In Economia, Esteri

norvegia-mappeDI MATTEO CORSINI

“E’ facile fare le cose a Oslo. Abbiamo un sistema di sovvenzioni molto buono, e se raggiungi un certo livello nella tua carriera puoi ottenere i finanziamenti necessari a realizzare progetti che sarebbero impossibili altrove”. (N. Bech)

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La Norvegia viene spesso citata dai socialisti di varia natura come dimostrazione di un Paese in cui l’elevata tassazione è accompagnata da un welfare state efficiente. E’ citando l’esempio norvegese che i welfaristi “de noantri” ritengono di poter ribattere efficacemente a chi la pensa diversamente. Per inciso, l’efficacia di questa argomentazione è per lo più dovuta all’erroneo punto di partenza di chi si lamenta della tassazione in Italia. Sono molti, infatti, a lamentare la qualità dei servizi pubblici (che oscilla sovente tra il mediocre e il pessimo) a fronte della elevata tassazione nel Bel Paese. Sicché ai welfar-statalisti è facile ribattere che è solo un problema di persone, perché altrove, ad esempio in Norvegia, le cose vanno meravigliosamente bene.

Per quanto mi riguarda il problema della qualità dei servizi pubblici è di secondaria importanza. Io sarei contrario a un sistema di alte tasse e alto statalismo anche se la qualità dei servizi fosse ottima. Non accetto l’idea che qualcuno debba prima violare la proprietà altrui (questa è l’essenza della tassazione) per poi fornire servizi magari non richiesti e per lo più in monopolio.

Ciò detto, il caso della Norvegia è particolare anche per via delle ingenti riserve di petrolio e gas di cui dispone il Paese nordico. Invece di ridurre al minimo la tassazione grazie alle entrate da materie prime (situazione diffusa nei Paesi dotati di ingenti riserve di petrolio e gas), la Norvegia è, di fatto, un Paese a socialismo reale, nel quale lo Stato fa tutto e tassa abbondantemente, salvo poi accumulare centinaia di miliardi in un mega fondo pensione pubblico. Loro sostengono che si tratti di essere previdenti e di preoccuparsi per le future generazioni. Così facendo, credono forse di risolvere quello che, in prospettiva, potrebbe essere un problema comune a tutti i Paesi dotati di materie prime abbondanti: quando le riserve saranno esaurite, ci sarà degrado perché non si è messo fieno in cascina e non ci si è specializzati a fare altro.

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Mi permetto di ritenere che il sistema socialista norvegese non metterà i suoi cittadini al riparo da un rischio di questo tipo, per il semplice fatto che, quando le risorse naturali saranno esaurite (se non prima), verranno inevitabilmente al pettine i nodi del socialismo. In un sistema in cui da decenni si è abituata la popolazione ad affidarsi in tutto e per tutto allo Stato, non vedo come non possano emergere problemi quando lo Stato avrà finito, in tutti i sensi, la benzina. Sarebbe bene che i norvegesi tenessero presente, infatti, che lo Stato non crea ricchezza; quando non la distrugge, nella migliore delle ipotesi la redistribuisce.

Mi sembra allora assurdo che lo Stato arrivi a finanziare pressoché chiunque ritenga di essere un artista, come nella frase che ho citato, invece che ridurre drasticamente la pressione fiscale e la sua ingombrante presenza. Si dirà che ai norvegesi va bene così. Può darsi, ma non riesco a vedere nessuna lungimiranza in quel sistema.

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Showing 10 comments
  • Liberty Defined
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    Amen!
    Non vedo per quale motivo le persone non possano decidere cosa fare del proprio reddito e quale servizi decidere di avere. Come ha ribadito lo stato non crea niente, al massimo toglie a Tizio per dare a Caio in nome del “loro” bene comune.. Le tasse sono un furto e prima metteremo alla fame lo stato e le sanguisughe che lo infestano prima saremo liberi.

  • Sigismondo di Treviri
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    Se proprio qualcuno mi costringe a vivere in uno stato socialista, preferisco comunque e di gran lunga quello norvegese a quello italiano.

  • al
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    Si godono il periodo di vacche grasse, come biasimarli. Solo chi ha la pancia piena per i cazzi suoi e osserva dall’esterno può permettersi anche solo di intuire certi sviluppi futuri. Cassandra sta sempre sulle palle a tutti perchè gli rovina l’idillio del presente con avvertimenti sul futuro e io non ho mai creduto che gli altri popoli d’europa siano più disciplinati o più intelligenti di noi italiani, anzi…Se uno è incline alla rinuncia, al rispetto del prossimo a scapito dei suoi interessi, alla “civiltà” insomma, significa che è fondamentalmente impecorito, cioè rincoglionito. E la politica norvegese, complice anche l’invasione tedesca e il ripudio di tutto quello che nella percezione del pirla medio è “destra”, ha trovato un modo semplice e comodo di tenere a bada la popolazione assecondandone le menate sinistroidi e pseudo-artistiche con questo tipo di sistema.

    Come tutte le cicale prima o poi si ritroveranno a dover affrontare l’inverno, e allora ci sarà da ridere…

  • Sigismondo di Treviri
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    Personalmente non credo che la civiltà, sia anche con le virgolette ed il rispetto del prossimo, debbano necessariamente andare in disaccordo con la libertà individuale. Fare i propri interessi è sacrosanto, ma se questo significa calpestare quelli degli altri allora io mi fermo. Ma questo è soltanto il mio modo di agire e non voglio assolutamente dargli valore oggettivo..

    • al
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      Era una esagerazione voluta, per sottolineare il grado di concordia e obbedienza allo stato che i nord-europei dimostrano. Per me che sono italiano, abituato a dover diffidare di tutto e tutti, l’impressione è quella di una massa di rincoglioniti, cosa che per certi versi sono: avendo molti meno problemi di noi non sono stimolati a cercare soluzioni, l’eccezionalità dell’italiano è questa. Ma mentre noi ci sappiamo adattare al contesto ostile del nostro paese e voliamo dove le cose filano molto più lisce, loro messi di fronte a certe difficoltà o scappano o si sparano. E comunque c’è qualcosa di male nell’eccessivo incivilimento, nella libertà totale, nel non avere più preoccupazioni…il non essere più minacciati in nessun modo porta ad abbassare le difese, a spegnere ogni aggressività, che non è necessariamente istinto violento ma anche costruttivo. Questo porta ad una sorta di auto-castrazione e perdità di virilità, cosa di cui i nord-europei sono un ottimo esempio, non c’è solo la libertà economica da tenere in considerazione. In sostanza, dopo aver girato il nord europa e vissuto in vari paesi la mia impressione è che siano un branco di rincoglioniti, mangiatori di merda (la loro cucina è immonda) e privi del senso del Bello, della Storia, della Guerra, del Dramma. Io noto molto queste cose e mi chiedo se dietro tutto quell’ordine & disciplina non ci sia un mare di profonda infelicità e frustrazione…

      • Sigismondo di Treviri
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        Sono perfettamente d’accordo. Non è un caso che la civiltà sia nata qui da noi e non da loro. Ma se vediamo le cose da questo punto di vista, allora le nostre diofficoltà, sono anche lo stimolo che ci spinge ad essere meno babbei degli altri. Ho soltanto una lieve difficoltà: al momento non riesco ad immaginare un popolo più impecorito e rincretinito degli italiani.

        • al
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          Ma noi non siamo impecoriti, è che da quando eravamo una Nazione, cioè una comunità che mantiene un certo livello di lealtà e collaborazione all’interno e impone spietatamente i suoi interessi all’esterno ne è passata di acqua sotto i ponti. Chi oggi prenderebbe sul serio un politico italiano che si mettesse a ricordare la gloria di Roma, nel tentativo di inorgoglire un po’ gli italiani? Noi siamo gli eredi di un impero decaduto che è stato fagocitato dalle sue ex-province, evolutesi dai regni romano-barbarici in nazioni compiute, genti che hanno conosciuto prima l’invasione e la dominazione straniera e poi il riscatto. Per noi è l’esatto contrario: prima siamo stati dominatori, poi dominati e lo siamo tuttora. Ma dire che gli italiani sono rincretiniti non è esatto: sono sfiduciati, rassegnati, impegnati a tutelare il proprio interesse particolare anche a scapito delle più fondamentali libertà altrui, cosa peggiorata dall’influenza culturale socialista. Ma hanno il senso del potere individuale e sanno sempre come esercitarlo, a differenza dei nord-europei che non hanno tendenze anarchiche perchè abituati a fidarsi delle proprie classi dirigenti, che ricambiano la fiducia. Il fatto è che uno abituato a leggere e studiare le dinamiche sociali e storiche, le questioni tecniche, capisce molte più cose del “regular citizen” e dunque vede e sente le incoerenze e le approssimazioni negli sproloqui altrui, si accorge quando uno è bello che indottrinato e ripete confusamente slogan (l’Oco-parlare orwelliano), sempre tenendo conto del fatto che per l’Italiano disperato vale il motto “Francia o Spagna purchè se magna”. E qui entra in gioco tutto il sostegno di cui ancora gode un personaggio come Berlusconi.

          Un mio zio un giorno mi ha detto: “l’Italiano è figghiu di buttana!”, avrei aggiunto “per necessità”. Aveva il dono della sintesi.

  • Enrico
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    C’è da dire che la Norvegia ha un buon indice di libertà economica (soprattutto se paragonato a quello dell’Italia): http://www.heritage.org/index/ranking

    E’ vero che lo Stato norvegese spende troppi soldi, ma in proporzione al PIL ne spende meno di quello italiano. Inoltre il rispetto dei diritti di proprietà e della libertà d’impresa sono maggiormente tutelati.

    Alla fine della fiera, mi sembra più statalista l’Italia. E questo spiega (in parte) perché si trova in acque peggiori.

  • Flora Ayers
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    L’agricoltura ha sofferto anni di cattiva gestione, politiche governative inconsistenti e mal concepite e la mancanza delle infrastrutture basilari. Attualmente il settore fornisce il 41% del Pil e occupa i due terzi dei lavoratori. La Nigeria non è più uno dei maggiori esportatori di cocco, arachidi, gomma e olio di palma. La produzione del cocco , la maggioranza da varietà obsolete e da piantagioni non curate, è stagnante attorno alle 180.000 tonnellate annue; 25 anni fa era di 300.000 tonnellate. Un calo ancora più drammatico ha colpito le produzioni di arachidi e olio di cocco. Non più il maggiore allevatore di pollame in Africa, la produzione di prodotti da tale tipo di allevamento è crollata da 40 milioni a 18 milioni di polli l’anno. Le costrizioni alle importazioni limitano la reperibilità di molti prodotti agricoli che servirebbero per i vari tipi di allevamento. La pesca è male amministrata. Cosa ancora più pericolosa per il futuro del paese, il sistema di proprietà dei terreni scoraggia investimenti di lungo periodo di tipo tecnologico, o l’applicazione di metodi di coltura moderni, frenati inoltre dalla inaccessibilità del credito da parte degli imprenditori agricoli.

  • Diego Tagliabue
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    Tutto quello che volete: in Norvegia è addirittura lo Stato a essere sopra la propria banca centrale. Solo che lo Stato norvegese non ne approfitta per stampare soldi a iosa (come hanno sempre fatto i PIGS prima dell’Euro), bensì fissa il tasso massimo di inflazione al 2,5% e costringe la banca centrale a condurre (come del resto in tutti i Paesi dell’Europa Centro-Nord) una politica di STABILITÀ MONETARIA.

    Questa è caratteristica propria di un sistema quantomeno neoclassico, quindi né socialista, né keynesiano.

    C’è inoltre da precisare, che in nessun Paese nordico gli statali sono in continuo esubero e in continuo aumento.
    Qualsiasi emigrato in Norvegia o Svezia (anche i Tedeschi emigrano da quelle parti) può confermarlo: la burocrazia esiste, ma funziona ed è ben più efficiente di quella fallitagliota (uno timbra per cinque e va a fare l’assenteista coi suoi quattro colleghi).

    Il risultato: la Norvegia ha un debito pubblico pari a ca. il 30% del suo PIL (come la Svizzera) e il picco più altro del debito fu del 55% del PIL nel 2006.

    Fate un po’ in confronti con Fallitaglia & Co.!

    https://www.google.de/publicdata/explore?ds=ds22a34krhq5p_&met_y=gd_pc_gdp&idim=country:no&dl=de&hl=de&q=norwegen%20staatsverschuldung#!ctype=l&strail=false&bcs=d&nselm=h&met_y=gd_pc_gdp&scale_y=lin&ind_y=false&rdim=country_group&idim=country:no:it&ifdim=country_group&hl=de&dl=de&ind=false

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