In Aggiornamenti, Economia

DI ERNESTO CERNEAZ*

Il principale degli effetti che la crisi – che ormai si trascina da 3 anni – è l’impossibilità per i cittadini di risparmiare. Peggio ancora, le ultime statistiche ci dicono che molte famiglie faticano ad arrivare a fine mese con lo stipendio che percepiscono. Quando sentite i politici che bisogna fare qualcosa per la crescita, bisognerebbe ricordare loro – come ha ben spiegato David Boaz – “il modo per produrre crescita economica reale è attraverso il risparmio ed il suo investimento”.

C’è chi si meraviglia, ma era tutto previsto dagli economisti di scuola austriaca, che non solo han detto che la crisi del 2009 era solo l’inizio della fine di un sistema immorale e fondato sul debito, ma sostenevano anche che i contraccolpi causati dal continuo interventismo statale sarebbero stati ferali. Puntuale la conferma : “Nell’anno della crisi sovrana gli italiani danno e chiedono sempre meno ai loro istituti. Solo 25 miliardi di contributo dai privati alla raccolta bancaria (-80% su base annua), di cui solo 6 dai depositi. Per contro, nel quarto trimestre 2011 la domanda di credito per investimenti fissi è crollata: meno 50%, peggio che dopo il crac Lehman”.

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Siamo nell’epoca delle vacche magre, l’impoverimento inizia dall’evaporazione del risparmio e dove non c’è risparmio, non c’è capitalismo sano, quello vero, non quello che vive di sussidi pubblici e alle spalle dei contribuenti. Già nel luglio del 2011, la Confcommercio fotografava così l’Italia: “Il risparmio delle famiglie è crollato negli ultimi vent’anni del 60% mentre il mattone si conferma il bene rifugio per eccellenza”. Il carico da undici lo aggiungeva l’Istat, che aveva inserito tra i poveri ben 8 milioni di cittadini.

Dal 1990 ad oggi, il risparmio complessivo delle famiglie italiane si è ridotto di circa 20 miliardi di euro. “Se all’inizio del periodo per ogni 100 euro di reddito se ne risparmiavano 23 – si leggeva nello studio dell’associazione di cui sopra – oggi le famiglie riescono a metterne da parte meno di dieci. Nello stesso periodo con un reddito disponibile stagnante e sostanzialmente invariato dal 1990 al 2010, il risparmio annuo pro capite, in termini reali, si è ridotto di quasi il 60% (circa 4.000 euro nel 1990, 1.700 euro nel 2010); un terzo delle famiglie italiane ritiene l’investimento in immobili la principale forma di utilizzo – soprattutto a fini cautelativi – del surplus monetario”.

Il risparmio di oggi, e non è poco, è quello accumulato dai nostri nonni e padri, che oggi sono il vero ammortizzatore sociale disponibile per i giovani, ma è anche il bottino che lo Stato ha deciso di rapinare, basti pensare alla reintroduzione dell’Ici sulla prima casa.

A fronte di una “caduta impressionante della raccolta di risparmio, passata da da 130 a 24 miliardi”, di una riduzione drastica delle richieste di prestiti, di imprese ferme al palo e con problemi di credito, di un aumento senza eguali del costo del denaro per aziende e famiglie (nonostante Draghi continui a regalare euro ai suoi amici banchieri) e di un boom senza precedenti dei crediti non restituibili” è difficile vedere un futuro roseo.

Pensate ai titoli di Stato, un tempo rifugio dei risparmiatori: oggi sono le banche italiane, e quelle spagnole, ad aver incrementato in maniera decisa i loro acquisti di titoli di stato, grazie alle misure volute dalla BCE, ovvero quasi 1000 miliardi concessi agli istituti di credito per sostenere i debiti pubblici nazionali. I risparmiatori privati preferiscono portare i loro denari in Svizzera o in Liechtenstein e Lussemburgo. Non senza ragioni ovviamente.

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* Link all’originale: http://www.lindipendenza.com/risparmio-calato/

 

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Showing 5 comments
  • myself
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    Aggiungo che lo Stato ostacola direttamente il risparmio “punendo” con maggiori tasse e/o minori agevolazioni chi ha un conto in banca più cospicuo rispetto a chi invece ha un sacco di debiti.

    • Borderline Keroro
      Rispondi

      Solidarietà verso i simili.

  • AntoninoTrunfio
    Rispondi

    Il risparmio è un pilastro portante dell’economia in un mercato libero. Ovvio che nel mercato dove gli statalismi del consenso e delle masse, devono ricercare e foraggiare il consenso, il risparmio è pericoloso.
    Oggi si assiste a una progressiva ed inarrestabile erosione dei risparmi di intere generazioni, per mantenere figli, nipoti, e pagare gabelle vecchie e nuove.Con buona pace di chi ancora sostiene che è in crisi il sistema capitalistico !! Il sistema capitalistico non è mai davvero nato.

    • Borderline Keroro
      Rispondi

      Sentivo poc’anzi alla radio.
      Ebbene, secondo me, mentre guidi o fumi o ascolti la radio.
      Io non fumo, per cui mi incazzo ascoltano la radio che mi fa fumare i cosiddetti.
      Tra l’altro sono già incazzatissimo di mio.
      R24 parlava del prossimo aumento di addizionale IRPEF, di IMU pompata, ecc., per far quadrare i bilanci.
      E, come dice Ringhio Gattuso, “se uno nasce tondo non muore quadrato”.
      Per cui lì non riusciranno a quadrare una beata fava.
      Però c’è un però: i Comuni non sono a Roma. Tranne il Comune di Roma.
      Ce li abbiamo sotto casa e la gente è al limite.
      Secondo me ci saranno proteste, ed è giusto organizzare qualcosa.

  • Roberto Porcù
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    Bah ! Tutta questa mancanza di risparmio, … di soldi “che non ne crescono” … non ne sono convinto.
    Quel tal Lusi teneva una cassa ferma di soldi cresciuti, se li prendeva per se, per investire, ed ad altri faceva da Bancomat.
    Come nella fu Margherita, sicuramente anche negli altri partiti.
    Bossi mi sembra abbia investito in Africa e non so dove “quattrini che crescevano”.
    E allora ? I partiti sono libere associazioni nelle quali entrano i Cittadini condividendone il programma.
    Ai Cittadini soldi da risparmiare non ne crescono, ma crescono in abbondanza ai loro partiti.
    La stranezza che in Italia solo Monti di questo non se ne sia accorto.
    Adesso scusatemi, ma per l’argomento trattato, … devo chiudere e vado al cesso.

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