In Anti & Politica, Libertarismo, Varie

DI TOMMASO CABRINI*

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Quando ho letto che sarebbe tornato in scena lo spettacolo più libertario d’Italia ho deciso che avrei dovuto assolutamente vederlo e, dopo una veloce consultazione telefonica con un gruppo di amici, ho prenotato i biglietti.
Raggiunta Milano ci si muove verso Teatro della Memoria (zona Sempione), scomodissimo da raggiungere con i mezzi pubblici e disagevole al parcheggio, tant’è che arriviamo con colpevole ritardo e ci accomodiamo appena prima dell’inizio della rappresentazione.
Il teatro si presenta modesto (un centinaio di posti, qualche poltroncina è sostituita da sedie di plastica), così come modesti sono i dieci euro del biglietto.
Lo spettacolo inizia con un rap sulle tasse che, al di la della funzione di apertura, non suscita grande entusiasmo. Nonostante questa premessa tuttavia la rappresentazione prosegue in crescendo.
Lo schema, senz’altro molto interessante, propone un Leonardo Facco che, all’interno degli paradigmi del teatro civile (stile Marco Paolini per intenderci), affronta i temi della tassazione da un punto di vista, ovviamente, libertario. A molti libertari fortemente preparati le tematiche e le testimonianze non appariranno nuove, tuttavia non risultano né scontate né eccessivamente ostiche per chi affronta per la prima volta il tema. Leonardo argomenta con il carisma e la verve che lo contraddistinguono senza diventare noioso o pedante.
A fare da contraltare c’è Pongo che da abile ed esperto artista propone un divertente cabaret incentrato sulle tasse, un susseguirsi di gag ed imitazioni. Ad aiutare Pongo in traduzioni e musica la simpatica Stephanie Lewis che affronta il palco con personalità.
L’ospite speciale Giorgio Fidenato (l’eroe non può mancare in nessuna pièce!) per quanto rappresenti uno dei pezzi forti della rappresentazione dimostra di non trovarsi troppo a suo agio sul palco (dopotutto non è un professionista dello spettacolo): buono l’intervento ma da migliorare la preparazione.
L’ottimo finale è la degna conclusione del crescendo seguito durante tutta l’opera, lascia gli spettatori tra lo stupito e il divertito conservando l’animo duale che ha pervaso l’intera rappresentazione.
Usciti dal teatro è il momento dei commenti con gli amici, la valutazione è concorde e positiva anche se le opinioni si differenziano parecchio: c’è chi sostiene che ci sarebbe voluto più Pongo sul palco, fonte inesauribile di divertimento, altri avrebbero voluto più Facco, che potesse affrontare meglio e più approfonditamente gli importanti argomenti trattati. Secondo il mio parere lo spettacolo raggiunge una durata sufficiente a non stancare lo spettatore, la ristrettezza dei mezzi è evidente, ma non intacca la qualità. Mi è piaciuta soprattutto l’alternanza e l’equilibrio raggiunto tra Facco e Pongo, divertente ma non banale, intelligente ma non noioso, ed i commenti degli amici non fanno che confermare la mia opinione.
Piccola nota a margine, non sono un esperto di teatro nè un degno critico artistico, ho voluto scrivere queste poche righe semplicemente per condividere l’esperienza e dare un po’ l’idea delle meccaniche dello spettacolo, il suggerimento è (anche visto l’esiguo prezzo del biglietto) di recarvi a teatro se vi capita l’occasione.
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