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AFFONDA_ITALIAdi AGENZIA ANSA

In soli due giorni oltre 500 persone hanno gia’ firmato un manifesto che si propone provocatoriamente di ‘Far fallire l’Italia’, scritto da due docenti universitari di economia e lanciato dal quotidiano on-line ‘L’Indipendenza’ diretto da Gianluca Marchi. Quotidiano che sta conducendo da tempo diverse battaglie politiche a sostegno di artigiani e piccola e media imprenditoria in crisi. Il manifesto, redatto dai professori Enrico Colombatto (Universita’ di Torino) e Giuseppe Eusepi (Universita’ La Sapienza di Roma), ha gia’ ottenuto il gradimento di oltre cinquemila lettori del quotidiano, molti dei quali hanno sottoscritto il testo o lo hanno commentato.

In sintesi i firmatari del manifesto auspicano che ”i titoli del debito pubblico emessi dallo stato italiano vengano considerati inesigibili, indipendentemente dalla natura e dalla residenza dei detentori; il pagamento degli interessi venga azzerato con effetto immediato; le proprieta’ dello Stato italiano – mobiliari e immobiliari – siano conferite a un fondo, le cui quote saranno assegnate ai detentori dei titoli corrispondenti al debito pubblico italiano, in proporzione alle quote di debito pubblico in loro possesso; l’avanzo primario sia interamente utilizzato per una riduzione della pressione fiscali e infine che sia totalmente deregolamentato l’accesso al mercato bancario italiano, affinche’ le banche italiane in difficolta’ possano essere eventualmente rilevate da operatori stranieri”.

”La nostra e’ una provocazione – spiega Luca Marchi – e abbiamo deciso di ospitare il manifesto dei due economisti per sollevare un problema che deve essere affrontato. Non e’ infatti pensabile che la crisi in cui versa il Paese venga risolta solo attraverso la tassazione gia’ insostenibile e che sta provocando una ecatombe tra piccoli imprenditori”. ”Abbiamo deciso di sostenere l’iniziativa di Colombatto e Eusepi – spiega l’editore Leonardo Facco – per dare spazio a un tentativo, provocatorio quanto si vuole, ma che ha come primo scopo quello di sollevare il dibattito su come fare uscire l’Italia dalle secche in cui drammaticamente si trova”.

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Commenti
  • depaoli.fabrizio@liberi.it
    Rispondi

    A prima vista sembrerebbe una cosa sensata più che una provocazione.
    Ma per come la vedo io, se uno ha comprato il debito di uno stato fallito, significa che ha dato fiducia a quello stato ed ha sbagliato. Ha “cannato” l’investimento in pieno, quindi è giusto che i soldi li perda. Nessuno l’ha obbligato ad investire nello stato, poteva investire nel privato, per di più così facendo ha prolungato la sopravvivenza dello stato, si è reso complice di tenere in vita un delinquente.
    Un saluto .

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