In Economia, Primo Piano

DI FUNNYKING*

Ieri  in tarda serata mi è capitato di guardare un servizio televisivo andato in onda su “Presa Diretta” (Rai 3), si parlava del caso Mectex un’azienda di Erba nel comasco finita sulle soglie della bancarotta anche per un credito, non pagato, di due milioni di euro (il 25% del suo ex-fatturato) con il Ministero della Difesa.

Sono andato a documentarmi sulla rete e ne è uscito fuori che la Mectex ha cercato di fare in Italia quello che centinaia di aziende di successo fanno in altri stati. Si è indebitata con le banche per investire in innovazioni di processo e di prodotto. I risultati sono arrivati con il brevetti su tessuti innovativi, uno dei quali, trasformato in costume da gare, ha permesso a Federica Pellegrini  di vincere l’oro olimpico e stabilire un incredibile record del mondo.

Mectex ha fatto due errori fondamentali, in primo luogo non ha ponderato bene gli effetti del credit crunch e si è trovata esposta nel momento in cui la sua banca (Banca Intesa..sapete quella di Passera) ha stretto i cordoni della borsa, in secondo luogo si è fidata dello Stato accettando una commessa milionaria pari ad oltre il 25% del proprio fatturato. Inutile dire che la merce consegnata, ovvero il tessuto per confezionare alcune uniformi “speciali” e tende da campo per i nostri soldati, non è mai stata pagata.

Risultato la Mectex è passata da 180 a 18 dipendenti, è sull’orlo della bancarotta e gli stessi appartenenti alle sigle sindacali presenti in azienda (RSU) ammettono che se quella commessa fosse stata pagata ora non si starebbe a parlare di crisi aziendale.

Peraltro sono le banche stesse a certificare quanto sia cialtrone e criminale lo Stato italiano:

da Blogo Lavoro

 In una situazione normale, o in un altro paese, infatti basterebbe la fattura non ancora pagata dal Ministero della Difesa per ottenere un credito bancario a interesse ridotto e risanare la situazione. Ma in Italia non funziona così, non ci sono organi di controllo, ognuno agisce per il suo personale interesse senza capire che è l’interesse comune a dover essere tutelato, perché è solo quello che fa crescere. Intanto imprenditori come i Fassi della Mectex si vedono portar via tutto, dai beni dell’azienda a quelli personali, solo per aver fatto innovazione, ricerca…..

Avete capito? Le banche non si fidano dello Stato dunque non ti fanno credito sulla base di crediti vantati con esso.

C’è una questione che mi lascia a bocca aperta. Mi chiedo quanto stiano costando a tutti noi i 162 dipendenti lasciati a casa dalla Mectex, io penso molto di più di quei due pulciosi milioni di euro che il ministero della difesa deve alla Mectex.

Lo capite perché penso che l’Italia è un paese inemendabile e destinato alla bancarotta?

dal Fatto Quotidiano

“Grazie a Equitalia, l’azienda  dei record è sull’orlo del fallimento”

La Mectex di Erba è l’azienda produttrice del costume Speedo che alle ultime Olimpiadiha rivoluzionato il nuoto. La ditta non riesce a farsi pagare una commessa milionaria dal ministero della Difesa e ora, strangolata dai debiti, rischia di chiudere

mectex pezzo Verso la Bancarotta: Se lo Stato Uccide le Aziende

Il 18 febbraio la Mectex compie 52 anni, ma non ci sarà nulla di festeggiare. Questa è la storia di un’azienda che partendo dalla provincia italiana ha conquistato il mondo, peccato che dopo aver battuto ogni record sia precipitata nel baratro.LZR Racer: è questa la formula magica del costume prodotto dalla Speedo che alleOlimpiadi di Pechino del 2008 rivoluziona uno sport: il nuoto. Gli atleti che lo indossano conquistano il 92 per cento dei record mondiali e vincono il 94 per cento delle medaglie d’oro.

Non c’è più gara. Speedo si gode gli onori ma anche a Erba, nel comasco, c’è chi si frega le mani e comincia a pensare in grande. E’ la famiglia Fassi, proprietaria di un’azienda tessile, la Nectex. E’ loro il brevetto del costume dei record, realizzato grazie a un tessuto innovativo, frutto di tre anni di collaborazione con la Nasa. E’ l’inizio della fine. I Fassi, che da qualche anno hanno deciso di investire in ricerca, macchinari e capannoni, non temono la crisi. Chi ha idee, tecnologia e passione – pensano – può superare qualunque ostacolo. Sbagliato. Le idee hanno bisogno del credito e quando le banche, preoccupate dall’avanzare della crisi globale, chiudono i rubinetti, la Mectex va a picco, nonostante il costume.

[yframe url=’https://www.youtube.com/watch?v=E6DetMrQY4Q’]

Da 120 i dipendenti scendono a 50: oggi sono 18, l’azienda è sull’orlo del fallimento e i Fassi sono pronti a farsi da parte se solo trovassero qualcuno disposto ad accollarsi i debiti. AurleioFassi, direttore generale e figlio del fondatore, Carlo, è un uomo distrutto. Ma cordiale. Ci riceve al primo piano dell’azienda, nella palazzina che ospitava gli uffici e che ora è vuota, buia e fredda. Non vuole parlare. Sorride e non si capisce perché lo faccia. Ha gli occhi di un uomo che sta per piangere. “Non voglio dire nulla – sussurra – è una fase delicata, preferisco non sbilanciarmi”. Ma si capisce che ha voglia di raccontare, di sfogarsi, di giustificare. “Probabilmente ho commesso qualche errore anch’io – si lascia scappare – i manager li sceglie la proprietà, quindi mi assumo le mie responsabilità. Quando mi sono accorto della fossa in cui stavamo precipitando, ho provato a raddrizzare la baracca. Ci ho provato”. Al fondatore dell’azienda, a suo padre, centellina la verità. “Ha 90 anni, sto cercando di tutelarlo. Non gli dico tutto. A questa azienda ha dato la vita e anche la casa. La sua, come la mia e quella dei miei fratelli, sono ipotecate”.

In fabbrica la tensione è forte come il rumore prodotto dai soli due telai rimasti. Carmen Del Medico, delle Rsu, è furiosa, ma non con la proprietà. “Quello che sta succedendo – afferma – è pazzesco: questa azienda fallisce perché è soffocata da Equitalia e non riesce a farsi pagare una commessa milionaria dal ministero della Difesa. Abbiamo consegnato divise militari e tende realizzate con un prodotto ad alta tecnologia. E non abbiamo ancora incassato il dovuto. Lo Stato dice di voler aiutare le imprese, ma noi andiamo a picco e i dipendenti sono quasi tutti a casa”. Del Medico, come i pochi colleghi rimasti all’interno dello stabilimento, non si dà pace. “Realizziamo un prodotto che ha mercato, le commesse non mancano, ma se non ci sono i soldi per acquistare il filo, non si possono realizzare costumi e giacche a vento”. Tra i tanti colpevoli, uno lo è di più. “A volere la morte di Mectex sono le banche, in particolare una, Banca Intesa. Tre anni fa noi dipendenti abbiamo scritto una lettera all’allora amministratore delegato dell’istituto, CorradoPassera, chiedendogli di non interrompere la linea di credito. Non ci ha neppure risposto. Vediamo se risponde ora, che è diventato ministro”. Anche per Rosaria Maietta, che affianca i lavoratori per conto della Filctem Cgil di Como, i costumi c’entrano fino a un certo punto. “Questa azienda non è entrata in crisi perché la federazione internazionale ha vietato i supercostumi. Ma perché la proprietà ha fatto enormi finanziamenti in una fase sbagliata. Il leasing per l’acquisto del nuovo capannone, gli investimenti per i nuovi macchinari sono stati effettuati in un momento in cui le banche hanno interrotto il flusso di cassa”. Ora la Mectex sta tentando la strada di un concordato preventivo. E’ stato individuato un imprenditore della zona, che opera nello stesso settore, interessato, pare, a rilevare un ramo d’azienda. “Non ci è stato fatto il nome – allarga le braccia Maietta – la nostra preoccupazione principale è tutelare i livelli occupazionali”.

di Francesco Gilioli

 

* Link all’originale:  http://www.rischiocalcolato.it/2012/03/verso-la-bancarotta-se-lo-stato-uccide-le-aziende.html

 

Recent Posts
Showing 5 comments
  • Borderline Keroro
    Rispondi

    ma di cosa stiamo parlando?
    Questa della Mectex è una ulteriore prova che Equitalia è una banda di grassatori.
    Dobbiamo prenderli a calci nelle gengive, maledetti delinquenti legalizzati.
    Lo Stato non paga ma pretende di essere pagato? Ma dove avviene una cosa del genere se non in un Paese fallito? La “Repvbblica Italiana” è F A L L I T A. FALLITA. Come e più della Grecia. Prendiamo atto della cosa.
    Però i soldi per aumentare le sovvenzioni all’editoria si trovano, e ci sarà pure un motivo.

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    Sono notizie che fanno star male. Mi metto nei panni della famiglia Fassi e …
    Questo sarà probabilmente il mio più breve intervento su questo sito.

  • michele lombardi
    Rispondi

    lo stato italiano e’ fallito, prima moralmente e poi finanziariamente.
    meglio dichiarare default prima che dopo e liberare la gente da dovere salvare il vaticano e i politici.

  • Lorenzo
    Rispondi

    Se le banche non si fidano dello Stato che concede loro un sacco di privilegi, perché dovremmo fidarci noi!

  • daniele
    Rispondi

    Le banche non si fidano dello stato italiano!? ahahahahahahahahhaahahah che burlone che sono!!….parliamo seriamente la festa è finita e questo le banche lo sanno….sono coscienti che lo stato italiano è ormai cotto anzi stracotto…e che quindi non puo’ piu’ rimborsare i crediti con interessi!
    mi spiace per la azienda….se molti imprenditori non l’hanno capito E’ MEGLIO CHE CHIUDANO E FACCIANO LE VALIGIE IN AUSTRIA O IN QUALCHE NAZIONE PIU’ SERIA SOTTO TUTTI I PROFILI!
    Molti italiani (operai e imprenditori) non si sono messi in testa che l’Italia è come la Concordia….affondata!
    saluti

Leave a Comment

Start typing and press Enter to search