In Economia

j2di PHILIPP BAGUS*

Il bioeticista Garrett James Hardin che coniò il termine ‘tragedia dei beni comuni’, morto nel Settembre 2003 all’età di 88 anni, nel suo ormai famoso saggio del 1968 The Tragedy of the Commons descrive come le proprietà in comune, vale a dire pubbliche, sono abusate fino a quando non si deteriorano o vengono distrutte.

A causa del suo saggio, molti lo hanno considerano come colui il quale ha generato il concetto di tragedia dei beni comuni; tuttavia Ludwig von Mises descrive questo concetto in relazione ai costi esterni nel suo Nationalökonomie1 del 1940 e in seguito nello Human Action (1949):

«Se la terra non appartiene ad alcuno, sebbene il formalismo legale possa chiamarla proprietà pubblica, è utilizzata senza badare alle svantaggiose conseguenze. Coloro che sono in condizione di appropriarsene i frutti (legname e caccia delle foreste, pesce delle aree idriche e giacimenti del sottosuolo) non si preoccupano degli effetti ulteriori del loro modo di sfruttamento. Per essi l’erosione del suolo, il consumo di risorse esauribili e altri inconvenienti della futura utilizzazione sono costi esterni che non rientrano nel loro calcolo d’investimento e di produzione. Tagliano gli alberi senza riguardo dei freschi tagli o della riforestazione. Nella caccia e nella pesca non si astengono da metodi che impediscono la ripopolazione delle aree venatorie e ittiche».2…

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Mostrati 2 commenti
  • Massimiliano
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    L’impressione che mi sovviene leggendo alcuni articoli e relativi commenti (almeno alcuni) . . . è che proprio coloro tra gli scrittori e commentatori di parte di questo blog libertario (?) che sostengono che l’Italia è un pessimo Paese, che gli italiani sono un popolo di pecoroni nonchè italioti che non dovrebbero andare a votare, che le tasse sono eccessive e i suoi proventi mal utilizzati . . . da tale nefasto e improduttivo Sistema a lungo termine abbiano ricavato la propria fortuna (vedi i.v.a. e non solo, gli esempi sarebbero molteplici) e ora facciano melina poichè l’ingigantirsi del bubbone (apparato burocratico) comincia a mettere in serio pericolo determinati vantaggi e guadagni (oltre che continuità di guadagno).
    Premetto, è una semplice sensazione . . . e ve la comunico liberamente con la speranza di essere in errore.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Il precedente commento è inserito negli articoli “Sono guarita, la salvezza è individuale”, “Adesso ci pensa Renzi a sistemare le banche” e “A cena con l’evaso”. In quest’ultimo articolo mi sono permesso di rispondere a titolo personale.

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