In Economia, Esteri

DI MATTEO CORSINI

“Gli americani non possono pagare le spese di un piccolo gruppo di repubblicani che minaccia l’economia con l’arma del tetto del debito”. (T. Geithner)

Da mesi negli Stati Uniti si discute su come evitare il fiscal cliff, ossia quell’insieme di aumenti di imposte e riduzioni di spesa pubblica che entrerebbero in vigore automaticamente dal 1° gennaio 2013 per un importo complessivo di circa 600 miliardi di dollari. A parole sia i democratici, sia i repubblicani, sostengono di voler evitare il fiscal cliff, ma finora non hanno trovato un accordo. Sarebbe peraltro opportuno ricordare, un po’ più spesso di quanto avviene, che si è arrivati a questo punto a forza di rinviare la soluzione del problema, facendo nel frattempo correre il deficit a ritmi di un trilione di dollari all’anno. Ma tant’è: fino a novembre si aspettava l’esito delle elezioni presidenziali, per cui non si è fatto nulla. Da allora è iniziato un patetico tira e molla tra i due partiti, il cui esito più probabile potrebbe essere un ennesimo rinvio di qualche mese, lasciando che, nel frattempo, il deficit continui a correre indisturbato, perché così il Pil (nell’immediato) non scende.

Una delle questioni collaterali, e argomento del contendere, è l’ormai periodico (a tappe sempre più ravvicinate) innalzamento al tetto del debito pubblico, ossia una soglia posta dal parlamento che limita il potere del Tesoro di indebitarsi. Di per sé si tratterebbe di un principio ineccepibile, se non fosse che, di fatto, non rappresenta assolutamente un freno alla spesa pubblica e al ricorso al debito. Semplicemente, quando si arriva in prossimità della soglia, la maggioranza al governo chiede un innalzamento, ritenuto indispensabile per non dover bloccare l’erogazione dei servizi pubblici e il pagamento degli stipendi ai burocrati. L’opposizione, dal canto suo, finge di fare la voce grossa, salvo poi, magari in extremis, concedere l’innalzamento. Questo avviene a prescindere da quale dei due partiti governa o sta all’opposizione.

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Tim Geithner, attuale segretario al Tesoro, non fa eccezione: non a caso, tira fuori la minaccia all’economia nel caso in cui non venisse innalzato il tetto al debito. Come se aumentare praticamente senza sosta il debito fosse salutare (in molti lo pensano, ma non spiegano mai come si potrebbe evitare l’implosione del sistema monetario se davvero non vi fosse alcun limite, cioè se il debito pubblico diventasse irredimibile e infruttifero, come la moneta fiat).

Così stando le cose, il mantenimento formale di un tetto al debito mi sembra comunque una colossale ipocrisia, e la sua inefficacia come deterrente all’eccessivo indebitamento dovrebbe essere ormai evidente a tutti. Con buona pace di chi ancora guarda agli Stati Uniti come alla patria del libero mercato.

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