In Economia

DI DETLEV SCHLICHTER*

Non si può sfuggire all’onnipresente senso di crisi di questi giorni. L’apocalisse imminente non solo si auto-annuncia negli eventi reali; la proliferazione di schemi ancora più folli, deputati a “risolvere i nostri problemi” ne è un altro segnale lampante. Forse non dovrebbe sorprenderci se, in un momento storico in cui le più potenti banche centrali del mondo hanno mantenuto i tassi d’interesse a zero per anni e continuano a stampare quantità di moneta che vanno semplicemente oltre l’immaginazione umana (trilioni? quadrilioni?), sperando coraggiosamente che questa volta finirà diversamente, le persone hanno la sensazione che la scienza economica non si basi su certezze assolute, che sia semplicemente un esercizio senza limiti di creatività.

Nel suo eccellente discorso alla Federal Reserve di New York, Jim Grant ci ha ricordato che, quando il Financial Times spiegò per la prima volta ai propri lettori cosa fosse il Quantitative Easing (2009), uno dei lettori scrisse in una lettera al direttore: “Ora riesco  a capire cosa significhi il termine ‘ Quantitative Easing’, ma… mi rendo conto che non riesco più a capire il significato della parola ‘moneta’”. – Questo signore non è il solo. Le basi dell’economia monetaria sono state gettate fuori dalla finestra e un allegro ‘va tutto bene’ di proposte politiche è sceso su di noi. D’altra parte uomini e donne sani di mente, sebbene anni di tassi d’interessi nulli non abbiano affatto risolto i nostri problemi, sposano la tesi per cui tutto cambierà una volta “negativizzati” i tassi d’interessi. Dovremmo tutti ottenere degli assegni dalla banca centrale con denaro gratis da spendere e i debiti pubblici dovrebbero estinguersi. Uomini adulti che sognano denaro lanciato dagli elicotteri e soldi stipati in bottiglie sepolte nel terreno. “Quando gli dei vogliono distruggere qualcuno, lo fanno prima impazzire”.

Proprio quando pensi che non ci possa essere niente di più folle, ecco che arriva una proposta di politica economica e monetaria allucinante. Ambrose Evans-Pritchard, un uomo facilmente eccitabile, nonché infaticabile attivista dell’esplorazione dell’ignoto nel campo del denaro, non poteva credere ai suoi occhi: “Dopotutto, esiste una bacchetta magica allora” ha scritto nel Daily Telegraph, “si potrebbe eliminare il debito pubblico netto degli Stati Uniti tutto d’un colpo e, di conseguenza, fare lo stesso per la Gran Bretagna, la Germania, l’Italia e il Giappone”. Andiamo sempre meglio. Non siamo più costretti a dibattere ardue strategie per strisciare lentamente verso una crescita sostenibile, no, ora possiamo semplicemente cancellare d’un colpo tutti i nostri debiti.

Harry Potter incontra Irving Fisher

La proposta di cui si parla è il Working Paper 12/202 del Fondo Monetario Internazionale , a firma Jaromir Benes e Michael Kumhof (un link alla versione in PDF è disponibile qui). E’ intitolato “The Chicago Plan Revisited” e si presenta come una rielaborazione delle idee di Irving Fisher e Henry Simons dell’Università di Chicago degli anni 1930 e 1940, e una applicazione di queste alla crisi attuale. Esso suggerisce quanto segue:

La creazione di ‘moneta privata’ è la radice di tutti i mali economici. La gran parte della moneta oggi è creata da banche ‘private’ attraverso il sistema bancario a riserva frazionaria. Questo significa che essa è collegata all’emissione di prestiti e all’accumulazione di debito. Una percentuale di riserva al 100% [ovvero, l’obbligo per le banche di alzare il coefficiente di cassa o coefficiente di riserva al 100%, mentre è oggi fissato al 1 o 2% ndt] va stabilito per legge, mentre lo stato immediatamente reprimerà ogni tentativo del settore privato di creare strumenti finanziari liquidi – assimilabili alla moneta – che potrebbero essere accettati da pubblico in sostituzione del contante. La creazione di moneta viene posta sotto il pieno controllo dello stato. Il nuovo sistema va implementato in un sol colpo: le banche vengono costrette a farsi prestare le somme necessarie dal governo (cioè dal Tesoro) per raggiungere istantaneamente il rapporto di riserve del 100%. Il governo crea queste riserve – come è solito fare in un sistema di moneta a corso forzoso – dal nulla. Negli Stati Uniti questo piano corrisponderebbe ad un livello di riserve pari al 184% del PIL, secondo Benes/Kumhof, che significa 27,6 bilioni di dollari [27 600 Miliardi ndt] o, in altri termini, 15 volte il totale del primo e del secondo QE. Con il nuovo requisito di riserva del 100%, questa nuova moneta non circolerà e non permetterà ulteriore creazione di credito bancario, il che – si aspettano gli autori – rende questo intervento non inflazionistico (una percentuale di queste nuove riserve verranno inoltre cancellate nel passo successivo). Le nuove riserve permetteranno al governo e alla banca centrale di trasferire definitivamente la proprietà degli assets bancari a sè stessi.

Cosa importante, queste nuove riserve sono emesse in modo diverso da quelle allocate dalle banche al giorno d’oggi, ad esempio attraverso i ‘quantitative easing’; differiscono anche dai suggerimenti di Irving Fisher nel 1935 (in “100% Money”), o da quelli di Milton Friedman nel 1960 (“A program for Monetary Stability”). Queste procedure maggiormente ‘convenzionali’ non permettono alcuna eliminazione su larga scala del debito. Le banche centrali acquisiscono gli attivi delle banche scambiandoli per moneta, da destinarsi a riserva, di nuova creazione, che esse rilasciano dietro la creazione di un credito nei loro confronti (una passività, per le banche) e, secondo i principi contabili tipici, ogni sottoscrizione di nuovi attivi (debito ‘condonato’) causerebbe la contemporanea estinzione delle riserve bancarie. La sottoscrizione del debito riduce il bilancio della banca centrale attraverso la riduzione delle sue passività, che sono le riserve del sistema bancario.

Benes e Kunhof aggirano questo problema: le nuove riserve non sarebbero una passività della banca centrale ma attività definibili come Crediti del Tesoro o ‘Commonwealth Equity’. Attraverso questo espediente contabile, lo stato può emettere nuovi beni patrimoniali, semplicemente attraverso un atto amministrativo. Così, il nuovo denaro fa ingrandire il bilancio SIA della banca centrale SIA delle banche ‘private’ in un primo passaggio, sarebbe a dire: la nuova moneta di riserva è allo stesso tempo una attività E una passività per entrambe. Questo nuovo approccio permette successivamente la riduzione del bilancio e la remissione del debito senza l’eliminazione delle nuove riserve che ora portano al 100% i depositi bancari (Osservate il modello di bilancio presentato alle pagine 64 e 66 del paper di Benes/Kumhof e confrontatelo con quello di Irving Fisher, a pagina 57 di “100% Money”, che è molto più “normale”).

Alla fine di questo processo, non solo un debito è scomparso, ma la separazione tra il credito e il concetto di moneta è ormai totale e quindi abbiamo il controllo statale sull’economia monetaria. Questo è perfettamente chiaro a Benes e Kunhof ed è l’obiettivo finale del loro esercizio. Perchè? Qui essi non ragionano da economisti (diversamente da Fisher e Friedman o, se per questo, da qualunque altro economista monetario) ma citano gli antropologi e alcuni storici monetari per i quali:

1) la moneta si è originata non spontaneamente dallo scambio diretto ma è una creazione dello stato, anzi, una giovane precorritrice di esso, come i preti e i cerimonieri religiosi; questo riveste una certa importanza, poiché l’origine della moneta determina la “natura della moneta” (cit. Benes e Kumhof, pag.12) e di conseguenza determina chi dovrebbe controllare la sua emissione;

2) migliaia di anni di storia monetaria confermano che ci si può fidare ciecamente del privilegio monetario concesso allo stato (se ricordate diversamente la storia, secondo Benes e Kumhof, dovete ricredervi. Il lavoro si basa sugli studi di un gruppo di antropologi dissenzienti e accademici/professionisti vari che hanno semplicemente riscritto la storia monetaria. Non c’è bisogno di dire che niente di tutto questo è mai stato citato da Irving Fisher o Milton Friedman e, per quanto ne so, nemmeno da Henry Simons).

Infine, l’articolo presenta un elaborato modello econometrico che mostra come tutto questo, in pratica, funzionerà.

In questa pubblicazione farò quattro cose: analizzerò l’articolo nel contesto delle teorie monetarie ‘Austriache’ e Monetariste, mostrando che non solo esso è al di fuori di queste tradizioni intellettuali ma che il suo argomento principale non si può nemmeno definire di natura economica; mostrerò la falsità del problema principale che Benes e Kumhof affermano avere individuato e la loro incomprensione delle dinamiche monetarie nella società; osserverò poi le peculiarità storiche dell’articolo e la non – economica giustificazione del completo controllo statale sulla moneta, palesando l’irrilevanza di questa argomentazione; infine, dimostrerò le inedite forme di interventismo statale su cui poggia la proposta in discussione, tra cui la creazione per decreto di nuovi beni patrimoniali – le cosiddette Commonwealth Equity – che permetterebbero all’autorità politica estinguere qualsiasi debito netto.

Cosa questo studio non è: non è Austriaco nè Monetarista.

Benes e Kumhof, all’inizio della loro dissertazione, affermano che il sistema bancario a riserva frazionaria incrementa il rischio di una corsa agli sportelli e causa i cicli di espansione – depressione laddove un sistema di riserva bancaria al 100% assicurerebbe una maggiore stabilità. Queste osservazioni sono, in linea di principio, corrette. Ma qui, tristemente, essi si fermano. Benes e Kumhof non argomentano a partire da queste intuizioni. In effetti, per le loro successive argomentazioni queste intuizioni sono completamente irrilevanti. Il loro articolo non si preoccupa di investigare l’intera gamma di effetti dell’espansione creditizia bancaria, chiedendosi, per esempio, se l’espansione di base monetaria attuata da una banca centrale sotto un sistema di riserva al 100% possa o no avere simili o addirittura gli stessi effetti negativi che l’espansione dei depositi ha in un sistema a riserva frazionaria.

La scuola Austriaca ha fornito l’analisi più completa degli effetti dell’espansione creditizia bancaria e ha mostrato in modo esauriente perché un sistema monetario più anelastico (o più ‘rigido’) offre una migliore stabilità. Espandere l’offerta di moneta ha sempre effetti negativi dato che il flusso di nuova moneta va a distorcere i tassi d’interesse e i tassi di interesse sono di cruciale importanza nel coordinare l’attività di investimento con il risparmio volontario. La domanda che si pongono gli Austriaci non è “CHI deve controllare la creazione di moneta” ma “qualcuno dovrebbe controllare la creazione di moneta? O addirittura crearla in modo continuativo?”. Una volta che un bene economico con una offerta ragionevolmente inelastica al prezzo,  come l’oro, è ampiamente accettato come moneta, qualsiasi quantità di questo bene monetario – entro limiti ragionevoli – è sufficiente, e anzi ottimale, per soddisfare qualunque domanda di moneta. La domanda di moneta è la domanda di potere d’acquisto in forma di moneta, e può sempre incontrarsi [o trovare un equilibrio ndt] permettendo al mercato di aggiustare i prezzi dei beni monetari in termini di beni non monetari. Non è necessaria nessuna creazione di moneta e qualsiasi creazione continua di moneta è, a conti fatti, negativa.

Gli Austriaci tendono a essere critici nei confronti del sistema bancario a riserva frazionaria ma sono ugualmente critici – se possibile, anche più critici – nei confronti dei sistemi basati su moneta a corso forzoso e banche centrali. Il problema che essi studiano si verificherebbe – ed è anche più verosimile che si verifichi – se il sistema a riserva frazionaria venisse sostituito da una gigantesca banca centrale a controllo statale.

Ma Benes e Kumhof non hanno chiamato il loro articolo “La rivisitazione del progetto Austriaco” ma “La rivisitazione del progetto della Scuola di Chicago”. L’approccio e gli obiettivi della Scuola di Chicago erano diversi. Ma vale comunque la pena menzionarli: nel suo libro del 1935, “100% Money”, Irving Fisher suggerì la combinazione del suo progetto con il Gold Standard, qualcosa che è incompatibile con la proposta Benes/Kumhof e, d’altro canto, essi non mostrano nessun interesse a proposito. Qui Fisher, a pagina 16:

Inoltre, un ritorno alla tipologia di Gold Standard che avevamo prima del 1933 (prima che il Gold Standard americano venisse, nei fatti, abbandonato a causa della confisca e delle decisioni politiche di Roosevelt) potrebbe, se lo volessimo, essere un obiettivo più facile da raggiungere in un sistema di riserva al 100% piuttosto che nel sistema attuale; in effetti, in un sistema di riserva al 100%, avremmo un’opportunità migliore che il vecchio gold standard, se restaurato, operi come era previsto operasse”.

Questo sarebbe davvero il Gold Standard al 100% che molti ‘Austriaci’ propongono e un sistema incomparabilmente più stabile di quello che abbiamo oggi. Comunque, restaurare il Gold Standard non era certamente l’obiettivo primario di Fisher. Egli voleva mantenere un sistema di moneta a corso forzoso e consolidare il controllo delle banche centrali sul sistema bancario, eliminando ogni eventuale discrezionalità delle banche ‘private’. Fisher è stato un grande fautore dell’indice dei prezzi al consumo. Credeva che il potere d’acquisto della moneta potesse essere misurato accuratamente attraverso le statistiche – una fallacia che è ampiamente diffusa oggi e ancora causa confusione e danni – e fu uno dei primi difensori dell’inflation – targeting [cioè conferire ad una Banca Centrale, come principale mandato, quello di mantenere l’inflazione attorno ad una soglia stabilita, come è oggi per la BCE] (Per una risposta di Scuola Austriaca alla proposta originale di Fisher si veda Ludwig Von Mises, L’azione Umana, 1949, Capitolo XVII, 12. The Limitation on the Issuance of Fiduciary Media).

Venticinque anni dopo, anche il discepolo di Fisher, Milton Friedman, Scuola di Chicago,  propose una versione del progetto 100%, stavolta con meno riferimenti al ciclo espansione – depressione o ad un potenziale Gold Standard. Friedman era un difensore delle banche centrali perché credeva che la stabilità economica e monetaria potessero essere raggiunte garantendo una persistente e moderata espansione dell’offerta di moneta, concetto alla base del Monetarismo Friedmaniano. In un sistema di banca centrale al 100% di riserva – sosteneva – si può essere sicuri che questo avverrà.

E’ importante sottolineare che entrambi, Fisher e Friedman, avevano una visione asimmetrica dell’espansione monetaria. La continua espansione dell’offerta di moneta – e quindi persistenti iniezioni di nuova moneta nell’economia – non erano considerate pericolose (anzi, il contrario), finché il flusso di moneta fosse rimasto moderato ma qualsiasi contrazione dell’offerta di moneta (riduzione dei bilanci delle banche e distruzione di moneta) era vista come problema grave da evitare a tutti i costi. Il loro progetto di un sistema bancario a riserva piena era perlopiù motivato dal desiderio di evitare la distruzione di depositi bancari precedentemente creati.

Naturalmente, gli ‘Austriaci’ la vedono in modo molto diverso. L’espansione di moneta – persino se moderata e controllata – deve necessariamente causare problemi (mala allocazione di capitali), e quando questi problemi vengono a galla non possono essere risolti con ulteriori iniezioni monetarie, almeno non per sempre (sebbene secondo la proposta di Friedman questo sia da tentare con una politica monetaria di alleggerimento [espansiva ndt] in tempi di crisi).

Dovrebbe ora essere chiaro perché la scuola Austriaca, non quella di Chicago, sta godendo di una rinascita nella crisi attuale. Fisher e Friedman non hanno ottenuto il loro sistema a riserva del 100% con un completo controllo delle banche centrali sull’offerta di moneta ma, indipendentemente da quanto potere le banche centrali hanno avuto nelle ultime decadi – e questo potere è stato formidabile – il sistema bancario è stato usato secondo criteri fortemente influenzati dalla Scuola di Chicago. Fisher e Friedman hanno dato forma alla moderna ortodossia in fatto di comportamento delle banche centrali: fino a quando l’inflazione rimarrà moderata le banche centrali crederanno non vi sia nessun problema monetario, in accordo con Fisher. Anche guardando ai periodi a noi più vicini, quelli della spettacolare crisi finanziaria, l’inflazione è rimasta moderata nella maggior parte delle nazioni più importanti, almeno nei comuni (e pericolosamente stretti) obiettivi di inflazione misurati dagli indici dei prezzi al consumo. Mentre, negli ultimi due decenni, ogni crisi che, lasciata agire, avrebbe potuto portare a un alleggerimento dei bilanci delle banche e ad una contrazione del credito è stata aggressivamente combattuta con bassi tassi d’interesse e iniezioni di base monetaria da parte delle banche centrali, in accordo con le prescrizioni di Friedman. In effetti, la Fed di Bernanke si è spesso riferita alle descrizioni di politica monetaria di Friedman come ad un modello per le proprie azioni. Tuttavia, niente di tutto questo ha impedito che squilibri finanziari ancora più grandi si costruissero e tali politiche hanno persino aiutato a creare questi squilibri, proprio come suggerito dalla teoria Austriaca.

Ma sto divagando. Niente di tutto ciò impressiona Benes e Kumhof. In effetti Benes e Kumhof sembrano decisamente disinteressati alla teoria monetaria, alla teoria dei cicli economici o alla scuola Austriaca. Non c’è menzione di Mises o Hayek e solo Carl Menger viene citato – in una nota a piè di pagina (di disapprovazione).

Invece, lo studio crea un problema completamente nuovo (e io credo superfluo) basato sulla seguente premessa: nel nostro sistema il denaro è presumibilmente fornito ‘privatamente’, ovvero da banche ‘private’ e la ‘moneta emessa dallo Stato’ gioca un ruolo minoritario. Da questa affermazione piuttosto confusa, l’articolo deriva la propria argomentazione principale, secondo cui la ‘moneta emessa dallo Stato’ assicura stabilità, mentre la ‘moneta emessa dai privati’ porta instabilità. Questa affermazione non è supportata dalla teoria economica e certamente da niente che riguardi la Scuola Austriaca o, se è per questo, dal Monetarismo di Friedman o dal progetto originale di Fisher. La teoria monetaria non distingue tra ‘moneta emessa dallo Stato’ e ‘moneta prodotta dai privati’, è una definizione senza senso per qualsiasi teorico monetario. Un tentativo di dar credito a questa distinzione e alla sua presunta importanza è compiuto in un capitolo successivo dell’articolo di Benes/Kumhof ma, significativamente, questo tentativo non è basato su una teoria monetaria ma su una ambiziosa, per non dire bizzarra, riscrittura di documenti storici.

Benes e Kumhof creano un problema artificiale 

Per qualsiasi analisi dell’attuale sistema finanziario una distinzione tra moneta emessa dallo Stato e moneta privatamente creata è del tutto artificiale e comunque di nessun aiuto, poiché nel nostro sistema monetario la moneta è creata attraverso un processo in cui le banche private sono intimamente connesse con la banca centrale statale. Ogni distinzione tra ‘privato’ e ‘statale’ è quindi arbitraria e senza significato per una analisi delle conseguenze economiche di un tale sistema. Si, la maggior parte della moneta in circolazione oggi è formata da depositi bancari e si appoggia sui bilanci di banche ‘private’ di nome, ma le riserve sono formate da moneta statale a corso forzoso, che può essere creata solo dalla banca centrale statale, presso la quale le banche private sono obbligate ad avere un conto per poter ottenere la licenza ad effettuare attività bancaria. Le banche a riserva frazionaria dipendono essenzialmente da banche centrali sponsorizzate e controllate dallo stato che hanno una funzione di prestatori di ultima istanza e che possono – in un sistema di moneta fiduciaria – creare riserve bancarie a piacimento, senza alcun costo, senza limiti e sono, di norma, disposte a farlo al fine di sostenere le banche. Senza questa fondamentale protezione il sistema bancario a riserva frazionaria, nella misura in cui è stato praticato negli ultimi anni e decenni, sarebbe inconcepibile. Nella loro descrizione del sistema attuale, Benes e Kumhof non tengono conto di nulla di tutto ciò. A dirla tutta, sembra proprio che non lo capiscano.

Ecco due dichiarazioni  estrapolate dall’articolo del FMI che possono apparire a prima vista ragionevoli ma che, ad una ispezione più attenta, rivelano i terribili fraintendimenti del sistema attuale da parte di Benes e Kumhof:

In un sistema finanziario con una piccola o nulla riserva riguardante i depositi, e in cui il contante fornito dal governo ha un ruolo minoritario rispetto ai depositi bancari, la creazione di ampi aggregati monetari dipende quasi interamente dalla volontà delle banche di fornire depositi.

Ma cosa determina la volontà delle banche di fornire depositi? Il sistema a riserva frazionaria (nella fornitura di depositi) è redditizio, ma anche rischioso per le banche visto che i depositanti possono richiedere il rimborso in contanti o tramite trasferimenti ad altre banche e le banche non possono creare il contante o la moneta di riserva richiesto per effettuare i trasferimenti. Queste forme di denaro [la loro creazione ndt] rimangono prerogative delle banche centrali. Vi è la certezza, o l’alta probabilità, sotto l’attuale quadro istituzionale che la banca centrale supporterà le banche e continuerà a fornire qualsiasi ammontare di contante e riserva sia necessario, la qual cosa permette alle banche di fornire – in modo molto redditizio, naturalmente – un vasto ammontare di denaro in forma di depositi sulla base di poche riserve monetarie. Qualora i depositanti domandino pagamenti in contanti, si può ragionevolmente aspettare che la banca centrale starà dalla parte delle banche e fornirà il contante necessario.

Nei decenni recenti, il sistema bancario mondiale si è trovato in numerose occasioni in una posizione in cui sentiva di aver preso troppi rischi finanziari e una riduzione della leva finanziaria e una contrazione dei bilanci delle banche era consigliabile. Io direi che questo è avvenuto nel 1987, 1992/3 , 1998, 2001/2 e certamente nel 2007/8. Eppure, in ciascuna di queste occasioni, le ricadute più ampie di una qualsiasi strategia di alleggerimento del rischio sono state ritenute indesiderate e persino inaccettabili, per ragioni politiche e le banche centrali hanno offerto ampie riserve bancarie nuove ad un costo molto basso per scoraggiare la contrazione di moneta e incoraggiare un’ulteriore espansione monetaria, cioè addizionali riserve bancarie frazionarie. C’è da meravigliarsi della produzione continua di grandi quantità di depositi bancari – con profitto, naturalmente? Il risultato si può davvero imputare all’iniziativa ‘privata’?

Il sistema bancario a riserva frazionaria, nella scala in cui oggi è praticato, richiede due cose:

1) una banca centrale sponsorizzata dallo stato con il monopolio nella provvigione delle riserve bancarie e avente la funzione di prestatore di ultima istanza per il settore bancario stesso;

2) la banca centrale deve avere completo controllo sulle riserve bancarie ed essere capace di crearle a nessun costo e senza limiti.

In breve, la precondizione per un sistema bancario a riserva frazionaria su larga scala è un sistema di moneta fiduciaria senza vincoli. Al contrario, la capacità della banca centrale di creare riserve sarebbe fondamentalmente limitata sotto un Gold Standard.

Il Gold Standard è stato abolito e sostituito da un sistema di moneta statale a corso forzoso senza vincoli attraverso una decisione politica. Gli stati nazionali hanno istituito banche centrali monopolistiche con funzione di prestatrici di ultima istanza per il sistema bancario. Ogni stato ha quindi creato l’infrastruttura che permette alle banche di fornire grandi quantità di depositi e, nel corso dei decenni, ha ripetutamente sovvenzionato tale attività socializzandone i rischi.

La seconda affermazione di Benes e Kumhof:

Il controllo della crescita del credito diventerebbe molto più semplice, poiché le banche non sarebbero più capaci, come avviene oggi, di generare i propri stessi fondi, i depositi, nell’atto del prestito, un privilegio straordinario che non si incontra in nessun altro tipo di attività economica (pag.5).

Ma in cosa consiste esattamente tale privilegio? In una società libera tu sei, naturalmente, libero di emettere dei mezzi fiduciari – ad esempio basta emettere assegni intestati a sé stessi e farli circolare come surrogati del denaro. Probabilmente dovresti convincere il pubblico che tu convertirai questi assegni in denaro vero e proprio su richiesta, allo scopo di persuadere gli individui a usare questi assegni come surrogati della moneta ed anche allora potresti non riuscirci. Ma se il pubblico ti crede e il tuo tentativo riesce, sei diventato effettivamente un produttore di moneta e puoi finanziare i tuoi prestiti personali usando questi assegni.

In effetti è più o meno così che il sistema bancario a riserva frazionaria è nato. Fino a qui, nessun privilegio. Esso diventa un business privilegiato, e, se possibile, al livello in cui lo vediamo oggi, una volta che lo stato supporta. La soluzione ‘Austriaca’ è semplice: togliere il privilegio! Senza moneta fiat, le banche centrali e le assicurazioni sui depositi sponsorizzate dallo stato, vediamo quanta creazione di moneta ‘privata’ c’è davvero!

Nessuna teoria, ma storia revisionata

Che la distinzione tra moneta ‘privatamente prodotta’ e moneta ‘emessa dallo stato’ sia pregna di significato e importante per il paper è dimostrato dallo sforzo argomentativo di Benes e Kumhof nel giustificarla. In questa parte dello studio,i due si staccano completamente da qualsiasi analisi della moneta e persino da qualcosa che possa ancora chiamarsi ‘teoria economica’. Una analisi economica della moneta rivela la moneta come una utile istituzione sociale e quindi inizia con una indagine sulle modalità di uso della stessa in generale, includendo quelli che giorno per giorno la usano (e questo include me e te), per poi provare a spiegare, basandosi su qualche ragionamento, cosa, evidentemente, renda sana una moneta in un contesto generale, incluso l’attuale. Benes e Kumhof non argomentano concettualmente come studiosi di economia, ma come re-interpreti della storia. La storia può dirci cosa rende sana una moneta e come essa emerge. Gli antropologi e gli storici monetari che Benes e Kumhof citano affermano ritengono la moneta meglio controllata dallo stato, poiché nati, praticamente, contemporaneamente. Nuovamente, nessuna spiegazione economica – concettuale, logica o teorica – viene fornita sulle ragioni e sulle evidenze di tutto questo. Presumibilmente, la storia ci dice che lo stato è un creatore responsabile di moneta e il settore privato è irresponsabile. E questo è tutto.

L’interpretazione dei dati storici, fornita a sostegno di tale affermazione, spazia dall’incerto al decisamente bizzarro. Quei casi in cui è stata abbandonata la convertibilità in oro e argento dei depositi attraverso un decreto ufficiale e grandi quantità di moneta fiduciaria sono state create per finanziare guerre, rivoluzioni o altre spese statali (come accadde durante la Rivoluzione Americana, la Guerra Civile Americana o nel 1920 durante la Repubblica di Weimar), vengono reinterpretate, al fine di mostrare la non causalità con l’inflazione derivante: i veri e propri disastri valutari non possono imputarsi allo stato ma sono interamente il risultato dello sviluppo di emissioni ‘private’ di moneta.

I Coloniali, emessi dai singoli stati, sono risultati grandemente vantaggiosi per la nazione… La valuta Coloniale emessa durante la guerra rivoluzionaria è stata cruciale nel permettere al Congresso Continentale di finanziare lo sforzo bellico. Non c’è stata sovra-emissione da parte delle colonie … I Greenbacks emessi da Lincoln, durante la Guerra Civile, furono, di nuovo, uno strumento cruciale per finanziare le spese di guerra (Urrà! Un altro favore alla guerra fatto dalla moneta di carta! nda)… L’unico difetto di questa emissione di denaro governativo fu l’essere deflazionaria piuttosto che inflazionaria (per natura).

Davvero? – I ‘coloniali’ emessi per finanziare la guerra con la Gran Bretagna finirono per valere zero, e anche oggi, nell’inglese parlato in USA, esiste l’espressione “vale meno di un Coloniale”. Il periodo della Guerra Civile, inoltre, fu uno dei periodi di inflazione inusualmente alta, e nel 1879 gli USA decisero di ritornare al Gold Standard; a quel punto un periodo di forte crescita e prosperità crescente si instaurò.

Mentre l’entusiasmo per la moneta di carta – finanziatrice di guerre – da parte di Benes e Kumhof è già un po’ inquietante, ciò che è particolarmente sorprendenti sono le citazioni di “studiosi della storia” (in particolare gli attivisti David Graeber, un antropologo e leader del movimento Occupy Wall Street e Stephen Zarlenga, fondatore e direttore dell’ American Monetary Institute), tentano una, a dir poco completa, riscrittura della storia economica e suggeriscono conclusioni – valide non solo per le citate circostanze storiche ma per TUTTA la storia monetaria – che non solo sfidano la documentazione storica generalmente accettata, ma anche il buon senso. Lo stato, in qualità di monopolista – emittente di denaro senza alcuna restrizione di sorta – diventa un guardiano fidato del bene comune , semplicemente perché è lo stato!

La loro intera argomentazione viene portata all’estremo quando si rivolgono alle recenti catastrofi riguardanti la moneta fiduciaria, per le quali non solo abbiamo ampia documentazione che supporta l’interpretazione opposta ma nelle quali i più illustri teorici monetari hanno vissuto, sperimentandole personalmente e spiegandole succintamente.

Ludwig Von Mises scrisse un libro fondamentale sulla teoria monetaria nel 1912 (Theories des Geldes und der Umlaufmittel), in cui gettò le basi della Teoria Austriaca del Ciclo Economico e in cui predisse (!) l’iperinflazione europea degli anni ’20. Visse durante l’iperinflazione austriaca del 1923 e, in qualità di capo economista della Camera di Commercio di Vienna, era in contatto diretto con gli attori chiavi del governo e della banca centrale. In seguito scrisse le sue memorie.

Benes e Kumhof adesso affermano che tutti questi resoconti sono semplicemente sbagliati. Il principale colpevole non era lo stato, ma il settore privato. Dobbiamo solo chiedere ai funzionari statali (!) e loro possono dirci cosa accadde veramente. A pagina 17:

Il Presidente della Reichsbank dell’epoca, Hjalmar Schacht, mette le cose in chiaro sulle vere cause in [un resoconto a sua firma] del 1967.

Secondo Benes/Kumhof, Schacht addita quale responsabile dell’inflazione, l’aggressiva creazione di moneta del settore privato; ma i suoi resoconti suggeriscono che questo fu possibile solo perché la Reichsbank riscattò generosamente i depositi bancari in Marchi tedeschi, vale a dire: la banca centrale fornì il supporto essenziale per l’espansione monetaria! Ma questo significa che lo stato non ha nulla a che fare con l’intera questione? Benes, Kumhof e la loro fonte, Zarlenga, sembrano non capire il ruolo della banca centrale e l’ingrediente essenziale del supporto statale ad un sistema bancario di riserva frazionaria su larga scala. Inoltre, Schacht è una fonte, come dire, di dubbia affidabilità in questo dibattito. Divenne un supporter di Hitler più tardi, introdusse politiche da New Deal in Germania e aiutò i Nazisti nel riarmo, pianificando l’autarchia tedesca. Non dico che questo discrediti Schacht come osservatore economico, ma sottolineo solo che egli ebbe –  e questo è probabilmente un eufemismo – un considerevole pregiudizio pro-statalista legato al proprio punto di vista economico e difficilmente può considerarsi un osservatore obiettivo del dilemma ‘lo stato è affidabile quando si parla di moneta?’ (per inciso, tutte le ideologie totalitarie sono contrarie al gold standard e a favore di monete cartacee fiduciarie dirette da banche centrali. I socialisti, i Comunisti e i Nazional-Socialisti, i Fascisti – odiarono vedere lo stato ristretto nella propria manovrabilità dal Gold Standard).

L’argomentazione di Benes e Kumhof semplicemente ignora i numerosi resoconti storici che dipingono un quadro profondamente diverso, come il lavoro dello storico inglese Adam Ferguson il cui libro fondamentale “When Money Dies” ha recentemente trovato nuova diffusione. Ignora le testimonianze oculari di uno dei più illustri economisti del 20esimo secolo, Ludwig Von Mises, o il lavoro dello storico monetario svizzero Peter Bernholz.

Non sono uno storico e voglio essere cauto, respingendo le sfide ai resoconti storici non controllati, ma le documentazioni qui presentate mi suonano semplicemente come ridicole, non scientifiche e come propaganda mistica statalista. Come argomentazione scientifica non hanno fondamento.

Ma l’aspetto peggiore di tutto ciò è questo: dov’è la teoria economica, dove sono le analisi concettuali e il ragionamento? Perfino accettando – semplicemente per amore della discussione e ignorando le schiaccianti prove contrarie – lo stato come buon guardiano del privilegio monetario, dove sono le spiegazioni, dove sono gli argomenti teorici e concettuali alla base di questo quadro storico? Possiamo fidarci? Sarà sempre così? Se è nella “natura della moneta” (cit. Benes/Kumhof) l’essere fornita dallo stato, è anche nella “natura dello stato” fornire sempre una moneta sana, o avremo bisogno di specifici accordi istituzionali, quadri di riferimento giuridici o di una sorta di cultura o tradizione della “buona-moneta” affinché sia effetttivamente?

Naturalmente, Benes e Kumhof non forniscono alcuna risposta.

Questa parte dell’articolo è semplicemente non scientifica perché l’argomentazione è essenzialmente mistica. L’intera idea sottostante (una istituzione socialmente utile come la moneta può essere pienamente compresa solo se ne studiamo la “natura”, che non dipende dall’uso che ne fanno gli individui, ma dalle “modalità di nascita” millenni orsono) non ha senso, a meno che non si basi sul misticismo.

La moneta è uno strumento, come lo sono i martelli. Se io vi chiedessi a cosa serve un martello o come distinguere un martello buono da uno pessimo o di che tipo di martello ho bisogno per uno specifico compito, mi direste forse che devo prima capire la “natura” del martello e che, per fare ciò, dovrei chiedere ad un antropologo come il primo martello venne alla luce e come venivano usati i primi martelli e gli strumenti ad esso affini?

Beni Mistici

Ricordate cosa ho detto sopra a proposito della circolazione di assegni – intestati a proprio nome – a mo’ di mezzi fiduciari? Questa è una descrizione abbastanza accurata dell’emissione di moneta cartacea. La moneta cartacea circolante di nuova creazione è contabilizzata come una passività nel bilancio del creatore della moneta fiduciaria e i beni che egli acquisisce attraverso l’emissione e la spesa di questa nuova moneta di carta diventano i corrispondenti attivi. Emettendo moneta fiduciaria il creatore di moneta amplia il proprio bilancio, mentre coloro i quali usano tale moneta non ampliano né accorciano il proprio bilancio ma scambiano posizioni, nel proprio bilancio, nella parte dedicata all’attivo, sostituendo quei beni precedentemente detenuti con nuova moneta.

Questo può essere osservato anche nella creazione della base monetaria (riserve bancarie supplementari) da parte delle banche centrali odierne. Quando la FED crea un nuovo bilione di dollari per realizzare un ‘Quantitative Easing’ e decide di acquistare mutui in forma di titoli, garantiti da ipoteche, dalle banche, vuol dire che la FED sta ampliando il proprio bilancio di 1 bilione di Dollari. Le nuove riserve si trovano sul lato passivo del proprio bilancio, mentre i titoli acquistati vanno nell’attivo. I bilanci delle banche coinvolte non si espandono a seguito dell’operazione della FED. Il loro mix di assets è cambiato. Ora esse hanno più riserve [e meno titoli].

Questo processo può essere esteso finché tutte le attività delle banche vengono spostate alla banca centrale e le banche, divenute “a riserva piena”, cessano di essere banche a riserva frazionaria. Questo è proprio il processo che Irving Fisher aveva in mente quando scrisse “100% Money” nel 1935 (vedi pag. 57) e Milton Friedman quando scrisse “Un programma per la Stabilità Monetaria” nel 1960.

In nessun momento nessuno di questi economisti suggerì, e neppure nessuna banca centrale odierna lo suggerisce, che la creazione di nuova moneta fiat possa aumentare la ricchezza complessiva della società, per cui ora abbiamo più beni nella società civile. è inoltre chiaro che questo processo di ‘remissione del debito’ da parte della banca centrale è difficoltoso: il monopolista può emettere abbastanza moneta di riserva per acquistare tutti gli asset bancari, ma ogni volta che svaluta questi titoli deve anche accorciare il proprio bilancio dal lato delle passività per un pari importo, distruggendo moneta di riserva.

Benes e Kumhof giungono ora ad un approccio completamente nuovo. Lo stato, semplicemente, dichiara la nuova moneta come bene a sé stante. Lo stato crea ricchezza per decreto: i fantomatici Crediti del Tesoro oCommonwealth Equity. La banca centrale iscrive le nuove riserve dal lato delle proprie passività, proprio come in un convenzionale processo di creazione di moneta ma ora non contabilizza, all’opposto, nell’attivo quei titoli che essa acquisisce da chiunque iscriva a bilancio le nuove riserve come attivi (le banche). Gli attivi corrispondenti sono ora ‘Crediti del Tesoro’, che prima non esistevano ma ora vengono alla luce per decreto governativo. A questo punto, il bilancio della banca centrale si amplia senza aver acquisito nessun nuovo bene patrimoniale – i titoli di compensazione sono infatti creati simultaneamente alle riserve di moneta iscritte nel passivo!

Anche i bilanci delle banche private si sono ampliati: le banche iscrivono a bilancio le proprie riserve senza – in questo stadio – trasferire assets all’emittente di moneta. Gli attivi dei loro bilanci si allungano. Gli ampliamenti corrispondenti dei loro bilanci sono registrati, tra le passività, sotto il nome di ‘Crediti del Tesoro’.

E’ questo trucco-da-illusionisti che permette, nello stadio successivo, agli svariati attivi bancari di venire iscritti senza una corrispondente cessione di moneta di riserva. Solo attraverso il trucco contabile (creazione di assets di aria fritta) della banca centrale   (e non attraverso una nuova passività da iscrivere nel bilancio della banca centrale) – e quindi sostenendo la creazione della ricchezza risultante – attraverso un atto amministrativo dal governo, può avvenire la remissione su larga scala del debito, presumibilmente uno dei punti forti della proposta.

Tutto ciò rappresenta interventismo statale nei contratti privati e nei diritti di proprietà su scala gigantesca. Lo stato può avere il potere di riscrivere le regole contabili e, semplicemente, affermare l’esistenza di questa misteriosa ‘ricchezza governativa’. Cose più strane sono state affermate dai governi del 20esimo secolo. Ma quali sono le conseguenze? Come reagirà il pubblico? Quale fiducia avrà nel nuovo sistema al 100% controllato dallo Stato?

Tutto il potere allo Stato!

L’intero progetto è un controsenso all’ennesima potenza. Benes e Kumhof hanno completamente messo sé stessi in imbarazzo. Forse dobbiamo semplicemente guardare dall’altra parte e ignorare questa mal concepita spazzatura, forse la scusa è che due confusi econometristi, adoratori dello stato, siano caduti sotto l’incantesimo dello storicismo New Age di Graeber e Zarlenga, vedendovi una grande possibilità di implementazione del modellismo econometrico. Ma questo viene sponsorizzato dal FMI, una grande organizzazione intergovernativa. Magari, i beneficiari dell’accumulazione di potere statale provano a canalizzare la diffusa voglia di dare la caccia al banchiere, unita all’erronea ma ben diffusa convinzione di trovarsi di fronte ad un fallimento, a loro vantaggio? D’altra parte, persino il sostenitore dell’interventismo Ambrose Evans – Pritchard ha i suoi dubbi:

Probabilmente, tutto questo soffocherebbe la libertà e metterebbe al comando uno stato Leviatano. Potrebbe, nel lungo periodo, essere persino più fastidioso del dominio dei banchieri”.

Ambrose, per una volta, concordo.

Nel frattempo, la svalutazione della moneta di carta continua.

Articolo di Detlev Schlichter su detlevschlichter.com

 

*Link all’originale: http://vonmises.it/2012/12/21/tutto-il-potere-allo-stato-pazzia-monetaria-al-fmi/

Traduzione di Walter Paiano

 

 

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Commenti
  • gastone
    Rispondi

    aria fritta. tentativi di propaganda per preparare il popolo alla scomparsa del denaro
    per la creazione di un “direttorio economico” che dallo stato mutuerà quell’aura di giustificazione mistica all’esercizio della coercizione.

    tentativi patetici di giustificare con gli strumenti della logica l’imposizione di un sitema di controllo al posto di uno strumento rappresentante il risultato irriflesso di un monumentale procedimento organico, il denaro appunto , e per di pù nella sua forma più esplicita , oro, corredato perfettamente dei suoi tre requisiti fondamentali che ormai sfuggono ai “cortigiani” statali

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