In Anti & Politica, Economia, Esteri

DI MATTEO CORSINI

“Non può essere che siamo il secondo Paese al mondo, dopo gli Usa, ad avere la maggiore circolazione di dollari, 1.300 per abitante.” (J. M. Medina)

Juan Manuel Medina è capo di gabinetto del governo argentino. Ha usato queste parole intervenendo in Parlamento e riferendosi alla tendenza degli argentini a convertire i pesos in dollari. Tendenza per contrastare la quale il governo ha deciso di imporre che i fondi comuni di investimento locali che detengono titoli in dollari vengano controvalorizzati al cambio ufficiale (4.60 pesos per dollaro) anziché a quello del mercato nero (6.60). Che poi sarebbe il mercato al netto delle interferenze e distorsioni governative.

Coloro i quali ritengono che chi dubita sui numeri forniti dall’istituto di statistica argentino sull’inflazione sia in malafede dovrebbero, a mio parere, fornire una spiegazione del perché vi sia una tendenza così diffusa a liberarsi dei pesos convertendoli in dollari. Del perché, in altri termini, il governo sia costretto a ricorrere a misure degne del peggior dirigismo statalista per arginare la fuga da una moneta che, evidentemente, non è ritenuta affidabile da parte di coloro che dovrebbero usarla.

Se gli argentini corrono in massa ad accumulare dollari (una moneta, peraltro, non certo emessa in quantità irrisorie dalla Fed) e a esportare più o meno legalmente capitali all’estero, non credo che si possa liquidare il fenomeno come antipatriottismo di massa (reazione che, a dire il vero, sarebbe tipica di un Bersani qualsiasi, tanto per restare a cose sentite di recente a casa nostra).

Suppongo che chi si libera dei pesos lo faccia perché ritiene che la perdita di potere d’acquisto di quella moneta sia molto superiore a quella che viene stimata ufficialmente. Quando liberi dai vincoli governativi, ancorché essendo costretti a farlo clandestinamente, gli argentini attribuiscono al peso un valore inferiore di circa il 30 per cento rispetto al governo. Il quale può imporre tutte le restrizioni e i vincoli legislativi che vuole, ma non potrà mai trasformare carta straccia in moneta affidabile. Perché il valore reale di una moneta (e di qualsiasi altro bene), checché ne pensino gli statalisti, può essere fissato solo dalla legge della domanda e dell’offerta, non da una legge dello Stato.

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