In Anti & Politica, Economia

GUIDO ROSSIDI MATTEO CORSINI

“Quando il contratto è considerato l’unica legge fra le parti, il diritto si ritira e la regola fondamentale della macchina economica diventa quella del contromercato, cioè del regno dell’arrangiarsi e del diritto del più forte, dove le asimmetrie informative e le ineguaglianze che sono proprie della natura del contratto creano incertezze, con problemi epistemici inadatti comunque a disciplinare il mercato, che diventa il più fertile terreno per la malattia tipica del capitalismo finanziario: il conflitto di interessi.” (G. Rossi)

Non è una novità che Guido Rossi abbia una idea del diritto come insieme di provvedimenti emanati dal legislatore in una posizione di superiorità (al limite della divinità?) rispetto agli altri individui. La legge viene intesa come strumento tramite il quale disciplinare qualsivoglia aspetto dell’attività umana sulla base delle superiori competenze del legislatore, ipocritamente considerato rappresentante della volontà popolare.

Va da sé che in tale ragionamento il contratto non possa essere visto altro che come strumento subordinato, per di più viziato da ogni sorta di difetto, che lo rende inadatto a regolare i rapporti tra i soggetti che lo hanno volontariamente stipulato. Asimmetrie informative e conflitti di interessi si annidano in ogni accordo contrattuale, che non può essere altro che la volontà del più forte imposta al più debole.

Le asimmetrie informative sono oggetto di studio da decenni in economia, e sono state prese come pretesto per giustificare ogni sorta di intervento paternalistico da parte dello Stato. Il problema è che le informazioni non possono mai essere del tutto simmetriche, così come è assurdo pretendere di eliminare i conflitti di interessi.

Le controparti di un contratto hanno per definizione alcuni interessi in conflitto tra essi: banalmente, ogni volta che avviene una compravendita il venditore, se potesse, venderebbe a un prezzo più elevato, mentre l’opposto vale per il compratore. Il fatto, però, che la compravendita abbia luogo significa che entrambe le parti ritengono soggettivamente conveniente farlo, ossia attribuiscono un valore superiore a ciò che ricevono rispetto a ciò che danno in contropartita.

La pretesa di eliminare i conflitti di interessi da ogni interazione tra individui, oltre a essere velleitaria, è basata sul presupposto che esistano soggetti – nello specifico i legislatori – talmente disinteressati da non avere a propria volta conflitti di interessi. Questo è coerente con la visione che Rossi ha del legislatore (soprattutto se il legislatore facesse quello che vuole lui, mi viene sa supporre), ma è a mio parere indimostrabile, dato che anche i legislatori sono esseri umani.

Resta il fatto che la cooperazione pacifica tra individui e il rispetto dei contratti (patti) non li si deve alla presenza dello Stato e alla sua esuberante attività legislativa, ma sono preesistenti a quest’ultimo. In altri termini, la cooperazione è un fenomeno spontaneo, dovuto alle azioni di individui motivati dalla ricerca della soddisfazione dei propri bisogni, in ciò spinti dall’uso della ragione. Della quale, contrariamente a quanto pare pensare Rossi, non sono dotati solo i legislatori. Anzi.

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Comments
  • Fabio

    certo, le parti interessate al contratto (proprio perchè esseri mortali ed imperfetti) non ne sanno tutto, meglio rimettere tutto nelle mani di un burocrate statale !!

    Solo apparentemente è un essere altrettanto umano fallibile e ignorante (qualche ironico direbbe PURE PARECCHIO!), in realtà ha vinto un concorso pubblico che l’ha reso un DIO IN TERRA, onniscente e quindi onnipotente.
    Ma che lo si spiega a fare ai cittadini ordinari, quelli fuori dalla casta intoccabile, cosa mai potrebbero capirne quei paria …..

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