In Anti & Politica, Economia

DI MATTEO CORSINI

“Da ogni punto di vista furono una cattiva vigilanza e analisi economiche fallimentari da parte dei policymakers negli Stati Uniti e in Europa a generare gli eccessi della bolla creditizia. E se qualcuno volesse rendersene conto gli basterebbe trascorrere un pomeriggio leggendo i verbali del FOMC dal 2007 in poi. I regolatori americani non avevano idea di cosa stesse per succedere.” (D. Zervos, 23 gennaio 2013)

“Le banche centrali stanno cercando di rinvigorire gli spiriti animali ai livelli pre-crisi. Vogliono costringere chi ha liquidità a uscire allo scoperto. Vogliono che il ribilanciamento del portafoglio canalizzi i capitali verso l’esplorazione di shale gas, il progetto del genoma umano… Le banche centrali credono nelle vere forze del mercato che guidano il ciclo economico, e credono anche che i mercati abbiano sempre reazioni eccessive, sia nell’ottimismo, sia nel pessimismo. Queste entità cercano di fare da contraltare alle instabilità del capitalismo globale. Stanno cercando di fornire un aiuto psicologico a un paziente intrinsecamente instabile.” (D. Zervos, 25 gennaio 2013)

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Prima di entrare nel settore privato, David Zervos ha lavorato alla Fed.

Probabilmente è per questo che quando si occupa della banca centrale statunitense non riesce a essere particolarmente critico. E, se gli capita, poi si corregge in tempi brevissimi. Ad esempio, il 23 gennaio ha sostenuto che gli eccessi della bolla creditizia siano responsabilità di una “cattiva vigilanza e analisi economiche fallimentari da parte dei policymakers”. Due giorni ha avuto un atteggiamento più che indulgente verso i responsabili della bolla.

Direi che la vigilanza è una diretta conseguenza delle analisi economiche.

In altri termini, se un banchiere centrale è convinto che abbassare artificialmente il tasso di interesse sia un fattore positivo per l’economia, mi sembra logico che assista compiaciuto e per nulla preoccupato all’espansione del credito. Quando, poi, la bolla (o le bolle) generata dall’espansione del credito scoppia, quel banchiere centrale (supportato da larga parte del mondo accademico e politico) ritiene che la soluzione sia abbassare ulteriormente i tassi di interesse ed espandere il bilancio della banca centrale, creando base monetaria in cambio di titoli (del Tesoro).

Questo dovrebbe servire a “rinvigorire gli spiriti animali ai livelli pre-crisi”, in ossequio alla logica keynesiana. In sostanza, però, si tratta di contrastare un necessario aggiustamento di mercato che, peraltro, è conseguenza delle distorsioni all’offerta di denaro introdotte in precedenza.

Tuttavia questo significa che le banche centrali non credono affatto “nelle vere forze del mercato che guidano il ciclo economico”. Al contrario, cercano di indirizzare il mercato dove loro ritengano debba andare. Quanto alle “reazioni eccessive, sia nell’ottimismo, sia nel pessimismo”, si tratta delle logiche conseguenza delle distorsioni monetarie prodotte dalle politiche adottate dalle banche centrali. E’ all’operato di queste ultime che si deve l’amplificazione delle fasi ascendenti e discendenti del ciclo economico. E la cosa preoccupante è che ogni volta la dimensione dello stimolo aumenta, rendendo più probabile una oscillazione superiore rispetto alla volta precedente.

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Non sono quindi le banche centrali a “fare da contraltare alle instabilità del capitalismo globale”. L’instabilità non è un fenomeno endogeno al mercato, come vorrebbero far credere i keynesiani. Al contrario, è la conseguenza di sollecitazioni esogene, la principale delle quali proviene proprio dalla politica monetaria.

Il mercato non è “un paziente intrinsecamente instabile”. L’equivoco di fondo consiste però nel ritenere che l’economia possa crescere in modo lineare come vorrebbero coloro che pensano di poter impostare a tavolino l’azione umana. Il problema è che, nel tentativo di stabilizzare il trend di crescita, si finisce per ottenere l’instabilità.

Altro che “aiuto psicologico”. Molto meglio stare alla larga da psicologi del genere.

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