In Anti & Politica, Economia

DI GUIDO ZANELLA*

L’evasione fiscale è enormemente più facile quando il reddito imponibile viene dichiarato dal soggetto tassato invece che da un terzo. Strano ma vero: altre differenze sembrano essere di secondaria importanza nello spiegare i divari tra le economie sommerse nei paesi OCSE.

Un lavoratore autonomo in Italia, infatti, evade all’incirca quanto un lavoratore autonomo negli Stati Uniti o in Danimarca. Sembra un’affermazione pazzesca, eppure i dati disponibili sembrano mostrare proprio questo.

In questo paper (perdonerete l’autopromozione ma certe cose le si notano più facilmente facendo ricerca) io e Roberto Galbiati stimiamo che a fine anni  ’80 gli autonomi in Italia nascondevano al fisco circa il 46% del reddito imponibile. Il corrispondente tax gap (cioè la frazione di imposte non pagate relativamente a quelle dovute) era pari a circa il 55%. Per gli Stati Uniti, una stima comparabile del tax gap è fornita da Joel Slemrod: 52% per i redditi dei proprietari di imprese “non-corporate” (esclusi gli agricoltori, per loro il tax gap arriva al 72%) e 55% per i redditi dei lavoratori autonomi in senso lato. Per la Danimarca, infine, Henrik Kleven, Martin Knudsen, Claus Kreiner, Søren Pedersen, ed Emmanuel Saez hanno stimato che i contribuenti che dichiarano direttamente il proprio reddito tassabile nascondono circa il 41% dell’imponibile. La tabella qui sotto riassume questi studi.

Fonte Paese Imponibile non dichiarato Tax gap Anno dati
Galbiati-Zanella (2012) Italia 46,4% 55,2% 1987
Slemrod (2007) USA 52%-57% 2001
Kleven et al. (2011) Danimarca 41,5% 2007

Con un po’ di cautela perché le stime si riferiscono a periodi diversi, questa tabella suggerisce che quando gli incentivi sono simili le persone si comportanto in maniera simile, anche in contesti socioeconomici diversi: davanti al fisco un lavoratore autonomo italiano non si comporta molto peggio del suo omologo americano o danese. Non sembra, insomma, che gli italiani abbiano una speciale propensione ad evadere le tasse. Da dove viene, quindi, l’enorme differenza nella dimensione dell’economia sommersa in questi tre paesi? Secondo lestime di Friedrich Schneider, Andreas Buehn e Claudio Montenegro la dimensione media dell’economia sommersa tra il 1999 e il 2007 relativamente al Pil e’ stata del 27% in Italia, 8,6% in USA, 17,7% in Danimarca.

La tabella sopra suggerisce una semplice risposta: si tratta di un effetto di composizione. La domanda retorica nel titolo del paper di Henrik Kleven e coautori (“Unwilling or unable to cheat?“) significa questo: se in un paese si evade poco non è perché non si vuole evadere a causa di una speciale moralità ma perché è più difficile farlo. E il motivo per cui è più difficile è che la vasta maggioranza dei contribuenti è soggetta a third-party reporting, cioè a un regime per cui il reddito tassabile di Tizio non è dichiarato al fisco direttamente da Tizio ma da Caio (quello che in Italia si chiama il regime del “sostituto d’imposta”).

Mettendo insieme le stime della dimensione dell’economia sommersa (fonte: come sopra; nota: l’economia sommersa non coincide esattamente con l’economia sottratta al fisco perché non tutte le attività sommerse sono imponibili; tuttavia c’è una buona sovrapposizione tra le due, anche perché le stime di Schneider e Buehn non includono l’economia criminale) con quelle sull’incidenza dei lavoratori autonomi sul totale dell’occupazione (fonte: statistiche OCSE) si vede immediatamente che c’è una forte correlazione positiva tra le due variabili. La figura qui sotto riassume questa relazione utilizzando dati relativi al 2006 per gli autonomi e la media 1999-2007 per l’economia sommersa, entrambi per i 25 paesi OCSE a più alto reddito.

Correlazione non significa causalità, naturalmente. Ci dev’essere un motivo se in Portogallo, Italia, Corea del Sud, Grecia, e Messico c’è un esercito di lavoratori autonomi mentre in Lussemburgo, Stati Uniti, Francia, Canada e Danimarca bisogna cercarli col lanternino. E questo stesso motivo potrebbe riflettersi nel fatto che nel primo gruppo la dimensione dell’economia sommersa è maggiore (e non di poco) che nel secondo gruppo.

Ma è proprio questo il punto: capire questo motivo (o, più probabilmente, i motivi). Il third-party reportingrende meccanicamente più difficile evadere; se ogni transazione che genera reddito imponibile venisse riportata al fisco non da chi deve pagarci le imposte ma dalla controparte che non deve farlo, l’incentivo a dichiarare il falso sarebbe sostanzialmente ridotto. È sempre possibile corrompere e redistribuire i guadagni dell’evasione, è vero (si potrebbe dire che almeno così l’evasione sarebbe più “equa”: finalmente anche i lavoratori dipendenti potrebbero evadere cifre paragonabili a quelle degli autonomi!) ed è amministrativamente impensabile avere tanti sostituti d’imposta quante sono le famiglie.

Questo fatto semplice-semplice, però, solleva una domanda importante per i governi dei paesi dove l’evasione fiscale è un problema cronico, come l’Italia: perché ci sono così tanti soggetti (rispetto al resto dei paesi OCSE) col privilegio di autoriportare il proprio reddito imponibile direttamente al fisco? La risposta a questa domanda è importante perché può indicare alcune delle cause remote dell’evasione fiscale. Ecco alcune possibilità, in modo del tutto casuale e speculativo. Forse in Italia (e nei paesi a “nord-est” nella figura sopra):

  1. i regimi di tassazione e regolamentazione del mercato del lavoro danno un incentivo a mascherare con una partita IVA un rapporto di lavoro dipendente (forse non è un caso che il gruppo di paesi a “nord-est” nella figura sono nelle parti alti del ranking per employment protection legislation);
  2. il regime di enforcement fiscale dà un incentivo a mettersi in proprio perché evadere le tasse è relativamente facile;
  3. le istituzioni economiche creano incentivi che risultano in una struttura industriale fatta di piccole imprese, ditte individuali, singoli professionisti in proprio.

Eccetera. Tutti gli sforzi di contrasto all’evasione fiscale si concentrano sul #2, rendere più difficile evadere le tasse. Questo è certamente utile ma per quanto ci si sforzi su questo fronte (per esempio mettendo tutto quello che si può nel redditometro) il margine è limitato perché a un certo punto il costo addizionale di combattere l’evasione per questa via inizia a superare il beneficio addizionale.

Questo sembra essere il limite anche delle iniziative animate dalle migliori intenzioni. Per esempio, abbiamo ricevuto da Massimo Donadi (Italia dei Valori) il testo di una “mozione per il contrasto all’evasione e all’elusione fiscale“. Pare che il governo la trovi interessante. Io ci trovo aspetti assolutamente positivi (come: punto a), la misurazione sistematica del tax gap in Italia–se non altro perché implicherebbe fare da noi cose come quelle che hanno fatto Henrik Kleven e coautori in Danimarca; punti g) e h) rendere più flessibile il processo di controllo, inclusa magari l’allocazione delle risorse — è una delle conclusioni a cui io e Roberto Galbiati giungiamo). Altri però sembrano poco lungimiranti perché si basano sull’illusione che l’evasione fiscale si possa contrastare al meglio con misure sempre più invasive che obbligano a riportare al fisco di tutto di più e quindi ad ingigantire la macchina burocratica per la raccolta e la gestione di queste informazioni (esempi: punti b) e d) su consumi, investimenti, risparmi, beni mobili e immobili, attività finanziarie deisingoli nuclei familiari).

In una prospettiva di lungo periodo è probabilmente su fattori come #1 e #3 che si deve agire. Questo indica strade nuove e poco battute per contrastare l’evasione fiscale.

 

* Link all’originale: http://noisefromamerika.org/articolo/fatto-semplice-semplice-sullevasione-fiscale

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Showing 4 comments
  • Borderline Keroro
    Rispondi

    Nessuno di questi professori è in grado di rispondere ad una serie di semplici domande?
    1) quanto incamera complessivamente lo Stato?
    2) quanto spende?
    3) soprattutto, COME spende?
    4) perché cazzo è così difficile trovare questi dati?

  • Lorenzo
    Rispondi

    Allora gli italiani sono più “bravi” dei danesi perché evadono in egual misura pur ottenendo servizi nettamente inferiori.

  • iano
    Rispondi

    Politici,e tutti gli impiegati Statali,prelevano soldi dalle casse dello Stato per ottenere lo stipendio,le tasse che loro pagano ritornano automaticamente nelle loro tasche.I lavoratori privati vengono pagati da privati. Quindi se non ci fossero i lavoratori privati,gli Statali resterebbero senza stipendio,compreso i politici.Più aumentano le tasse e più i politici aumentano lo stipendio e finanziamenti ai partiti.per chi non paga o non può pagare le tasse,interviene Equitalia che riscuote con la forza!!Ma allora se la baracca la tiene in piedi il lavoratore privato,perchè vogliono i licenziamenti facili,anzichè tutelare e agevolare le aziende per incrementare il lavoro ??Semplice i politici sono talmente ricchi,e non gliene frega niente dei problemi della gente!!!!!

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    Invito l’autore ad accantonare il suo latinorum e scrivere come magna, se ha piacere di essere compreso, ché io non ci ho capito una mazza.
    Scriva in inglese se ha piacere di essere compreso dagli inglesi, in giapponese dai giapponesi, ed in italiano se vuol esserlo dagli italiani.
    C’è già Don Abbondio che infiora i discorsi con il latinorun per inchiappettare Renzo e sono certo che i frequentatori del sito dal suo tentativo di inchiappettamento con citazioni anglofone non ne traggono godimento.
    Noto come ben rimarcata sia la quota evasa “al fisco” e, pur nominando il redditometro, non accenni alla quota evasa “alla produzione” da spese necessarie per il conseguimento del reddito e dichiarate parzialmente o per nulla detraibili.
    Mi piacerebbe che tanta energia e tanti quattrini spesi per studi e tabelle fossero indirizzati all’aumento del lavoro “vero” e non a quello parassitario volto ad ostacolare il primo in ogni modo.
    Penso siano in molti a pensarla come me, che per contrastare l’evasione fiscale sia da mandar a coltivare fagioli il sig. Massimo Donadi dell’Italia dei Valori e tanti, tanti come lui, abbassare drasticamente l’importo, il numero e la farragiosità delle imposte, e far sentire i Cittadini non servi di una casta (cosca) accasata nel castello, ma parte essi dello Stato.
    Non si può contemporaneamente diffondere una cultura antimafia, il dover non pagare il pizzo a malavitosi e poi pretendere di riscuotere le imposte per uno stato malavitoso: si crea una gran confusione … e per imbrogliare i Cittadini ecco che occorre ricorrere al latinorum.

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