In Ambientalismo, Anti & Politica

DI MATTEO CORSINI

“Non ritengo che al sistema agroalimentare italiano giovino gli Ogm. I consumatori poi non li percepiscono positivamente.” (M. Catania)

Così si è espresso il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, annunciando che sta ipotizzando di ricorrere alla clausola di salvaguardia, essendo l’Italia in odore di essere soggetta alla ennesima procedura di infrazione, questa volta perché non si è ancora adeguata a una sentenza della Corte di giustizia europea che ha bocciato le norme italiane che vietano le coltivazioni Ogm.

Siamo di fronte a un caso a dir poco allucinante. Il ministro di un governo che ha fatto dell’Europa e dell’europeismo “senza se e senza ma” – quello, per intenderci, il cui presidente del Consiglio è andato dicendo per un anno intero che “serve più Europa” – invoca l’uso della clausola di salvaguardia contro una decisione della Corte di giustizia europea.

Senza, peraltro, che ve ne siano i presupposti, dato che non vi è alcuna prova scientifica che sia in pericolo la salute degli italiani. I quali probabilmente non hanno una percezione positiva degli Ogm, ma è del tutto evidente che in tutti questi anni sono stati destinatari di informazioni quanto meno distorte sull’argomento.

Sono in molti, probabilmente, a essere convinti che l’Italia sia un Paese Ogm-free, ma il fatto che sia stato finora vietato l’utilizzo di sementi Ogm in agricoltura non significa che i prodotti Ogm non vengano importati e, una volta lavorati, non finiscano indirettamente nei piatti degli italiani. Buona parte del grano e della soia importati, oltre che del mangime utilizzato negli allevamenti italiani, sono Ogm e non vi è alcuna prova scientifica che ciò danneggi la salute degli animali e delle persone.

Purtroppo, però, invece di affrontare l’argomento su basi scientifiche, si preferisce farlo ideologicamente, a costo di diffondere notizie prive di fondamento. Non credo che un ministro debba agire sulla base di ciò che lui ritiene possa giovare o meno al sistema agroalimentare o a quelle che suppone essere le opinioni dei consumatori. Lasci che siano le preferenze rivelate dei consumatori (quelle, cioè, che si concretizzano nelle decisioni di acquisto di un prodotto piuttosto che un altro) a orientare le scelte degli agricoltori. E non sia europeista a corrente alternata.

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