-bomba. E’ ovvio che la mentalità dominante impiega molto tempo per cambiare. Ma senza audacia si muore…

    E comunque, l’ho detto, se Paul vincesse le presidenziali, cosa che molto probabilmente non si verificherà, secondo me si comporterà come tutti i gradualisti. L’importante però è che si dia una ventata di novità.

  • andrea
    Rispondi

    A quanto pare non sono l’unico ad essere critico verso Ron Paul, ma a me non piace non solo perché è massimalista, ma anche perché il suo programma è inapplicabile, e anche se fosse concretamente realizzabile secondo me sarebbe disastroso, porterebbe gli Usa ad un declino, una recessione, e un malcontento sociale molto superiore rispetto a quello attuale.

    Io la penso come Einaudi chi diceva che “”l’economista non può essere mai nè liberista, nè interventista, nè socialista ad ogni costo; … ogni problema darà luogo ad una soluzione sua propria, dettata da un appropriato calcolo di convenienza”
    Gli estremisti come Ron Paul sono sempre pericolosi(anche se in questo caso non c’è nessun rischio concreto, al massimo può vincere le primarie in Iowa, ma non ha nessuna speranza di diventare presidente!)

    • Luigi
      Rispondi

      W quindi i moderati centristi alla Romney o in Italia Casini , certamente ci salveranno loro e non certo i liberali coerenti come Ron Paul.

      • andrea
        Rispondi

        non ho detto W I MODERATI(ma se fossi americano preferirei senza dubbio Romney, o addirittura Obama, rispetto a un fanatico idealista come Paul, che perseguirebbe ciecamente principi ed ideali libertari, senza preoccuparsi minimamente dell’impatto reale che potrebbero avere. Per esempio un eventuale cambio drastico della politica estera e dell’intervento militare, potrebbe causare più problemi che altro!), ma sicuramente ABBASSO I FANATICI COI PARAOCCHI, ABBASSO I POLITICI CHE SONO “liberisti, interventisti, comunisti o socialisti ad ogni costo”!

        Il politico, come l’economista, dovrebbe cercare soluzioni diverse in base al contesto, “dettate da un appropriato calcolo di convenienza”(ovviamente non convenienza esclusivamente personale, come purtroppo tendono a fare molti politici). I politici che seguono ciecamente ideologie vecchie, e rivelatesi in buona parte fallimentari o comunque inadeguate alla complessità della società e dell’economia moderna, come il comunismo, o il liberismo, NON MI PIACCIONO
        E soprattutto non mi piaccio i politici che promettono cose che non potranno mai mantenere(l’abbattimento delle tasse, e il taglio netto delle spese militari promesso da Paul è irrealizzabile. Perlomeno sicuramente è irrealizzabile nei tempi brevi di una legislatura, un presidente USA non è onnipotente!)

    • O.K.Corral
      Rispondi

      E’ vero che gli estremisti possono essere pericolosi, ma la pratica quotidiana ci dimostra che il pericolo si annida anche nell'(apparente) moderazione. La maggior parte dei politici occidentali, e non, si professa moderata. E guarda dove siamo.

      Inoltre i cambiamenti, che tutti gli esseri umani vorrebbero in qualsiasi momento a loro comando, avvengono solo con grandi eventi. Un grande evento potrebbe essere la nomina di Paul con un programma radicalmente differente da quello che si è sentito nell’ultimo secolo.

      Un secolo di statalizzazione progressiva e apparentemente inarrestabile. Un secolo di finta civiltà.
      DA NOTARE che Paul non è anti-statalista. Non mi sembra che nel suo programma ci sia la totale abolizione del governo e delle prerogative dello stato.

      Non ce la faccio a sentire i finti liberali come te lamentarsi dello Stato di qua’, delle tasse di là e poi, quando si presenta l’OCCASIONE, con uno come Paul con le palle di pensarla diversamente dalla massa inebetita, chinare la testa ai teorici del GOVERNO TOTALE. Questo si chiama conservatorismo. Stagnazione mentale.

      • andrea
        Rispondi

        Secondo me un politico deve avere degli ideali, un’ideologia di azione, e deve cercare di essere coerente(e fin qui Paul è ok), ma non deve essere estremista, cioè considerare il proprio ideale come ASSOLUTO, anche quando si scontra con la realtà. Insomma un buon politico per come la vedo io deve anche trovare dei compromessi, tra la propria ideologia e la realtà concreta, ed avere l’intelligenza di “aggiustare”, cambiare la propria ideologia(rimanendo comunque coerente con dei principi di fondo, che nel caso di Paul dovrebbe essere la libertà), quando questa non è adeguata a risolvere un problema.
        Quindi per fare un esempio di politica estere, secondo me è da “bocciare” sia il politico interventista/militarista a tutti i costi(come è stato Bush ), che il neutralista “fondamentalista”, che illude di poter governare una potenza mondiale, come uno statarello microscopico(x es la Svizzera, che può permettersi il neutralismo solo perché si trova in una condizione geopolitica più unica che rara!). Il politico intelligente dovrebbe valutare eventuali interventi esteri caso per caso, studiando attentamente i potenziali rischi e benefici. Se ad esempio l’amicizia con Israele può portare vantaggi anche agli Usa, perché interromperla? perché il neutralismo a tutti i costi?

        Oppure se i programmi sanitari governativi possono avere un costo/beneficio accettabile, perché tagliarli in nome dell’ideologia liberista? perché negare un minimo di assistenza sanitaria a chi non si può permettere un’assicurazione decente? perché non valutare anche il vantaggio economico che potrebbe portare un programma sanitario pubblico( più malati, o persone che si devono indebitare per curarsi, significa anche più assenze dal lavoro, più miseria, meno possibilità di consumo)
        Ron Paul per certi versi mi sembra un po’ come quei vecchi comunisti nostalgici, che se potessero applicherebbero la propria ideologia fallimentare A TUTTI I COSTI, l’unica differenza è che è libertario, ma l’atteggiamento è simile

  • Luigi
    Rispondi

    Per carita’ ognuno e’ libero di votare chi vuole , ma definirsi liberali e non votare Ron paul perché e’ troppo coerentemente liberale( e quindi non trova accettabili i compromessi che i meravigliosi politici che abbiamo avuto fino ad oggi ci hanno mostrato) e’ una posizione curiosa e difficilmente difendibile.
    Gli Usa devono essere orgogliosi della loro libertà ma non certo delle enormi stupidaggini commesse dai loro politici in politica estera , per esempio.

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Per opra non entro nel merito. Osservo soltanto che l’articolo è molto ben scritto, e le argoentazioni sono degne d’essere prese in considerazione e pacatamnte discusse.

  • Leo Facco
    Rispondi

    Ho chiesto a Luca Fusari di rispondere a questo bel pezzo dell’amico Stefano.
    Da parte mia, fatto salvo il mio apprezzare la cordialità con cui Stefano a posto la questione rivolgendosi ai libertari, non concordo con questa opinione dispregiativa del massimalismo, che in realtà se applicato a Ron Paul non è altro che rigore teorico. Ecco, rigore teorico non massimalismo. Mi spiego con un esempio.
    Non rubare è un dogma per un libertario, un dogma teorico che, dunque, chiunque lo applichi in maniera rigorosa verrebbe considerato da Stefano un massimalista. Però, secondo il ragionamento di Stefano così non è, ergo – per rimanere nel campo del furto – Stefano non voterebbe Ron Paul perchè se venisse eletto non ruberebbe e, magari, non permetterebbe di rubare allo Stato.
    Pensiero originale forse, bizzarro per me, sicuramente non rigoroso.

    • andrea
      Rispondi

      Uno che non valuta i rischi/benefici del proprio programma politico, o che mente ai propri potenziali elettori, facendo promesse impossibili, ha solo rigore teorico? o è un fanatico?

      per esempio Paul promette una sorta di licenziamento di buona parte dell’esercito, e drastica riduzione delle spese militari, ma non si chiede se è possibile, e non si domanda nemmeno quali potrebbero essere le conseguenze negative(per esempio i militari come reagirebbero al licenziamento di massa? di sicuro non accetterebbero senza reagire, e la reazione di uomini addestrati alla guerra, potrebbe non essere tanto carina)
      Stessa cosa vale per il neutralismo/pacifismo in politica estera, non fa alcuna valutazione di quali potrebbero essere i rischi e le possibili reazioni dei paesi nemici degli USA, è troppo preso dal rigorismo teorico, per abbassarsi ai ragionamenti pratici!

      • Borderline Keroro
        Rispondi

        Credo che Paul sappia perfettamente che mandare a casa mezzo esercito darebbe la stura a proteste di piazza incredibili.
        Il problema è che le proteste ci sono già.
        Negli anni scorsi i politici hanno fatto ricorso, anche da noi, ad assunzioni spropositate e sconsiderate per dare sollievo al problema della disoccupazione. Ottimo.
        Il fatto di arruolare metà popolazione nell’esercito sicuramente porterebbe al pieno impiego. L’effetto collaterale sarebbe tuttavia la mancanza di derrate alimentari
        Perché togliere mezzi al sistema produttivo per dare al sistema parassitario, provoca giocoforza l’impoverimento del sistema economico. E non intendo affatto dire che un esercito adeguato sarebbe parassitario, ma un esercito utilizzato per parcheggiare i disoccupati sì.
        Guardiamo la scuola pubblica: abbiamo più di un milione di dipendenti dal ministero, il 97% circa del budget per pagare gli stipendi, non fanno nemmeno le manutenzioni e le scuole continuano a fare raccolte fondi per “toner, carta per fotocopie, cartigienica…” (ma quanto cazzo fotocopiano e cagano a scuola?).
        Siamo alla frutta. E vedrai che per tagliare non puoi stare lì a contare le paperelle: i bidelli ad esempio, con il contratto attuale sono assolutamente inutili, volendo potrebbero andare al lavoro solo per leggere il giornale; per cui a questi puoi dire “chi si rifiuta di fare le pulizie, a casa” (sollevazione della CGIL).
        Io credo che tutti i politici, anche i nostri, sappiano che le cose stanno così, aspettano solo il collasso perché nessuno ha l’onestà di dire che la situazione è insostenibile. Sperano che si risolva da sé (ebbè, certo che se aspettiamo loro…).
        Quando poi ci sarà il crack azzereranno tutto e ricominceranno daccapo. Ad assumere clientele.
        Ron Paul, senza troppi giri di parole, questo dice.
        E parla di un taglio nel budget di 1 miliardo subito.

        Per inciso: i militari americani fanno donazioni.
        Il 50% complessivo di esse va a Ron Paul. Il resto se lo devono dividere TUTTI gli altri.

      • Antonino Trunfio
        Rispondi

        Se Ron Paul non valutasse le conseguenze, in fondo scopriremmo che ha fatto come Obama o meglio di lui probabilmente. Obama ha promesso mari e monti a tutti e oggi il debito americano è esploso dopo 3,5 anni della sua presidenza. Ora o Obama è un deficiente, cosa alquanto probabile per fare il politico, quindi nn ha valutato le conseguenze, oppure è un furbo, cosa altrettanto probabile, e non ha spiegato le conseguenze a quelli che l’hanno votato.
        Quindi il tema credo su Ron Paul posto in modo chiaro ed illuminante da Magni, sposta l’attenzione dal problema alle possibili soluzioni. Il problema è lo stato e le soluzioni sono già state prese : votare o non votare Ron Paul o qualche altro rappresentante !! Se votare è il minore dei mali e il doversi accontentare allora gli americani non avranno ancora capito una beata mazza.
        Non conosco la democrazia americana a la sua costituzione, ma in Italia, la dimostrazione lampante dell’impossibilità di cambiare da dentro un sistema cancerogeno e in metastasi l’ha data Berlusconi (definito bene sopra da Magni) che ha provato malamente e senza successo alcuno (anzi !!!) attorniato da statalisti puri come casini e fini. Il cuore del problema è ancora tutto li :
        è possibile chiedere a un cancro di estinguersi e ridursi attaccando da se le metastasi ?
        Per me è impossibile. occorre intervenire da fuori e con il bisturi. le conseguenze per quanto gravi (ferita, convalescenza, postumi !!!) saranno sempre meno drammatiche che convivere con il cancro e le metastasi.
        AMEN

  • Michele
    Rispondi

    ho letto l’articolo, tutto quanto, e devo dire che l’ho trovato assai curioso

    in primo luogo mi domando in che nazione viva stefano magni.
    io che vivo in italia ogni volta che vado a votare mi trovo a scegliere tra i vari bersani, casini, berlusconi e bossi. sono talmente abituato male che se si candidasse un individuo con un decimo della statura intellettuale e morale di paul lo voterei facendo i salti di gioia.
    figuriamoci se potessi votare il paul originale.

    mi domando magni a chi darebbe il suo voto.

    in secondo luogo veniamo alla critica espressa nell’articolo.

    ci sono vari tipi di liberali e paul è massimalista quindi non lo voto.

    accade che io abbia seguito con interesse ed attenzione la campagna presidenziale e soprattutto gli interventi di paul.

    le idee che esprime sono liberali senza se e senza ma. quello che dice è strettamente aderente ai suoi principi ma io questo lo giudico ortodosso e non certo massimalista. veniamo ora alle sue proposte politiche poichè queste sono differenti dalle sue idee.

    end the fed: la fed è il male, purtroppo non la si può tirare via di colpo quindi cominciamo a far dei controlli poi si vedrà

    obamacare: sbagliatissima, ma ormai c’è e la gente ci sta facendo affidamento. bisogna fare un programma di phase out per permettere alla gente di uscirne gradualmente

    abolizione del carrozzone statale: lo stato andrebbe riportato nei limiti costituzionali ma non si può fare tutto e subito quindi mi limiterò a taagliare i 5 dipartimenti più inutili

    leggi liberticide a livello federale: sono sbagliate, ma non le abroghiamo mettendo leggi che vanno nella direzione opposta, semplicemente le abroghiamo e basta così i singoli stati possono se vogliono mettere le loro leggi illiberali.

    più che delle posizioni da massimalista queste mi sembrano delle posizioni da colomba.
    un massimalista avrebbe detto: io appena mi eleggono faccio un paio di ordini esecutivi e sistemo tutto! ghe pensi mi! poi le cose si aggiusteranno da sole.

    lui sta proponendo l’esatto opposto: insomma ci sta andando coi piedi di piombo.

    la cosa che mi incuriosisce è semmai questa :

    come mai l’autore dell’articolo ha perso così tanto tempo a vivisezionare le idee di paul e non si è curato di leggere il suo programma elettorale?

    personalmente ritengo che se si vuole fare una critica sarebbe il caso di informarsi prima su ciò che si vuole criticare

  • GIOVANNI BORTOLOTTI
    Rispondi

    quindi non bisogna licenziare i militari perchè altrimenti attuerebbero un colpo di stato? Siam messi bene!!!…se ci son dei rischi inerenti al programma di Ron,questi sarebbero solamente per i parassiti inutili!!! RON PAUL REVOLUTION!

    • andrea
      Rispondi

      Non ho detto questo, bisogna licenziare i militari se sono in eccesso(la linea neutralista-pacifista che vorrebbe applicare Ron Paul, secondo me non è possibile in un paese come l’america, che è diventato potenza mondiale anche grazie alle forze armate!), ma non credo che si possa fare nel giro di pochi anni(una legislatura), ma va fatto gradualmente. Altrimenti per fare il pacifista all’estero, ti ritrovi la guerra in casa!

  • Pedante
    Rispondi

    Un articolo che riflette la visione utopistica dei randiani, ovvero che un po’ di coercizione ci vuole – altrimenti si rischia l’incubo hobbesiano – ma non troppa, se no è socialismo. E chi stabilisce il punto di flesso dove l’intervento statale passa da benefico a nefasto?

    Su una cosa l’autore ha ragione, i cultori dello Stato sono talmente numerosi e ferventi che solo il crollo del tempio spezzerà l’incantesimo.

  • Jefferson Spirit
    Rispondi

    10, 100, 1000 Ron Paul.
    Per distruggere alla base un sistema di potere oligarchico, plutocratico ostaggio delle istituzioni finanziarie, delle lobby industriali e dei privilegi osceni della casta politica.
    Ron Paul ora e subito!
    Milioni di liberi cittadini americani saprebbero come impiegare le risorse liberatesi da una vera rivoluzione libertaria!
    Solo un Grande Paese dove sono ancora vive le Grandi Idee dei Padri Fondatori Sto arrivando! esprimere un grande uomo come Paul.
    E c’e’ ancora speranza.
    Da noi il vuoto di idee e di valori di un paese decadente in preda a convulsioni agoniche e senza speranza.

  • Jefferson Spirit
    Rispondi

    ( ma quando lo inseriamo un sistema per editare i post ?) errata corrige: Solo un Grande Paese dove sono ancora vive le Grandi Idee dei Padri Fondatori puo’ esprimere un grande uomo come Paul.
    E c’e’ ancora speranza.

  • Jefferson Spirit
    Rispondi

    …e mi sembra ancora che il buon Paul sia l’unico per ora ad aver denunciato un vero crimine incombente sulla Liberta’ dei Cittadini americani: http://www.realclearpolitics.com/video/2011/12/19/ron_paul_defense_bill_establishes_martial_law_in_america.html

    Dove sono e cosa stanno facendo per la Liberta’ i vari ” baciapile religiosi” Romney & Company?

  • Egoticness
    Rispondi

    Questo articolo è stato scritto da un individuo il quale NON è Libertario.
    Perchè?
    Il principio cardine del Libertarismo non è il Laissez Faire,ma il PRINCIPIO DI NON COERCIZIONE:a tale principio segue quello altrettanto fondamentale DI NON AGGRESSIONE.
    Uno stato che violi uno o entrambi i principi non può a ragione essere legittimo per un Libertario,massimalista o gradualista.Punto.
    L’autore invece scrive:”Se fossi americano, io sarei orgoglioso del mio Paese e del suo passato. E riterrei assolutamente legittimo il mio governo federale. “. Gli usa ,forse sarà sfuggito all’autore,violano costantemente e l’uno e l’altro dei principi su esposti,sia in ambito interno sia in ambito esterno.
    Crede forse l’autore che i cosiddetti “nemici” degli usa siano tali SOLO in forza dell’invidia per uno stato così “grande e potente e ricco”?O non dovrebbe pensare in realtà l’autore che i cosiddetti “nemici” degli usa sono tali IN CONSEGUENZA della politica di aggressione di uno stato che ritiene l’intero Globo terracqueo casa sua,alle sue dipendenze,o sua proprietà privata?
    L’isolazionismo propugnato da Paul è COERENTE col Libertarismo,non è massimalismo o fregnaccia populista.
    E per quanto riguarda la transizione:l’autore ricordi la “fase di transizione” di altre ideologie..e pensi innanzitutto che non sta ad un individuo privato,nè ad un’accolita di individui privati,nè tantomeno ad una fantomatica istituzione pubblica chiamata stato,decidere i gradi,le tappe,e i metodi attraverso i quali altri liberi e privati individui VOLONTARIAMENTE e LIBERAMENTE si assumano la responsabilità,gli oneri e la fatica di regolare le propie esistenze pacificamente e in autonomia.
    Il cambiamento culturale da chi deve essere fatto?Quanto tempo ci vuole chi lo decide?Si deve passare un test finale?Tutto ciò puzza di indottrinamento,piuttosto che di educazione.Qui l’autore forse tralascia di pensare che la cultura non è solo un fatto “accademico”:l’esistenza,i suoi rovesci,i suoi successi,le sue cadute,l’esperienza nuda e cruda della vita concorrono forse anche maggiormente alla sua formazione che non stage,discussioni,pubblicazioni.O forse l’operaio dovrebbe passare dai circoli Gramsci ai think tank Rothbard anzichè avere a che fare quotidianamente con sindacati,buste paga misere,condizioni peggiorative dei contratti collettivi per capire che un sistema in cui lo stato definisce i contratti di tutti con le rappresentanze dei lavoratori e delle aziende è fallace e obsoleto?
    L’articolo in definitiva è pregno di dirigismo:quanto ciò sia cosciente o meno poco importa.

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    riporto due citazioni di Raymond Aron dal suo Studi Politici del 1972 :
    1. “L’ordine liberale lascia a ciascuno il compito di trovare, nella libertà, il senso della propria vita”
    2. “Il liberalismo teme la tirannia della maggioranza così come teme la tirannia dello Stato, dal momento che esso aspira alle libertà dell’individuo.”

  • MER
    Rispondi

    La riflessione è molto importante perché riguarda il problema, enorme, dei processi di cambamento culturale dentro un paese. Ma il punto è semplce: gli Stati Uniti sono un contesto culturale in cui è potuta emergere con vigore una proposta come quella di Ron Paul, il che vuol dire che il processo di cambiamento in quel paese non richiede rivoluzioni e stravolgimenti, che le idee di cui Ron Paul è espressione fanno già parte del tessuto culturale degli US e possono essere affermate attraverso semplici elezioni e non necessitano di essere imposte con rivoluzioni; una buona parte di americani lo sostiene, al contrario Ron Paul sarebbe rimasto invisibile e solo. Se Ron Paul esiste ed è vivo e vegeto, vuol dire che ha delle fondamenta solide su cui si poggia e che una parte di americani è già pronta al cambamento, resta solo da vedere se saranno in numero sufficiente. Il resto è fuffa.
    In Italia, al contrario, Ron Paul è semplicemente impensabile, folle, e neanche l’ombra di un lberale riesce a rendersi visibile, altro che Ron Paul… Il discorso sul riformismo è molto pertinente, ma è un problema tutto italiano, a mio avviso, dove ogni proposta liberale è percepita come minaccia orrida anche dalla gente per bene, e in cui le persone non ce la farebbero a comprendere e tollerare uno stravolgimento improvviso della vita.

  • Pedante
    Rispondi

    Solo un randiano potrebbe chiudere un occhio sul massacro di più di un milione di filippini in seguito alla guerra ispano-americana, e le tante altre glorie commesse in nome di questa astrazione – la patria – e rimanerne orgoglioso.

    (I suoi protagonisti da fumetto Rand li doveva confinare alla narrativa, e non mandarli a Washington, dove possono fare danni veri).

  • Pedante
    Rispondi

    Ultima stoccata al randianismo (☺), incarnato da Leonard Peikoff:
    https://www.youtube.com/watch?v=JoAWCwm-UXw

    Bill O’Reilly col cuore tenero? LOL!

  • andrea
    Rispondi

    Sono in disaccordo su tutto quanto scritto nell’articolo, ammiro molto Ron Paul per la sua coerenza e rettitudine morale e sono convinto che con queste premesse non possa fare che bene come presidente se dovesse mai essere eletto. Su una sola cosa posso ragionare: bisogna ragionare sul fatto che qualunque libertario giunga al potere deve scontrarsi con la realtà di un male già fatto e deve capire quale sia il modo più corretto per uscirne. Faccio un esempio italiano per farmi capire: l’istruzione pubblica. Quale sarebbe la strada migliore per uscire da una situazione di fatti disastrosa di centinaia di migliaia di insegnanti stipendiati pubblici ? Licenziarl tutti di botto ? Io direi che si potrebbe prporre loro di affittargli le aule scolastiche , in modo che diventino imprenditori del proprio mestiere e abolirei qualunque obbligatorietà di frequentare le scuole. Questo eviterebbe di lasciare senza lavoro da un giorno all’altro centinaia di migliaia di persone, e tralascio in questo sito di elencare le ricadute positive di una tale privatizzazione sul valore di questo mestiere, sul fatto che finalmente, pagando di tasca propria, le persone capirebbero l’importanza di educare i propri figli e la figura dell’insegnante guadagnerebbe un rango sociale oggi giustamente perso.

  • Giorgio Fidenato
    Rispondi

    Senza che ciò comprometta l’amicizia con Stefano, intendo dire chiaramente cosa penso del suo articolo. Ritengo che l’articolo rifletta le caratteristiche dei liberali italiani, che sono più democristiani dei democristiani stessi. Come ha ben detto Leo, Ron Paul non è massimalista ma è solo coerente e anche se lo fosse, non agisce come i massimalisti nostrani, cioè usa la forza e la violenza per imporre le sue idee, ma si è messo in fila insieme ad altri per essere candidato dal partito repubblicano per la sua presidenza. Ora, sarà anche massimalista, ma sta cercando, con il suo metodo, il mandato da persone che sono convinte del suo messaggio. E quale sarebbe il problema se vincesse, dal momento che la maggioranza di chi lo eleggesse la pensa al suo stesso modo.
    La critica a lui rivolta invece riflette la doppiezza dei liberali italici, cioè di coloro che si tengono alla larga dalle nostre battaglie che stiamo conducendo come movimento libertario. Si capisce così perchè i liberali si tengono alla larga da noi, perchè siamo troppo massimalisti ai loro occhi e, pensano, procuriamo in definitiva del male alle idee liberali. Così facendo non si accorgono che ricadono in quello che Martin Luther King disse e cioè: ” Ciò che è dannoso nel mondo non sono gli uomini cattivi, ma il silenzio di quelli buoni”. L’articolo secondo me esprime l’italianità dei liberali nostrani, cioè di una cultura dell’ipocrisia, della falsità che ha fatto si che ormai tutte le strutture di potere giudiziario e giornalistico sono in mano al pensiero unico comunista perché i democristiani non si sono mai opposti con il dovuto vigore culturale a questa montante onda distruttiva. E i liberali continuano in questo errore, cioè a stare alla larga da coloro che portano avanti autentiche battaglie liberali e pensando che un infinitesimo passettino alla volta giova maggiormente alla loro causa. E’ un articolo totalmente democristiano!!!!!!

  • andbene72
    Rispondi

    “Ron Paul è uno di quei leader eccezionali che combattono per una difesa nazionale più forte. Come ex ufficiale dell’aeronautica, che conosce bene le esigenze delle nostre forze armate, lui le mette sempre al primo posto. Abbiamo bisogno di uomini come lui che lottano per il nostro paese.” Ronald Reagan, U.S. President

  • Leonardo Facco
    Rispondi

    Il guaio è che non solo si comportano come democristiani, ma parlano male alle tue spalle, criticano senza far nulla, evitano di dare una mano quando potrebbero. Non mi riferisco certo a Stefano Magni (che peraltro nel suo articolo dice che in Italia agisce diversamente), ma dei vari Pierchecca Falloppio e compagnia cantante. Ma tant’è, ho smesso di illudermi da tempo, molto tempo e – come ha ben scritto Giacomo Consalez – “Il problema degli italiani del nord: opportunismo, ipocrisia, vigliaccheria, nessuna intransigenza morale. Quelli che credevano che il nord avesse un primato nell’etica pubblica si sono dovuti ricredere: dalle Alpi alla Sicilia, l’occasione fa l’uomo italiano”. E HA RAGIONE DA VENDERE.

  • Rispondi

    Se io dovessi essere messo di fronte all’alternativa, senza via di fuga alcuna, di votare Ron Paul o altro candidato, conservatore, liberale, liberista, riformista, ecc. chinerei la testa e sceglierei Ron Paul perchè deciso e determinato tanto quanto serve per realizzare la sua idea di STATO e fare gli interessi legittimi della sua parte, danneggiando probabilmente il meno possibile quelli della o delle parti avverse.
    L’idea di Stefano Magni, di perseguire sostanzialmente gli stessi obiettivi ma gradatamente, cercando di salvare capra e cavoli, cioè tutte quelle persone che vivono a rimorchio della p.a., spesso, sostiene, per mancanza di alternative, non mi convince molto; possono essere “salvati” altrimenti anche perchè il temporeggiare, quando vi fossero i presupposti per il cambiamento, portarebbe a scontentare sia i sostenitori che gli avversari. I primi per la lentezza del cambiamento, i secondi per il rischio del cambiamento stesso.
    Tuttavia – e questa è la motivazione del mio commento – TUTTI E TRE I PERCORSI E LE TESI (terzo è il Presidente uscente Barak Obama) si prefiggono lo stesso obiettivo: IMPORRE A TUTTI GLI AMERCIANI LA PROPRIA IDEA ED IL PRORPIO PERCORSO DI VITA, supportati da una minoranza (fosse maggioranza il discorso sarebbe uguale) di parte. Da questo punto di visto il commento che mi trova più vicino, in particolare nell’enunciazione del principo della NON COERCIZIONE E NON AGRESSIONE , è quello di egoticness (2 gennaio 2012 at 09:23) che però non prosegue nell’ affrontare e/o spiegare come si potrebbe espletare la non COERCIZIONE E AGRESSIONE nei confronti di coloro che la pensano diversamente dal futuro vincitore e Presidente degli USA chiunque egli sarà.
    Mi sto riferendo, pur sapendo di essere minoranza all’interno di questa comunità essa stessa minoranza, alla possibilità di non prepararsi ad una battaglia perchè il vincitore possa poi imporsi su tutti ma più correttamente e più libertariamente procedere a contarsi per poi amministrarsi e vivere parte guidati da Ron Paul, altri da un eventuale liberale riformista come auspicato da Stefano, o da un Barak Obama.
    Altrimenti dove sta la non agressione, la non coercizione, LA LIBERTA’ DI SCELTA DELL’INDIVIDUO ???
    Sia chiaro, ho scritto per scambio di pensiero, perchè il percorso di una simile idea sembra a me stesso lungo, molto lungo.

    • Egoticness
      Rispondi

      Intanto la ringrazio di avermi citato.La questione che lei pone va al cuore del problema della convivenza tra Libertari e statalisti(chiamo così chiunque propugni l’esistenza di uno stato,miniarchi,socialisti o liberali che siano).Può un Libertario prevaricare la volontà pacifica di un individuo ad avere uno stato finanziato dalle tasse e ad usufruire dei servizi pubblici? Io affermo un NO solenne.In base ai due principi che condividiamo,ci porteremmo noi stessi fuori dalle nostre convinzioni se volessimo estendere coercitivamente anche a chi desidera essere governato da un apparato pubblico più o meno esteso,un sistema totalmente privatizzato.
      In una visione di largo respiro,quindi,accanto a strutture statali sovvenzionate dal classico sistema di imposte decise dal governo,strutture private pari nelle funzioni fornirebbero i servizi dietro pagamento di una tariffa,sovvenzionandosi inoltre con donazioni,sponsorizzazioni,operazioni speculative finanziarie.Ai Libertari la responsabilità di scegliere le compagnie private di sicurezza,di giustizia,di assicurazione e di ogni altra funzione in un libero mercato concorrenziale.Ricordo che Libertarismo è maggiori oneri e piena presa di responsabilità personale,mentre statalismo significa delega e deresponsabilizzazione personale,se non nelle condotte civili individuali.(esempio:noi,la pensione ce la dovremmo impostare vagliando le offerte sul mercato,mentre loro attendono i limiti e le forme che il governo decide)
      Ovviamente il sistema in cui viviamo è così complesso e stratificato che non può certo un commento esaurire le innumerevoli sfaccettature,livelli,dimensioni della casistica da affrontare.Ma riguardo ai principi si.
      Fondamentale,ed è un punto sul quale insisto fortemente,è il principio all’autodeterminazione.Il sistema che ho in mente molto difficilmente può realizzarsi in stati molto estesi e molto popolati,considerando sia il numero di statalisti che ci sarà sempre,sia l’intrinseca difficoltà di mutare un sistema ormai radicato e coeso,sia l’essenza indolica del Libertarismo come lo concepisco. Detto in altri termini,credo che la città-privata sia la forma che più sostiene la mia idea:città private in concorrenza tra loro per tariffe di accesso e di servizi,regolate tra loro da trattati di libera circolazione di cose,persone,moneta,ognuna con le proprie leggi di esclusione-discriminazione laddove condivise dai cittadini residenti.
      Io sono favorevole anche ai quartieri privati:insomma,laddove un gruppo di individui liberi,pacifici,non violenti volessero secedere da uno stato che ritengono illegittimo o non più rappresentativo per costituire su un loro territorio di proprietà una qualunque forma di autogoverno,libertario o statale che sia,essi devono avere il diritto di farlo,e ovviamente tutti i loro diritti e i loro doveri verso lo stato originario decadrebbero.

      • Rispondi

        Sono considerazioni che ci accomunano anche se non del tutto identiche ma, credo, solo perchè il progetto ha ancora bisogno di qualche confronto e considerazione; l’obiettivo è quello.
        Anche quelli che al momento in cui sto scrivendo risultano essere gli ultimi due post (Antonino Trunfio e O.K. Corral) mi pare dicano qualcosa di molto simile là dove sostengono che:
        – il primo: “… io non ho nulla contro gli statalisti, … A una condizione : che io non debba pagare le loro schifezze. Ognuno si tiene le sue.”
        – il secondo: ” … La cosa brutta è che chi vuole essere schiavo fa di tutto per far sì che anche chi non vuole essere schiavo lo diventi. ”

        A me sembrano affermazioni sul tema sul quale è stata da poco creata anche una pagina: http://www.facebook.com/search/results.php?src=os&q=le+comunit%C3%A0+autonome

  • Stefano Magni
    Rispondi

    Cribbio quanti commenti! Adesso non riuscirò a rispondere a tutti, singolarmente. Posso solo dare una risposta per argomenti.
    Primo: nessuno pensi che parlo male alle spalle di qualcuno, o che mi comporti da democristiano. Ritengo di essere qui fra amici e metto a disposizione le mie idee a una discussione libera.
    Cosa voterei? La mia preferita è Michele Bachmann. Quello che mi piace meno è Mitt Romney. Anche se lo preferisco a Obama e in caso di scontro Obama-Romney starei dalla parte di Romney.
    Quanto alla questione coerenza-massimalismo: io sono assolutamente favorevole alla coerenza. Voglio uno Stato minimo. So che per gli anarco-capitalisti lo Stato minimo è un’illusione. Dal mio punto di vista, è il massimo che si possa ottenere. Se mi dite: lo Stato deve smettere di rubare con le tasse, sono d’accordo. Io sono un randiano convinto. La Rand mirava a uno Stato minimo finanziato con tasse VOLONTARIE, quindi l’equivalente di un’agenzia di protezione monopolista. Questo è il punto: come fare a far arretrare lo Stato? Io sono molto scettico nei confronti di Paul, perché mi sembra che prometta la luna. Oggi abbiamo, anche negli Usa, uno Stato che ruba un terzo degli averi dei suoi cittadini. E redistribuisce a una buona fetta di popolazione che vive di ricettazione. Come convincere questa fetta di popolazione a cambiar fonte di reddito? Secondo me, con un cambiamento di sistema molto graduale, accompagnato da un cambiamento di cultura, anche quello necessariamente graduale. Paul mi sembra vada troppo in fretta. Non ho paura che vinca, badate bene. Ho paura che con la sua fretta, possa perdere. E con lui possa perdere tutto il movimento libertario.
    Sulla questione dell’orgoglio nazionale Usa: io sarei assolutamente uno sciovinista americano, se vivessi in America. Su questo punto sono assolutamente d’accordo con la Rand: non ho nulla da rimproverare al passato degli Usa. Così come sono un sionista convinto e non ho nulla da rimproverare alla politica dello Stato di Israele. E’ per questo, come ho evidenziato nell’ultimo paragrafo del mio articolo, che non mi troverei bene a votare assieme ad elettori che partono da preconcetti anti-Usa, dalla Guerra Civile fino ad oggi. Negli Usa non mi sono trovato benissimo assieme ai supporter di Ron Paul anche e soprattutto per questi motivi.

    • andrea
      Rispondi

      “Non ho paura che vinca, badate bene. Ho paura che con la sua fretta, possa perdere”

      Tranquillo, che sia destinato a perdere(fortunatamente) è una certezza, al massimo può vincere in uno stato pieno di fanatici religiosi come l’IOWA(Ron Paul con le sue posizioni antiabortiste, e anti-israeliane, di sicuro piace molto ai cristiani più fondamentalisti e bigotti), ma le sue probabilità di diventare presidente USA, sono bassissime, praticamente quasi 0

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    ora, Ron Paul a parte che sta negli USA i quali per sopravvivere più a lungo possibile, con lui o senza lui devono comprimere ed affamare l’Europa. Ma perchè non ci contiamo qui tutti quelli che scriviamo e i molti che leggono soltanto e altri di altri blog in giro per l’italia, e dopo aver dibattuto di Pansa, Ron Paul, della Rand, dei massimi sistemi planetari, e facciamo parlare di noi tutto il mondo e facciamo cagare sotto la torma di predoni, falsari e bancarottieri che dal quirinale in giù sta finendo di ridurre questo paese in brandelli. I tiranni anche se mascherati da rappresentati del popolo questo solo temono : il risveglio degli schiavi.
    Avverto qualche appartenente anche graduato con stellette delle forze dell’ordine o dei servizi segreti, che ci legge a caccia di pericolosi terroristi o violenti che è meglio che gira alla larga da qui. Qui ci sono solo cittadini per bene, che ti pagano lo stipendio ma che non vogliono più pagarlo a quelli che tu difendi, chiaro ?

  • Stefano Magni
    Rispondi

    @Pedante: fantastico Peikoff con gli occhi da pazzo :-) E’ il mio Stranamore preferito!

  • Riccardo
    Rispondi

    Cari amici libertari cerchiamo di stare il piu’ lontano possibile dai guerrafondai Randiani / Oggettivisti! Forza Ron!!!

  • rocco
    Rispondi

    forza Ron Paul!
    E’ vero: da Lincoln in poi solo bugie! Bugie e soprattutto sangue umano!
    Seconda guerra mondiale? Bugie e sangue!
    ,Iraq? Bugie!! dove erano le armi di sterminio?
    Afganistan?????

    • andrea
      Rispondi

      Che c’entra, la guerra in Iraq non è stata fatta per le armi di distruzione di massa, ma per ben altri motivi (credo soprattutto economici-finanziari, visto che mi sembra che Saddam volesse smettere di vendere il petrolio in dollari), ma non significa che questi motivi fossero meno importanti per gli interessi americani, non solo del governo, ma anche dei cittadini stessi(se il dollaro perdesse valore, ci rimetterebbe anche il semplice cittadino americano che non vive di politica e di stato)

  • zenzero
    Rispondi

    Io, che ho lasciato l’Italia 20 anni fa la ho lasciata peoprio perchè non mi son mai fidato di quelli che fingono di volwr cambiare le cose, ma al momento della verità dimostrano essere so slave. E chi ha scritto questo articolo mi pare un poco così.

  • Giovanni Moretti
    Rispondi

    Voto Repubblicano da sempre. Ron Paul dice molte cose giuste ma anche molte sbagliate e non mi ha convinto affatto che meriti il mio voto. Condivido, cio’ che ha scritto Stefano magni, specialmente nel suo commento. Nella situazione odierna ci vorrebbe un’altro Reagan per risistemare le cose, ma non se ne vede uno all’orizzonte. Vedremo nei prossimi mesi quando ci sara’ meno fumo e piu’ arrosto.

  • O.K.Corral
    Rispondi

    Chi si dice liberale o perfino libertario, ma è d’accordo con il contenuto dell’articolo, dimostra di essere uno schiavo.

    E’ proprio vero, che “Zeus toglie il desiderio di libertà agli schiavi per dargli una vita felice”.

    Se vi credete persone libere, ma al momento della scelta, tra la libertà e la sottomissione, preferite la seconda, siete solo degli schiavi…

    • Antonino Trunfio
      Rispondi

      concordo !! io non ho nulla contro gli statalisti, interventisti, keynesiani della prima e dell’ultima ora. A una condizione : che io non debba pagare le loro schifezze. Ognuno si tiene le sue.

  • O.K.Corral
    Rispondi

    In linea di massima non sarei in disaccordo con il fatto che uno possa VOLER ESSERE uno SCHIAVO.
    La cosa brutta è che chi vuole essere schiavo fa di tutto per far sì che anche chi non vuole essere schiavo lo diventi.

  • Pedante
    Rispondi

    “La Rand mirava a uno Stato minimo finanziato con tasse VOLONTARIE”

    Si, ma disprezzava gli anarchisti…E Peikoff non è l’unico sacerdote guerrafondaio del campo randiano. Inoltre se si segue la sua logica sulla “proprietà intellettuale” fino in fondo, ci vorrebbe una struttura di legge internazionale per farla rispettare (NWO).

    Questo lo dedico a Rand e la sua visione:
    https://www.youtube.com/watch?v=sWS-FoXbjVI

  • GIOVANNI BORTOLOTTI
    Rispondi

    Andrea,hai ragione quando dici che il dollaro è in crisi e che la guerra all’Iraq,come e soprattutto l’aggressione alla Libia si siano avute per sostenere il dollaro; però se il dollaro è nella cacca fino al collo è solamente perchè Greenspan e Bernanke ne hanno stampato a iosa e quindi la soluzione ad un problema creato dallo stato non è “più stato” (in questo caso guerre o creazioni di falsi nemici extraterritoriali) ma “meno stato” e l’unico che incarna il credo di “meno stato” è Ron Paul…..per quanto riguardo la citazione di Giovanni Moretti su Ronald Reagan,bè, stendiamo un velo pietoso perchè il Gipper fu solamente “tante chiacchere e poco arrosto”.

    • Giovanni Moretti
      Rispondi

      Beh, insomma, tante chiacchiere e poco arrosto per colui che ha messo fuori uso l’U.R.S.S., abbattuto il muro di Berlino, provocato un generale collasso mondiale del socialcomunismo e creato le basi per almeno 20 anni di prosperita’ Americana mi sembra un giudizio quantomeno campato in aria. Ma forse sono proprio questi particolari che ti danno fastidio, vero Bortolotti?

  • GIOVANNI BORTOLOTTI
    Rispondi

    Giovanni,forse non lo sai ma l’impero sovietico è crollato per l’impossibilità del calcolo economico in un’economia in cui la proprietà dei mezzi di produzione è in mano allo stato come già dimostrato da Mises nel suo libro “Socialismo”.Il socialcomunismo non esiste,è un neologismo creato da te.Esiste il socialismo e l’interventismo economico,che inevitabilmente porta al socialismo (anche questo dimostrato anni or sono sempre da Mises nel suo “I fallimenti dello stato interventista”) e noi viviamo,ahimè, in un sistema fortemente interventista.I 20 anni di prosperità probabilmente li hai visti solo te perchè gli ultimi vent’anni son stati caratterizzati da cicli di boom & bust dovuti alle insane politiche monetarie della FED principalmente e delle altre banche centrali,con un sistema bancario a riserva frazionaria che ha aumentato a dismisura la quantità di moneta circolante (ora ne paghiamo le conseguenze) ed anche questo era già stato previsto dagli economisti “austriaci”. Per quanto riguarda Reagan,ti consiglio l’ “autopsia” che ne fece Murray Rothbard: http://www.lewrockwell.com/rothbard/rothbard60.html …per quanto riguardo i “particolari che dovrebbero darmi fastidio”,sono un libertario anarco-capitalista quindi “ho visto la luce” e le fanfare osannanti di regime non mi toccano.La realtà è che Reagan non è stato assolutamente quel grande liberale che si vuol far credere.Lo fu a parole ma nei fatti,poco e nulla.Tante parole condivisibili ma poco “arrosto”…è stata un’occasione persa che ha portato più danni alla causa liberale che benefici tant’è che i deficienti statalisti,dall’alto della loro ignoranza economica,danno la causa (sbagliando ovviamente) alle politiche liberista reaganiane (ribadisco:quali? ) di quanto sta accadendo ora…un pò come Berlusconi in itaGlia.

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