In Anti & Politica, Economia

KrugmanDI MATTEO CORSINI

“A meno che non siate seguaci della scuola di pensiero “è tutta colpa di Barney Frank”, siete consapevoli che la crisi globale del 2008 è stata resa possibile in buona parte dall’erosione della regolamentazione del settore bancario… Tutto questo fa sorgere una domanda: l’era del libero movimento dei capitali è solo una bolla destinata a finire in un futuro non lontano, forse tra qualche anno”? (P. Krugman)

Per chi non lo sapesse, Barney Frank è un politico che è occupato una poltrona alla Camera dei Rappresentanti negli Stati Uniti dal 1981 a inizio 2013 (non solo in Italia c’è gente che campa una vita in Parlamento), occupandosi per esteso di regolamentazione finanziaria. E’, tra le altre cose, coautore della legge Dodd-Frank, migliaia di pagine di norme che dovrebbero porre il sistema finanziario statunitense al riparo da nuove crisi, varato nel 2010 a seguito del default di Lehman Brothers.

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Krugman è chiaramente tra coloro che ritengono che la causa principale della crisi sia la deregulation iniziata durante gli anni delle presidenze di Reagan e proseguita sotto Clinton e Bush (padre e figlio). Dato che la regolamentazione potrebbe non riuscire a risolvere i problemi oggi esistenti, Krugman finisce per chiedersi se non si arriverà a porre fine al libero movimento dei capitali, che potrebbe essere una bolla.

Io credo che si possano scrivere decine di migliaia di pagine di regolamentazione, arrivando a disciplinare minuziosamente tanti casi particolari dell’attività finanziaria, senza però risolvere il problema di fondo. Ed è esattamente quello che sta avvenendo.

Ritengo sarebbe molto più utile stabilire due principi semplici, ma che avrebbero un’efficacia ben superiore alla Dodd-Frank o altre diavolerie del genere. In primo luogo, la produzione di moneta dovrebbe essere restituita al mercato, abolendo il monopolio delle banche centrali. Sarebbe moneta quel bene che incontrasse sul mercato la preferenza degli operatori per regolare gli scambi. Senza alcuna imposizione dall’alto. La produzione di moneta sarebbe un’attività imprenditoriale come altre, soggetta a un regime di concorrenza. D’altra parte, la moneta è un esempio di ordine spontaneo, essendo preesistente alla formazione degli Stati e alla loro pretesa di monopolizzarne l’emissione.

In secondo luogo, dovrebbe essere abolito il sistema della riserva frazionaria. In altri termini, i depositi a vista dovrebbero essere soggetti a un coefficiente di riserva pari al 100 per cento. Finirebbe così il grande equivoco di considerare il deposito una transazione creditizia, ciò che non può essere nella sostanza, non essendoci lo scambio tra un bene presente e uno futuro.

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Le ben note obiezioni a tali proposte, sono che l’attività creditizia verrebbe fortemente ridimensionata: in sostanza, ci sarebbe meno credito e con ogni probabilità sarebbe anche più costoso. E’ vero, ma è altrettanto vero che il sistema sarebbe più stabile e l’attività di contraffazione tornerebbe a essere definita tale a prescindere da chi fosse il falsario.

Parimenti cesserebbe l’illusione di poter moltiplicare la ricchezza in cambio di nulla.

La bolla non sono i movimenti di capitale, bensì la moltiplicazione del denaro resa possibile solo dall’attuale sistema monetario, peraltro iper-regolamentato. Nessuna legge Dodd-Frank sistemerà mai le cose se non si inizierà ad agire sulle cause primarie dell’instabilità dei sistemi finanziari.

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Comments
  • fabio
    Rispondi

    se io mi fido di te, delle tue capacità ed idee, ti farò credito. Se qualcosa andrà male, nonostante lemiliori premesse ed ogni tenace tentativo, sarò ANCHE io a rimetterci.

    con lo stato stampatore in monopolio di moneta è lui che fa credito coi soldi miei, lui non risponde mai degli errori, non seleziona il rischio ma da agli amici, non lavora i soldi che presta ma se li prende grazie a forze armate che prendono in ostaggio la società civile.
    un detto colorito che gira qui a roma fa ‘sono tutti capacissimi a fare i froci col culo altrui’. direi che calza a pennello.

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