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di REDAZIONE

Durante la guerra fredda con il blocco sovietico, per i liberali, i democratici e i conservatori era abbastanza chiaro da che parte stare: con le democrazie occidentali e contro l’Unione Sovietica. Era un confronto di sistema di vita, prima ancora che una sfida fra superpotenze. Il sistema del mondo libero, contro quello del totalitarismo, della democrazia contro la dittatura del proletariato, del libero mercato contro l’economia pianificata. Con la Cina, oggi, non è la stessa cosa. Dalla morte di Mao Tse-tung in avanti, la potenza comunista asiatica si sta trasformando in un sistema diverso e ancora inafferrabile. Alcuni l’ammirano e la indicano come un esempio da seguire anche in Europa. Altri, al contrario, l’additano quale epicentro del male sulla Terra.

Ma non come ai tempi dell’Unione Sovietica: la Cina è oggi un esempio di mercato in espansione e di efficienza economica. Attira gli individui più produttivi dell’Occidente, si presenta come una potenza aperta al mondo e lanciata verso il futuro. Eppure sul suo territorio ogni diritto è represso e sopravvive l’arcipelago dei Gulag, che in Cina chiamano Laogai. I liberali e tutti gli anti-comunisti di ieri, oggi come si pongono di fronte a questo strano regime? “Quanto vale un Laogai?”, una raccolta di saggi e interviste, a cura di Stefano Magni, edito dai Comitati per le Libertà, è il primo saggio italiano che affronta il caleidoscopico (e in alcuni casi contraddittorio) atteggiamento del mondo liberale e conservatore italiano di fronte a questo regime in continua mutazione. Un sistema con cui abbiamo ormai a che fare quotidianamente, grazie alla globalizzazione. Fra angosce e speranze, ne esce un quadro completo, non tanto del regime cinese (su cui vengono versati fiumi di inchiostro ogni mese), quanto della percezione dello stesso, in casa nostra.

Un primo saggio introduttivo di Stefano Magni (giornalista), sintetizza i grandi cambiamenti occorsi in Cina, dal totalitarismo di Mao Tse-tung, al “comunismo di mercato” di oggi. Il professor Carlo Altomonte (Università Bocconi di Milano) ci presenta gli aspetti positivi del miracolo cinese, smorzando quelle che sono le percezioni più allarmiste e le paure più diffuse. Un terzo saggio, di Elisa Borghi (giornalista), spiega come si stia evolvendo la leadership cinese, in vista dell’avvicendamento ai vertici di Pechino di fine 2012. Una seconda parte del libro riguarda la visione della Cina che solitamente ci viene nascosta: quella dei dissidenti. Harry Wu (fondatore della Laogai Research Foundation) e Tienchi Martin Liao (presidente dell’Independent Chinese Pen Centre) rispondono alle domande di Stefano Magni su censura, repressione, manipolazione della memoria collettiva cinese e soppressione delle culture nazionali sottomesse da Pechino. Detto questo, la parola passa agli italiani. O meglio, ad un gruppo selezionato di italiani, a cui vengono sottoposte 13 domande, uguali per tutti, sui temi più “classici” dell’argomento Cina. Antonello Brandi dirige la sezione italiana della Laogai Research Foundation e rappresenta coloro che sono maggiormente attenti alla repressione dei diritti umani nel regime di Pechino. Gianfranco Librandi, imprenditore, produce anche in Cina e per i cinesi. Un altro imprenditore, Adriano Teso, ha un’esperienza bi-decennale con il grande mercato emergente asiatico. E infine, Leonardo Facco ed Enzo Reale, entrambi giornalisti, pur essendo entrambi liberali, forniscono due punti di vista morali differenti su come si debba affrontare il pianeta Cina.

Alla provocatoria domanda del titolo, “Quanto vale un Laogai”, nessuno può avere la risposta pronta.

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TITOLO: Quanto vale un Laogai? Noi occidentali e il mistero della Cina; AUTORE: Stefano Magni; EDITORE: Bibliotheca Albatros; PAGINE: 120; PREZZO: 10 euro

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