In Anti & Politica, Libertarismo

DI PAOLO MARINI

Sempre di più nei contatti diretti e non diretti con tante persone che si ascrivono alla cultura liberale riscontro il mio stesso rammarico, il disincanto e il proponimento di astenersi dalla cabina elettorale, cosa che personalmente ho scelto da ormai numerosi anni e che nulla, proprio nulla al momento mi spinge a riconsiderare. Eppure chi – come me e come molti – ha il morbo di non potersi accontentare di attendere quotidianamente agli affari propri, questo esito si dimostra, alla prova dei fatti, palesemente insufficiente.

E’ vero che la cultura liberale non ha mai attecchito in Italia ed è ancora più vero che la battaglia per rifare il Paese dalle fondamenta (cioè a partire da un intervento consistente in sostanziose modifiche costituzionali) è titanica. Eppure tutto ciò non è sufficiente a fiaccare in modo definitivo il desiderio di esserci, di far contare il proprio pur infimo peso nella direzione che prenderanno gli eventi e allora viene anche da chiedersi come si possa mettere assieme e far uscire allo scoperto il sottobosco nutrito di individualità e di realtà che – ognuna dal proprio canto, con passione, dignità e coraggio – coltivano idee e propositi di una mai proposta rivoluzione liberale, come reazione e antidoto ad una decadenza già da lungo in atto ma non ancora giunta agli esiti più catastrofici: decadenza che non esito a definire spirituale e morale – ancor prima che politica e socio-economica – e della quale ogni cittadino, proprio per quell’individualismo che è alla base della concezione liberale, porta una quota di responsabilità.

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Esiste, è coltivato e a volte tuona, prorompe, al confronto con la miseria politica e culturale del momento, un grande patrimonio filosofico, quindi anche logico e metodologico, di idee e di spunti politici, spesso anche non del tutto coerente, che è riconducibile al pensiero e alle opere di alcuni grandi maestri del liberalismo (penso all’impronta a Bastiat, Berlin, Menger, Von Hayek, Popper, Nozick, Leoni, Friedman, Gobetti, Einaudi) -, comunque orientato al primato della libertà individuale e dell’individuo (si, senza remore: dell’individuo!) verso cui lo Stato deve porsi in funzione di garanzia e di tutela, tendenzialmente senza aggiungere altro; primato di libertà e di individui cui dunque in tal senso si associa il concetto di antistatalismo, non come annullamento dell’idea di uno Stato (beh, per la verità David – non Milton – Friedman arriva anche a questo), ma quale rifiuto di uno Stato che entra coercitivamente (ancorché ‘legalmente’) nella sfera individuale dei singoli e impone le sue logiche arbitrarie, che poggiano sulla riconducibilità dell’uno al tutto e quindi sulla assoluta liceità di praticare soluzioni indifferenziate, conformistiche e valide per tutti; e, in più, quale rifiuto di uno Stato che nell’assolvere a questo compito liberticida sviluppa una corporazione di burocrati e di politici, inutile e vieppiù dannosa.

Per i liberali, oggi, i ‘nemici’ non sono tanto (o non più) l’idea, la concezione politica o il proposito che si appalesino immediatamente come autoritari e antidemocratici; bensì le istanze egualitarie e solidaristiche che – protette dalla facciata democratica – recano inevitabilmente un contenuto di violenza e di sopraffazione.

Per i liberali oggi e da sempre la libertà è sopra, è più importante della democrazia. Sono due concetti spesso distanti, sol che si pensi che in un regime democratico – ove, in particolare, le libertà non siano presidiate da vincoli o divieti costituzionali – la maggioranza di turno ha il potere di cancellare alcune (o anche tutte le) libertà. Il ‘sovrano’ cui si è storicamente opposto il costituzionalismo liberale non c’è più, o meglio, è oggi ravvisabile e come trasmigrato nelle maggioranze che si impongono in una democrazia, per lo più mediate, condizionate o etero-dirette dai burocrati, dalla politica e dai correlati interessi corporativi, nei confronti delle quali gli argini a difesa delle libertà individuali devono essere puntualmente ridefiniti e stabiliti.

Tutto ciò premesso, esiste un orizzonte, un destino, un’opportunità politica per i liberali? Io rispondo: si. Ed è – secondo il mio modesto punto di vista – ciò che ho appena scritto: un progetto che pone in discussione tutti gli equilibri e tutti gli interessi e che prova a ricostruire le ragioni della convivenza su basi nuove, superando una Costituzione viziata dalle citate istanze e comunque inadatta all’attuale temperie.

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Sono disposti i liberali, individualisti e antistatalisti ‘sparsi per il mondo’, a spendere la loro passione e la loro indignazione per questo progetto? Sono essi disposti a sciogliere quel rifugio nel proprio particulare, ovvero il pur giusto ma sterile aventinismo, per non parlare del ricorrente sostegno a forze politiche (come il Pdl) che hanno usato (e poi tradito) il vessillo dell’idea liberale? Sono essi pronti ad abbandonare tutto questo per ritrovare una identità e il significato della partecipazione?

Se si, allora, ecco qui: la loro “casa” forse, in nuce, c’è già ed è questo progetto, o perlomeno qualcosa di simile. Se non sapranno costruire o riconoscere questa (o comunque una loro) “casa”  saranno condannati, sui giornali, sui social networks, sui blog, con le loro istanze pure ma non spese sul mercato della politica, al ruolo di grilli parlanti o, peggio, di involontari sostenitori dei loro numerosi avversari.

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  • Drago78
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    Condivido l’articolo per intero. L’eccesivo individualismo ha portato l’uomo, specialmente quello italiano a fregarsene della collettività, preferendo dire “se la cosa non mi riguarda… allora chissefrega!!” Ed i risultati sono quelli che sono sotto gli occhi di tutti. Mi viene da pensare quando avevo avuto una discussione sul superbollo auto, tempo fa con alcune persone su internet, con commenti ecc… e alla notizia che il limite imposto era di 170cv, tutti a urlare e sbraitare “non è giusto, basta tasse non siamo vacche da mungere…”, poi appena il limite è schizzato a 306cv, mutismo generale, anzi è avvenuto esattamente il contrario “mi sembra giusto ora, chi possiede auto sopra quella potenza se lo può permettere, giusto pagare…” XD ecco e questo è soltanto un esempio di cosa sono gli italiani. Quando qualcosa gli interessa ok, proteste a manetta, appena ne sono fuori, fine della finta si fanno vedere per ciò che sono… individualisti e menefreghisti. In fondo chi ha il Ferrari è pur sempre un miliardario in tutti i casi… non è magari l’operaio o il cittadino comune che in 40 anni di risparmi e fatiche si è tolto lo sfizio, no. Questa è l’Italia e lo dico con tristezza. Saluti.

  • TPM
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    x drago78
    non hai capito nulla su cosa è la libertà e cosa vuol dire essere individualisti

    significa essere liberi dagli altri.
    invece gli italiani vogliono i soldi dagli altri, per es tramite il bollo.
    Ciò è l’opposto dell’individualismo che invece significa cavarsela da sè, quello che tu chiami individualismo italico si chiama parassitismo

    • Drago78
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      Vabbè pazienza, non siamo tutti intelligenti uguali. Mi perdoni… saluti.

  • rik
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    per drago 78 : cosi’ e semplicemente.L’esenpio che tu fai e’ calzante,ma,a mio modesto giudizio,solo in modo parziale perche’ questo modo di pensare non lo reputo ad una specifica del nostro dna,ma soprattutto ad una sommew di concause:classe politica,istituzioni,ed ideologie mendaci e truffaldine che hanno monopolizzato e eliminato ogni spazio di liberta’ e condizionato la mente e il comportamento di se stessi e della gente,tante’ che giustamente Pannella si e’ sempre battuto per la liberta’ e la pluralita’ dell’ informazione perche’ solo con la vera conoscenza si puo’ giustamente deliberare.Purtroppo per tutti noi,come ben sappiamo,le cose non stanno cosi’,e percio’ per colpe altrui,siamo piu’ sensibili a guardare al nostro particolare e non al benessere generale,una condizione,sempre a mio giudizio causata non certamente da una volonta’ innocente,di continuare ad imporre e a coltivare uno status mentale esclusivamete modellato sul pensiero unico che via via ha invaso questo paese.Nel mio estremamente piccolo,cerco di fare il possibile per proporre un modo diverso di vedere il mondo con idee che non sono nuove,ma come ho detto,soffocate volutamete;cio’ e’ troppo poco ed ecco perche’ avanzo sempre le mie istanze per una discesa in campo del Movimento,giacche’ il momento mi sembra molto propizio;pur tuttavia mi pare che questa mia proposta o desiderio,abbia ottenuto solo un silenzio che fatico a spiegarmelo.

    • Drago78
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      Condivido ciò che hai scritto rik, certo l’esempio che ho fatto forse era un po’ troppo azzardato ecco, ma rendeva cmq l’idea (provare ad interpretare e scrivere ciò che si ha in testa non è sempre facile, perdonatemi XD). Se gli italiani avessero pensato di più a unirsi, invece che pensare sempre a se stessi, non saremo dove siamo ora. La libertà si conquista uniti tutti insieme, mentre il mio esempio voleva proprio dimostrare il contrario di ciò. Tutto qui. Ciò a prescindere da ciò che penso io da libertario nato. Saluti.

  • rik
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    x drago 78 : per me l’esempio che hai fatto non e’ azzardato e comumque esprime esintetizza un comune sentire di molti di noi;anche se a volte per tantissimi,la forma puo’ non ottenere la sua vera dimensione cio’ che importa,soprasttutto,e’ la sostanza e questa c’e’.Saluti

    • Drago78
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      Ah ok, mi fa piacere almeno qualcuno mi ha capito ehehehehe ciao e grazie rik!!

  • CARLO BUTTI
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    Molte cose giuste e ben dette nell’articolo(anche se mi sorprende il totale silenzio su Rothbard a fronte dell’accenno a David Fiedman), ma non ho ben capito in che cosa consista il progetto che viene proposto. Qualcuno ci invita a “scendere in campo”. Si intende dire nell’agone politico, attraverso i meccanismi di questo sistema? Temo che sarebbe il modo migliore per farsi corrompere e stritolare. Abbiamo appena visto che trista fine hanno fatto i “puri” della Lega. I rdicali hanno saputo mantenersi onesti-ed è loro grande titolo di merito- ma rimango convinto che hanno combattuto(e vinto!) le loro battaglie migliori quando erano una forza extraparlamentare, che agiva sul piano della società civile. Credo sia questo il piano su cui anche noi dobbiamo rimanere, diffondendo in tutti i modi le nostre idee e organizzando battaglie antisistema con metodi non violenti(anche in questo i radicali hanno qualcosa da insegnarci).

  • Paolo Marini
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    Carlo, anche quella che tu delinei è già una “casa” o un progetto, magari – e davvero poco importa – non proprio in linea con quelli che sarebbero i miei iniziali auspici. Del resto, la questione che tu poni è una ‘vexata’ ed irrisolta ‘ quaestio’: “sporcarsi” o no le mani con il sistema in cui si è costretti a vivere? Entrarvi per cambiarlo (e rischiare piuttosto di esserne cambiati) ovvero restarne fuori (e rischiare che altri facciano a modo loro e dispongano certamente le cose in una direzione che non è quella di ridurre lo Stato e tutelare davvero i diritti e le libertà individuali)? La “casa” cui alludo io è anche un grande contesto in cui avviare questi importanti e salutari confronti. Bisogna ammettere che, a parte ‘luoghi’ telematici emeriti e coraggiosi come questo e come altri, quali spazi esistono a disposizione di una dialettica franca in tal senso?

  • rik
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    x Carlo Butti: anche il tuo commento,come il mio e non solo,rappresentano in sostanza delle ipotesi di percorsi:Io non mi sento cosi’ pessimista come mi sembri tu ed e’ per questo che preferisco l’azione all’inazione o rimanere nella penombra in attesa che una coscienza liberale si formi,ma in chissa’ quanto tempo.Pero’ in un paese dove ora,quanto mai c’e’ una forte domanda di cambiamento radicale,lo stare fermo e non sfruttare questo momento favorevole,mi sembra una stupidaggine che non fa altro che abbandonare il campo al continuo imperversare del pensiero unico. Io non ho da insegnare nulla a nessuno ,ma tanto da imparare,pero’ sono fermamente convinto e ho la massima fiducia che molto si puo’ fare con la volonta’ se non si vuole rimanere nel ghetto di un circolo privee’ dove ce la cantiamo da noi e solo da noi,aspettando Godot: Tu parli dei Radicali,ma se da un passato nel quale riscontravano un buonissimo successo,si sono ridotti ad una parcentuale esigua,pur riconoscendo la loro capacita’ ed il loro merito,sarebbe necessaria da òoro anche una analisi obiettivamente critica,per difetti a carico di se stessi,anche perche’,con tutte le scusanti possibili ed immaginarie,e’ sempre valida l’affermazione di un mio professore ex onorevole che diceva che prima di parlare di filosofia,bisogna avere la pancia piena e,per me,certi temi radicali,giusti e sacrosanti,potevano essere di contorno ad altri piu’ concreti ed impellenti per il quotidiano della gente. Cordialmente

  • rik
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    gli spazi eccome se ci sono.;basta volerlo e avere un poco di fiducua e buona volonta.’ Bisogna scendere trala gente,parlare,informare,insegnare: sulla falsa riga di Beppe Grillo, che si muove in ogni dove e diffonde le sue idee,a contatto con la gente comune. Grillo non ha inventato proprio nulla poiche’ sta usando quel metodo vecchio di 2000 anni e cioe’ quello rivolto alla ”pecorella smarrita” detto cosi e semplicemente,per rendere l’idea. A mio modesto avviso,il non avere percoso questa strategia,e stata la causa primaria del impasse dei radicali,che hanno sempre gestito fondamentalmente da Roma,senza andare dalla gente,oltre tutto in unas situazione di chiusura,nei loro confronti da ogni tipo di informazione pubblica. e alla domanda di Paolo Marini rispondo con cio’ che ho scritto:a me pare una base di confronto e di partenza:

  • maumen
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    I libertari non hanno bisogno di trovare una “casa”. Sono la “casa”.
    Quando un’ideologia va in crisi, sia che sia collettivista che fascista che oligarchica improvvisamente diventano e si rifugiano tutti nel liberalismo. Questa la magra e triste considerazione a cui decenni di osservazione politica mi portano. Lasciamo che sia il mercato a regolare i rapporti socio-economici. Non esiste un’idea socialista della libertà che vede nello Stato un fattore di liberazione dell’individuo. Lo statalismo è sempre irrazionale. Dobbiamo contrapporre la concezione veramente liberale della libertà basata sul più rigoroso rispetto dei diritti di proprietà e sull’ordine che emerge quando ognuno è protetto nei suoi titoli legittimi. Solo con la proprietà e l’ordine capitalistico che ne risulta sono la condizione necessaria per permettere agli uomini di uscire dalla barbarie. Lo Stato deve limitarsi a garantire il diritto all’integrità della persona, alla libertà d’espressione e alla libertà di movimento. Dobbiamo far retrocedere a tutti i costi questa entità lo Stato che vorrebbe entrare nelle nostre case, nelle nostre camere da letto come ha cercato e cerca di fare la Chiesa. In Italia si vogliono costringere i deboli a partecipare alla menzogna, trasformando l’onestà in viltà. La difesa disperata del piccolo privilegio, del posto di lavoro in mediocrità e bassezza. Ridare dignità al cittadino che viene ancora trattato come suddito.
    Come nella favola dei tre porcellini. I tre personaggi del titolo che vengono mandati nel mondo dalla loro madre a costruirsi una “casa” (vita). Il più giovane la costruisce con la paglia, ma il lupo la distrugge con un soffio e si mangia il maialino. Il secondo porcellino costruisce la sua casa con assi di legno, ma il risultato non cambia. Il terzo porcellino costruisce una solida casa di mattoni e il lupo non riesce né ad abbatterla né ad ingannare il porcellino con i suoi trucchi. Alla fine il lupo decide di entrare dal camino, ma cade nella pentola d’acqua bollente preparata dal terzo maialino e muore.

  • rik
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    maumen:e’ vero che le ideologie sono andate in crisi,ma purtroppo se di crisi dobbiamo parlare, parliamo di quelle del cosddetto sistema,degenerato a tal punto da fer riemergere le vecchie ideologie,che diventano un punto di riferimento,un ancora di salvezza ipotetico e forse un residuo bene o male, di speranza,illusorio sin che si vuole,razionale od irrazionale,ma giustificato per chi non ha piu’ speranza.Proprio perche’ la politica non ha saputo o voluto o se ne e’ fregata per i propri intrallazzi,della giustizia,della dermocrazia e del diritto in ogni senso,la gran massa delle persone ha incominciato ad allinearsi su posizioni estreme,a destra o a sinistra,proprio per i motivi su citati.In queste condizioni,lo spazio per il pensiero liberale e libertario si fa piu’ esiguo a meno che non lo si voglia confondere con un individualismo qualunquista teso solo alla realizzazione del proprio egoismo soggettivo,opportunista,che non ha nulla a che vedere con quei principi libertari e liberisti dove individualismo,significa rispettatr ogni singolo individuo,le sue peculiarita’ che sono la massima espressione del piu’ alto concetto di liberta’ ,avulso da qualsiasi comportamento egoistico.La casa dei libertari c’e’ ma in senso ideologico,ma manca di un contenitore concreto,di un vero e proprio edificio che fisico,che contenga ampi spazi di ampliamento. saluti

  • Paolo Marini
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    La mia ‘domanda’ di fondo è una sollecitazione accorata, in fondo. Il mio sogno è una grande costituente dei liberali e dei libertari (che sono due concetti distinti, nomina sunt consequentia rerum dicevano i latini), semplicemente per ‘esserci” come soggetto sovra-individuale che entra nel dibattito politico, senza nulla togliere ed anzi avvalorando quel lavoro quotidiano tra le gente di cui qualcuno ha giustamente parlato. In Italia la cultura liberale è ancora troppo fraintesa e misconosciuta e dunque bisogna ‘esserci’. Ora per una ragione in più: perché l’ancien regime sta implodendo e non possiamo lasciare gli statalisti, i socialisti, i democristiani buoni per ogni stagione, i vetero e i nuovi comunisti, i finti liberisti e i finti federalisti a rimetterne insieme i cocci… a modo loro

  • rik
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    x Paolo Marini:applaudo con una pacca sulla spalla:spes ultima dea

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