In Anti & Politica, Economia

DI GABRIELE RIGHETTI*

Premessa

Sul sito de “Il Sole 24 Ore” vengono riportate diverse ed “interessanti” dichiarazioni[1] del nostro Premier Mario Monti (“Monti riunisce la task force anti-evasione: recuperati 12 miliardi nel 2011 ma si può fare di più):

«Nel 2011 grazie all’operato dell’Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza sono stati recuperati 12 miliardi di euro. Ma si può e si deve fare di più». Lo sostiene il premier Mario Monti, che oggi ha riunito la “task force” per il contrasto all’evasione fiscale. «Dobbiamo continuare con rinnovata forza, perchè se ognuno dichiara il dovuto, il fisco potrà essere più leggero per tutti. È un impegno ineludibile che vogliamo raggiungere anche migliorando la trasparenza fiscale e il rapporto tra fisco e cittadini».

L’articolo richiamato rileva che

in una nota del Tesoro pubblicata anche sul sito del Governo, si legge che «è stata verificata l’attuazione delle recenti norme volte a dare più incisività alle Agenzie fiscali nel campo delle verifiche delle dichiarazioni dei redditi e delle fatturazioni, della documentazione doganale, della trasparenza e dei controlli nell’area dei giochi e scommesse». «La task force sull’evasione fiscale -prosegue il comunicato- si riunirà periodicamente per rafforzare il coordinamento fra tutte le strutture operative coinvolte e per monitorare i risultati raggiunti».

Pur deliberatamente sorvolando…

  • sull’ “impegno ineludibile” (o miraggio?) dell’alleggerimento del carico fiscale quale contropartita della “fedeltà fiscale” dei cittadini,
  • sul desiderio di migliorare la trasparenza fiscale[2] ed il rapporto tra fisco e cittadini,

ma anche sulle “misure prioritarie” (per le quali si omette ogni commento) all’interno della “strategia operativa degli interventi da attuare nella politica fiscale del prossimo triennio attraverso alcune azioni prioritarie quali:

  • consolidamento del percorso di risanamento finanziario;
  • utilizzo prudente della leva fiscale per ristabilire condizioni di crescita più robuste nel medio-lungo termine e contribuire al rilancio della produttività e della crescita economica;
  • completamento dell’attuazione della legge delega in materia di federalismo fiscale;
  • rafforzamento ulteriore della lotta all’evasione e all’elusione fiscale e al gioco illecito;
  • miglioramento del livello di trasparenza fiscale e dello scambio di informazioni tra Stati;
  • potenziamento dell’attività di riscossione; mantenimento di una politica rigorosa delle concessioni di giochi;
  • adozione delle riforme strutturali per contribuire a rafforzare il Governo economico dell’Unione Europea.

c’è da preoccuparsi: è il secondo tema sul quale corre l’obbligo di essere d’accordo col nostro premier. Dopo la bocciatura dell’inutile spreco connesso all’operazione olimpiadi di Roma (una garanzia la costituisce la conoscenza dei personaggi che formano il comitato organizzatore) come non convenire sul fatto che in termini di bilancio non si debba fare di più (sul versante della spesa!) ?

L’informazione mainstream considera l’evasione fiscale la (unica) priorità.

Già, perché vi è un vero e proprio maldestro spread tra attenzione nei confronti della lotta all’evasione fiscale e nei confronti della lotta agli sprechi, alle inefficienze e alle distorsioni (concussioni, malversazioni, corruzioni, frodi ecc.) nel settore pubblico e del parapubblico (società carrozzoni creati ad hoc) che poi è anche la cartina di tornasole di come stanno venendo meno gli equilibri tra politica e burocrazia, tra cittadini che vivono di iniziativa economica privata e cittadini che vivono di pubblico impiego.

 

Entrate (evasione) contro Spese (sperpero)

La spesa no? Non lo è? La guerra senza quartiere tesa ad incassare di più (provvedimenti degli ultimi due mesi: patrimoniali sui conti correntisui depositi titoli italiani ed esteri e sulle case all’esterosulle somme già scudate, aumento dell’iva, riduzione della compensazione dei crediti fiscaliiva sugli scudi, altro) dovrebbe perlomeno essere accompagnata a quella confronti degli sprechi, delle inefficienze, sperperi e ruberie che penalizzano il bilancio dello Stato sul lato delle spese[3] (intendendo come causa e centro di spesa non solo e non tanto quelle dei parlamentari).

E se le agenzie fiscali in generale, e l’Agenzia delle entrate in particolare, sono un esperimento così positivo[4]… perché non costituire anche l’ “Agenzia delle uscite” ? Questo spread sarebbe certamente meno pronunciato di quanto non lo sia ora se nel Paese esistesse, oltre che un’Agenzia delle Entrate, anche un’Agenzia delle Uscite, con pari budget, poteri e proattività mediatico-politica, anziché soltanto una Corte dei Conti che fa quel che puo, senza mezzi e soprattutto rimanendo inascoltata nella pluriennale richiesta di avere a sua disposizione il Corpo della Guardia di finanza.

Perché non “trasformare” la Corte dei Conti[5] in una pungente Agenzia delle Uscite, così come’è stato mirabilmente fatto in questi anni con la trasformazione degli Uffici delle Imposte in Agenzia delle Entrate? E, ancor più importante, oltre al porle a capo l’omologo di Befera, occorre attribuire alla stessa risorse[6], struttura, ramificazioni sul territorio e poteri pari a quelli della sorella delle Entrate. Non si dimentichi l’efficacia esecutiva (con ipoteche e ganasce fiscali) degli atti che quantifichino un presunto danno erariale commesso dagli amministratori, dirigenti, consulenti del pubblico (anche allargato) o dai falsi invalidi. E magari debbano presentare istanza di interpello al direttore delle Uscite per preventivamente farsi autorizzare una casistica diversamente sanzionabile. E non si dimentichi neppure la provvisoria esecuzione di almeno il 30% di quanto contestato per coloro che volessero ricorrere in Tribunale. Non potrebbe poi mancare, dopo lo spesometro,  lo “sprecometro”: lo strumento ingegnoso che stima le risorse pubbliche dissipate da ciascun politico e dirigente pubblico, con inversione della prova in capo a quest’ultimo, calcolando le somme da contestargli sulla base della in-organizzazione del servizio, dalla durata delle sue pause caffè, dell’incuria nella pulizia del suo ufficio e di fattori standardizzati su base statistica, elaborati individuando gruppi omogenei di dipendenti pubblici. E, infine, per non farsi mancare nulla, anche un piano mediatico contro l’erosore di risorse pubbliche, il parassita che distrugge ricchezza dello stato e dei cittadini

Potrebbe corrersi il rischio che, stante le cose, più nessuno abbia voglia di fare il politico, il dirigente o il dipendente pubblico, sentendosi considerato malversatore fino a prova contraria e avvertendo una totale mancanza di adeguate tutele rispetto allo strapotere di un’Agenzia delle uscite che, per quanto istituzione del Paese votata a fare del suo meglio, è comunque un apparato burocratico che può sbagliare come tutti. Come sta succedendo per le imprese ed i lavoratori autonomi, coloro che creano “ricchezza netta”[7] nel paese.

 

Conclusioni

Tutto ciò per richiamare l’attenzione sul pericoloso disequilibrio che si sta sempre più evidenziando, in termini di attenzione e determinazione, tra caccia e punizione di coloro che rubano alla collettività omettendo di versare imposte (accettabili) in misura proporzionata alla loro capacità contributiva e coloro che rubano alla collettività dissipando risorse pubbliche o comunque percependole indebitamente. Questo pericoloso disequilibrio, certamente foriero di creare, già nel breve periodo, un torbido clima di coercizione sociale, anziché uno auspicabile di coesione sociale, lo dobbiamo risolvere non abbassando il livello di guardia della lotta all’evasione, bensì alzando ad un pari livello di intensità il livello di guardia della lotta alla corruzione e agli sprechi.

Ed anche per denunciare il pericoloso disequilibrio che si sta creando e sul quale, proprio in quanto disequilibrio, è illusorio che possa costruirsi una qualsiasi forma di coesione sociale. Su un disequilibrio si può costruire, al massimo, una costrizione sociale; ma le costrizioni non durano e lasciano macerie su cui è più difficile ricostruire e talvolta diviene addirittura impossibile farlo.

Se, pur di debellare la piaga dell’evasione fiscale, riteniamo accettabile lasciare i contribuenti esposti ai rischi di errore di un apparato pubblico che può pur sempre sbagliare, perché -pur di debellare corruzione, ruberie e sprechi di denaro pubblico- non dovremmo ritenere accettabile lasciare i politici, i dirigenti e i dipendenti pubblici esposti ad analoghi rischi di errori da un altro ente meritevole di pari stima e considerazione?

O si “rifonda” il patto sociale tra Stato e Cittadino, patto di civiltà degno di un Paese civile che non può e non deve muoversi per direzioni diametralmente opposte, ma convergere verso il giusto equilibrio tra diritto alla percezione delle entrate e dovere al controllo della spesa oppure va tutto “a scatafascio”.


[1] Si rileva che tale articolo è inaspettatamente critico verso lo status quo ed Governo, con un po’ di comprensione per quelle attività che scontrinano per il solo 50% della spesa effettuata: “Non ci si può stupire se chi ci governa non pone rimedio con tutti gli sprechi dovuti anche alle auto blu ecc”.

[2] In questi primi 100 giorni il Governo non ha certo brillato né per trasparenza né per coerenza: norme di vantaggio fiscale unilaterale o per far cassa, assolutamente paralizzanti per il mondo produttivo (si pensi all’ulteriore abbassamento da 10.000 a 5.000 euro della possibilità di compensare dei debiti fiscali o contributivi dai propri crediti fiscali) e prive di senso di giustizia.

[3] La corruzione, gli sprechi e le ruberie nel settore pubblico sono in crescita e sono state quantificate, come danno alla collettività, in 60 miliardi di euro all’anno (anche se si ritiene sia veramente difficile arrivare a tale quantificazione), cui si aggiungono i costi impliciti derivanti dalla minore attrattività del Paese per gli investitori esteri a causa del fenomeno. Più grossolanamente, si pensi all’entità della spesa (per qualsiasi cosa, da quella gigantesca corrente a quella per la corresponsione degli interessi e, in ultimo, purtroppo la più lungamente modesta, quella sugli investimenti) è sotto gli occhi di tutti in quale modo spesso disastroso viene effettuata.

[4] Befera e l’Agenzia delle Entrate vengono pubblicamente apprezzati per l’opera di recupero dell’evasione operata: 8,5, 9, 10, 11, 12,5 miliardi di euro negli ultimi 5 anni. Se l’evasione fosse, come da più parte si afferma, all’incirca 120 miliardi di euro annui… il 10% di quanto evaso, pur con tutti i super poteri (senza riscontro in altri paesi) e la super organizzazione di cui dispone l’Agenzia delle Entrate, non appare risultato così strabiliante!

[5] Giusto per misurare l’efficacia di tale ente: la Corte dei Conti, organo preposto a contrastare questo fenomeno è assolutamente priva di risorse e mezzi legislativi adeguati, tanto che nel 2010 il totale delle somme recuperate è stato di appena 293 milioni di euro sugli “stimati” 60 miliardi all’anno;

[6] nel 2011 l’Agenzia delle Entrate è stata finanziata dal bilancio dello stato per 2,865 miliardi di euro contro i 300 milioni di euro per la Corte dei Conti (che è dotata di struttura centrale e in ogni regione). Se l’evasione “costa” allo stato 120 miliardi annui e gli sprechi, diseconomicità ed altro 60 miliardi, tali sperequate assegnazioni di fondi statali sono tali da indurre a pensare che non sussiste la minima volontà di intervenire sul lato della spesa.

[7] Come denominata dal Dott. Paolo Rebuffo.

 

* Link all’originale: http://www.rischiocalcolato.it/2012/02/si-puo-e-si-deve-fare-di-piu-lagenzia-delle-uscite.html

 

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Mostrati 3 commenti
  • rik
    Rispondi

    si puo’ e si puo’ fare di piu’: certo, poiche’ ieri,mentre percorrevo alcune vie centrali della mia citta’ ho avuto la conferma come l’aritmetica prova del nove,del risultato terapeutico,sempre piu’ ampio del governo Monti,attuato con spirito ecumenico per la salvezza della patria.Infatti un ingente numero di vetrine risplendono con variopinti ed allegri cartelli con su scritto in bel grassetto VENDESI,AFFITTASI,IN LIQUIDAZIONE PER CESSATA ATTIVITA’ e alla stessa stregua cartelli riguardanti appartamenti e a volte immobili totali,che gia’ assiepano anche consunti dal tempo le vetrine delle decine di agenzie immobiliari. E’ dunque vero si puo’ fare di piu’ e aspettare che anche gli ultimi sopravvissuti irriducibili, vadano a completare la nutrita schiera dei salvati dall opus dei bocconiana.

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    @ rik – Sei profondamente cattivo! Ma l’asceta Mario Monti cosa poteva e cosa può fare? Il presidente della casta lo ha voluto al governo per la salvezza della Patria e lui, per riaggiustare i conti può solo mettere nuove tasse. Certo, potrebbe cassare il finanziamento ai partiti bocciato dal 90 % degli italiani e potrebbe anche farlo retrattivamente visto che per altre cose i legislatori lo hanno fatto, potrebbe diminuire vistosamente il numero dei parlamentari e dei consiglieri varii ed abolire le province, potrebbe dimezzare le spese della reggia del Quirinale, potrebbe far pagare in solido a chi li ha votati gli sprechi e le consulenze fasulle appurate dalla Corte dei Conti, potrebbe abolire le centomila piccole iri nelle quali si infilano i politici trombati o pensionati … potrebbe, ma non può fare un cazzo perché la casta glielo impedirebbe. Lui è “a mezzo servizio” deve mettere a posto i conti senza disturbare partiti, sindacati e burocrati. Ed il meschino, fa quello che può.

  • rik
    Rispondi

    X roberto porcu’ : trragicomicamente e’ purtroppo cosi’ perche’ mai che succeda che sul palcoscenico della politichetta, possa sorgere un personagggio a mio parere normale,che non appartenga come e’ sempre avviene a lla categoria dei cialtroni ipocriti e pusillanimi.e Monti,se avesse piu0 dignita’ e serieta’ dovrebbe dimettersi se non e’ in grado di apportare quelle riforme da tempo doverose e necessarie.Facile e direi da vigliacco fare il forte con i deboli e coloro che non possono difendersi,non ci volevA certamente un tecnico bocconiano ma un cretino qualsiasi per fare cio’ che fa.

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