In Anti & Politica, Economia, Libertarismo

di MICHELE SPALLINO

Per capire la differenza tra vivere in una società tassata al 50% come quella odierna, ed una senza tasse, basta pensare a come si vivrebbe in una società tassata al 100%. In fondo la tendenza attuale è quella. Lo Stato potrebbe dire: ti tasso tutto, in cambio ti produco e ti distribuisco “gratis”! ogni cosa che ti possa servire, esattamente come fa oggi con scuola, sanità, etc.

Hai bisogno di mangiare? Ci sono i supermercati pubblici, dove puoi prendere tutto il pane di Stato, le uova di stato , etc. che ti servono. Ti devi vestire, o devi comprare mobili, etc.? ci sono gli empori pubblici, dove troverai le camicie prodotte dalle fabbriche d Stato, i mobili, etc. Esattamente come succede con scuole ed ospedali, naturalmente non potrai sceglierti professori e medici, devi prenderti quello che ti passa il convento, ma del resto è tutto…gratis! O meglio è tutto incluso nelle tasse al 100% che non devi neanche pagare perché non ti viene neanche dato lo stipendio: tu lavori le tue otto ore e poi puoi comprare nei negozi di Stato tutto ciò che vuoi, nei limiti di ciò che l’offerta statale ti mette a disposizione.

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Piacerebbe vivere in una società di questo tipo? Immaginate gli incentivi che offrirebbe, la creatività che sprizzerebbe da tutti i pori, l’efficienza e la qualità di prodotti standardizzati prodotti da noi stessi come impiegati statali. Un enorme ufficio della pubblica amministrazione, disoccupazione zero perché vi sarebbe sempre qualche compito burocratico da svolgere, alla peggio spostare le pratiche da un ufficio all’altro (questo già avviene: in Sicilia la Regione sta assumendo a questo scopo!). E’ un esperimento già fatto nell’Unione Sovietica e abbiamo visto i risultati. Eh già perché poi ci sarebbe una bilancia con l’estero da rispettare, difficile in quanto si consumerebbe ben più di quanto il grande ufficio statale produrrebbe. A meno di non chiudersi in un autarchia totale, ma in questo caso quantità e qualità scadrebbero progressivamente, declinando il tenore di vita costantemente.

Allora se siamo d’accordo che non ci piacerebbe vivere in questo tipo di società, perché ci deve piacere vivere in una situazione simile al 50% come quella attuale?

Molto meglio sarebbe vivere in una società in cui ogni prodotto o servizio statale fosse invece lasciato all’iniziativa privata con un’unica condizione essenziale da far rispettare: la libera concorrenza, ed il libero formarsi dei prezzi in base alla domanda ed all’offerta. Dunque nessun monopolista (ma non essendoci lo Stato come agente economico, sparirebbero automaticamente la gran parte dei monopoli attuali), nessun prezzo politico, a cominciare ovviamente dal credito. Per far rispettare questa Legge, come ogni altra legge, lo Stato dovrebbe essere dotato esclusivamente di magistratura e forze dell’ordine, spese da affrontare con quel 10% riveniente da lotterie e donazioni. Stop. Non c’è bisogno di altro. Tutto il resto se si va a ben guardare potrebbe essere sempre risolto con “prezzi” da pagare ai migliori offerenti, da parte delle comunità interessate. Ad esempio. Si deve fare una strada nuova? Si fa la gara tra le imprese private che si presentano, ed i cittadini interessati si ripartiscono l’onere, esattamente come avviene nei condomini. Dunque un organizzazione di tipo condominiale anche per gli spazi pubblici, ed una serie di pagamenti di “scopo” sia a livello cittadino (rifiuti,vigili,etc.) che a livello nazionale (sussidi, aiuti,etc.).

Invece, oggi, noi viviamo come in un condominio dove siamo obbligati a pagare una quota generica non finalizzata alle specifiche spese, ma gestita a suo piacimento dall’amministratore, senza possibilità di intervenire se non ogni 5 anni in una votazione sulla persona dell’amministratore senza poter decidere nulla di concreto su come anche il nuovo eventuale spenderà le nostre quote. Qualcuno vorrebbe vivere in un simile condominio? non credo.

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Si dirà, ma come si prendono le decisioni? Il mio ideale sarebbe tramite la democrazia diretta, che oggi grazie ad internet si potrebbe applicare facilmente con un sistema di referendum permanenti e continui su ogni cosa. Ma, anche volendo restare con una democrazia rappresentativa come l’attuale, le prenderebbero i vari organi (governi,assemblee parlamentari, etc.) esattamente come oggi. L’unica differenza è che tali organi sarebbero composti da volontari eventualmente retribuiti esclusivamente con donazioni private (teoria peraltro sostenuta dal professor Peter Sloterdijk, in un libro intitolato “La mano che prende e la mano che dà”, edito da Raffaello Cortina Editore, ndr) , nulla a carico del bilancio statale.

Concludendo: so bene che se si volesse procedere in questa direzione, vi sarebbero tanti aspetti e dettagli da sistemare. Non lo faccio in questa sede perché è inutile. Mi interessa qui solo presentarvi l’inimmaginabile, convinto che se siamo andati sulla luna, siamo certamente in grado di organizzarci civilmente in società senza tasse. Certo a qualcuno non converrebbe. Neanche che lo immaginiamo.

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Showing 11 comments
  • myself
    Rispondi

    “Si dirà, ma come si prendono le decisioni?”

    Semplicemente le decisioni non si dovrebbero prendere. Infatti attualmente tutte le decisioni del governo riguardano come spendere i soldi pubblici e/o come prendere più soldi. Quindi se non ci fossero le tasse non ci sarebbero queste decisioni da prendere.

    • Massimo74
      Rispondi

      @myself

      quoto al 100%.

  • Riccardo
    Rispondi

    Il punto è che alla tassazione del 100% ci si arriverà prima o poi. In fondo il sistema comunista è stato un esperimento per vedere che cosa accadeva ai popoli quando nel nome dell’equità gli si toglieva tutto, persino i sogni. In Italia ci sono troppe persone che ancora leggono ‘Repubblica’ e i vari giornali di regime. Troppe persone rimbambite da stampa e televisione che assolvono egregiamente lo scopo di indottrinare e rincretinire la gente. Si porteranno i popoli ad un tale livello di disperazione e di fame che chiunque batterà le mani ad una proposta di nazionalizzazione di tutte le imprese private e di eliminazione della proprietà privata in cambio di un pezzo di pane. Senza scivolare nel facile cospirazionismo, ho l’impressione che la crisi sia voluta e che lo scopo sia proprio quello di eliminare le sovranità monetare nazionali per trasformare i popoli in una massa di schiavi senza nessuna dignità che avranno come unica possibilità, quella di lavorare dalla mattina alla sera per un pugno di riso. Il professor Monti non è stato messo dove stà perchè è bravo a risolvere i problemi dell’Italia, ma perchè è bravo ad attuare gli ordini che gli vengono impartiti. La libertà è morta da un pezzo, anzi è stata assassinata. L’articolo dice cose giuste, ma quanti italiani hanno ancora la capacità di ragionare in proprio per capire quello che dice Spallino?

  • Paolo
    Rispondi

    E’ molto difficile sapere a quanto arriva in percentuale la tassazione attuale, bisognerebbe fare bene i conti, e aggiungere l’IVA, cosa che pochi fanno, dobbiamo aggiungere il ticket sanitario, le tasse sui carburanti, e chi più ne più ne metta, la mia sensazione è che abbiamo superato l’80%, anche perché nonostante le tasse il debito è sempre aumentato, propinando ai cittadini che il debito si è sviluppato per pagare i servizi. Voglio ricordare che nell’URSS il prelievo fiscale arrivava al 78% e avevano molti più servizi di noi e senza ticket, quindi noi stiamo molto peggio, e consideriamo anche che in europa l’Italia è uno dei paesi che subisce più condanne per la violazione dei diritti umani.

    • antonio
      Rispondi

      l´ho giá detto mille volte su sto sito, ma siete un po´ “de coccio”.
      il pil é 1600mld.
      il prelievo fiscale totale con le nuove manovre arriverá a 450.
      se ci vuoi aggiungere 250 di contributi previdenziali si arriva a 700.
      prendi la macchinetta e calcola le %.
      IN TEORIA dovrebbe essere ben maggiore… ma evidentemente l´evasione fiscale é robusta.

  • fabrizio romano
    Rispondi

    Sono d’accordo. Chiedo solo in che modo si finanzierebbero tutte quelle attività “fuori mercato”, es. le grandi reti di trasporto, l’assistenza ai disabili impossibilitati a lavorare o i grandi eventi naturali come terremoti, alluvioni ecc. .
    Spesso mi viene in mente l’attività antincendio, ove occorrono aerei e piloti spacializzati, che hanno bisogno di manutenzione e addestramento per essere operativi pochi mesi l’anno. Chi si accollerebbe l’onere di un servizio non remunerativo e molto costoso? Si rischierebbe che i gestori del servizio pur di entrare nelle spese vadano essi stessi a incendiare i boschi! Se qual
    che statalista mi dovesse fare questi esempi, confesso di trovarmi in difficoltà. Aiutatemi nel trovare una valida risposta, grazie.

    • myself
      Rispondi

      Il finanziamento delle grandi reti di trasporti mi sembra un’attività tutt’altro che fuori mercato! I commercianti son ben contenti di finanziare la costruzione di una ferrovia se quella li permetterà di portare le loro merci in paesi più lontani dove ce ne è richiesta. Probabilmente lasciare che le reti di trasporti siano finanziate unicamente dai privati da un lato impedirebbe che si inizino i lavori di opere mastodontiche (vedi ponte sullo stretto di Messina) che non verranno mai completate e di cui non c’è alcun bisogno, dall’altro lato farebbe fiorire piccoli collegamenti più concreti da realizzare in breve tempo e più utili per tutti.

      L’assistenza ai disabili in effetti avrebbe meno finanziamenti. Ma credere che senza i soldi pubblici estorti attraverso le tasse nessuno si occuperebbe dei disabili è abbastanza inverosimile. Ci sarà sempre qualche filantropo e qualche gruppo di persone che si occupi di beneficenza, la differenza è che sarebbe basato sulle offerte volontarie e non su una forma di “carità” obbligatoria.

      Infine terremoti, alluvioni e incendi sono eventi terribili per tutti quelli che abitano nella regione coinvolta e soprattutto per le imprese. Ma dovrebbero per l’appunto essere gli abitanti della regione a occuparsi della ricostruzione e non a pretendere che arrivi lo Stato miracolosamente ricostruisca tutto.

      • fabrizio romano
        Rispondi

        Certo, la carità e più efficiente se a occuparsene fossero i privati perchè saprebbero meglio distinguere tra i veri bisognosi e i fannulloni o i furbi. In questo il volontariato e le parrocchie, così diffuse nel territorio, potrebbero essere un valido baluardo secondo il principio di sussiadierità. Dubbi mi rimangono sulla capacità della regione a gestire una calamità. Bisognerebbe distinguere il momento dell’emergenza e del soccorso, che solo corpi specializzati come i vigili del fuoco o la protezione civile possono porre in essere, dal momento della successiva fase della ricostruzione. La regione come farebbe quindi a reperire le risorse necessarie per tali attività di soccorso? con l’imposizione forzosa di tasse o con altri sistemi?
        Per quanto riguarda le grandi infrastrutture, non credo che i commercianti o altri gruppi privati per quanto volenterosi abbiano la capacità di costruire una galleria di 50 km, come sta avvenendo in Svizzera con il nuovo tunnel del San Gottardo. Opera utilissima, a grande intesità di capitali e con remunerazione (se ci fosse!) diluita in decenni! Vi prego di darmi risposte convincenti, per aiutarmi nel passaggio dalla teoria alla pratica, fase in cui la mia mente si ingarbuglia, grazie per la fattiva collaborazione.

        • Alex-G
          Rispondi

          Sia l’ uomo pubblico-statale che l’ uomo privato hanno gli stessi identici geni e le stesse identiche caratteristiche etico-morali solo che sono posti in circostanze diverse ma non necessariamente negli esiti: il mercato concorrenziale funziona bene SOLO se c’è una pluralità di offerta (altrimenti si formano i cartelli e siamo punto e a capo) se c’è un arbitro abbastanza super partes (e senza conflitti di interesse) che tuteli la parte piu’ debole che generalmente è quella degli utenti-clienti-consumatori (perchè hanno molta meno capacità di aggregarsi e di organzzarsi) e che sia trasaparente nella sua attività, controllabile da chunque e basata su regole chiare e certe.

          Allora SI, il mercato così formato ed equilibrato riesce a garantire il giusto prezzo, una buona qualità e guadagni per tutti. Altrimenti son solo chiacchere che favoriscono i soggetti piu’ forti.

          Ci sono alcuni settori (pochi ma dimensionalmente molto consistenti) in cui le regole del mercato si adattano molto poco, poco o per nulla: sintetizzo dicendo che sono i settori in cui si erogano servizi in *monopolio naturale* e a cosiddetta *domanda rigida*: in questi settori è storia e cronaca che il mercato, dove si sia tentato di applicarlo, è fallito miseramente; occorre qundi un modello di gestione diverso che NON sia quello classico statale ma nemmeno quello privatistico (se non in parte e sotto determinate condizioni) semplicemente perchè le aziende private in grado di assicurare una buona gestione del servizio devono avere dimensioni molto grandi per poter sostenere gli investimenti necessari, sono quindi molto poche quelle che garantiscono tale requisito e di conseguenza si cade inevitabilmente e senza appello nella situazione dell’ oligopolio/cartello di fatto… se poi si tiene conto che a fare da arbitro delle gare di affidamento “ad evidenza pubblica” è lo stesso soggetto pubblico che sprizza inefficenza da tutti i pori… allora il disastro è assicurato.

          sul resto ne possiamo discutere…

          Tenete conto che la funzione delle tasse è molto legata al sistema monetario: esse servono anche a mantenere la massa monetaria circolante in equilibrio con l’ effettivo valore globale degli scambi economici (PIL) e ad evitare le iperinflazioni, sono quindi anche uno strumento di regolazione monetaria…. attenzione a dire che non servono tout court… la moneta come viene generata deve anche essere distrutta, non può essere emessa all’ ed accumulata infinito! E le tasse sono appunto uno degli strumenti principali per regolarne l’ immissione nel mercato.

          PS
          Il fatto che il pubblico sia inefficente NON è inevitabile, è solo conseguenza diun modello culturale diffuso evidentemente sbagliato, dove la gente tende a delegare molto e ad assumersi poche responsabilità, tipico delle democrazie molto rappresentative e poco dirette.

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Come sempre quando si discute di princìpi libertari, la “pars destruens” è deduttivamente rigorosa, la “pars” costruens” lascia molti problemi- e non di basso grado- irrisolti o mal risolti. Il problema della filantropia mi sembra il meno difficile:in un sistema libertario tornerebbero ad avere un senso le istituzioni religiose, che in passato svolgevano già egregiamente i compiti oggi affidati alle strutture elefantiache dello Stato assistenziale. Pensiamo all’opera dei Cappuccini al tempo della peste descritta dal Manzoni nei “Promessi Sposi” , all’assistenza ospedaliera, a tutte le provvidenze in favore dei poveri e dei derelitti. In particolare, le gerarchie della Chiesa Cattolica smetterebbero di interessarsi ai giochi della politicaccia e forse ritroverebbero il Cristo che hanno da tempo smarrito. Le donazioni confluirebbere nelle sue casse senza bisogno del famigerato “8 per mille” anche da parte di atei e miscredenti, se lo scopo della raccolta, in assenza di meccanismi coercitivi, è veramente il soccorso dei deboli. Anche la moralità individuale ne risulterebbe così rafforzata. Oggi siamo diventati tutti egoisti:perché fare la carità, se ci pensa già lo Stato con il denaro che ci spilla?Trasporti e grandi opere pubbliche: qui il problema mi sembra più complesso, per rispondere occorrono competenze tecniche ed economiche in cui non oso addentrarmi. Qualche parola invece sulla”democrazia diretta” come strumento decisionale privilegiato. Io ho molta diffidenza per questa”democrazia degli antichi”, che rischia di diventarwe totalitaria. Quando Sartori contrapponeva allo slogan sessantottesco “tutto il potere al popolo” la raccomandazione “tuttro il potere a nessuno” coglieva nel segno. Un sistema di mercato veramente radicale(gli imbecilli dicono “selvaggio”) dovrebbe ridurre al minimo la necessità delle decisioni a maggioranza su larga scala, che implicano sempre ( fuorché nel caso dell’unanimità, impossibile quando i votanti non si contano sulle dita di una mano) la soggezione della minoranza al volere dei più (e non mi si parli di “volontà popolare”, la volontà pertiene unicamente agli individui singoli, non scambiamo le favole romantiche per realtà concreta).Ogni aggregato volontario-abbia o non abbia natura economica- formulerebbe in via autonoma il criterio e il metodo per arrivare a decisioni condivise. Perché non il sorteggio, se in qualche caso può sembrar preferibile? L’importante è che tutti, nessuno escluso, siano d’accordo sulle regole del gioco. A questo punto qualcuno potrebbe obiettare: ma anche quelle del mercato sono regole del gioco. Se uno non le vuole accettare? Fa come i primi cristiani, vende tutto quello che ha, lo dà ai poveri e fonda comunità egualitarie. Un sistema di mercato dimostra la sua superiorità proprio concedendo anche a chi non lo condivide di copstruire in concreto modelli sociali alternativi.

  • macioz
    Rispondi

    Il problema decisionale si risolve sempre e solo attraverso i diritti di proprietà. Ciascuno decide nei limiti di quanto pertiene alla sua proprietà.
    La magia del mercato sta esattamente nel fatto che l’obbligo del rispetto della proprietà privata costringe le parti coinvolte a trovare accordi vantaggiosi per tutti.
    La decisione votata è sempre un assurdo, e aggiungerei stupido, escamotage cui si ricorre quando a monte non sono stati definiti correttamente i diritti di proprietà, o meglio sono stati definiti arbitrariamente, visto che è tutt’altro che ovvio stabilire razionalmente l’ampiezza del gruppo dei votanti (la città?, la nazione? perchè non tutta l’umanità?).
    Per quanto riguarda il fatto che la gente vede lo stato come un mezzo per esprimere solidarietà, si tratta di una IPOCRISIA COLOSSALE. Ciò che tutti vogliono è garantire per SE’ STESSI una forma di assistenza in caso di necessità. Ciò che tutti cercano è una assicurazione nel caso di eventi sfortunati, niente di più niente di meno. SERVIZIO che, come sempre, sarebbe offerto a condizioni migliori dal libero mercato.
    E’ semplicemente RIDICOLO giustificare la gestione pubblica della sanità sulla base della presunta solidarietà ai bisognosi. La maggior parte delle cure mediche ordinarie sono alla portata delle tasche della stragrande maggioranza, per quelle più costose, fortunatamente in proporzione minoritaria, ci sarebbero efficienti forme assicurative, e per i veri bisognosi, quelli che non possono permettersi forme assicurative, ci sarebbe la solidarietà, questa volta quella vera, fatta di donazioni e fondazioni volontarie, come è sempre avvenuto prima che esistesse il cosiddetto stato assistenziale.
    Se la maggior parte della gente, come è giusto, sente l’impulso alla solidarietà, questa esisterà con o senza l’ingerenza statale, se invece la maggior parte della gente fosse contraria alla solidarietà, lo stato non potrebbe imporla a lungo contro la volontà generale, visto che si regge sul consenso della maggioranza.

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