In Anti & Politica, Libertarismo, Saggi

DI GIOVANNI BIRINDELLI (Intervento a Interlibertarians 2012)

Vorrei ringraziare Interlibertarians per questo incontro, e in particolare Franco Bertelli, Rivo Cortonesi, Leonardo Facco, Luca Fusari e Emanuela Gini. Come possono i libertari ottenere consenso per influenzare o cambiare le istituzioni esistenti. La mia risposta è: “Riportando sulla scena la legge!”

Naturalmente, col termine “legge” non intendo ciò che oggi nei nostri paesi viene inteso abitualmente, cioè il provvedimento particolare, la decisione dell’autorità, lo strumento di potere politico arbitrario.

L’esatto inverso: col termine “legge” intendo il limite al potere politico arbitrario, il principio generale e astratto, la regola di giusta condotta individuale.

Quando dico “riportare la legge sulla scena” non intendo discuterne a delle conferenze o su articoli di giornale. La discussione filosofica è fondamentale, ma non intendo questo. Non intendo convincere le persone.

Intendo creare una struttura istituzionale che sia compatibile con la sovranità della legge e confrontare i cittadini con essa.

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Una struttura istituzionale di questo tipo è una in cui il potere politico (cioè il potere di imporre misure particolari) è separato da (e soprattutto sottoposto a) quello legislativo (cioè il potere di scoprire, custodire e difendere la legge, la quale non può essere ‘fatta’ in quanto esiste indipendentemente dai legislatori, esattamente come la lingua esiste indipendentemente dai linguisti).

Poiché nei nostri stati totalitari e senza legge, in cui questi due poteri sono confusi e combinati l’uno con l’altro, una struttura istituzionale di questo tipo non esiste e non può emergere, io propongo che la creiamo noi, privatamente.

In quanto segue tenterò di sintetizzare una proposta pratica per farlo usando la struttura istituzionale totalitaria attualmente esistente; e quindi, paradossalmente, in modo non solo pacifico, ma addirittura legale.

Supponiamo che in un paese (poniamo l’Italia) ci sia un partito libertario che si candidi alle prossime elezioni.

Invece di presentare solo un programma politico, questo partito presenta anche:

  1. Una prima lista di principi generali e astratti (e cioè di leggi) che promette di difendere. Chiamiamola “Lista 1”
  2. Una società privata, non necessariamente italiana (chiamiamola “Legislatore Ltd.”)

Legislatore Ltd. è una società di consulenza i cui direttori scientifici sono alcuni fra gli scienziati sociali di maggior reputazione internazionale, di provenienza internazionale, e di idee liberali o libertarie.

Chiamiamo “Beta” un qualsiasi individuo o impresa (entrambi italiani o stranieri).

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Ora, supponiamo che il Partito Libertario, durante la campagna elettorale, dica a Beta quanto segue:

“Se tu ritieni che una qualsiasi norma dello stato italiano, di qualunque tipo e grado, violi uno o più dei principi (cioè delle leggi) incluse nella Lista 1, puoi sottoporre il caso a Legislatore Ltd, a tue spese.

Noi non ci aspettiamo che il costo del servizio sia basso: quindi ti incoraggiamo a unirti ad altri individui o imprese nella tua stessa situazione (moltissimi) per dividere tale costo, che a questo punto potrebbe diventare estremamente contenuto.

Legislatore Ltd. filtrerà arbitrariamente i casi sottoposti e le sue decisioni a riguardo saranno insindacabili.

Nel caso in cui il caso sottoposto passasse il filtro e Legislatore Ltd. decidesse che la norma chiamata in causa effettivamente viola una o più leggi incluse nella Lista 1, allora produrrebbe uno studio approfondito (“Delta”) in cui:

  1. Spiega la ragione della sua decisione;
  2. Indica in dettaglio la soluzione al problema (per esempio l’abolizione della norma oppure esattamente il modo in cui modificarla);
  3. Specifica la data entro la quale questo suo suggerimento deve essere adottato.

Nel chiederti il voto, nei limiti in cui abbiamo la maggioranza in parlamento, noi ci impegniamo a eseguire ciecamente le istruzioni ricevute entro la data impostaci.

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Data l’informalità della cosa, in alcuni casi noi potremo non dare corso (o non nei tempi impostici) ad alcune delle istruzioni dateci da Legislatore Ltd. Noi promettiamo di sparire per sempre dalla scena politica se questi casi saranno più di x% del totale. X% è quindi la misura della nostra credibilità”.

Questa è la meccanica di base della proposta. Per capirne il potenziale sarebbe necessario fare degli esempi e discutere delle implicazioni, cosa che non può essere fatta per ragioni di tempo. Tuttavia, qui è possibile accennare ad alcune delle ragioni per cui essa potrebbe aumentare il consenso di una forza politica libertaria, che è il tema di questo incontro. Queste ragioni sono essenzialmente tre:

  1. questa proposta creerebbe una struttura di incentivi capace di attrarre il voto anche dei non libertari: pensiamo al proprietario di un immobile agricolo a cui lo stato vieta di trasformarlo in abitazione per il figlio (violando in questo modo il principio generale in base al quale ciascuno ha diritto a fare l’uso che preferisce della sua proprietà finché non produce danno illegittimo ad altri); oppure pensiamo all’imprenditore costretto a fare da gabelliere per lo stato; eccetera;
  2. questa proposta contribuirebbe a soddisfare in modo credibile la domanda di limitazione del potere politico (domanda oggi enorme anche fra i collettivisti, per quanto essi non siano in grado di capire le cause del problema e cioè della casta che essi hanno creato);
  3. in modo apparentemente paradossale, un partito che adottasse questa proposta potrebbe essere votato dai nemici della libertà per motivi di principio. Ciò che differenzia noi da loro, infatti, generalmente non sono i principi ma la coerenza. I principi liberali spesso sono sentiti chiaramente dal collettivista. Egli tuttavia, a differenza del liberale, li invoca solo quando riesce a percepire che la loro difesa può favorire immediatamente i suoi interessi o passioni. Per ottenere consenso, tuttavia, a noi basta che il potenziale elettore riconosca quei principi e abbia l’opportunità di difenderli in una situazione particolare di suo interesse. Non abbiamo bisogno che egli sia coerente con essi: alla coerenza, attraverso questa proposta, ci penserebbe Legislatore Ltd.

In conclusione, se vogliamo la sovranità della legge, e quindi il libero mercato e lo stato minimo, a mio modo di vedere la nostra priorità non dovrebbe essere convincere le persone della visione libertaria dell’economia, né cercare il loro consenso su un programma politico libertario. Nella maggior parte dei casi ciò sarebbe una perdita di tempo: i nemici della libertà non hanno la capacità intellettuale di concepire un ordine spontaneo. Ritengo invece che la nostra priorità dovrebbe essere confrontare le persone con una struttura istituzionale che sia compatibile con la sovranità della legge e che fornisca loro una struttura di incentivi che li induca a difendere questa sovranità. In questo modo, pezzo per pezzo, essi contribuirebbero a promuovere un programma politico libertario che cresce spontaneamente dal basso, senza nemmeno rendersene conto.

Nel tempo, osservando i benefici (anche economici) della sovranità della legge e della separazione dei poteri, non è detto che alcune persone non riescano ad apprezzarle.

 

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Mostrati 17 commenti
  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Prioposta intelligente e degna d’essere discussa a fondo, ma a mio parere suscettibile di due obiezioni:1)è troppo costruttivistica, sa troppo di ingegneria politica;2)confida troppo nel beneplacito dell’attuale assetto di potere.

  • depaoli.fabrizio@liberi.it
    Rispondi

    Se ho capito bene si tratta, nella prima fase di legittimare e ufficializzare sacrosante leggi morali universali e successivamente di istituire un tribunale che si muove e giudica su quella base.
    Eh eh.., della nostra costituzione rimarrebbe ben poco..
    L’idea mi piace molto, approvo.
    Un saluto .

  • Giovanni Birindelli
    Rispondi

    Carlo, grazie per il tuo commento.
    Riguardo la prima obiezione, è sicuramente vero che questa proposta ha elementi di costruttivismo o, se vuoi, di ingegneria politica. Tuttavia ho alcune contro-obiezioni:
    1) in modo solo apparentemente paradossale, questo costruttivismo è usato per distruggere e limitare il costruttivismo. Mi spiego con una metafora: immagina che qualcuno abbia devastato una foresta con casermoni di cemento; un conto è il costruttivismo che ha costruito quei casermoni, e un conto è quello che li distrugge per lasciare che ritorni la foresta. Fuori di metafora, un conto è il costruttivismo che distrugge l’ordine spontaneo e un conto è quello che vuole distruggere ciò che lo impedisce.
    2) a mio modo di vedere, il costruttivismo è necessariamente negativo per l’ordine sociale, non per le istituzioni formali che lo difendono. In altre parole, il costruttivismo è necessariamente incompatibile con l’ordine spontaneo, non con le istituzioni formali a cui può essere affidata la sua difesa. Hayek diceva che “possiamo avere o un parlamento libero o un popolo libero, non tutti e due insieme”, e io sono perfettamente d’accordo con lui. Essere a favore dell’ordine spontaneo non vuol dire essere contro l’organizzazione in generale (le imprese sono organizzazioni per esempio) ma essere contro le organizzazioni che si sostituiscono a (o impediscono) l’ordine spontaneo. Smantellare queste organizzazioni in modo organizzato può essere più efficace e rapido che attendere la loro implosione spontanea (cioè attendere che la foresta copra quei casermoni).
    3) anche perché il problema centrale, secondo me, è che il costruttivismo è riuscito a impiantare il positivismo giuridico nelle menti delle persone (ormai da molte generazioni): quindi se queste non vengono riabituate alla legge intesa come ordine spontaneo (cosa che secondo me può essere fatta solo gradualmente), distrutti dei casermoni ne nasceranno sicuramente altri.
    4) la versione integrale della proposta (che alla conferenza non ho illustrato per motivi di tempo ma a cui ho accennato) prevede che le società “Legislatore Ltd.” siano più di una e in competizione fra loro, cioè che siano in una situazione di libero mercato, il che rende la proposta molto meno costruttivistica.
    Riguardo la tua seconda obiezione, temo che potrei non averla capita precisamente. Quando dici che questa proposta “confida troppo nel beneplacito dell’attuale assetto di potere” ti riferisci al fatto che l’attuale assetto di potere potrebbe non accettarla? Se intendi questo, la mia risposta è che, per come questa proposta è stata congegnata, l’attuale assetto di potere, pur vedendo che questa proposta è del tutto ed esplicitamente anti-costituzionale nella sostanza, è perfettamente legale e inattaccabile nella forma (in sostanza, usa il positivismo giuridico contro sé stesso, rende le attuali istituzioni auto-immuni). Quindi non confida per nulla nel beneplacito dell’attuale assetto di potere: anzi è stata studiata apposta per non dover dipendere da esso in nessuna misura. Il suo problema, semmai, è che è irrealistica in quanto un partito libertario la maggioranza in parlamento non l’avrà a breve: ma l’obiettivo di questa proposta è creare le condizioni perché la possa avere un giorno, cosa che non può essere fatta se non si affronta il problema sorgente (quello dell’idea di legge e della separazione dei poteri).
    Grazie ancora del tuo commento e scusami per la lunghezza della risposta.

  • Giovanni Birindelli
    Rispondi

    Grazie Fabrizio per il tuo commento. Si, questa proposta vuole riportare lo stato, che oggi è al di sopra della legge intesa come principio (la quale è stata cacciata via, diciamo così), sotto di essa. L’obiettivo è cioè quello di smantellare pezzo per pezzo le istituzioni totalitarie esistenti (e quindi anche la costituzione, anche se per questa ci vorrà più tempo) e di sostituirle gradualmente con istituzioni che siano compatibili con la sovranità della legge, abituando nel frattempo le persone a questa per loro nuova idea di legge (e anche alla sua convenienza in termini economici).
    Un saluto

    • depaoli.fabrizio@liberi.it
      Rispondi

      Giovanni Birindelli, tu dici: “abituando nel frattempo le persone a questa per loro nuova idea di legge (e anche alla sua convenienza in termini economici)”.

      Se posso permettermi, direi che il termine “abituando” non è adatto:
      Io parto dal presupposto che molta gente sia “austriaca” dentro, ma non sappia di esserlo perché questa dimensione, che riguarda molti individui (forse tutti), difficilmente è emersa nel pensiero mainstream, e men che meno è stata rappresentata da un movimento politico.
      Anzi si potrebbe addirittura azzardare che siamo tutti “austriaci”, alcuni consapevoli e molti no.
      Quindi molta gente dovrebbe, secondo me, più che altro acquisire consapevolezza e fiducia in se stessa accettando il principio di coerenza prima di tutto per se. È un percorso molto intimo e personale che riguarda ognuno di noi.
      Un individuo che intraprende quel percorso, sarà sicuramente più aperto e contemporaneamente più impermeabile ai “lavaggi del cervello”.
      È da questi “lavaggi” che dobbiamo liberarci. Una volta liberi ci sembrerà normale questa nuova idea di legge.
      Tutto questo per dire che forse la parola più adatta è “liberare le persone”.
      Un saluto .

      • Giovanni Birindelli
        Rispondi

        Fabrizio, sono perfettamente d’accordo con te. Nell’articolo infatti dico che “Ciò che differenzia noi da loro, infatti, generalmente non sono i principi ma la coerenza. I principi liberali spesso sono sentiti chiaramente dal collettivista. Egli tuttavia, a differenza del liberale, li invoca solo quando riesce a percepire che la loro difesa può favorire immediatamente i suoi interessi o passioni”; e in un altro articolo dico che la legge intesa come principio “sta già dentro ciascun individuo e quindi anche dentro la massa: nella massa è seppellita molto in fondo, ma ci sta (basti pensare a coloro che sulla base del principio di uguaglianza davanti alla legge sono contrari all’apartheid ma che sono a favore della progressività fiscale: … dal punto di vista dell’uguaglianza davanti alla legge i due casi sono identici) e quindi si tratta di disseppellirla, di indurli al confronto razionale e a essere coerenti con la parte più profonda e più dimenticata di sé stessi: la legge intesa come principio non c’è bisogno di imporla da fuori.”. Dicendo “abituare” non intendevo abituare a un’idea di legge imposta da fuori ma a una che è già dentro di sé, anche se seppellita sotto tonnellate di cemento. Un saluto

        • depaoli.fabrizio@liberi.it
          Rispondi

          Giovanni, la mia puntualizzazione è un dettaglio: più la comunicazione è precisa e meno si presta a interpretazioni strumentali. Più la comunicazione e semplice e maggiore è la possibilità che riesca a trasmettere il messaggio ad un elevato numero di persone. A tal proposito è bellissimo l’esempio che hai fatto dell’apartheid e la progressività fiscale, evidenzia quello che “dovrebbe” essere lo stesso principio.
          Un libertario è l’unico che può permettersi di esprimere con chiarezza il suo pensiero.
          Un saluto .

  • mario
    Rispondi

    Gent.Giovanni Birindelli,

    il compianto M. Ayau propose, per la riforma costituzionale del Guatemala, una struttura in qualche modo utile ai fini di separare gli eletti per fare le Leggi dagli eletti per Amministrare.

    http://www.proreforma.org.gt/

    Differenziando la Ley dalla Legislaciòn

    Tenuto conto delle complicazioni che ci possono essere in una proposta, ma che si tratta pur sempre di una proposta operativa reale,
    mi piacerebbe avere un suo commento, sempre che lo ritienga opportuno.

  • Giovanni Birindelli
    Rispondi

    Grazie Mario del suo commento. Esiste una versione della proposta in inglese che lei sappia? Io non conosco lo spagnolo purtroppo. Altrimenti se lei a parole sue riuscisse a fare un sunto dei punti fondamentali della proposta potremmo cominciare la discussione da lì. In ogni caso, il punto fondamentale sulla base del quale giudicherei quella proposta è la definizione del termine “legge”: se per legge viene inteso il principio generale e astratto, allora sarebbe un buon segno secondo me… Un saluto e spero a presto

  • mario
    Rispondi

    Non esiste in inglese, ma le assicuro che il castigliano non è irraggiungibile alla semplice lettura e suona familiare a noi latini anche all’ascolto.
    M. Ayau distingue esattamente come fa lei le Leggi (nel senso di norma generale, astratta di condotta che non favorisca alcuno intenzionalmente)
    e la legislazione decretizia necessaria alla amministrazione (ordini precisi intenzionali che dicono chi deve fare, che cosa e quando)
    Il senato dovrebbe occuparsi di Leggi mentre la camera dei deputati dovrebbe occuparsi dei decreti esclusivamente non in contrasto con la Legge ed i principi generali del diritto di esclusiva competenza del senato.
    I senatori verrebbero eletti al di fuori della politica con un’interessante ed originale ed efficace modalità che per brevità non commento.
    I deputati verrebbero eletti secondo usuali comizi elettorali politico partitici.
    I primi durano solo un mandato così che non abbiano ansie da rielezione;
    i secondi durano 4 anni e possono essere rieletti una sola volta.
    I primi si occupano di regole generali e della codicistica civile, penale e commerciale, si occupano della cornice
    I secondi si occupano di amministrazione e governo compreso ovviamente il bilancio preventivo e consuntivo da sottomettere alla corte dei conti non nominata ovviamente dai deputati
    In poche parole chi fa decreti amministrativi deve rimanere all’interno delle Leggi e dei principi generali del diritto che sono prerogativa del senato.
    La proposta è puntuale e specifica ed integrale per quel paese e copre le intera materia quindi anche i requisiti le modalità di elezione; copre anche l’assetto della giustizia. Esiste addirittura il testo comparato della codificazione proposta con l’articolato vecchio e nuovo raffrontati.
    E’ sicuramente la perfettibile ed adeguabile proposta concreta dettagliata e puntuale con contenuti di scuola austriaca, di rule of law, che mai abbia raggiunto un livello di maturità tale da essere presentata ad un organo di uno stato.
    Per esserne certi basterebbe ascoltare come insegnava economia il prof. Ayau alla Universidad Francisco Marroquín
    http://newmedia.ufm.edu/gsm/index.php?title=Difundiendo_las_ideas_liberales
    http://newmedia.ufm.edu/gsm/index.php/Listados:Manuel_F._Ayau

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    Concordo con l’amico Fabrizio, soprattutto quando scrive : “Io parto dal presupposto che molta gente sia “austriaca” dentro, ma non sappia di esserlo”
    Da sempre lo penso, da molto meno lo dico in giro e in pubblico che “ciascuno di noi ha dentro il germe della libertà, anche se molto spesso non lo conosce o lo considera morto”. Lo ebbi a dire a Padenghe un anno fa all’assemblea di ML
    https://www.movimentolibertario.com/2011/12/lo-stato-un-camion-con-le-ruote-sgonfie/
    e l’ho ripetuto a Lugano settimana scorsa, a Interlibertarians.
    Occorre risvegliare nelle persone la fiducia in se stessi e la forza immane che la libertà individuale possiede. Per fare questo, è necessario parlare al cuore delle persone e poi alla loro ragione.
    Qualsiasi strumento o strategia, come quella ampiamente condivisa con Giovanni Birindelli, del ritorno al ruolo originario della legge come difesa dei principi cui qualsiasi potere deve essere sottomesso (mentre oggi assistiamo che la magistratura ferma Taranto per la difesa della salute, il governo fa un decreto che aggira la difesa della salute per difendere – dicono loro – il lavoro !!!) può essere successiva solo alla coesione di un numero sempre più grande di persone liberate perchè disposta a riscoprire la proprià libertà individuale.

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