In Anti & Politica, Libertarismo

DI GIUSEPPE GAGLIANO*

Nonostante l’asservimento negli anni sessanta di gran parte degli intellettuali italiani al dogma comunista(di natura stalinista e maoista),Bruno Leoni- Docente di Filosofia del diritto a Torino e di Dottrina dello Stato a Pavia- seppe con lucidità farsi autorevole portavoce del liberalismo o più precisamente- come sottolinea Luigi Marco Bassani- anello di congiunzione tra la tradizione della scuola austriaca e quella libertaria dimostrando sia sul piano storico che sul piano teorico la natura totalitaria dei regimi comunisti.

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Proprio nel 1966, presso il CESES di Milano, Leoni tenne una lezione dal titolo Centralizzazione e limitazione delle libertà personali relativa alla incompatibilità intrinseca tra la centralizzazione economica e la libertà dell’individuo.Secondo l’autore risulta del tutto incompatibile l’esistenza di una centralizzazione politica ed economica con la garanzia delle principali libertà indicate dalla tradizione liberale. Sia sotto il profilo storico che sotto il profilo teorico l’analisi economica ha dimostrato l’esistenza di una contraddizione non risolvibile tra una logica di pianificazione economica e una logica che s’ispira alla libertà di mercato; alla stessa conclusione è giunta anche l’analisi politica constatando l’assoluta incompatibilità tra la centralizzazione economica e la garanzia dei principali diritti civili. Dal punto di vista storico risultano di estremo interesse le considerazioni dell’autore poiché sono volte a dimostrare come la realizzazione dei regimi comunisti nei paesi dell’est si è realizzata o attraverso l’invasione di truppe russe o attraverso colpi di stato che hanno condotto a lunghe e sanguinose guerre civili.

Quanto al mantenimento del potere in Russia questo è stato possibile grazie alle repressioni e alle stragi attuatesi nel periodo leninista ma soprattutto in periodo staliniano (un modus operandi simile fu d’altronde usato nella Germania hitleriana). Solo all’interno dei regimi totalitari- come quello leninista,stalinista e hitleriano- si potevano instaurare regimi economici a forte e capillare centralizzazione economica. In particolare, per quanto riguarda la pianificazione socialista, questa-osserva l’autore-è basata su precise direttive da parte delle autorità politiche le quali aboliscono la libertà di scelta dei singoli soggetti sostituendola con la libertà -o meglio con l’arbitrio- delle autorità politiche. In questa ottica nessun soggetto sarà libero di lavorare o meno, di consumare o di non consumare; inoltre nessuno sarà più libero di ricercare in modo autonomo il massimo di beni di consumo.

In primo luogo, prescindendo dall’aspetto formale della costituzione sovietica, l’autore analizza in modo disincantato e lucido la realtà effettiva del potere politico sovietico rilevando come il partito comunista-che giustamente definisce macchina accentrata e potentissima-abbia poteri illimitati su tutti gli altri organismi sia sul soviet supremo che sul consiglio dei ministri dell’Unione Sovietica. D’altronde, lo stretto legame o connubio tra stato e partito, è dimostrato dalla presenza in tutti gli organismo dirigenti degli stessi soggetti politici. In secondo luogo,prendendo in attenta disamina la costituzione dell’Urss, Leoni sottolinea come questa proibisca la proprietà privata, l’inviolabilità del domicilio e come il segreto epistolare sia a discrezione delle autorità di polizia;inoltre prevede la censura preventiva, l’ indice ufficiale delle opere proibite e il divieto di muoversi all’interno della Russia senza uno speciale passaporto. Al contrario, la logica che sta alla base della libertà di mercato, è quella di garantire la massima libertà alle scelte economiche di ogni singolo attore e di consentire ad ogni soggetto che in esso opera di calcolare in ogni momento il costo minimo delle scelte dandogli la possibilità di regolarsi di conseguenza. Partendo dalla constatazione – d’altronde assolutamente ovvia- che sotto il profilo storico non esiste un sistema di mercato allo stato puro, l’autore definisce i sistemi storici di mercato come sistemi in cui le scelte economiche vengono fatte da singoli operatori con il massimo grado di libertà e di collaborazione compatibile con eventuali interferenze da parte lo Stato.

Grazie alla libertà economica- che viene garantita all’interno dei sistemi libero mercato- abbiamo la presenza della libertà civili fondamentali.

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*Presidente CESTUDEC(Centro Studi Strategici Carlo De Cristoforis)

 

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