In Economia, Esteri

DI GIUSEPPE SANDRO MELA*

Le persone non più in grado di intendere e di volere sono messe sotto tutela. Così succede alle nazioni che non sanno gestirsi, né gestire la propria libertà. La democrazia è un meccanismo estremamente delicato, che presuppone cittadini sani di mente ed onesti: cosa di non facile riscontro.

Sarebbe un errore considerare la democrazia come sinonimo di suffragio universale: questo ultimo é solo uno dei modi nei quali essa può esprimersi. Non è lecito confondere il fine con il mezzo. Con questo criterio si dovrebbe negare la patente di democratica alla Svizzera, che solo nel 1974 ha adottato il suffragio universale.

Il profondo significato di “democrazia” risiede nell’applicazione costante della giustizia, ossia nel dare a ciascuno ciò che effettivamente gli compete: a chi tanto a chi poco. E la giustizia é un concetto metagiuridico, ossia ben precedente il diritto positivo. Ecco quindi che si può avere una legge ingiusta. Un esempio: quelle razziali.

Non sempre quindi il legale coincide con il giusto. Ma é al giusto che anela l’anima di ciascuna persona onesta, ossia di quella persona che vive in modo conforme ai canoni morali ed etici. E nei canoni di giustizia deve essere concepita ed intesa la libertà: al di fuori esiste la mera possibilità di fare qualcosa, non certo la libertà. L’essere umano è libero di scegliere tra opzioni giuste: la libera scelta di un qualcosa di ingiusto sarebbe una licenza, un arbitrio. E quasi invariabilmente questo arbitrio diventa un vero e proprio delitto, massimamente quando la materia è legiferata. Dal «vietato vietare» non scaturisce la libertà, bensì la licenza, la sopraffazione.

Ma il corpo dei burocrati e dei funzionari è tenuto ad applicare le leggi: ecco quindi che possono diventare terribili amplificatori di ingiustizie Morale ed etica imporrebbero di ribellarsi: di non applicarle e di non usufruirne. Era forse lecito e giusto applicare le leggi razziali ancorché legali? Era forse lecito e giusto usufruirne per trane benefici?

A leggi ingiuste corrispondono comportamenti ingiusti: dei burocrati, dei funzionari e dei cittadini. Si forma un circolo perverso che in nome del legale persegue di fatto l’ingiustizia.

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Il suffragio universale messo in mani maldestre o, diciamolo pure apertamente, disoneste e licenziose, può, ed in pratica lo è quasi invariabilmente, diventare un terribile strumento di inique ingiustizie. I candidati infatti devono ingraziarsi una massa di almeno il 50% degli aventi diritto al voto. Di qui promesse mirabolanti, impossibili da mantenersi. Gli elettori che abboccano, abbacinati da un facile ed immediato beneficio, ipotecano il futuro: un futuro ricadrà sui loro figli.

Questo è proprio il caso di pensioni non meritate e maturate come frutto del il duro lavoro produttivo, dell’ipertrofia burocratica, del posto sicuro quanto improduttivo, che assorbe le risorse della comunità senza riguardo alcuno del bene comune.

Per soddisfare le promesse, lo stato inizia a quindi fare deficit di bilancio, che si trasformano ogni fine anno in incremento del debito: il giochetto va avanti in un processo Ponzi di portata sempre più vasta, fino a quando il giocattolo si rompe.

In questo momento nessuno ne sapeva nulla: la colpa è automaticamente degli altri, meglio se non esistono, così almeno non li si possono nemmeno trovare. La colpa è dei capitalisti e del capitalismo. Comodo, ne vero?

No, cari miei! La responsabilità é delle persone, delle singole persone: hai dispiegato il libero arbitrio? Assumitene le conseguenti responsabilità. Maggiore dei politici ammaliatori, ma altrettanto severa quella degli elettori. E non diciamo che sono stati turlupinati: equivarrebbe a dire che sono stolti, incapaci di intendere. Invece capivano benissimo il vantaggio bramato, ed espressero in piena libertà il loro diritto di voto.

Adesso una Grecia sotto tutela sta iniziando a prendere qualche decisione sensata. Piccola piccola, ma sta iniziando.

La generazione ora in pensione fece vita beata, gustandosi spensieratamente tutte le opportunità di un deliziosissimo welfare finanziato con deficit e debito.Tassa differita lasciata sul groppo della prole. Sfuggito casualmente all’uso massiccio degli anticoncezionali e scampato al genocidio dell’aborto, qualche embrione è riuscito a svilupparsi ed é nata una nuova persona umana: la nostra prole. Alla quale la generazione passata lascia in eredità una montagna di debiti e l’ambito onore di mantenerla.

Adesso la realtà inizia a sfasciare questa struttura intrinsecamente egoistica, e la generazione pensionata strilla come una gallina spennacchiata “diritti precostituiti“! “diritti precostituiti“!

 Diritti precostituiti un corno: bimbi, non c’é più un centesimo. Anche il denaro degli altri é terminato. E le vostre pensioni sono un furto perpetrato alle spalle della vostra discendenza.

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E così adesso in Grecia si assiste al taglio delle pensioni: meno venti percento su tutte le pensioni superiori ai 1,200 euro al mese. Deo Gratias! Anche gli allegri parassiti inizino a pagare.

Ma non sono i soli parassiti che incominciano a piangere. Su poco più di dieci milioni di abitanti, cinque in età lavorativa, la Grecia annovera ben 750mila dipendenti pubblici o para-pubblici. Ossia, gli occupati greci sembrano un esercito composto di furieri e scritturali senza nemmeno un fantaccino al fronte, alla produzione. La Grecia fu l’apogeo dello statalismo eletto a sistema, orgoglio di chiunque si fosse dichiarato di sinistra. Lì sì che «pubblico era bello»!

La Grecia aveva promesso di mettere in mobilità fino a 150mila secondo gli accordi presi con la troika, ma si sa che gli accordi sono pezzi di carta. Toccare i dipendenti delle pubbliche amministrazioni? Come se fosse blasfemia!

Ma anche per loro sta iniziando a suonare l’ora della verità: il redde rationem. E così per 30mila di loro la pacchia é finita: andranno in mobilità. Ma siamo solo agli inizi.

E non piangiamo troppo su quei filistei.

Ecco arrivare l’ultima “perla” della Grecia.

Negli ultimi 10 anni l’Ika, l’Ente pensionistico greco, ha sborsato fra i sette e gli otto miliardi di euro in pensioni non dovute, pensioni fasulle oppure pagate a persone decedute e riscosse da parenti senza scrupoli o “smemorati“. Circa 60.000 pensionati ormai deceduti percepivano ancora la pensione, tanto per dirne una. Ed il conto dovrebbero pagarlo tutti gli altri europei? Ma siamo matti da legare?

Ma otto miliardi sono proprio la cifra che i Greci vanno pietendo alla Comunità Europea.

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Contento Contribuente italiano? Pagherai per mantenere le pensione che i greci danno ai morti?!

«Pubblico è bello», ma anche il denaro degli altri finisce presto. Lo abbiamo già detto, ma lo ripetiamo per chiarezza.

Presto tutto questo accadrà in Italia. Non si dica che non siamo stati avvisati.

 

*Link all’originale: http://www.rischiocalcolato.it/2012/10/barlumi-di-giustizia-anche-in-grecia-pensioni-tagliate-del-20-e-30mila-statali-in-mobilita-presto-in-italia.html

 

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Showing 6 comments
  • Maurizio Pontedera
    Rispondi

    Sono un pensionato ed ho una buona pensione in quanto ho pagato una barca di contributi e di tasse per tutta la mia vita lavorativa. Continuo a pagare un sacco di tasse perchè la mia pensione viene considerata non come il risparmio di tutta la vita ma come reddito da lavoro dipendente. Ladro bastardo sarà chi proporrà di toccarmela tanto quanto il primo delinquente che mi metterà un coltello alla gola per rapinarmi in un vicolo scuro.

  • Giorgio Fidenato
    Rispondi

    @Pontedera. Tutti dicono di aver pagato tanti contributi. Niente da obiettare. Se poi sei un dipendente privato potrei anche crederti. Rilevo tuttavia che molti, ad esempio, avvocati, quando vigeva il sistema retributivo, fino a 5 anni prima della pensione, dichiaravano un dedito irrisorio e così pagavano pochi contributi pensionistici. Gli ultimi 5 anni avevano dei redditi da nababbi e così si sono assicurati pensioni da nababbi.
    Allora, per tagliare la testa al toro e dare ad ognuno il suo, facciamo così: ricalcoliamo tutte le pensioni con il metodo contributivo e poi diamo ad ognuno il suo; saresti d’accordo? È non mi rispondere che i diritti sono acquisiti.

    • Fabio
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      splendida idea!

  • Maurizio Pontedera
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    Sarei pienamente d’accordo. Specialmente per quanto riguarda i vitalizi dei politici.

  • Fabio
    Rispondi

    I non sono d’accordo né per i politici né per i dipendenti pubblici.
    Proprio ieri ho saputo di un capufficio (quadro) dell’ufficio di contabilità di una roma (associazione) mezza pubblica e mezza privata, con nomine politicizzate, che prende cinquemila euro al mese per non fare assolutamente un cazzo!
    per gli stipendi danno tutto ad uno studio esterno, per registrazioni contabili riconciliazioni ecc pure !!
    Questa per una montagna allucinante di soldi fa solo la passacarte.
    E non è che gli altri dipendenti della roba siano da meno. il commesso prende non meno di 1500 euro!!

    quando a questi gli togli il 20% che hai concluso?????

    capisci perche non mi sta bene? perché non può assolutamente bastare che questi bastardi la passino così liscia ???

  • Riccardo
    Rispondi

    Se lo stato ha creato posti di lavoro inutili, non mi pare corretto prendersela con quei poveracci che sono stati costretti a lavorare per lui. Per decenni gli stati hanno instillato nella gente la teoria in base alla quale tutto deve essere nazionalizzato e gli imprenditori sono degli evasori fiscali e degli sfruttatori della classe proletaria. I risultati sono quelli che vediamo in gran parte d’Europa. Se un poveraccio per guadagnarsi da vivere è stato costretto a fare il parassita, non vedo come possa essere considerato un rimedio eticamente accettabile farlo morire di fame. Se la colpa è dello stato non è giusto prendersela con le sue vittime.

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