In Anti & Politica, Economia

SOLDIDI MATTEO CORSINI

“Perché una parte dell’economia si nasconde dalle regole? La ragione principale sta nell’avidità, nella voglia di fare soldi a tutti i costi. Se fabbrico scarpe e voglio risparmiare sui costi per guadagnare di più posso approfittare della fame di lavoro che c’è in giro e far lavorare chi ne ha bisogno pagandolo poco, meno del salario minimo”. (F. Galimberti)

In una delle consuete lezioni di economia destinata ai ragazzi, Fabrizio Galimberti si occupa di economia sommersa e, prima di spiegare come vengono effettuate le stime per quantificarne la dimensione, produce un prevedibile pistolotto da maestrino di educazione civica.

Non sorprende, quindi, che la causa principale dell’evasione fiscale venga individuata “nell’avidità, nella voglia di fare soldi a tutti i costi”. Ed ecco allora che l’evasore diventa anche uno sfruttatore che approfitta “della fame di lavoro che c’è in giro e far lavorare chi ne ha bisogno pagandolo poco, meno del salario minimo”. Insomma, ai giovani lettori deve essere chiaro che l’evasore è un criminale e, in quanto tale, deve essere massimamente disprezzato.

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Lasciando da parte i giudizi morali, credo sarebbe bene interrogarsi sul perché in giro ci sia “fame di lavoro” e ci siano anche persone disposte a lavorare per un salario inferiore a quello minimo e senza il versamento dei contributi sociali e previdenziali. Quando l’offerta di un bene o servizio supera la domanda, significa che il prezzo (in senso lato) è al di sopra di quello che consentirebbe a tutta l’offerta di essere assorbita. Sono almeno centocinquanta anni che la letteratura socialisteggiante invoca l’intervento del legislatore per fissare salari minimi e altre forme di controllo sui prezzi. Interventi richiesti magari con le migliori intenzioni, ma che hanno come effetto prevalente quello di escludere dal mercato del lavoro tutte quelle persone la cui produttività marginale è inferiore al salario minimo.

Perfino Galimberti, bontà sua, riconosce a un certo punto che rispettando tutte le regole imposte dallo Stato molte imprese chiuderebbero i battenti all’istante, trasformando un numero più o meno consistente di lavoratori “in nero” in altrettanti disoccupati. La sua condanna dell’economia “informale” resta comunque netta e irrevocabile.

Tuttavia, ciò che può portare a un aumento sostenibile dei salari reali non è la fissazione per legge di salari nominali minimi, bensì l’aumento degli investimenti pro capite, sostenibili a loro volta solo se vi è accumulazione di risparmio reale. Ritiene Galimberti che in Italia vi sia il contesto legislativo e fiscale ideale per favorire l’accumulazione di risparmio e degli investimenti produttivi?

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Commenti
  • fabio
    Rispondi

    risparmio ed investimenti? impossibile se non sei padrone di niente. E qui è tutto un coro inneggiante proprietà collettiva contro la proprietà privata egoista ed individualista….. Puoi solo tirare a campare, come nei personaggi che si vedono nel film Noi Vivi. Un giorno proveremo a fuggire (ma dove?) salvo fare la stessa fine della spendida protagonista.

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