In Economia, Libertarismo, Primo Piano

DI CARLO MELINA*

“Queste sono le chiavi della mia attività. Con stasera ho finito. Domani i miei negozi li aprite voi.” Con queste parole rivolte a Gianfranco Polillo, sottosegretario al Ministero dell’economia, Andrea Zucchi ha concluso il suo intervento giovedì scorso su La7, durante una puntata de L’ultima parola (vedi video sotto). Sposato, due figli, originario di Fidenza, nel piacentino ha due punti vendita di occhiali. Intervistato in esclusiva da L’indipendenza, lancia un appello: “cerco un paese al mondo in cui io sia gradito. Azienda, magazzino, casa, macchina… cedo tutto quello che ho allo stato. Mi bastano solo i vestiti che ho addosso. Voglio un passaporto nuovo, di un Paese qualsiasi, dove l’imprenditore non sia un nemico. Un Paese dove possa crescere i miei figli, perché qui non è possibile”.

Mica per colpa della crisi: “Ho chiuso i bilanci in pareggio, senza debiti con le banche, anche perché a me, le banche, non hanno mai dato un soldo. Peccato che mi sia arrivata una lettera dall’INPS con minacce d’arresto perché non avrei pagato tutti i contributi, benché io sia in credito d’Iva e attenda dallo stato più soldi di quelli che mi chiede. – chiarisce Zucchi – E consideri che il mio settore non andrebbe neanche male. Si potrebbe fare bene, creare posti di lavoro… il problema è che in Italia c’è una cultura generalizzata che porta a considerare gli imprenditori dei ladri, mentre sono quelli che mantengono tutti, compresi gli statali. Gente che è convinta di pagare le tasse, mentre in realtà le loro tasse sono solo una partita di giro”.

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“Qui in Italia siamo alla pura follia – spiega Zucchi – Trent’anni e passa fa un gruppo di soloni si è messo d’accordo per fregarci tutti, costruendo un sistema di clientele che garantisse poltrone a vita. Per farlo ha dovuto venderci un sogno folle: ‘lavorerai il 9% del tempo della tua vita e tanto basterà per mantenere te, la tua famiglia, un pensionato e un dipendente statele’. Perché 40 ore settimanali per 40 anni sono il 9% di una vita. Roba incredibile, ma noi ci siamo cascati perché i soloni hanno usato la parola magica: ‘questo è un vostro diritto’”.

 

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“Neanche i professori, con il loro aplomb, possono fare niente – continua Zucchi – Tranne fare quello che potrebbe fare qualsiasi cretino in un quarto d’ora. Hanno alzato le tasse, invece di abbassare la spesa, tutelando soprattutto gli statali, vedi riforma Fornero. Come se non sapessero che da gennaio a settembre dell’anno scorso 720 aziende del nordest hanno trasferito la loro attività in un posto dove si può lavorare”. Zucchi si riferisce all’Austria, di cui abbiamo parlato qui. “E non appena è successo, tutti a dire che gli imprenditori delocalizzano perché sono stronzi e sfruttano i bambini del Pakistan. Un paio di palle, l’impresa si localizza dove vengono rispettati i diritti civili dell’imprenditore”.

Zucchi trasecola quando pensa all’idea di Attilio Befera, direttore dell’Agenzia dell’Entrate, di dotare di dotare di un bollino blu le imprese che pagano le tasse: “Li ho già visti i bollini colorati messi addosso alle persone, durante il fascismo. E non vorrei vederli più. Che poi un funzionario di stato, pagato colle mie tasse, si permetta di concepire un’idea simile è folle. Questi si sentono unti del Signore. E fanno sentire me indesiderato. Non mi vogliono? Me ne andrò”.

L’Italia, secondo Zucchi, è irriformabile: “qui non si salva nessuno. Lo stato italiano, così come lo racconta Napolitano, è un’idea che non funziona. La costituzione è stata scritta da gente impaurita con attorno macerie ancora fumanti, che temeva svolte autoritarie. Ne è nato uno stato in cui non comanda nessuno. Neanche i signori professori del club di Monti. Ormai viviamo in una pantomima perché la comunicazione pubblica ha preso il sopravvento sulla sostanza delle cose. E quindi tutto è possibile. Infatti in Italia tutto è a norma di legge. L’unico fuori legge sono io”.

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Deciso ad abbandonare il Paese, completamente sfiduciato dalla politica, Zucchi, che ammette di aver votato un po’ per tutti i partiti, salvo poi pentirsene ogni volta, rivendica la necessità di compiere quello che definisce un gesto autonomo: “Non voglio implicarmi con movimenti o peggio con associazioni di categoria mangia soldi. In questo stato io sono perdente, quindi non mi resta che andarmene. Non nell’aldilà, come hanno fatto alcuni” conclude Zucchi, al plurale, ripercorrendo i numerosi casi di imprenditori suicidi: “io cerco un Paese che abbia bisogno di gente che sa fare e vuole lavorare. Se ci sono altri che la pensano come me, lo dicano, e scegliamo insieme la meta”.

 

* Link all’originale: http://www.lindipendenza.com/zucchi-%E2%80%9Ccedo-la-mia-azienda-allo-stato-e-me-ne-vado%E2%80%9D/

 

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Showing 17 comments
  • Lorenzo
    Rispondi

    Perché fuggire anziché “staccarsi”? Secessione!!

  • rik
    Rispondi

    i commenti non servonopoiche’ non si puo’ che condividere totalmente cio’ che dice Zucchi che ‘ indubbiamente ha espresso il suo pensiero con molta correttezza dove ci sarebbe voluto un sonoro calcio nel deretano di Polillo,che non ha saputo far altro che continuare a sorridere,ad autoreferenziare l’operato folle della sua congrega governativa, in modo taslmenbte scontato e generalizzato, senza prendere atto della verita’ esposta da Zucchi per la quale si e’ ben guardato da fornire risposte valide e circostanziate.

  • Rispondi

    Concordo con rik. (L’articolo non lo leggo nemmeno perchè mi annoia !!!)
    Non servono commenti né frega niente a nessuno dell’iniziativa di Andrea Zucchi.
    Sino a quando si continuerà a vivere in un’unica Comunità (unico STATO sotto unico Governo) ci saranno categorie dominanti (politicanti, burocrati, funzionari e fancazzisti vari) e gruppi sottostanti. Noi siamo dominati !!!
    Chi volete mai impressionare con il gesto “esemplificativo” ??? O reagite o subite !!!!!!!!!

    • fabrizio
      Rispondi

      Hai ragione Carmelo.
      Per me consegnare le chiavi o suicidarsi hanno lo stesso valore:vivo o morto sei sempre uno schiavo.
      A molti imprenditori manca il coraggio di Ricossa e la disobbedienza civile di Thoreau.
      Questo voglio insegnare ai miei figli.
      SVEGLIAAAAAA!!!!!!!!

  • michele lombardi
    Rispondi

    ma quale secessione…
    quelle sono stupidaggini da ubriachi ladri leghisti cattolici razzisti maiali.

    ci vuole un bel fallimento col botto e poi ripartire.

    l’Italia e’ irriformabile e basta.

  • rik
    Rispondi

    x michele lombardi: in teoria non penso che nulla sia irriformabile,pero’,visto che a mio modesto giudizio,non esiste probabilmente una forza politica,che voglia o sia capace di esprimere un radicale ambiamento di rotta in questo nAuseabondo pantano nazionale,reputo estremamente necessario che un movimento come il nostro,scenda in campo,se non altro per farr comprendere alla gente di buon senso che esiste un altro modo di concepire liberta’,democrazia e stato,ovvero quel giusto ed indispensabile criterio di valutazione,che da decenni e’ stato cancellato dalla mente e dai comportamenti di troppi di noi,come un effetto di un metodo del lavaggio del cervello,attuato da una consapevole ma infame ”classe”politica e non solo;basta vedere come negli anni si e’ sempre additato qualcuno o qulcosacome capro espiatorio di tutti i mali nazionali,dati in pasto ad una folla di acefali strumentalizzati e addomesticati.Come ho gia’ scritto,mai come adesso e’ l’ora di scendere in campo,cercando di seminare nuovi orizzonti;diversamente potremmo cambiare il nome al movimento e chiamarlo club del mugugno sterile, ma,sapendo che come sempre e’ piu’ facile a dirsi, da parte mia, senza presunzione alcuna di voler atteggiarsi a maestro leggo tanti commenti ,molto spesso condivisi e ne deduco competenza,maturita’ e volonta’ di dare concretezza alle parole.

  • kmatica
    Rispondi

    Si può condividere il suo punto di vista, anche se è fortemente egoistico, poiché tutto incentrato sulla persona, come se fosse l’unico attore in un teatro senza spettatori, ma mi lasciano perplesso i dati relativi all’arco temporale di impiego medio di un lavoratore.
    Senza entrare in calcoli aritmetici, il signore avrebbe dovuto semplicemente chiedersi come è composta una giornata media di un lavoratore nel seguente modo:
    8 ore riposo
    8 ore lavoro
    2 ore dedicate ai pasti (compreso spostamento)
    1 ore servizi e pulizia personale
    1 ore approvvigionamenti vari
    4 ore libere
    Pare che il 50% del tempo appartenga all’esistere, cioè fisiologico, un 34% dedicato al lavoro ed il restante 16% “a pensare perché abbiamo così poco tempo da dedicare per noi stessi”.
    Chiaramente in media tutto questo avviene per cinque giorni alla settimana per 45 anni (non 40).
    Con questo semplice ragionamento si arguisce che il 9% esposto non sta ne in cielo ne in terra, a meno che non si intenta anche la parte della vita che va da 0<20 anni – periodo dedicato all'accrescimento fisico e culturale – quindi non disponibile, a meno di correre il rischio – come evidenziato da lui – di essere cacciati di sfruttamento minorile sul lavoro. Rimane la parte che va dai 65<morte. Che dire. Non sappiano come saremo da vecchi e se ci arriveremo, di sicuro se uno è in salute e dispone di una attività gratificante e non usurante, ha piacere rimanere attivo, ma personalmente ritengo che sia giusto che sia l'interessato a deciderlo, anche perché non dimentichiamo che a quella età ci si ritrova nella sala d'attesa per il grande passo ed in un qualsiasi momento, di quel periodo della vita, si ha maggiori probabilità di essere chiamati.
    Quindi il 9% dedicato al lavoro è una gran castroneria.
    Per il bollino colorato, personalmente io sarei più costruttivo. Proporrei di applicarlo ai politici, abbinato ad un punteggio che consideri, l'etica, il profilo morale-culturale e soprattutto i risultati ottenuti. Per noi sarebbe molto utile, in quanto in sol colpo d'occhio, saremmo in grado comprendere il grado di professionalità raggiunto e ci risparmierebbe il loro parlare e parlare per ore e ore del nulla.
    Se ha visto i bollini colorati sulle persone al tempo del fascismo, sicuramente avrà visto anche tutte le croci disseminate al Nord, che appartengono per la maggior parte a ragazzi che hanno combattuto
    non per salvare la propria azienda – di cui il fatto che diverse famiglie traggono sussistenza è un riflesso e non il fine – non per il loro profitto, non sono scappati per vigliaccheria, ma sono rimasti e hanno combattuto per un ideale, per porre le basi per una nazione migliore per gente migliore.
    Chiamare eventuali proseliti all'adunata per ergersi a capo della transumanza di ipotetici uomini di buona volontà non mi sembra degno di un uomo con gli attributi, di cui mi pare di intuire dalle sue esternazioni. Rimanere mi creda è molto più difficile, soprattutto quando non si ha la possibilità di scelta come lei ha, ci vanno veramente gli attributi per non essere tentati ad un gesto estremo, come lei ha esorcizzato. Credo che sia migliore una presa di coscienza che unisca tutte le forze sane che credono ancora in una società migliore e che si rimbocchino le maniche qui che è più difficile e non altrove nell'attesa che altri si immolino all'altare del cambiamento per noi.
    Lei ha scoperto l'acqua calda solo ora, noi “figli di Solone” sono trent'anni che lo diciamo e non ci pare di aver mai sentito la sua voce tra le nostre se non ora perchè scottato.

    Un figlio di Solone

  • michele lombardi
    Rispondi

    nella democrazia tutto e’ irriformabile.
    fai un partito che dice ” io lascio tutto com’e'” ed avrai il 79% dei voti.
    come faceva Silvio… ” va tutto ok, i ristoranti sono pieni!”

  • rik
    Rispondi

    x Michele Lombardi:ti prego di non aggiungere altro pessimismo al mio,perche’ la soluzione sarebbe quella del suicidio quando almeno non e’ piu’ possibile aggrapparsi ad un lumicino di speranza (bella parola).Penso fortunatamente che ci sia un vero mutamento,se non altro dopo le prossime scadenze fiscali.Purtroppo sono anni che ci si tura il naso nelle votazioni,perche’a differenza di altri paesi,la scelta,tanto per dire, e’ sempre alla ricerca del meno peggio:personalmente,dopo aver scoltato il discorso cosi’ liberale e libertario,al congresso dei radicali,sulla loro radio,mi ero fortemente illuso,ma sappiamo come e’ andata e al peggio non c’e’ mai liomite in questo paese ed e’ per questo che vorrei che il movimento scedesse in campo per costruire qualche cosa di nuovo e non leggerci addosso inutilmente,un’inutilita’ che sfocia nell’insofferenza e nell’abbandono.

  • scaramuzza primo
    Rispondi

    Io ho chiuso la partita iva. Non mi e dispiaciuto, anzi, ho fatto bene. Almeno un quarto delle partite iva sarano chiuse…vediamo chi paghera questo mancato introito… furbi voi politici…teste di ca***

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    @ Zucchi – Approvo quasi tutto ciò che sostiene. E’ sacrosanto che viene sbandierata l’idea degli imprenditori che vanno all’estero per pagare meno la mano d’opera mentre il motivo di fondo è la possibilità di fare che qui non c’è dove qualunque burocrate mantenuto può comandare a casa d’altri.
    In Italia si è diffusa la mentalità che imprenditore = evasore = inquinatore ed imprenditore che guadagna = peccatore da castigare in ogni modo.
    Non ci sono possibilità di rimedio, bisognerà arrivare al default ed ad una fisica resa dei conti.
    E’ profondamente sbagliato anche solo immaginare di dare tutto allo stato ed andarsene. Andarsene sta bene, ma senza regalare quello che ancora non sono riusciti a rubare, venda, trasformi tutto in una cooperativa di dipendenti in affitto d’azienda, … e questo si, porti fuori il più possibile e continui, lei e la sua famiglia ad intraprendere dove chi lo fa sia visto con ammirazione e non un reietto.

    • kmatica
      Rispondi

      @roberto porcu
      non sa neanche quello che dice. Scrive che in italia è diffusa la mentalità che equipara l’imprenditore all’evasore e poi consiglia su come eludere creando fantomatiche cooperative il cui unico scopo è avere manodopera a basso costo senza alcun vincolo e auspica il default per arrivare ad uno scontro fisico.
      Nelle sue poche righe qualsiasi persona di buonsenso intuisce il basso profilo imprenditoriale che sta a monte e mai come in questo caso è giusto consigliarle di andare alla svelta all’estero in quanto la sua permanenza qui non farebbe altro che abbassare la media imprenditoriale, già bassa, in italia.
      Concludo facendole notare che le dispense adottate in italiano sono riassunte in un termine, e cioè “reato”, oltretutto si intuisce anche dal pessimo italiano che le mancano anche i fondamentali ovvero una formazione scolastica perlomeno di base, che se tale avesse avuto ora le avrebbe impedito di scrivere queste castronerie.
      Vada, vada via alla svelta che sicuramente neanche i suoi omologhi la rimpiangeranno.

      • Roberto Porcù
        Rispondi

        @ kmatica – Da dove tu, anonimo mio avversatore, tragga da vivere non è dato sapere, ma si può ben intuirlo. Confermo la mia opinione che chi fa impresa in Italia è considerato un evasore, a prescindere: per lo stato prima lo sei e poi documentami tu di non esserlo, per l’opinione pubblica, se “hai fatto soldi” significa che o hai rubato o sei un evasore, ché gli unici quattrini puliti sono quelli che arrivano in busta paga, possibilmente dallo stato stesso e poco importa se essi siano meritati o meno.
        Il consiglio che mi sono permesso di dare di trasformare l’azienda in cooperativa affidandone la gestione agli ex dipendenti è un modo per sganciarsi senza regalare la propria impresa allo stato. Se poi la formula cooperativa sia di per sé elusiva per la grande mole di agevolazioni fiscali a cui si accompagna, questo lo devi spiegare bene ai politici che con il sistema delle cooperative sono sempre andati a braccetto.
        In merito alla dislocazione, io ricevo continuamente e-mail di offerte di altri paesi, anche europei, che auspicano che l’imprenditorialità italiana si trasferisca da loro e se non le prendo in considerazione è solo per pigrizia e limiti di età.
        Per quel che riguarda lo scontro fisico, a te che sei sicuramente molto più “studiato” di me, ricordo che il Mahatma Gandhi “sosteneva che i migliori sono quelli che si oppongono al male con la non violenza e che, subito dietro, ci sono quelli che si oppongono al male con la violenza. I peggiori, aggiungeva, sono quelli che non si oppongono al male per niente e credo che, se si dovesse scegliere solo tra viltà e violenza, opterei per la violenza”. Mia opinione è che in Italia, mascherata sotto tanti simboli e tante elezioni, ci sia la dittatura della Casta (ma il termine non l’ho inventato io che l’ho sempre semplicemente chiamata associazione a delinquere di stampo politico-burocratico).
        Ti confermo la mia convinzione che mantenendo questa rotta l’arrivo al default è solo questione di tempo e che l’Italia non ne uscirà con l’acqua di rose: se sei più giovane di me, saranno cazzi tuoi, caro mio!

        • kmatica
          Rispondi

          Tutto quello che ha scritto si riassume in un eufemismo ” scoprire l’acqua calda”.
          Guardi che sono sono 40 anni, ed in tempi non sospetti, che una minoranza lo va gridando e non mi risulta di aver sentito la sua voce in questi anni. Tipico atteggiamento italiano che fa si che i problemi sono solo degli altri fin quando non ci toccano direttamente e quello che sotto gli occhi di tutti e frutto di questa mentalità che con ignavia a per messo il radicarsi di detto pensiero. Quindi quello che lei vede non è un fulmine a ciel sereno.
          Gandhi non predicava la non violenza ma bensì “la disobbedienza civile” che è ben diversa e necessità di attributi. Le consiglio di approfondire l’argomento per non incappare in errori che in rete vengono immediatamente rilevati.
          Le consiglio un bel viaggio sulle montagne del Nord a visitare i luoghi dove gente di 20 anni ha combattuto per un ideale, un senso di libertà abbandonando i propri cari, il proprio lavoro e sacrificando la vita non perché erano vessati dallo stato e vedevano la loro ditta erosa, ma bensì credevano in un mondo migliore fatto di gente migliore. I suoi ragionamenti sono solo frutto di interessi che in questo periodo storico li vede in pericolo. Le voglio comunque dare ragione su un aspetto. Forse è vero che chi è a busta paga percepisce i soldi che non sempre sono meritati (ma lo stipendio non si guadagna di solito?) però è ancor più vero, ed anche peggio che detti dipendenti non si meritino questi imprenditori, di cui lei si fa portavoce, in quanto sono la vera rovina dell’italia, incapaci di andare più in la del concepire prodotti che costino poco, senza idee arte e parte.
          Le ricordo che per 20 anni è stato proprio a capo (direttamente ed indirettamente un imprenditore) il cui disastro è sotto gli occhi di tutti e lei che fa? Scopre l’acqua calda! Certamente, come lei scrive, “saranno affari nostri” il nero futuro che si intravede poiché siamo giovani, quindi a maggior ragione il conto va presentato a voi vecchi che siete gli artefici e complici.
          Pagate il debito e sparite! Il futuro è nostro e decideremo noi quale sarà.

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    @ kmatica – Acqua calda? Io sono uno di quelli che gridava, ma internet è una scoperta recente, un tempo le opinioni si diffondevano con volantini, incontri, bacheche, lettere ai quotidiani e, più avanti, qualche intervento nelle tv locali, il seme germogliava dove il terreno era predisposto a riceverlo, ma probabilmente tu eri lontano o non predisposto, io ci rimediai tre avvisi di garanzia per manifestazione di opinioni finiti poi in nulla di fatto.

    Di Gandhi confermo pari pari ciò che ho scritto.

    Per me le fabbriche devono produrre secondo la qualità/prezzo che vuole il mercato, senza alcun ripianamento di passivo o altra ingerenza pubblica e pagando le tasse che devono essere eque.

    Ti invito ad accantonare l’argomento partigiani, che sulle montagne del Nord, in quel di Porzus, un mio parente della Brigata Osoppo perse la vita. Fortunatamente c’è internet, dove non si può nascondere più nulla, e le infamie te le puoi andar a vedere, ci sono tutte.

    Come artefice e complice non mi ci vedo proprio ed ho un cursus honorum di una vita a dimostrarlo.
    Il conto lo dovrete pagare voi che succhiate il latte pubblico: la storia non vi farà sconti.

  • kmatica
    Rispondi

    @roberto porcù
    Caro te se aspetti di trovare il terreno predisposto ad accogliere i tuoi semi, ti do una notizia fresca fresca che proviene dalla realtà: il terreno non è stato ancora trovato però è stato assodato che se si piega la schiena, si suda e se lo si ara, forse può divenire fertile per seminarlo.
    Se secondo la tua filosofia è sufficiente avere un parente combattente per essere come loro, siamo a cavallo, allora siamo tutti combattenti visto che bene o male siamo tutti figli loro.
    Gandhi sai cosa affermava? Questo “Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni”
    Leggiti la storia di Gandhi per evitare di fare delle figure in rete, Gandhi ha praticato la disobbedienza civile di massa per vincere l’oppressione dei colonizzatori, cioè degli inglesi.
    La non violenza la fanno le femminucce, per la disobbedienza civile ci vanno invece le palle.
    Questo è il link:http://it.wikipedia.org/wiki/Mahatma_Gandhi

    Guarda che il latte ve lo siete bevuto tutto voi. Voi avete creato il debito, io invece sono nato con il vostro debito da pagare, quindi se la logica non è un’oppinione ed anche l’educazione dovreste saldarlo, chiedere scusa e sparire.
    La vostra è una generazione malata e ti posso assicurare che di sicuro noi non la rimpiangeremo.
    Buon viaggio!

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    Quella dei semi che cadono su terreno fertile dove poi danno vita ad una pianta e sul terreno arido dove non attecchiscono, è un parabola del Vangelo che pensavo tu conoscessi ed ad essa mi rifacevo, ma non importa.
    Arare il terreno non c’entra nulla, è il terreno stesso (soggetto) che deve voler capire senza arature (imposizioni) di sorta.

    La storia dei partigiani in montagna l’hai tirata fuori tu ed io mi sono limitato a dirti che un mio parente diretto, nella Brigata Osoppo (cattolici, liberali, monarchici filo italiani), fu assassinato alla malga di Porzus dai partigiani della Brigata Garibaldi (comunisti filo titini): una volta i programmi scolastici di storia finivano, si e no, a Vittorio Veneto e per il dopo c’era solo tanta propaganda. Ora internet permette la circolazione delle notizie in modo inimmaginabile prima ed il grande fumo della guerra in montagna, te lo puoi andar a verificare personalmente.

    In merito a Gandhi, diciamo che ne ho letto anch’io qualcosina, fu un uomo coraggioso, ci vuole molto coraggio per rispondere con una pacifica disobbedienza civile alla violenza, ma quelle che ho riportato virgolettato sono parole sue: del resto, penso sia da stolti pensare che una persona pacifica amante della Giustizia e della Libertà sia imbelle in quanto pacifica.

    Io dallo stato non ho mai preso nulla ed ho pagato ogni anno più tasse dell’anno precedente, senza corrispondenza con l’utile. Mi sono trovato e mi trovo con una legislazione fiscale, e non solo, che cambia continuamente per obbligarmi a ricorrere ad ogni sorta di consulenti. Del resto, considera come lo stato finanzi gli enti di patronato affinché aiutino la gente in pratiche “rese appositamente complicate”: tipico esempio di un lavoro inutile creato ad arte. Il lavoro inutile distribuisce ricchezza, ma qualcuno la deve produrre in un paese deficitario di ogni sorta di materie prime, o pensi si possa prosperare con il solo turismo, come la Grecia?

    Il debito è stato fatto e continua ed essere fatto da una associazione a delinquere di stampo politico-burocratico: la ricchezza dell’Italia si invola in mille rivoli, certo, chi prende tanto e chi poco. In massima parte sono retribuzioni ufficiali, ma che quel lavoro serva all’Italia o sia fittizio e che le somme elargite rispondano a criteri di equità è tutta un’altra cosa: i nostri parlamentari europei sono per esempio pagati più di quelli degli altri paesi. Per quel che mi riguarda, non ho mai percepito nulla, nel tuo caso non è dato sapere.

    Sono uno dei tanti che vi danno da vivere, di quelli che si impiccano o si danno fuoco per una disperazione che voi non avvertite, ma non temere che non sarà mai il mio caso che di Gandhi condivido solo l’amore per la Giustizia e la Libertà e pacifista non lo sono minimamente. Fortunatamente a noi “productivos” non servirà poi far alcunché, abituati alla pappa scodellata fumante, quando questa sarà finita, sarà tra di voi che vi scannerete per disputarvi le briciole rimaste. Buon appetito a te.

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