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Con voto unanime, il consiglio comunale ha tolto tutti i vincoli urbanistici e burocratici per l’apertura degli esercizi commerciali, in particolare per i distributori di carburanti, per i negozi di barbiere, parrucchiere ed estetista, per le edicole e i bar, semplificando al massimo le norme comunali sul commercio.

Sono stati cancellati, tra gli altri, il divieto di esercitare un’attività economica al di fuori di una certa area geografica, dedicata a questo scopo. Sono state cancellate le distanze minime tra un esercizio e l’altro. È stato annullato il divieto di esercizio di una stessa attività commerciale in più sedi e in diverse zone dello stesso paese.

Non esistono più nemmeno prezzi minimi, o commissioni minime, per la fornitura di beni e servizi al pubblico ovvero i listini prezzi; così come non c’è più la necessità di rientrare in una specifica forma giuridica per aprire un’attività. Tali principi sul commercio, sono stati recepiti dal Consiglio, seguendo le disposizioni e le ultime norme comunitarie e regionali in materia.

D’ora in poi, quindi, sono liberalizzati, sul territorio, gli esercizi di media struttura di vendita, all’ingrosso e al dettaglio, di qualunque merce. È stata svincolata, ad esempio, la vendita di quotidiani e periodici, la vendita di carburanti, la somministrazione di alimenti e bevande dalla natura del punto vendita.

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Libera anche l’apertura dei centri di tatuaggi e piercing: in questo caso, basta che il proprietario dell’edificio dichiari l’idoneità dei locali all’attività.
«Da questo momento, l’amministrazione comunale potrà intervenire solo in caso di problemi di ordine pubblico», ha spiegato in Consiglio il segretario Massimo Di Marco.

«Tutto ciò che limitava l’apertura di un negozio, come il rispetto delle distanze, è stato abrogato», ha stigmatizzato Di Marco. D’accordo con la decisione di liberalizzare le attività di vendita al consumatore, anche le minoranze. «Sono favorevole alla liberalizzazione», ha confermato il consigliere della Lega, Lorenzo Magrini, «perchè la situazione prima era ingessata e troppo burocratizzata».

di Zeno Martini – TRATTO DA: http://www.larena.it

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Mostrati 2 commenti
  • Fabio
    Rispondi

    è solo una parte dell’opera, neanche la metà, perché devono la ciccia delle liberalizzazioni stà nella produzione di beni.

    semplificando, se la Fiat fosse l’unica a poter produrre automobili in italia (senza importatori o altro) non sarebbe molto utile liberalizzare i rivenditori, sarebbe quasi una guerra tra poveri alla fine perché loro si fanno concorrenza per accaparrarsi i clienti riducendosi i margini di guadagno, mentre i margini per il produttore sarebbero comunque altissimi.

    Quindi tutto ciò che non è deciso a livello localissimo tra le singole parti dev’essere liberalizzato, dall’orario e patti di lavoro (oggi stabiliti a livello nazionale tra sindacati parassiti e Stato Parassita), alle licenze industriali di produzione (dalle metalmeccaniche alle farmaceutiche ad ogni altro che venga in mente).

    E non dimentichiamo la licenziabilità nel pubblico impiego!

    Quello fatto è un bel primo passo, ma devono essercene altri assolutamente indispensabili ed imprescindibili.

  • depaoli.fabrizio@liberi.it
    Rispondi

    Questa sì che è una bella notizia!
    Un’ottimo esempio che verrà adottato da molti altri comuni.
    Poi si passerà all’interdizione dell’attività della guardia di finanza, poi all’autodeterminazione, poi ai funerali dello stato, e poi ai festeggiamenti per la rinascita del mercato libero.
    I piemontesi dovrebbero imparare dai veneti che, devo ammettere (e lo dico da piemontese) anche se come laboriosità ed onestà sono molto simili, come coraggio e risolutezza sono superiori.
    Emigrare in Veneto? certo, si può anche fare, ma perché non posso essere e diventare padrone a casa mia?
    Ma schersuma??!
    Al’e’ ura ad dese n’andi, perché parey l’ stat an fa meuri tuii!
    Un saluto .

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