In Anti & Politica, Economia, Esteri

DI GIUSEPPE SANDRO MELA*

Quando si parla di Nuova Grande Depressione molti Lettori rimangono interdetti. Non essendo ancora stati toccati in modo severo e pesante si illudono di esserne immuni. “A noi non potrà mai capitare una cosa del genere!”. Chi ne accennasse, sarebbe immediatamente trattato con il grande jettatore, e, con facile quanto illusorio sofisma, chi parlasse del problema ne sarebbe immediatamente reputato esserne la causa.

Tuttavia la realtà è ben differente, ed incombe come nuvole sempre più minacciose, prima del diluvio.

E’ sempre la solita storia. Nulla di nuovo sotto il sole. Abbiamo il cervello talmente imbottito di fatali aforismi apodittici, di residui di ideologie morte e defunte, che sembrerebbe quasi che si abbiano gli occhi e non si veda, si abbiano le orecchie e non si senta.

Sono impressionanti le analogie dei tempi correnti con la disintegrazione dell’Impero Romano.

I cittadini romani si erano abituati ad oltre quindi generazioni che mai sperimentarono la guerra né tanto meno vi presero parte. Erano diventati dei pacifisti, convinti che le remote voci che venivano dai confini del Reno e del Danubio fossero voci artate, diffuse dal Governo solo per imporre loro delle tasse delle quali non capivano né il senso né lo scopo. Non prestando più il servizio di leva, neppure sapevano dove fossero quei due fiumi. Si erano dimenticati del sangue romano sparso copiosamente per costruire l’Impero, e non ne volevano sapere di capire quanto ancora ne scorreva per cercare di difendere confini sempre più indifendibili.

Non solo. I cittadini romani da quindici generazione erano avvezzi a considerarsi per diritto precostituito i padroni di mondo in cui tutti gli altri fossero per forza di cose i loro schiavi. E da schiavi li trattarono fino all’ultimo minuto. Era un loro “inalienabile diritto”, un “diritto precostituito”: chi mai avrebbe potuto metterlo in discussione?

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Un romano a raccogliere pomodori? Vacci tu! La terra é bassa e la fatica fa sudare. Poi, tanto, l’Impero ai romani distribuisce il grano ed il vino, gratuitamente, é ovvio. E che! Semo romani, de Roma! Siamo italiani di Italia! Siamo europei di Europa!

Ma lo é poi davvero così ovvio?

Chi avesse voglia di rileggersi Ammiano Marcellino ritroverebbe la vivida cronaca dell’inversione dei ruoli. Dopo Adrianopoli (378), i Goti invasero l’Impero liberando gli schiavi dei romani. Ed a questi schiavi liberati assegnarono i loro ex-padroni ed ex-padrone come schiavi e schiave, con la raccomandazione di farli sgobbare ed usarli a piacer loro. Tanto, ce ne era una tale quantità che non valeva proprio la pena nutrirli, vestirli o preservarli. Ci si poteva bene togliere qualche sugo, anche a costo di accopparli. Lo spirito di vendetta è innato nell’animo umano: se lo si stimola diventa un vero e proprio flagello. Imbarbarisce il vendicatore e terrorizza le vittime del terrore che avevano inflitto. In fondo, é anch’esso strumento di giustizia: a ciascuno il suo.

Ammiano Marcellino non solo ci narra la cronaca dei fatti, ma ci traccia anche il profilo psicologico dei romani diventati schiavi. Lo sbigottito stupore di provare la fame, di dover sopportare fatiche bestiali, spesso inutili, alle quali proprio non erano avvezzi, ad essere a loro volta bastonati a morte per un nonnulla e, molto spesso, per puro capriccio, solo per assaporare la rivalsa. Le donne romane sperimentarono sulla propria pelle che il loro altero femminismo esisteva artificialmente solo quando era sorretto da un forte e potente esercito e tollerato da mariti imbelli: senza di quello, divennero meri oggetti, unità di svago, spesso ferocemente crudele. Il contrappasso fu urente. Alzarono per i guerrieri vincitori quelle gonne sotto le quali avevano accuratamente nascosto i loro viziatissimi figli. E lo fecero in un baleno. Sorde, mute e cieche fino a quando non fu troppo tardi.

Per chi poi volesse rileggersi quel capolavoro che fu il De Civitate Dei, potrebbe rivivere il sacco di Roma e tutte le sue conseguenze. Una cronaca raccontata senza peli sulla lingua, senza occultare alcuna crudezza.

La ballata medievale Fortunae plango vulnera sintetizza il tutto in modo splendido:

Fortunae rota volvitur;

descendo minoratus;

alter in altum tollitur;

nimis exaltatus

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rex sedet in vertice

caveat ruinam!

nam sub axe legimus

Hecubam reginam.

Queste fotografie riportano quelle che sta succedendo in Grecia. La gente fa la coda per poter comprare delle patate a 0.25 euro al chilo invece che agli 0.93 cui sono vendute nei supermercati. Per non parlare dei prezzi nei negozi. Erano le scene che eravamo avvezzi vedere nei reportage dal terzo mondo, cui adesso assistiamo nel bel mezzo dell’Europa. Di seguito riportiamo l’articolo del The Washington Post.

images La Nuova Grande Depressione. La Grecia e la Corsa alle Patate.

Aggiungiamo solo un’informazione non riportata, perché sarebbe stata “politicamente scorretta“. Nella maggior parte dei casi si tratta di puro e semplice mercato nero, ove si compra a contanti.

Non facciamoci nessuna illusione: se si prosegue di questo andazzo, tra breve tempo non solo vedremo queste scene nelle nostre città, ma saremo noi in fila, se ci saremo messi da parte qualcosa con cui poter comprare qualcosa.

Una cosa è certa. La così detta “società dei diritti” é semplicemente defunta. Il problema attuale é capirlo e saperne trarre le conseguenze.

Si è perfettamente consci che si sarebbero potuto fare arguti e colti discorsi economici, politici, legali, di organizzazione delle filiere lavorative, di diritto tributario. Si sarebbe potuto sciorinare lunghe serie di dati.

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Ma se non si razionalizza la realtà per quello che é e non per quello che si vorrebbe che fosse, sarebbero state parole butte al vento.

Documenti.

The Washington Post

After first successful sale, Greek farmers face high demand for potatoes at cost prices

By Associated Press, Published: March 1

THESSALONIKI, Greece — Cheap potato fever is spreading in austerity-pummeled Greece.

It started last week when a producer from the northern Nevrokopi area, fed up with selling to wholesalers at a loss, offloaded 24 tons at cost prices directly to consumers in the town of Katerini. Now, he has been swamped by demand.

Lefteris Kessopoulos said Thursday he has been contacted by resident groups in Athens, the northern towns of Kavala and Larissa — even Pyrgos, 1,000 kilometers (620 miles) south of Nevrokopi.

“We’re getting phone calls from all over Greece,” he said.

After more than two years of deeply resented belt-tightening, imposed to keep the country afloat after decades of profligate government spending, Greece appears to be heading for a social meltdown. Incomes have dropped dramatically, one in five workers is unemployed — double the pre-crisis figures — and state outlays on crucial sectors such as health care and education have been axed.

The country has been subsisting on international rescue loans since May 2010.

Academic staff and students at the University of Thessaloniki have arranged for a group of Nevrokopi farmers to sell 50 tons on Friday outside a campus building. The price will be €0.25 ($0.33) a kilogram (2.2 pounds), almost a third of the €0.70 ($0.93) that supermarkets charge.

Similar sales are planned in several towns over the next few days, while some resident groups are trying to organize deals with olive oil producers on the island of Crete.

Nevrokopi farmers say it costs about €0.20 cents ($0.27) to produce a kilogram of potatoes, but that wholesalers will only buy them for €0.10-0.12. Faced with making a loss, many producers say they have been unable to even get their products to the market.

Greece’s severe financial crisis, now entering its third year, has seen pensions and salaries repeatedly slashed and led to skyrocketing unemployment with more than 1 million jobless. Incomes have been further hit by steep tax hikes imposed by a government desperate to boost state revenues.

More and more people have been turning up at soup kitchens run by the church or local aid groups, and homelessness has been increasing.

In the northern town of Drama, near Nevrokopi, a consumer association and the local labor council are organizing a sale of 20 tons of potatoes on Saturday.

“It’s time profiteers get pushed out of the market,” Drama labor leader Giorgos Savridis said. “In this way, we are helping potato producers, but also consumers who are having a hard time due to the crisis.”

In the Athens suburb of Pallini, municipal officials have asked residents to send in order forms by March 8 before a forthcoming Nevrokopi potato sale — at €0.28 ($0.37) per kilogram to allow for transportation costs.

“Financial circumstances dictate our intervention to create a social solidarity and protection network for our residents,” a municipality statement said.

Kessopoulos, the producer, said wholesalers have started offering farmers higher prices after the Katerini sale. But the best offer, €0.17 per kilogram, is still below production costs.

          

* Link all’originale: http://www.rischiocalcolato.it/2012/03/la-nuova-grande-depressione-la-grecia-e-la-corsa-alle-patate.html

 

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Comments
  • Borderline Keroro
    Rispondi

    meglio prepararsi bene.

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