In Economia, Esteri

putinDI BOJIDAR MARINOV*

Nota di Rischio Calcolato: in esclusiva per il lettori di Rischio Calcolato una traduzione di un articolo di Bojdar Marinov, fondatore del movimento libertario in Bulgaria e esperto di questioni che riguardano l’est europa. C’è un grande vincitore nella questione cipriota, pare proprio che sia la Russia e Vladimir Putin.

Il perdente è l’Unione Europea, come poteva facilmente essere previsto. 

Questo è un articolo fondamentale per comprendere la posta in gioco a Cipro.

 

Il Presidente di Cipro ha ceduto all’Unione Europea: venerdì era stato deciso che il governo avrebbe confiscato  il 10% del saldo ogni conto bancario, sia individuale sia aziendale, in ogni banca di Cipro. Gli eurocrati avevano vinto contro i risparmiatori.

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Ma oggi il Parlamento di Cipro ha annullato il decreto del Presidente, i soldi  non verranno perciò più confiscati e gli eurocrati possono andarsene a fare un giro. Il popolo ha vinto.

Ma è proprio così? Non esattamente. Quel che di primo acchito appare come il vincente in realtà non lo è affatto. Nella migliore delle ipotesi, la vittoria dei correntisti è un al più un cessate il fuoco temporaneo. Aspettatevi nuovi sviluppi, perché finché avranno i soldi, ci saranno sempre degli eurocrati che cercheranno di prenderseli. La vittoria è lungi dall’essere completa.

C’è tuttavia un vincitore.

Il vincitore è sempre un terzo incomodo, non è mai uno dei partecipanti diretti in un conflitto. Questa è una regola generale, perché le parti in gioco sono diverse da quello che si vede dall’esterno. Ciò che si vede dal di fuori è che il conflitto è tra il governo e il popolo. Sbagliato! La lotta è tra governo e governo. E quando un governo fa un errore, un altro governo ne aprofitta e vince. È proprio come nel mondo degli affari: quando un imprenditore subisce delle perdite, un altro ottiene un vantaggio. Quando i sindacati ottengono una vittoria, il vero vincitore alla fine sono quelle industrie senza sindacato, non i membri del sindacato. E così via.

La batosta Cipro ha un chiaro vincitore: Putin.

Una cosa poco risaputa in Occidente è che un numero incredibile di conti bancari a Cipro  sono di proprietà di cittadini russi e delle loro società off-shore registrate a Cipro. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, Cipro è stata l’unica destinazione occidentale verso la quale i russi potevano prendere un volo senza dover attendere in coda per il visto presso i consolati di Mosca. I voli  perdipiù erano a buon mercato: nei primi giorni di godimento della loro ritrovata libertà, un charter andata-ritorno per Larnaca da Mosca costava a partire da $ 70-80. Altra fortunata coincidenza, Cipro era anche una delle tre nazioni privilegiate per la registrazione di società off-shore. Anche se la registrazione era pubblica, il che significava che chi volesse poteva andare a vedere l’identità dei proprietari,  Cipro accoglieva tuttavia come come legittimi proprietari anche persone giuridiche dalle altre nazioni. In questo modo, tutti coloro che volevano una vera azienda off-shore, potevano registrare una società, ad esempio, a Belize (registrazione segreta, costo allora $ 400 l’anno, nessuna tassa), e quindi utilizzare tale società per registrarne un’altra a Cipro (registrazione pubblica),  potendo così poi aprire un conto (o molti conti) bancario a Cipro.

Sotto Eltsin e i suoi consiglieri economici, molti dei quali pro-libero mercato, l’economia russa aveva imboccato la strada per una maggiore libertà. Molti russi  con ambizioni imprenditoriali e coraggio fondarono piccole imprese, e  anche imprese poi non proprio così piccole. Alcuni fecero i soldi, e altri molti soldi.

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Sorse quindi il problema: “Dove li posso mettere al sicuro?” La Russia non era da prendere in considerazie: Eltsin o no, nessuno aveva fiducia nel governo. La Svizzera aveva una politica di immigrazione molto restrittiva per i russi. Rimaneva Cipro, e sembrava proprio la scelta giusta. Ben presto le sue banche furono inondate di soldi russi.

Il problema, naturalmente, rimaneva la fiducia. Per più di 70 anni, l’invidia è stata il fondamento dell’ideologia ufficiale del governo, ma ne è stata anche parte della politica ufficiale: la gente veniva incoraggiata a controllarsi a vicenda e a riferire alle autorità, e così venne messo su un intero apparato di spie e di informatori. Di conseguenza, l’invidia ha finito col permeare la psicologia del popolo russo. E non scomparve neanche con la caduta del comunismo. Chiunque avesse dei soldi poteva essere sicuro di essere destinato a perderli  tutti o anche solo in parte, se solo gli altri intorno a lui avessero scoperto che ne aveva più di loro. A meno che, naturalmente, avesse parto parte della classe dirigente. Meglio quindi portar  via soldi da là discretamente, senza clamore. La Russia era il proverbiale secchio pieno di granchi: non c’è bisogno di mettere un coperchio su di esso, perché ogni granchio che tentasse  di sgusciar via, sarebbe stato tirato giù dagli altri. Non c’era fiducia nella società.

Come un imprenditore russo mi disse un paio di anni fa: “Una parte significativa del mio tempo l’ho spesa per costruirmi l’immagine di un uomo mediocre con pochi o nessun soldo”. In patria possedeva due stabilimenti di produzione ma  ora vive negli Stati Uniti. “Ma che si prendano pure tutto” – diceva  – “io là non ci torno più”

Questa enorme fuga di capitali , ovviamente, non faceva piacere al  governo russo. Ma allora, negli  anni dopo il 1991, prevalevano l’agitazione e la confusione, e il governo non dispondeva degli strumenti per  mettere ordine. E nel momento in cui Putin riconsolidò e ricentralizzò il potere secondo la vecchia linea del KGB, miliardi di dollari di risparmi russi si trovavano già a Cipro  perché dell’Occidente, allora, ci si poteva fidare, mentre della Russia assolutamente no. Anche la ristrutturazione completa del sistema fiscale russo con l’introduzione di una semplice flat tax del 13% nel 2001, ha fatto poco per far rientrare quei soldi in Russia. (Ha tuttavia sostenuto le entrate del governo e ha marginalmente aiutato l’economia.)

Ma Venerdì scorso, Cipro ha lanciato un chiaro segnale alle migliaia di titolari di conti russi: “Non ci si può più fidare di noi.” Non solo di Cipro, ma anche dell’Unione Europea. C’è rimasta ora solo una soluzione per i titolari di conti russi: riportare a casa i soldi. Sì, certo, il provvedimento non è passato, il Parlamento lo ha annullato, è vero. Ma lo shock è rimasto e per i russi, abituati e condizionati sotto il comunismo a capire subito l’antifona, è facile prevedere che il sistema bancario di Cipro è compromesso. In confronto, la Russia improvvisamente non sembra più così pericolosa e inaffidabile.

Putin non si è fatto sfuggire l’occasione: Immediatamente ha avuto qualcosa da dire in merito a Cipro e non era certo lusinghiero, e tanto meno politicamente corretto. Ha usato una categoria morale:  ingiusto“, sapendo bene che questo è esattamente il genere di parola che suoi compatrioti si aspettavano di sentire per avere la certezza che i loro soldi saranno al sicuro nel ritornare casa.

Sono passati molti anni ormai da quando la classe politica europea, parlando di governo o politica utilizzava ogni requisito morale, o faceva riferimento ad ogni sorta di norma morale. L’ex ufficiale del KGB improvvisamente appare ora, in confronto agli euro-burocrati, come un difensore della libertà, dell’etica, e della gente comune.

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Miliardi di dollari stanno ritornando a casa in Russia, questo è sicuro. Altri miliardi si stanno muovendo lì, spostati dai loro proprietari europei. La Russia sta imparando a diventare Cipro, il bancario-saggio. Non che questo voglia dire necessariamente aiutare la sua economia, la crescita economica è il prodotto dell’impegno religioso, non delle politiche di governo o dei movimenti di denaro. Ma crescita economica o meno, Putin ha vinto un altro round del suo match politico. O, piuttosto, l’Unione europea gli ha servito la sua vittoria su un piatto d’argento.

Una lezione molto importante, conosciuta molto bene da statisti di un tempo, ma ignorata bellamente dagli eurocrati moderni è: la fiducia vale più di qualsiasi somma di denaro. Va da sé che non è saggio  scambiare la  fiducia con i soldi. Ed è esattamente quello che hanno fatto Venerdì scorso.

 

*Link all’originale: http://www.rischiocalcolato.it/2013/03/il-vero-vincitore-della-batosta-di-cipro-articolo-fondamentale.html

 

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