In Anti & Politica, Economia

DI CLAUDIO ROMITI

Come è noto, De Gasperi disse più volte che un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni. Ma il sempre più logoro Berlusconi quando la spara veramente grossa,  sostenendo che lo spread è una truffa, a chi pensa? Forse al suo consigliere economico Brunetta, che sta blaterando in giro di fantomatici complotti germanici orditi  contro l’Italia? O, più semplicemente, si sta immedesimando in una sorta di Paracelso della politica, tentando trasformare in oro il piombo di una popolarità precipitata ai minimi storici? Ma di una cosa possiamo essere certi: dopo aver venduto illusioni per un ventennio, sarà molto difficile convincere il popolo dei delusi a tornare sui propri passi tirando fuori dal cilindro un dinosauro di teorie  totalmente strampalate.

Nella fattispecie, si vorrebbe far credere allo stesso popolo che sarebbe in atto una sorta di complotto per tenere artificialmente alto il differenziale tra i tassi d’interesse sui titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, attualmente risalito a circa 340 punti. Se così stessero le cose, ciò vorrebbe dire che il nostro scalcinato sistema, affetto da un eccesso di spesa pubblica e di tasse e avviato verso il sottosviluppo economico, è sostanzialmente paragonabile al colosso tedesco. Una nazione, tra le altre cose, con un debito molto più basso e che, anche grazie ad una decisa politica di tagli alla spesa, ha guadagnato venti punti di produttività in dieci anni rispetto al Paese di Pulcinella. Ergo, sempre secondo la farneticante teoria dello spread truffaldino, nonostante queste ed altre vistose differenze, noi saremmo da considerare buoni pagatori allo stesso livello della Germania e degli altri partner, per così dire, virtuosi.

Secondo il nuovo Berlusconi a trazione brunettiana gli investitori di mezzo mondo, al netto di ogni cospirazione finanziaria, non dovrebbero sottilizzare nel concedere prestiti tra il rigore della Merkel e la continua e vergognosa sperperopoli che connota il nostro sempre più disunito Paese a tutti i livelli. Un Paese che ogni giorno che passa fa capire al mondo di che pasta è fatto,  nel quale un esercito di pubblici dipendenti vengono rinviati a giudizio per truffa, come è successo recentemente a Castellammare di Stabia. Si è infatti scoperto che 19 spazzini si erano assentati per ben 23.000 ore per la pausa caffè, provocando un danno erariale stimato in oltre un milione di euro. Ma non basta, sembra che siano state ordinate una massa imponente di 12.000 ramazze, a fronte di un organico di 43 dipendenti. Ramazze misteriosamente poi svanite nel nulla.

Ebbene, egregio Cavaliere, di fronte a spettacoli così desolanti forse si dovrebbe convenire che lo spread è ancora troppo basso. Poichè, se si  dovesse scoperchiare fino in fondo il pentolone in cui cuoce da sempre il nostro pubblico marciume, dubito che i tassi resterebbe agli attuali livelli. Illusionisti a prescindere.

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Showing 4 comments
  • paolo adech
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    il debito pubblico è una frode finanziaria a danno delle nazioni. Lo spread ricorda “l’uomo nero”; se ci credi allora esiste. Pare che il differenziale sia più sensibile alle puttane di berlusconi che al mercato fortemente in bolla.
    L’europa senza banche private è un sogno irrealizzabile; l’europa con le banche private un nuovo medioevo da non augurare neanche al sig. Romiti

  • Claudio Romiti
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    Aboliamo per decreto legge il debito pubblico allora, e contestualmente nazionalizziamo le banche (sebbene in gran parte esse sono controllate dalla politica attraverso le fondazioni). Solo che dopo aver truffato gli investitori di mezzo mondo, rassegnamoci a tornare -questo si che trattasi di medioevo- al baratto ed alla raccolta della cicoria selvatica nei campi, poichè nel frattempo il capitalismo si sarà abolito da solo. Prendo atto che l’economia è una cosa talmente semplice nei suoi principi fondamentali che risulta quasi incomprensibile per chi immagina complotti finanziari ad ogni angolo.

    • Antonino Trunfio
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      caro Romiti,
      sul verbo “speculare” e sull’azione conseguente “speculazione” la neo lingua di politici, parassiti, boiardi e farabutti di tutte le corti di italia e d’europa, ci hanno costruito intere fortune.
      Il popolo ha sempre bisogno di vedersi indicato un nemico vecchio o nuovo, non importa. E quale migliore immaginifica figura si poteva trovare per centinaiai di milioni di imbecilli e cerebrolesi, da affiancare al famigerato e ormai legendario Evasore Fiscale ? Ma ovviamente, LUI !!! : lo speculatore finanziario e la speculazione finanziaria.

  • Riccardo
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    Non si tratta di immaginare complotti finanziari ad ogni angolo. Si tratta di prendere atto che le guerre, almeno certe guerre, non si fanno più con gli eserciti schierati in battaglia, ma con le speculazioni finanziarie. Che la Germania sia una Nazione economicamente più potente dell’Italia è un dato di fatto. Che i tedeschi siano mediamente più seri degli italiani è un altro dato di fatto. Che la ricchezza media delle famiglie italiane ed il loro tasso di risparmio pro capite sia superiore a quello tedesco, pure. Anche l’Inghilterra sta meglio dell’Italia, ma ciò non ostante, facendo la somma dell’indebitamento delle famiglie d’oltre manica e di quello dello stato, risulta la Nazione più indebitata del mondo. Eppure, nessuno pretende dagli inglesi quello che l’Europa (la Germania) sta pretendendo da noi. Come mai? Dipenderà soltanto dalla nostra pochezza politica e dalla nostra attitudine alla truffaldineria? O forse dipende anche da qualche altro fattore che ci sfugge o che forse non ci sfugge, ma non abbiamo il coraggio di ammettere che esista. Di fatto tutte le Nazioni del mondo sono indebitate. Ora l’indebitamento prevede l’esistenza di due soggetti economici: l’indebitato ed il creditore. Dal momento che dal punto di vista economico il pianeta terra è un sistema chiuso, o concludiamo che i soldi ce li hanno prestati gli ET oppure c’è qualcuno che ci marcia. Che poi i Berlusconi di turno usino certi argomenti in maniera becera per tentare di battere gli avversari alle elezioni, non cambia l’essenza delle cose.

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