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DI MATTEO CORSINI

“Infine, in collaborazione con le autorità fiscali, la banca centrale può gettare denaro dall’elicottero, come descritto da Milton Friedman (1969). Questo è un taglio temporaneo delle tasse, un incremento dei  trasferimenti o un aumento della spesa pubblica (inclusi gli investimenti in infrastrutture) finanziato mediante un aumento permanente della base monetaria. E’ sempre efficace se implementato in dimensioni sufficienti. Si consideri l’esperimento nel quale il Cancelliere dello Scacchiere invia un assegno da 1000 sterline a ogni uomo, domma e bambino del Regno Unito e si finanzia tramite la Bank of England, che monetizza il debito e si impegna a non ridurre successivamente la base monetaria. Si consideri ora il seguente contesto economico negativo: il pubblico britannico è divenuto teutonico nell’attitudine alla parsimonia e decide di risparmiare l’intera somma ricevuta. La soluzione è semplice. Ripetere l’esercizio con 10.000 sterline per ognuno e proseguire aggiungendo degli zeri fino a quando i consumatori iniziano a spendere. Ben Bernanke (2002), citando l’esperimento dell’elicottero di Milton Friedman, lo ha inserito tra le opzioni per le autorità monetarie quando raggiungono il limite a zero dei tassi – come avrebbe fatto ogni economista monetario ben informato. Per questo è stato soprannominato “Helicopter Ben” e sfortunatamente non ha più discusso nel merito la proposta.” (W. Buiter)

Ho estratto questo pezzo da un report del capo economista di Citigroup, Willem Buiter, dal titolo “What More Can Central Banks Do To Stimulate the Economy?” (Cosa possono fare di più le banche centrali per stimolare l’economia?). Diciassette pagine in cui si legge l’intera gamma di ciò che, a mio parere, può essere fatto per scassare completamente quello che resta dei sistemi monetari.

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Si va dall’eliminazione del limite minimo a zero per i tassi di interesse nominali, suggerendo tassi nominali negativi (ossia la banca centrale dovrebbe pagare interessi alle banche che prendono a prestito denaro, invece del contrario), all’aumento degli acquisti di asset di qualità creditizia mediocre per ridurre il costo del debito degli emittenti (non solo sovrani) in difficoltà, fino al classico friedmaniano del gettare denaro dall’elicottero.

Purtroppo molti economisti sembrano avere la convinzione che l’economia sia un macchinario e il loro compito sia assimilabile a quello di un ingegnere che, quando qualcosa non va, suggerisce ai meccanici dove mettere le mani e cosa fare per riparare quel macchinario. Una convinzione che, unita alla presunzione di tecnocrati e politici di essere dei bravi meccanici, costituisce un cocktail altamente nocivo per le sorti dei sistemi economici.

Milton Friedman è per lo più considerato un antistatalista alfiere del libero mercato. Non voglio affermare che sia vero il contrario, ma lui stesso è vittima della contraddizione alla base del suo approccio alla teoria monetaria. Se si ritiene che lo Stato faccia per lo più dei danni quando si occupa di economia e che non dovrebbe interferire con il libero mercato, non vedo per quale motivo si dovrebbe fare eccezione quando si parla di moneta. Se lo Stato ha il potere di controllare e manipolare la moneta, di fatto può distorcere il funzionamento del sistema economico complessivo e, di conseguenza, incidere sui diritti di proprietà di ognuno.

Non diversamente (ancorché gli impatti possano non essere gli stessi) da quando introduce incentivi/disincentivi fiscali o distorce/limita la concorrenza in questo o quel settore.

Capita, quindi, di sentire statalisti mascherati da sostenitori del libero mercato aggrapparsi a Friedman per giustificare il loro interventismo monetario, spacciandolo per liberalismo. Una circostanza che produce danni culturali non meno importanti di quelli economici, a mio parere.

Ben Bernanke, per esempio, è tra coloro che, quando non era ancora presidente della Fed, ha ripreso l’esempio del gettare denaro dall’elicottero, mentre oggi invita le autorità fiscali statunitensi a posticipare l’aggiustamento dei conti pubblici per continuare a sostenere l’economia mediante il deficit di bilancio come farebbe un keynesiano qualsiasi.

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Secondo Buiter, peraltro, è un peccato che Bernanke non riprenda in considerazione l’idea dell’elicottero monetario. Se i cittadini e le imprese non spendono abbastanza, basta fornire loro denaro fresco di stampa. E se non si fidano al primo tentativo, è sufficiente proseguire, fino a imbottirli di denaro. Senza avere paura di perdere il controllo del livello dei prezzi, perché c’è output gap e, in ogni caso, si può sempre correre ai ripari tirando i cordoni della borsa in un secondo momento.

Il principale limite tecnico di questo approccio, come di tutti quelli squisitamente macro, è di ritenere che esista un livello di prezzi da controllare, identificandolo con l’andamento dei prezzi di un sottoinsieme arbitrario di beni di consumo. Ciò non consente di valutare adeguatamente l’effetto distorsivo/redistributivo dell’aumento di base monetaria e l’incidenza asimmetrica perfino sui prezzi dei beni compresi negli indici che si prendono a riferimento, oltre a trascurare del tutto i movimenti dei prezzi dei beni (tipicamente quelli reali e finanziari) non compresi in tali indici. I quali, peraltro, sono destinati a risentire per primi della spinta rialzista prodotta dall’aumento di base monetaria.

Ma c’è un altro limite, che credo sia ancora peggiore: diffondere l’illusione che stampare denaro sia la soluzione e non il problema. C’è solo da sperare che l’elicottero non decolli.

 

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Comments
  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Con queste belle teorie arcistatalistiche e superdirigistiche (oltreché pinocchiesche) si provocano disastri; poi salta su il solito bello spirito a stigmatizzare i “fallimenti del mercato”. Qualcuno ancora più perspicace parla perfino di “dittatura del mercato”. E’ gente che straparla: i dittatori hanno nome e cognome (i banchieri centrali a loro modo lo sono, e li conosciamo fin troppo bene), mentre il mercato è semplicemente il luogo del libero scambio di beni e servizi. E’ verissimo, dunque, che il danno causato da certi guru dell’economia e dai loro ottusi gregari è non solo economico, ma anche culturale:si distorce il significato delle parole, compiendo un autentico delitto semantico, e si maneggiano come bombe i concetti così stravolti. I giornali di larga diffusione completano da par loro la devastazione.Un esempio? Se aumenta il prezzo dell’insalata perché la grandine ha rovinato i raccolti, e tale aumento viene registrato dall’I indice Istat, si parla subito di “aumento dell’inflazione”, quando, al massimo, si può parlare di aumento del costo della vita( e solo per quelli che mangiano insalata). La cattiva scienza è spesso il frutto di cattiva grammatica, sintassi zoppicante, lessico stravolto.

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