In Economia, Esteri, Libertarismo

BLUSEEDDI STEFANO MAGNI

Se il mondo esplode, a partire dalla Corea, non c’è niente di meglio che ritirarsi in mare aperto per vivere e produrre. L’imprenditore americano Peter Thiel, libertario, lo sta facendo realmente. Dopo due decenni di dibattito teorico sul sea steading, dunque sulla possibilità di creare comunità volontarie e private in acque internazionali, l’iniziativa di Thiel, “Blueseed” (seme blu) sta concretamente prendendo forma. La prima delle navi che andranno a costituire la nuova comunità, la Blueseed One, ha salpato le ancore dalla costa californiana ed è andata ad ormeggiarsi alla sua boa. Resterà al largo della Half Moon Bay, a 12 miglia marittime dagli Stati Uniti, dunque al di fuori della legislazione nordamericana. Rimarrà comunque vicinissima alla Silicon Valley, la terra degli innovatori e dei creativi della new economy. E il suo scopo è quello di offrire una nuova frontiera per chiunque voglia continuare ad avviare le proprie start-up senza sottostare a regole sempre più restrittive.

La prima nave è stata varata e ha preso il mare dopo un anno e mezzo di preparativi, grazie all’investimento dell’ultima tranche del capitale necessario (18 milioni di dollari in tutto) da parte di un investitore arabo di cui non si conosce il nome.

Alcuni dettagli della nuova organizzazione possono far storcere il naso ai palati più fini. A bordo, infatti, saranno organizzate varie attività di svago, fra cui giochi proibiti sul continente, come il rodeo acquatico con i lamantini. A dir poco stravaganti sono anche i metodi di difesa da eventuali attacchi di pirati: delfini ammaestrati dalla marina militare (che fungeranno da allarme avanzato) e armi acustiche non letali (il sistema Lrad, Long Range Acoustic Device). Il suono che verrà eventualmente usato come arma stordente sarà ricavato dalle urla di gioia degli imprenditori che ricevono risposte positive dagli investitori, dopo un periodo di crisi. Non verrà registrato in Italia, questo è poco ma sicuro. Probabilmente queste “armi” non difenderebbero la nave da pirati dotati di fucili e kalashnikov, ma imbarcare armi vere avrebbe attirato troppo l’attenzione ostile degli Stati Uniti, o del Messico, i due Stati più vicini all’area che tradizionalmente rivendicano il monopolio della violenza. Inoltre, ingaggiare marines per la protezione a bordo potrebbe far finire in spiacevoli situazioni diplomatiche e giudiziarie, come possiamo constatare soprattutto qui in Italia. Delfini e urla imprenditoriali, dunque, per ora devono bastare per scoraggiare le aggressioni.

Ma allora Thiel fa sul serio o è tutto uno scherzo dadaista? Blueseed ha uno scopo reale e importante, al di là dei suoi aspetti più divertenti. Servirà soprattutto agli imprenditori non americani che, oltre al fisco devono subire le asfissianti lungaggini burocratiche dell’immigrazione. Oltre al tempo e ai soldi, rischiano di perdere anche il permesso di lavoro, anche se promettono di essere dei nuovi Bill Gates o Steve Jobs. E’ per non sprecare sempre nuovi talenti che Thiel ha pensato di creare questo rifugio galleggiante. Attualmente, la Blueseed One è molto più piccola di quanto non ci si potesse aspettare. Se vi immaginavate una città galleggiante, con tanto di strade, parchi, condomini e mezzi di trasporto, per ora dovrete trattenere la vostra fantasia. Perché, a giudicare dalle foto, la nuova nave è poco più grande di uno yacht a motore. E’ in grado di ospitare appena 50 imprenditori. Va però vista in prospettiva: per ora c’è solo questo, ma in futuro, se l’impresa procede come previsto, potremo vedere altre navi, ben più grandi, costituire le prime cellule di una nuova comunità. E allora i viali, i giardini e i palazzi in mezzo al mare non saranno più frutto della fantasia di qualche scrittore visionario, ma una nuova realtà geopolitica.

TRATTO DA http://www.lindipendenza.com

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Mostrati 4 commenti
  • Me
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    CHE VUOL DIRE CHE NON SI SONO PORTATE ARMI SULLA NAVE PER EVITARE “SGUARDI INDISCRETI” DA PARTE DEI CORNUTI STATUNITENSI E DA PARTE DEI MESSICANI???
    IO SULLA MIA NAVE IN ACQUE INTERNAZIONALI AVREI PORTATO QUALSIASI TIPO DI ARMA APPOSTA, PROPRIO COME SIMBOLO DI RIVENDICAZIONE DELLA MIA LIBERTà DAGLI OPPRESSORI!!!

  • Citizen Kane
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    Queste dei rodei con i lamantini, la difesa con delfini addestrati e con le urla registrate devono essere state tratte da qualche articolo uscito il primo giorno di questo mese (aprile).
    Sul sito di Blueseed http://blueseed.co dicono che affideranno la sicurezza, armata, alla Meridian Global Consulting .

  • Marco Tizzi
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    Dopo aver indagato a lungo le legislazioni internazionali penso sia l’unico modo per costituire una comunità libertaria, anche se mi risulta che nelle isole del pacifico sotto il controllo neozelandese si possa indirre un referendum per l’indipendenza che passa col 75% di voti positivi. C’è un piccolo arcipelago in particolare, Tokelau, dove pare il governo sia davvero minimo (3 persone a rotazione) e che sembra sia il Paese al mondo col minor numero di leggi: per ora il referendum ha sempre perso, ma con un po’ di gente che si trasferisce lì potrebbe passare. Certo, è un filo fuori mano…

  • virgilio
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    Vi sintetizzo qua una chicca ecologista ascoltata oggi al telegiornale rai: Pericolo! Il riscaldamento globale sta sciogliendo i ghiacci artici, ma per il relativo raffreddamento dell’acqua dei mari, che ciò comporta: sta aumentano l’estensione dei ghiacciai antartici…!?
    Ma che razza di riscaldamento sarebbe quello che fa raffreddare gli oceani? Visto che fra l’altro il nostro pianeta è pieno di mare…!?
    Lo so questo non c’entra con l’argomento qui ora trattato ma per timore che quel sottile e profondo giudizio ecologista passi inosservato ve lo posto lo stesso! Eppoi c’entra comunque poiché tali future comunità marine, a causa del “riscaldamento globale”, dovranno ben preoccuparsi di non dimenticare maglioni e stufette a gas per proteggersi dal freddo dei mari causato dal riscaldamento della Terra! :-)

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